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	<title>Willoworld Creativity</title>
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	<description>Creativitá in rete</description>
	<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 08:46:45 +0000</pubDate>
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		<title>VIENI CON ME!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 08:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[GIOCO]]></category>

		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Caro diario, non ho mai scritto un diario prima d’ora. Stanotte però ho bisogno di non pensare. Ho bisogno di buttar giù la mia storia, nella speranza di potermi liberare di lei. È una notte fredda. La neve è caduta per tutto il giorno e ha ricoperto ogni cosa. Poi la temperatura si è abbassata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/07/vieni-con-me.jpg"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/07/vieni-con-me.jpg?w=241&h=321" alt="" width="241" height="321" /></a></p>
<p><span class="postbody">Caro diario, non ho mai scritto un diario prima d’ora. Stanotte però ho bisogno di non pensare. Ho bisogno di buttar giù la mia storia, nella speranza di potermi liberare di lei. È una notte fredda. La neve è caduta per tutto il giorno e ha ricoperto ogni cosa. Poi la temperatura si è abbassata, formando uno strato di ghiaccio duro e compatto. Il cielo adesso è limpido e le stelle occhieggiano, nascondendoci i loro misteri. Che cavolo ne sappiamo noi! Domani è Natale, la solita commedia che si ripete. Non ne posso già più, ed ho solamente quindici anni…</span></p>
<p>Caro diario, non so perché scrivo. Forse ho solo paura. Eppure sento il mio cuore che batte forte nel petto, e sembra cercare di convincermi che tutto andrà bene. Infatti mi sento stranamente tranquilla.<br />
Proprio un anno fa Julian se ne andava. Fu il ghiaccio ad ingannarlo, mentre tornava a casa col suo scooter. Maledetto ghiaccio! Mi rimase sulle labbra per più di un mese, insieme al suo ultimo bacio. Ma chi se ne frega di una stupida ragazzina di quattordici anni? Certo poverina, il suo boyfriend, ma lei ha tutta la vita davanti. Le passerà…<br />
A tutte quelle persone che hanno pensato questo di me (e sono tante, perché ho letto i loro sguardi al funerale) voglio solo dire una cosa: no, non mi è passata! E dopo stanotte non mi passerà più.</p>
<p>Due sere fa tornavo a casa dopo una partita di pallanuoto. La neve cadeva leggera. Era la prima dell’inverno. Davanti a casa, il giardino dei giochi è poco illuminato. Ci sono solo un paio di lampioni che emettono una debole luce arancione. Con la neve e la foschia notturna, i fasci di luce diventavano due globi di luminescenza ovattata. La visione aveva qualcosa di magico. La neve è incominciata a cadere più forte, e sembrava attutire ogni suono. Ma attraverso questa sorta di imbottitura naturale, con cui la città si stava ricoprendo, un suono si è alzato distintamente. Era l’arpeggio di una chitarra, note leggere che volavano via a cavallo dei bianchi fiocchi turbinanti. Per un istante non ci potevo credere. Eppure l’udito non mi stava ingannando. Era proprio la canzone che Julian aveva composto per me.</p>
<p>Ricordo come fosse adesso il giorno in cui me la fece ascoltare. Un pomeriggio meraviglioso, passato a raccontarci storie e a sussurrarci parole dolci. Avrei voluto che restasse da me, che passasse la notte con me, invece di montare su quel suo maledetto scooter e andare incontro alla morte. Ma quando si ha solo quattordici anni non puoi decidere un bel niente. E allora temi che i tuoi genitori ti prendano per una ragazza facile, che fa dormire il suo fidanzato a casa. Vorresti, ma non puoi. Mi disse che aveva scritto quel pezzo la sera prima, pensando a me. Ancora non era finito. Voleva metterci sopra delle parole, farne una canzone d’amore. Ricordo che pizzicava le corde con dolcezza, mentre mi guardava con quei suoi occhi gentili, profondi, come le notti d’inverno.</p>
<p>Mi ero bloccata davanti alla porta di casa. Il suono proveniva dal giardino, al di là dei lampioni. Laggiù c’erano le altalene, lo ricordavo bene. Ci andavo da bambina, e ci sono tornata spesso dopo, anche insieme a Julian. Potevo davvero fare finta di niente, dimenticare quella musica e salire su in casa? Nessuno, credo, ci sarebbe riuscito.<br />
La neve aveva preso a danzare con frenesia. La tempesta era stata annunciata per la notte. Ho attraversato la strada fermandomi davanti ai globi di luce arancione. L’arpeggio si ripeteva, cambiando di tonalità. Non ricordo di aver pensato nulla in quel momento. Niente poteva giustificare quel suono. Forse quello che mi ha spinto a fare qualche altro passo in avanti è stata la convinzione di riuscire a fare smettere quel disco nella mia testa, una volta che mi fossi resa conto che non c’era nessuno oltre i lampioni. Invece qualcuno c’era.</p>
<p>Seduto sull’altalena, la chitarra sulle ginocchia, la testa abbassata a cercare gli accordi. Era una figura magra, vestita di una tunica scura, sdrucita, come dire… antica. Era il suo unico indumento. La veste di un frate. E subito mi sono accorta che la neve non riusciva a posarsi su quella stoffa, ma scivolava leggera, integra, cadendo ai suoi piedi. L’orrore mi ha sopraffatto solo in un secondo tempo. La melodia continuava a carezzarmi il cuore. L’assurda speranza che fosse veramente Julian mi stava trattenendo dal fuggire. Ascoltavo rapita le note che si ripetevano, in un gioco sonoro di specchi ed intuizioni infinite. Poi la canzone si è fatta incalzante, più veloce, più tumultuosa. Nel momento in cui ha alzato la testa, i miei occhi si sono posati sulle sue mani, e un urlo mi è morto in gola. Erano quelle di uno scheletro, lunghe come le notti d’inverno, bianche come la luna. Si muovevano veloci sopra le corde. Il respiro era prigioniero dentro al mio petto, ma sono stata costretta a rilasciarlo insieme all’urlo, quando finalmente mi ha mostrato il suo volto. Un teschio dalle nere orbite, un ghigno di morte che mi ha condotto all’anticamera della follia. Ero paralizzata. La musica continuava a incalzare, mentre io mi perdevo in quel suo sguardo vuoto e abissale. Potevamo rimanere così fino a che la neve non mi avesse coperta interamente, scomparendo per sempre agli occhi di questo assurdo mondo. Ma dopo qualche secondo una voce è penetrata nella mia testa. Diceva: “Vieni con me!” Il messaggio si ripeteva insieme alla canzone, diventandone parte. Erano le parole che Julian non era riuscito a scrivere quando era ancora in vita. “Vieni con me!”</p>
<p>Sono fuggita senza rendermene conto. L’ultima cosa che ricordo sono gli scalini di marmo del condominio, percorsi tre alla volta con gli scarponi coperti di neve. Deve essere stato un miracolo che non sono scivolata. Mi sono buttata sul letto ed ho pianto fino ad addormentarmi, addentrandomi in sogni spettrali di cui però non conservo alcun ricordo.<br />
Caro diario, sono passati due giorni. Oggi è la vigilia di Natale. Le lucine illuminano la città, gli alberi, gli sciocchi addobbi nelle vetrine dei negozi. In giro ho visto solo persone che si sforzavano di essere più felici, più buone, migliori. Un piccolo sforzo, solo per l’occasione. Le luci sono ovunque fuorché nel giardino dei giochi. Laggiù ci sono solo due lampioni arancioni, che provano ad illuminare un luogo troppo grande per i loro watt.<br />
L’arpeggio suona anche questa sera. Gli altri non riescono a sentirlo, mentre io invece lo odo anche adesso, con le finestre chiuse e le serrande abbassate. Mi sta chiamando. “Vieni con me!”<br />
E vuoi sapere cosa penso?<br />
Te lo lascio immaginare salutandoti, mio primo ed ultimo diario.</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank"><span class="postbody"><span style="font-weight:bold;"><span style="font-style:italic;">Aeribella Lastelle</span></span></span></a></p>
<p><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr"><img class="alignright" style="float:right;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta-p.jpg" alt="" /></a></p>
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<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/willoworld.wordpress.com/219/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/willoworld.wordpress.com/219/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/willoworld.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/willoworld.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/willoworld.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/willoworld.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/willoworld.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/willoworld.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/willoworld.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/willoworld.wordpress.com/219/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/willoworld.wordpress.com/219/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/willoworld.wordpress.com/219/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=willoworld.wordpress.com&blog=1116532&post=219&subd=willoworld&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>FUGA BUGIARDA</title>
		<link>http://willoworld.wordpress.com/2008/06/30/fuga-bugiarda/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 13:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[GIOCO]]></category>

		<category><![CDATA[POESIA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Fuga bugiarda
Un morto che parla a se stesso
Caduto in disgrazia
Insieme ad altre anime spezzate
Illusioni caduche
Regole miopi
Io, soldato sconosciuto
Annego nell’immaginario
Congelato nel tempo
Eppur niente viene mai dal niente.

by Notorius



       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/fuga-bugiarda1.jpg" target="_self"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/fuga-bugiarda1.jpg?w=357&h=271" alt="Fuga Bugiarda" width="357" height="271" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><span class="postbody">Fuga bugiarda<br />
Un morto che parla a se stesso<br />
Caduto in disgrazia<br />
Insieme ad altre anime spezzate<br />
Illusioni caduche<br />
Regole miopi<br />
Io, soldato sconosciuto<br />
Annego nell’immaginario<br />
Congelato nel tempo<br />
Eppur niente viene mai dal niente.<br />
</span></p>
<p style="text-align:right;"><span class="postbody"><span style="font-style:italic;">by <a href="http://willoworld.googlepages.com/notorius" target="_blank">Notorius</a></span></span></p>
<p><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr"><img class="alignright" style="float:right;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta-p.jpg" alt="" /></a></p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/willoworld.wordpress.com/216/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/willoworld.wordpress.com/216/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/willoworld.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/willoworld.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/willoworld.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/willoworld.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/willoworld.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/willoworld.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/willoworld.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/willoworld.wordpress.com/216/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/willoworld.wordpress.com/216/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/willoworld.wordpress.com/216/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=willoworld.wordpress.com&blog=1116532&post=216&subd=willoworld&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>DAMIEN L&#8217;ORACOLO</title>
		<link>http://willoworld.wordpress.com/2008/06/27/damien-loracolo/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 20:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[GIOCO]]></category>

		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cthulhu non abita più gli abissi, ma vaga follemente dentro le spire della rete. Non l’avete ancora avvertito? È come un virus, e ci ha già corrotti tutti!!!
È penetrato dentro di noi, attraverso una porta più sottile e subdola dello stesso Yog Sothoth. Le connessioni coprono ormai tutte le terre emerse, e poi ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/damien-loracolo.jpg"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/damien-loracolo.jpg?w=276&h=276" alt="" width="276" height="276" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><span class="postbody"><span style="font-style:italic;">Cthulhu non abita più gli abissi, ma vaga follemente dentro le spire della rete. Non l’avete ancora avvertito? È come un virus, e ci ha già corrotti tutti!!!<br />
È penetrato dentro di noi, attraverso una porta più sottile e subdola dello stesso Yog Sothoth. Le connessioni coprono ormai tutte le terre emerse, e poi ci sono quelle che viaggiano attraverso l’etere. Si evocano con un semplice click! Come non avete fatto ad accorgervene! Le vostre rabbie taciute, le ripetute incomprensioni, la secrezione del vostro malcontento, il lento insinuarsi della malattia dell’insicurezza. Sono tutte conseguenze dell’opera dei nuovi Grandi Antichi, le Aberrazioni che furono prima dell’avvento dei Primigeni, e che adesso vagano liberamente in questo nuovo mondo di schermi e luci.<br />
Vi sentite uomini o vermi, isole o scogli. No! Io so esattamente come vi sentite: vi sentite dei molluschi, alla mercé delle onde di un mare in tempesta. Presto cadrà l’ombra, e l’Innominabile, che ho appena visto sul volto di un bambino, prova concreta della sua presenza nel mondo, già solca il sentiero dei vivi. Hastur è il suo nome, e scriverlo già mi fa rabbrividire! Le vostre religioni non vi proteggeranno, le vostre fortezze vi crolleranno addosso e la vostra apertura mentale sarà una porta verso la follia. Non fate più niente, perché ormai è tutto inutile.<br />
Dormite.<br />
Già vi vedo aggrapparvi alla speranza di una vita oltre l’ombra, cercando disperatamente di dare un senso a tutta questa storia. Ma la follia non ha nessun senso. Non esiste niente oltre il velo. Solamente tentacoli e mucose che succhiano, stritolano, secernendo acido corrosivo. Si nutrono di urla di terrore, in un ciclo perverso di vita-non-vita.<br />
Dormite.<br />
Ascoltate i vostri sogni. Essi attingono dalla biblioteca del tempo, e rivelano la perdizione del significato dell’uomo. Egli si ergerà dagli abissi, e camminerà tra i mortali, e niente e nessuno riuscirà a fermarlo.<br />
Dormite, sognate, accettate l’unica verità.<br />
Ormai è già qui!!</span></span></p>
<p>Sono tre notti che non riesco a prendere sonno, Il PC è ancora spento. Dopo quello che ho visto, dopo le frasi che ho letto , ho deciso di non riaccenderlo. Scrivo queste righe su un vecchio quaderno che ho trovato nel cassetto della scrivania. Quando avrò finito, lo lascerò accanto allo schermo spento. Forse qualcuno lo troverà, ed allora conoscerà l’orrendo destino che ci aspetta. Per allora, spero di trovarmi il più lontano possibile da questa città. Non mi auguro di sfuggire a ciò che tutta l’umanità è ormai condannata, ma almeno mi godrò gli ultimi giorni in santa pace.<br />
Ho cercato di riportare fedelmente il testo di Damien, apparsomi dopo aver indagato a lungo nelle profondità della rete. Esistono santuari laggiù, innalzati al Dio Tentacolato. Tutto è pronto per la sua venuta. Nyarlatotep manovra i suoi burattini da un server organico. Non sto scherzando. È così. Circuiti stampati che respirano, si muovono, sanguinano. Le piattaforme sono altari di granito, in cui animali e bambini vengono dilaniati da lunghi coltelli sacrificali. Un orrore virtuale, penserete voi. In parte…<br />
Il male perpetuato nella realtà si riflette negli abomini sotterranei della rete. Creature digitali che attingono alla sofferenza umana, rappresentando scene sacrificali che diventano le chiavi per aprire porte proibite. Quelle porte sono già state aperte. Damien l’Oracolo ha parlato. Non ci resta che aspettare che egli si desti dagli abissi, e colui che cammina nel vento irrompi nei nostri sogni.<br />
Mentre cercavo inutilmente di formattare il mio hard-disk, nella speranza di cancellare tutti i documenti che sono riuscito a recuperare in questi ultimi mesi, testi, testimonianze, immagini, filmati, links, ho avvertito il suono dei flauti. La voce della follia che accompagna il grande caos. Solo staccando l’alimentatore sono riuscito a farla smettere.<br />
Ho aspettato tre giorni, incapace quasi di muovermi. Poi ho udito il respiro. Lieve, soffocato, inconfondibile. Proveniva da dentro la macchina… Circuiti organici. I nuovi Grandi Antichi.<br />
Stanno arrivando.</p>
<p style="text-align:right;"><span class="postbody"><br />
<a href="http://willoworld.googlepages.com/jonathanmacini" target="_blank"><span style="font-weight:bold;"> <span style="font-style:italic;">Jonathan Macini</span></span></a></span></p>
<p><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr" target="_blank"><img class="alignright" style="float:right;" src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta-p.jpg" alt="" /></a></p>
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<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/willoworld.wordpress.com/214/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/willoworld.wordpress.com/214/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/willoworld.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/willoworld.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/willoworld.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/willoworld.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/willoworld.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/willoworld.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/willoworld.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/willoworld.wordpress.com/214/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/willoworld.wordpress.com/214/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/willoworld.wordpress.com/214/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=willoworld.wordpress.com&blog=1116532&post=214&subd=willoworld&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>UN&#8217;ALTRA AMANTE</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 19:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[GIOCO]]></category>

		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

		<category><![CDATA[gdr]]></category>

		<category><![CDATA[macini]]></category>

		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sento i rintocchi di un campanile vicino, note fantasma che percorrono il buio intorno a me, afferrando una morale che eluderei, se solo potessi. Ma non posso negare questa mia condizione. Ho ucciso stanotte, ed il cadavere me lo porto appresso. Sento il suo tocco gelido sulle mie spalle nude, due mani bianche, delicate, pietrificate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/unaltra-amante-copy.jpg"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/unaltra-amante-copy.jpg?w=385&h=266" alt="amante" width="385" height="266" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><span class="postbody">Sento i rintocchi di un campanile vicino, note fantasma che percorrono il buio intorno a me, afferrando una morale che eluderei, se solo potessi. Ma non posso negare questa mia condizione. Ho ucciso stanotte, ed il cadavere me lo porto appresso. Sento il suo tocco gelido sulle mie spalle nude, due mani bianche, delicate, pietrificate dall’alito della morte, salde come un legame di sangue. Sono le catene che mi legano inesorabilmente a questo assassinio.<br />
Ma chi ho ucciso stanotte?<br />
Lei era solamente una stupida, come tutte le altre. Aveva aperto le gambe e ci era stata. Una puttana a prezzo scontato, un passatempo fittizio. L’ho usata fino al mattino, saziandola della mia lussuria, rivoltando su di lei la mia rabbia. Una notte come le altre.<br />
Non c’era neanche il disco perlato ad illudermi del suo amore. E comunque non sarebbe riuscito a salvarla. Non avrebbe sedato mai la rabbia, la necessità di amare ed uccidere, di godere, di vivere e morire. Voleva il mio seme ed io gliel’ho dato. Può darsi che questa notte partorisca qualcosa. Forse questa storia è figlia sua. Allora toccherà a me proteggerla, perché ormai lei non vive più.<br />
L’ho uccisa davvero io o è stato il sole, spuntato da poco sopra gli edifici di questa strada ancora vuota?<br />
Quando mia figlia crescerà le dirò che io e sua madre ci siamo amati, per una notte, intensamente. E come le altre notti, non la scorderò mai.</span></p>
<p style="text-align:right;"><strong><span class="postbody"><span style="font-style:italic;">Jonathan Macini - 1996</span></span></strong></p>
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		<title>L&#8217;ULTIMO LAVORO DELLA MIA VITA</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 11:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[GIOCO]]></category>

		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

		<category><![CDATA[crimine]]></category>

		<category><![CDATA[gioco per scrittori]]></category>

		<category><![CDATA[racconto giallo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Continua a girare La Giostra di Dante. Ecco qui un nuovo splendido racconto di Jack Lombroso. Partecipate anche voi al gioco! Iscrivetevi al forum e pubblicate le vostre storie!
Ormai Andrè è morto da tempo, sdraiato sul letto con la camicia piena di sangue. Attendo l’alba qua in questo schifoso motel. Una bottiglia a farmi compagnia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/lultimo-lavoro-della-mia-vita.jpg"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/lultimo-lavoro-della-mia-vita.jpg?w=312&h=312" alt="Lombroso" width="312" height="312" /></a></p>
<p><em>Continua a girare <a href="http://www.lagiostradidante.co.nr" target="_blank">La Giostra di Dante</a>. Ecco qui un nuovo splendido racconto di Jack Lombroso. Partecipate anche voi al gioco! <a href="http://lagiostradidante.freeforums.org/index.php" target="_blank">Iscrivetevi al forum</a> e pubblicate le vostre storie!</em></p>
<p><span class="postbody">Ormai Andrè è morto da tempo, sdraiato sul letto con la camicia piena di sangue. Attendo l’alba qua in questo schifoso motel. Una bottiglia a farmi compagnia e due sacchi di banconote che non spenderò mai. Le luci delle auto della polizia continuano a filtrare attraverso le tende, illuminando a intermittenza questa squallida stanza.<br />
Rassicuravo Andrè dicendogli che sarebbe andato tutto bene. Dicevo di essere al sicuro ormai, ma Jimmy deve aver parlato. Lo sapevo. Eppure lo sapevo; me lo sentivo che sarebbe andata male stavolta. Quanti coglioni sono stati fregati, pensando che fosse l’ultimo colpo della loro vita. Un bel colpo, un lavoro in grande. Quanto basta per scappare in un paesino nel buco di culo del Messico e rimanerci ,vivendo da milionario. E invece eccomi qua. Aspettavo Jimmy, ma al suo posto è arrivata la polizia. Ma facciamo un po’ di chiarezza in questa storia. Lasciate che ve la racconti dall’inizio.</span></p>
<p>Andrè venne a trovarmi nei primi di agosto. Io vivevo insieme a Donna, in una casetta sulle rive del lago nella contea di Salt lake.<br />
Me ne stavo sulla veranda a mandar via dalla bocca quel sapore di pesce e alghe marce, che impestava l’aria, con una birra gelata, quando una moto di grossa cilindrata si ferma davanti a me. Era Andrè. Maledetto lui e il momento che accettai. Non lo vedevo da tre anni e solo Dio sa come era riuscito a trovarmi.<br />
-Duke, vecchio bastardo- Biascicò, con quell’accento del sud che pareva avesse sempre una patata mezza masticata in bocca.<br />
-Andrè, gran figlio di puttana- Risposi al saluto -Cosa cazzo ci fai quaggiù?-<br />
-Sono venuto trovare un vecchio amico, perché non si può?- Non credetti mai a quella evidente scusa, e nei successivi trenta minuti ebbi la conferma di aver ragione.<br />
Scambiati altri inutili saluti lo presentai a Donna e ci stappammo due birre. Scendemmo fino alla riva del lago, mettendo i piedi a mollo per combattere l’afa estiva. –Cristo santo se puzza questo lago- Disse Andrè prima di dare una lunga sorsata dalla bottiglia.<br />
-Ascolta Andrè… Tu non sei il tipo di fare visita ai vecchi amici, così, per cortesia. Cosa cazzo ti porta quaggiù?-<br />
Staccò la bocca dalla bottiglia e si passò il dorso della mano per asciugarsela. –Beh! Sai com’è!? Non ci vediamo dai tempi del Country club. Diciamo che il lavoro ci fruttò abbastanza, ma ormai saranno finiti anche a te quei verdoni. O sbaglio?-<br />
<span id="more-209"></span></p>
<p>Non sbagliava. Il colpo al Country club mi permise di vivere da signore per un bel po’, ma quei soldi erano ormai finiti da un pezzo. Per uno come me, a cui un impiego durava circa tre mesi non era facile metter via qualcosa. Ma che ci posso fare. Non sono il tipo da sopportare quei lavoretti del cazzo da impiegatuccio medio di provincia. Io voglio vivere da signore. Che non significa pieno di soldi come molti pensano, ma libero. Libero di stare una giornata con i piedi nel lago, una confezione da sei nella borsa frigo e la mia Donna accanto. Aspettando che il sole si spenga nell’acqua.</p>
<p>-Diciamo che qualche spicciolo mi farebbe comodo, non sono tempi facili questi- Risposi alla fine, dopo averci pensato su.<br />
-Appunto. Vedi che siamo sempre in sintonia!? Ho per le mani una cosa grossa, di quelle che ti sistemi una volta per tutte-<br />
-Andrè non ci ho mai creduto al colpo della vita. Lo sai sono solo cazzate e finisce che gran parte del resto della vita lo passi in galera. Non ho più trent’anni amico. Non me lo posso permettere un soggiorno prolungato nella prigione di stato-<br />
-Ma guarda che è una cosa semplice. Un lavoretto da tre. Tre persone giuste e ci becchiamo mezzo testone per uno-<br />
Cinquecentomila dollari. Cazzo. Risolverebbero tutti i miei casini e potrei assicurare un futuro a me e a Donna, che anche lei sfiora la cinquantina. Un futuro come piace a noi.<br />
- Ascolta Duke. Ascolta il piano prima di dire di no. È un gioco da ragazzi-<br />
-Tutti quelli che hanno organizzato qualcosa, pensando che fosse un gioco da ragazzi sono stati sempre fottuti. Non lo so Andrè…-<br />
-Ascolta almeno il piano prima. Cazzo Duke, prima di rifiutare mezzo testone facile…-<br />
-Va bene Andrè. Dimmi il piano- Errore madornale. È quasi scontato che chi ascolta il piano lo ha già accettato per metà. Maledizione, era la cifra del bottino che mi faceva girare la testa.<br />
-Allora. Ascolta. Il 15 agosto a Las Vegas, chiuderanno due banche dello stesso gruppo. Una per essere ristrutturata e l’altra per le ferie estive, solo una terza rimarrà aperta. Ci sei?! Un furgone passerà dalla prima per ritirare i soldi. Poi proseguirà verso l’altra banca per fare il carico e portarlo alla centrale a Los Angeles. La strada che dovrà compiere il furgone della sicurezza, dovrà però deviare ber un breve tratto in una strada secondaria che passa attraverso il deserto, perché nella principale stanno ristrutturando il manto stradale. Ed ecco che noi saremo lì ad aspettarli. Per aumentare la sicurezza del viaggio, hanno anticipato il prelievo di un giorno rispetto a quello standard. Ma noi questa informazione confidenziale l’abbiamo dalla nostra.-<br />
-Se è confidenziale come fai a saperlo?- Dissi dubbioso.<br />
-È qui che entra in scena il nostro terzo uomo. Jimmy Carter. Assunto da sei mesi allo sportello di una delle filiali minori. Ha sentito la conversazione al telefono, mentre lo comunicavano al direttore.-<br />
-E possiamo fidarci di questo Jimmy? Chi cazzo è, chi lo conosce?- Mi accorgevo solo ora che già pensavo ai dettagli. Nella mia mente già si evidenziavano le possibili varianti, anche se Andrè non aveva ancora accennato a come rapinare il furgone. Cazzo, era come se avessi già accettato.<br />
-Ti ricordi di Jenna?-<br />
-Si- Jenna era la sorella di Andrè. Era più giovane di qualche anno, ma quando noi ancora provavamo a farci qualche cheerleader del college lei aveva già assaggiato mezzo campus. Jenna. La conobbi meglio qualche anno dopo. Capite cosa intendo, vero?<br />
-Beh! Jenna si è sposata. E prova a dire con chi?-<br />
-Fammi indovinare… con Jimmy Carter?- Risposi sorridendo.<br />
Andrè annuì ridendo, battendosi la mano sulla coscia per sottolineare la sua felicità.<br />
-E come pensi di fermare un furgone blindato?-. Ormai mi stava sempre più convincendo ma cercavo di mettere più dubbi possibili tra me e il piano. Solo ora rimpiango di non aver seguito quella linea di pensiero. Se l’avessi fatto, non mi troverei in questo casino.<br />
-Al furgone ci pensa Jimmy. È un ex marine e ci sa fare con gli esplosivi. Ma aspetta ora ti racconto tutto-</p>
<p>Fummo interrotti da Donna che ci chiamò per la cena. Dovemmo interrompere il discorso. Sarebbe stato un casino se si fosse accorta cosa stava proponendomi Andrè. Sapeva dei miei trascorsi, ma gli avevo assicurato di non farlo mai più. E ci credevo fermamente a quella promessa. Prima di oggi.<br />
A tavola parlammo del più e del meno, come se niente fosse. In fondo eravamo amici dal tempo del college io e Andrè e non ci fu difficile discorrere senza entrare in particolari, poco piacevoli, diciamo così.<br />
Sembrava andare tutto per il meglio, quando a fine cena mi alzai per stappare altre due birre.<br />
-Insomma è tanto che non vi sentivate più te e Duke- Disse Donna<br />
-Sì- Rispose Andrè -Dai tempi del Country cl…- Le parole morirono in bocca di Andrè. Ma ormai era troppo tardi.<br />
Donna mi guardò con un aria strana e Andrè se ne andò velocemente con una scusa. Lo accompagnai alla moto.<br />
-Scusa amico. Accidenti alla mia boccaccia-<br />
-Va bene Andrè, non preoccuparti. Dopo ci parlerò, vedrai che capirà-<br />
Lo salutai e tornai in casa. Con un appuntamento per l’indomani. Avevo quindi già accettato? Allora non lo sapevo ma oggi posso rispondere di sì. Purtroppo lo avevo già accettato.</p>
<p>Rientrai in casa.<br />
-Senti Donna…-<br />
-Non una parola di più, Duke. Non so cosa a spinto il tuo amico a venire qua. Spero sia solo una visita di piacere, perché lo sai bene come la penso su certe cose.- Era sulla porta di cucina. Ancora bella come quando la incontrai. Un grembiule rosso stretto in vita e i guanti per i piatti alle mani. Donna era l’unica cosa che avevo e sarei stato finito se l’avessi persa.<br />
-Senti… Ascoltami amore. Non abbiamo più un soldo e lo sai, io per i lavoretti giù in paese non sono portato…-<br />
-Allora era come immaginavo. Duke non scherzare nemmeno. Mi avevi promesso che il Country club era l’ultimo, che saremmo stati qua in riva al lago. Noi due e il sole, dicevi. Avresti trovato un lavoretto che bastasse per noi due, dicevi. Allora erano tutte bugie!- Aveva le lacrime agli occhi e la voce rotta. Mi sentii un verme nel vederla così, ma io a fare il meccanico o il postino della strafottuta provincia non ci sarei mai finito.<br />
-Sarà l’ultimo. Lo giuro. Ci sono in palio un sacco di soldi, amore. Ci sistemeremo per il resto della vita e potrai smettere di fare le pulizie a casa di quella vecchiaccia della Brown. Ascoltami tesoro. È una cosa semplicissima… Nessun rischio, lo giuro-<br />
-Lo giuro. Avevi giurato tante cose Duke. Avevi giurato che sarebbe stato l’ultimo. Hai cinquantacinque anni Duke. Dannazione se ti mettono dentro io cosa faccio. Con i tuoi precedenti ti buttano fuori quando sarai già vecchio. Ed io dovrò stare qui ad aspettarti tutti quegli anni, qui da sola. Ma non ci pensi a me… eh!?- Adesso le lacrime gli scendevano lungo le guance. Ma ormai, inconsapevolmente la mia decisione era già presa.<br />
-Senti. Domani vado a parlare con Andrè. Ti prometto che se non è una cosa facile come dice ci rinuncio. Va bene?-<br />
Donna non rispose. Mi guardò con l’espressione più triste che avevo visto in vita mia, poi si girò e cominciò a lavare i piatti.<br />
La sentii piangere mentre uscivo dalla porta.</p>
<p>Tornai in casa solo quando vidi le luci spente. Aspettai ancora un po’ per essere sicuro che dormisse. Per non dover incontrare il suo sguardo. Mi spogliai e infilai nel letto più silenziosamente che potei per non svegliarla.<br />
-Ripensaci Duke. Non farlo. Per favore- Sussurrò nel buio.<br />
Non dormii quella notte, rimasi a guardare il soffitto ascoltando i singhiozzi di Donna.<br />
Prima dell’alba si addormentò. Mi alzai dal letto ed andai all’appuntamento.<br />
Arrivai alla tavola calda con circa quaranta minuti di anticipo. Bevvi diversi caffé prima che Andrè arrivasse con il tipo che poi si presentò come Jimmy. Andrè si accorse della faccia scura che avevo e fece sparire subito il sorriso che lo accompagnava sempre.</p>
<p>Era un sognatore, Andrè. Fin da ragazzi, quando scendevamo al fiume per fumare un po’ d’erba. Lui parlava e parlava con lo sguardo all’orizzonte come potesse già vedere il futuro. Io invece lo ascoltavo in silenzio. Allora lui smetteva di parlare di punto in bianco e mi guardava. –Hai perso la lingua?- Diceva sorridendo. Duke il silenzioso, mi chiamava, con quel sorriso sempre stampato in faccia. -Duke il silenzioso e Andrè il sognatore- Rispondevo io, interrompendo il silenzio. -Sempre insieme- Chiudeva il cerchio Andrè.</p>
<p>-Allora- Disse Jimmy -Tutti d’accordo?-<br />
-Si. Tutti d’accordo- Risposi io.<br />
Ci salutammo ed ognuno andò per la sua strada.<br />
Andrè fece per chiedermi qualcosa, probabilmente su Donna, ma io feci finta di niente e ingranai la marcia.</p>
<p>Il piano era semplice. Verso le 13.00 del 15 agosto il furgone avrebbe prelevato dalla prima banca. Quando passava davanti alla seconda io lo avrei seguito a distanza. La deviazione era obbligatoria quindi non avrei destato sospetti anche se mi avessero visto. Jimmy e Andrè avrebbero aspettato al decimo chilometro della strada secondaria, dopo aver inscenato il finto incidente. Pistole in pugno avremmo bloccato le guardie mentre Jimmy faceva saltare il portellone posteriore del furgone. Preso il bottino saremmo scappati in tre direzioni diverse, cambiando le auto lungo la strada, per poi ritrovarci al motel in cui sono adesso.<br />
Semplice, anche troppo.<br />
Alla mia incertezza su come avrebbero reagito le guardie, Andrè rispose che, solo tre mesi prima, c’era stata una rapina in una banca. La guardia era intervenuta ed era stata ferita. C’era stata diversa polemica al riguardo, perché gli onorari pagati dalle banche non permettevano alle agenzie di vigilanza di mettere le guardie in coppia, certamente più avvantaggiati che posizionati singolarmente come erano. Diversi di loro si lamentavano di dover rischiare la vita per uno stipendio minimo, per fare la guardia a dei soldi, per di più assicurati. Andrè era certo della poca reattività delle guardie: scontente e prese di sprovvista.<br />
Preparai mentalmente il mio ruolo. Pensai e ripensai se ci fosse sfuggito qualcosa. Immaginai la scena in tutte le sue possibilità.</p>
<p>In quasi tutte</p>
<p>Era il 15 mattina.<br />
Salutai Donna che mi guardava vestirmi dal letto.<br />
Mi avvicinai per baciarla ma lei si scansò.<br />
-Duke…- Disse, quando ero sulla porta.<br />
-Comunque vada, io non ti aspetterò- Piangeva.<br />
La guardai e me ne andai senza risponderle. Ero sicuro che la felicità di vedermi tornare sano e salvo ci avrebbe fatto superare tutto questo. E poi avrei avuto con me mezzo milione di dollari.</p>
<p>Arrivai a Los Angeles leggermente in anticipo e mi sedetti su una panchina, con un giornale e una birra, vicino alla seconda banca.<br />
Alle 13 in punto il furgone si fermò davanti a me. Io mi alzai, finii lentamente la mia birra e montai nell’auto che avevo parcheggiato dall’altro lato della strada. Partimmo. Tutto sembrava andare bene. Alla deviazione il furgoncino svoltò verso la strada poco trafficata. Io lo seguivo a distanza.<br />
Quando arrivammo sul posto, le auto di Jimmy ed Andrè bloccavano la strada. Dal cofano di una delle auto usciva un fumo bianco e denso. Ghiaccio secco, piccolo trucco. Andrè era in terra sporco di sangue finto. Jimmy si avvicinò velocemente al furgone fingendo di chiedere aiuto, mentre l’autista alla radio stava già chiamando i soccorsi. Dieci minuti da ora.<br />
Jimmy puntò la pistola attraverso la portiera aperta. Io aggirai il furgone da dietro e feci scendere l’autista. Mentre Andrè gli dava il cambio, Jimmy, preparò l’esplosivo per far saltare il portellone posteriore. Non volevamo perdere tempo a convincere i due ad aprirci. Un bel botto sarebbe stato sicuramente più veloce.<br />
Jimmy posizionò il detonatore sul piccolo quantitativo di c4 appiccicato al furgone. Sembrava andare tutto per il meglio. Invece.</p>
<p>Aspettavamo il rumore dell’esplosione mentre legavamo le mani delle guardie con le fascette di plastica.<br />
Niente. Nessun rumore. Nessuna esplosione.<br />
-Cosa succede- Urlò Andrè.<br />
-Non lo so, non esplode- Rispose Jimmy, che tornò ad armeggiare col detonatore.<br />
In lontananza si udirono le sirene dell’ambulanza.<br />
Andrè si voltò verso una guardia –La combinazione del portellone, avanti!-<br />
La guardi rimase in silenzio. –Dammi la combinazione o ti sparo in testa, bastardo!-<br />
Silenzio. Fottutissimo eroe.<br />
-Muoviti cazzo- Urlò Andrè</p>
<p>Io intanto maledicevo in silenzio l’ex marine, esperto di esplosivi. Quella testa di cazzo stava mandando tutto a puttane e per mantenere la calma immaginavo nella mia testa le serate con Donna, in riva al fiume. Immaginavo che faccia avrebbe fatto quando l’avrei fatta venire in Messico. Preparavo mentalmente le frasi che le avrei detto per convincerla, sicuro che l’avrei convinta.</p>
<p>-Muoviti cazzo, muoviti. Quanto ti ci vuole, stronzo- Urlava Andrè.<br />
Davanti ad una nuvola di polvere si vedeva correre veloce l’ambulanza. Ma ci accorgemmo che era accompagnata da una pattuglia di polizia. Probabilmente il conducente del furgoncino della sicurezza aveva mangiato la foglia.<br />
La volante della polizia era sempre più vicina, quando udimmo l’esplosione.<br />
Alla fine Jimmy ce l’aveva fatta, ma ora avremmo dovuto scappare dalla polizia.<br />
Buttammo le mazzette nei sacchi, mentre Andrè aveva già girato le auto per scappare.<br />
Tornò al furgone con noi ci dette mano a finire il lavoro.<br />
Corremmo veloci verso le auto ma i due poliziotti erano già scesi.<br />
Il rumore degli spari mi gelò il sangue nelle vene, quando Andrè urlò. Lo vidi rallentare fino ad appoggiare un ginocchio a terra. Sparai due colpi verso i poliziotti e ne vidi uno cadere a terra.<br />
Buttai i sacchi in macchina e mi avvicinai ad Andrè e con la mano libera lo presi per la cintura facendolo alzare. Jimmy intanto era arrivato alla sua macchina e sparava contro lo sbirro rimasto. Infilai Andrè al posto del passeggero e partii come un razzo, lasciando quello stronzo di Jimmy dietro di noi, mentre sentivo arrivare altre sirene in lontananza.</p>
<p>Ma io ero sempre più lontano.</p>
<p>Parlavo ad Andrè che si teneva il fianco e singhiozzava per la paura e per il dolore, mentre il sangue gli inzuppava la camicia.<br />
-Avanti amico, sta calmo. Andrà tutto bene- Ed altre puttanate simili.<br />
In realtà nulla era andato bene. Jimmy aveva trasformato un piano perfettamente riuscito in una stronzata mondiale. Aveva impiegato otto minuti, dei dieci che avevamo, per fare una cosa che avrebbe dovuto provare e riprovare nei giorni precedenti</p>
<p>Cambiai l’auto, trascinando Andrè da una a l’altra. Era sempre più pallido e tremava come una foglia.<br />
-Avanti amico, ci siamo quasi- Sussurravo, ma lui mi guardava triste e spaventato.<br />
Stava morendo.</p>
<p>Arrivammo al motel sicuro che nessuno ci avesse visti.<br />
Entrai nella stanza già prenotata con la chiave che ci aveva dato Jimmy alla tavola calda.</p>
<p>Gettai il sacco di banconote sporco di sangue sulla moquette e stesi Andrè sul letto. Tirai la tenda alla finestra e accesi la piccola luce da comodino. Aprii la camicia di Andrè e cominciai a pulire la ferita con un asciugamano che avevo bagnato.<br />
Tutto questo in meno di venti secondi. L’adrenalina scorreva a fiumi e aumentò ancora di più quando vidi la ferita di Andrè. Forse lui si accorse della mia espressione -Sono fottuto, vero?-<br />
La pallottola lo aveva preso sul fianco destro e non c’era foro di uscita. Era ancora dentro e se gli aveva preso il fegato per il mio amico ci sarebbe stato poco da fare. -Ma no, vedrai che andrà tutto bene. È una cosa da poco-.<br />
-Ex marine del cazzo- Disse Andrè guardandomi.<br />
-Mi spiace amico. Morire in un cazzo di motel, che fine di merda-<br />
-Non dire cazzate bello. È tutto ok. Appena arriva Jimmy ti portiamo da un dottore, ok?- Non so se almeno io credevo in quello che stavo dicendo, di sicuro non ci credeva Andrè.<br />
-Jimmy è stato beccato, gli ho visto alzare le mani mentre scappavamo in auto. Ma sta tranquillo, Duke. Scappa ora, va via e forse ce la fai. Io ormai sono morto- La voce gli si affievoliva sempre di più, era sempre più pallido e freddo.<br />
-Ma che dici? Ora ti metto in auto e andiamo, non ti lascio solo ok?-<br />
Andrè mi guardò, consapevole della sua fine. Sorrise, come faceva giù al fiume da ragazzi. - Duke il silenzioso e Andrè il sognatore…Sempre insieme eh?- Poi chiuse gli occhi, girò la testa e morì.</p>
<p>Passarono attimi, minuti, forse ore. Ero rimasto come catatonico a guardare il sorriso di Andrè che ancora aveva sulla bocca.<br />
A ripensare a quando eravamo al fiume. A Donna.<br />
Furono le sirene a risvegliarmi.<br />
Arrenditi sei circondato, esci con le mani alzate ed altre stronzate da telefilm. Jimmy era stato preso e aveva cantato immediatamente come un uccellino. Solo lui sapeva che eravamo qua e non aveva perso tempo a dirglielo.</p>
<p>Ormai Andrè è morto da tempo, sdraiato sul letto con la camicia piena di sangue. Attendo l’alba qua in questo schifoso motel. Una bottiglia a farmi compagnia e due sacchi di banconote che non spenderò mai. Le luci delle auto della polizia continuano a filtrare attraverso le tende, illuminando a intermittenza questa squallida stanza.<br />
Lo so, lo so che l’ho già detto. Ma ora che ho concluso di raccontarvi la mia storia, torno a pensare che sono un uomo finito. Il mio amore, Donna, non la vedrò mai più se non attraverso delle sbarre. Ma lei non verrà mai a trovarmi, lo so, lo ha detto. Probabilmente ho ucciso un poliziotto e ho visto dentro come trattano gli ammazzasbirri. Se invece non è morto e se riesco a sopravvivere al carcere, uscirò giusto in tempo per vedermi vecchio e solo, a rimpiangere ancora di più la libertà che ho perduto. In ogni caso non avrei un buon futuro.</p>
<p>Ora capisco i credenti: Quando non hai più forza per combattere, o ti rivolgi a Cristo o ti ficchi una pistola in bocca.</p>
<p>Ma io non sono credente.</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/jacklombroso" target="_blank">Jack Lombroso</a></p>
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		<title>LA PIOGGIA DI STELLE</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 09:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

		<category><![CDATA[draghi]]></category>

		<category><![CDATA[fantasy]]></category>

		<category><![CDATA[favole]]></category>

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		<description><![CDATA[
La luna era stata letta. Non lasciava molte speranze.
I Sarti rammendarono i palloni aerostatici. Tre grandissimi: uno giallo, uno verde ed uno rosso. Il primo si chiamava Linandir, il secondo Oussa e il terzo, cremisi come i tramonti delle spiagge di Boxala, Yuldra. Ogni cesta poteva ospitare dieci guerrieri. Trenta di loro non sarebbero bastati.
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/la-pioggia-di-stelle.jpg"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/la-pioggia-di-stelle.jpg?w=390&h=328" alt="" width="390" height="328" /></a></p>
<p><span class="postbody">La luna era stata letta. Non lasciava molte speranze.<br />
I Sarti rammendarono i palloni aerostatici. Tre grandissimi: uno giallo, uno verde ed uno rosso. Il primo si chiamava Linandir, il secondo Oussa e il terzo, cremisi come i tramonti delle spiagge di Boxala, Yuldra. Ogni cesta poteva ospitare dieci guerrieri. Trenta di loro non sarebbero bastati.<br />
Ma il giorno moriva e le stelle si preparavano a cadere. Laggiù dove il mondo finisce, per dare modo ad altri mondi di nascere, la pioggia di luce si sarebbe riversata sulla terra. Inondando le valli ed i campi, avrebbe investito la città di Aviessa e i suo mille abitanti. Donne, bambini e cuccioli di drago. La dinastia millenaria spazzata via in pochi attimi. Forse un destino indolore…<br />
Ma Imassan non si dava per vinto. Avrebbe guidato i suoi trenta guerrieri a bordo dei palloni, raggiunto le alte vette di Arsavia, affrontato la tormenta e dispiegato il suo potente ombrello. Trenta ombrelli incantati contro la pioggia di stelle.<br />
In un sogno lontano un bambino aprì gli occhi. Anche lui sapeva della tempesta. Anche lui era a conoscenza della minaccia che incombeva sulle piccole lucertole. Un mondo senza draghi. Migliaia di storie perdute. Milioni di bambini senza storie.<br />
Il tuono brontolava. La pioggia sarebbe arrivata, ma non era una tempesta come le altre. Mentre sua madre lo accompagnava a scuola, vide le bianche saette trafiggere il cielo, e si ricordò del sogno.<br />
Scese dall’auto ed afferrò il grande ombrello verde dimenticato nel portabagagli. Sua madre lo guardò incuriosita, ma poi alzò lo sguardo al cielo e disse: «Prendilo si. Potrebbe servirti.»<br />
“Sicuramente”, pensò il bambino.<br />
Corse verso un grande edificio di mattoni rossi. Le prime gocce stavano già cadendo. Sperava che i guerrieri, guidati da Imassan, avessero già raggiunto le vette. Vide alcuni compagni di classe nel piazzale davanti all’entrata. Gli urlò: «Ragazzi, venite con me.»<br />
Gli altri lo conoscevano bene. Conoscevano i suoi occhi, la sua determinazione, il suo spirito. Non gli chiesero niente ma, armati anche loro di ombrello, lo seguirono. Dietro la scuola c’era il parco giochi. Tra uno scivolo, un altalena ed un tavolo da ping pong, otto ragazzi si riunirono in cerchio. Il bambino con l’ombrello verde parlò.<br />
«Ho sognato la città di Aviessa.»<br />
Gli altri mormorarono, increduli e nervosi.<br />
«Non abbiamo molto tempo. Le mongolfiere devono aver già raggiunto le montagne. Trenta guerrieri cercheranno di ripararsi dalla pioggia di stelle. Aspettano solo il segnale del loro capo. Dobbiamo aiutarli.»<br />
Allora gli otto ragazzi afferrarono i loro ombrelli, pronti a muoversi al comando di colui che aveva parlato. La pioggia cadeva più fitta. Le saette continuavano ad esplodere nel cielo.<br />
In un altro sogno le stelle incominciarono a cadere. Un uomo molto alto e con gli occhi di zaffiro, urlò il suo comando. Trenta guerrieri aprirono insieme i loro ombrelli incantati. Non sarebbero mai bastati se quel bambino non avesse udito la chiamata. I ragazzi nel parco giochi dietro la scuola aprirono a loro volta gli ombrelli.<br />
La pioggia di stelle cadde. Poeti e innamorati la osservarono estasiati, del tutto ignari del segreto che nascondeva. La maggior parte degli uomini non bada a fenomeni di questo tipo, eppure la natura ci parla ogni giorno attraverso eventi del genere.<br />
Gli ombrelli dispiegati nei due mondi, distanti nello spazio ma vicini nel sogno, salvarono Aviessa, la città degli allevatori di draghi. E salve furono così anche tutte le storie dei bambini in cui essi dimoreranno.</p>
<p><span style="font-style:italic;"></span></span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank"><span class="postbody"><span style="font-style:italic;">Aeribella Lastelle</span></span></a></p>
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		<title>AL CREPUSCOLO</title>
		<link>http://willoworld.wordpress.com/2008/06/20/al-crepuscolo/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 18:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[POESIA]]></category>

		<category><![CDATA[gdr]]></category>

		<category><![CDATA[poema]]></category>

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		<description><![CDATA[
Al crepuscolo
Vorrei crederti
Ascoltando attentamente l’indicibile
Il taciuto
Il non nato
Inquieto in terra gaia
Attendo il movimento finale
Inaspettato
Che tu lo creda o no.


by Notorius

       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/notorius-copy.jpg?w=339&h=254" alt="" width="339" height="254" /></p>
<p style="text-align:left;"><span class="postbody">Al crepuscolo<br />
Vorrei crederti<br />
Ascoltando attentamente l’indicibile<br />
Il taciuto<br />
Il non nato<br />
Inquieto in terra gaia<br />
Attendo il movimento finale<br />
Inaspettato<br />
Che tu lo creda o no.<br />
</span></p>
<p style="text-align:right;"><span class="postbody"><br />
<span style="font-style:italic;">by <a href="http://willoworld.googlepages.com/notorius" target="_blank">Notorius</a></span></span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr" target="_blank"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta-p.jpg" alt="" /></a></p>
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		<title>L´ANTICAMERA</title>
		<link>http://willoworld.wordpress.com/2008/06/19/l%c2%b4anticamera/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 20:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

		<category><![CDATA[racconti pulp]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alex e Charles entrarono nel pub alla ricerca di una buona stout e di un bagno.
–Tu ordina, io torno subito- disse Charles.
Poi, senza guardasi intorno, infilò la porta col cartello che indicava la toilette.
Alex si sedette al banco, su uno sgabello impagliato. Subito ebbe l’impressione di aver interrotto qualcosa, come di essere entrato sul più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/beer-emotions-copy.jpg?w=290&h=309" alt="" width="290" height="309" /></p>
<p><span class="postbody">Alex e Charles entrarono nel pub alla ricerca di una buona stout e di un bagno.<br />
–Tu ordina, io torno subito- disse Charles.<br />
Poi, senza guardasi intorno, infilò la porta col cartello che indicava la toilette.</p>
<p>Alex si sedette al banco, su uno sgabello impagliato. Subito ebbe l’impressione di aver interrotto qualcosa, come di essere entrato sul più bello: ospiti inaspettati giunti nel momento meno opportuno. L’aria sembrava immobile. L’assenza di ogni tipo di rumore, un silenzio quasi innaturale, faceva risaltare ogni scricchiolio del vecchio sgabello.<br />
Si guardò intorno come disorientato. Il vecchio al lato destro del banco, sollevò lo sguardo dalla pinta e glielo piantò in faccia.<br />
-Salve- disse Alex, e solo allora si accorse della cicatrice che correva sulla parte sinistra del volto dell’uomo, interrotta soltanto dall’occhio completamente bianco e opaco. Il vecchio non rispose e tornò a bere la sua stout.</p>
<p>Charles non si trovò in bagno appena passata la porta, ma in un lungo corridoio pieno zeppo di fusti e casse di bottiglie di birra vuote, impilate fino alle travi del soffitto basso e scuro.<br />
Un cartello vecchio di anni indicava ancora la strada per la toilette. Affrettò i passi, sollecitato dal bisogno impellente, sognando una intima stanzetta dove potersi liberare dalle quattro pinte che aveva già bevuto.<br />
Il corridoio pareva non finire mai, sembrava diventare sempre più scuro man mano che si allungava. Raffiche di vento freddo entravano dalle finestre, quadrate e senza vetri, che correvano regolari sul muro destro. Charles rabbrividì per l’ennesima folata gelida e guardandosi intorno si chiese in quale singolare posto si trovasse. D’un tratto davanti a lui un ombra scura si staccò veloce dalle travi e due ali nere si aprirono davanti ai suoi occhi.<br />
Il cuore sembrò fermarsi, ogni singolo muscolo si pietrificò, bloccando Charles sul posto come una statua di marmo.<br />
Poi il piccolo uccello volò via da una delle finestre senza vetri. Charles riprese fiato e guardò verso il punto da dove era sbucato l’uccello. Un nido era nascosto tra la trave e il soffitto, sembrava che l’uccellino avesse trovato confortevole il corridoio di quello sgangherato pub, invogliato dalla facile possibilità di entrata e uscita fornitagli dall’assenza dei vetri.<br />
-Irlandesi- sospirò Charles scuotendo la testa.<br />
Dopo qualche passo ancora, sembrava finalmente essere giunto alla fine di quel maledetto corridoio, sempre più freddo e buio. Una luce gialla usciva da una piccola porta sulla destra. Charles entrò.</p>
<p>Da una porta, sul retro del banco, uscì un anziana signora camminando in modo alquanto singolare.<br />
Alex salutò gentilmente e ordinò due pinte. La vecchia sorrise appena e si girò per prendere i bicchieri con fare lentissimo, mostrando la gobba che la costringeva in quella strana postura.<br />
Sempre più a disagio, Alex sperò che l’amico, ormai sparito da più di dieci minuti, tornasse al più presto e confidando nelle doti di bevitori quale erano, finire in fretta la pinta e uscire velocemente da lì. Non riusciva a spiegarsi perché, ma era ormai convinto che tutto intorno qualcosa si fosse fermato per causa loro. Solo non immaginava cosa.<br />
I suoi pensieri furono interrotti da un pianto, così improvviso che Alex saltò sullo sgabello, girandosi si accorse che oltre al vecchio orbo, nel pub, c’era anche una bambina, subito redarguita dalla donna accanto a lei dai lunghi capelli scuri e unti e dal viso scavato e smunto. Nell’angolo più lontano del locale un uomo robusto e palesemente ubriaco stava discutendo con una ragazza dall’aria sconvolta. Alex non sentiva bene cosa diceva il ragazzo ma gli sembrò di capire che si stesse scusando di qualcosa, incolpando alcool e gelosia. La ragazza continuava a fissarlo negli occhi sempre più sconvolta e sull’orlo di un pianto.<br />
Ma da dove era sbucata tutta quella gente? Si domandava Alex.<br />
Erano sicuramente già lì quando lui e Charles erano entrati, eppure fino a quel momento non li aveva minimamente notati.<br />
Subito dopo, un forte odore di incenso, come quello che viene utilizzato nelle chiese, invase la stanza.</p>
<p>Charles rimase a bocca aperta. Il bagno, se così si poteva chiamare, era un piccolissimo ambiente maleodorante, dal forte odore di urina. Al posto della porcellana bianca c’era una grata rugginosa che sgocciolava chissà dove, addossata ad un muro ricoperto per circa un metro di mattonelle giallognole coperte di chiazze scure. La vescica che continuava a dolergli prevalse sul senso di nausea che lo assaliva, così si distanziò dal muro e mirò la grata.<br />
Charles tornò velocemente indietro, ansioso di descrivere all’amico la situazione grottesca in cui si era ritrovato.<br />
Sorridendo si sedette accanto ad Alex.<br />
-Non hai idea di che situazione, Alex- disse<br />
-È stata un’avventura arrivare in bagno, ora ti racconto, ma… Hey, perché non hai ordinato anche due whiskey?- Poi fece per chiamare la vecchia.<br />
-Zitto- disse a bassa voce Alex bloccandogli il braccio,<br />
-Bevi veloce e andiamocene-<br />
-Perché? Ma che c’è? Hai una faccia…-<br />
-Guarda che posto allucinante, è da quando siamo entrati che ho una strana sensazione. Senti che silenzio, tutto sembra muoversi a rallentatore- ormai Alex sussurrava a tal punto che Charles faticava a sentire.<br />
-E poi annusa. Annusa l’aria-<br />
-Ma che roba è. Incenso. Incenso da chiesa- anche Charles adesso, guardandosi intorno, perse il sorriso.<br />
-Forse hai ragione te, beviamo e andiamocene-<br />
Entrambi, perfettamente sincronici si voltarono verso l’orbo, che riabbassò lo sguardo.<br />
-E quello? Hai visto come ci fissava? Con quell’occhio… la barista con la gobba, ma dove diavolo siamo?- Charles rabbrividì<br />
Un chiarore alle loro spalle li fece voltare sugli sgabelli. Nell’angolo vicino al tizio ubriaco c’era un piccolo camino in pietra, al suo interno decine di lumini rossi rischiaravano l’ambiente.<br />
-Guarda che roba- Alex indicò con la testa la parete sopra al caminetto. Quasi del tutto spoglia, gli unici pezzi d’arredamento erano una maschera in legno dalla forma allungata e una foto, che ritraeva un caprone sulla cima di una scogliera con l’oceano in tempesta sotto di se.<br />
-Io me ne vado-disse Charles, -Lascio la pinta a mezzo e schizzo fuori-<br />
-Aspetta, finiamo prima. Cerchiamo di sembrare naturali e tranquilli-<br />
Impossibile, erano come farfalle multicolore in un quadro in bianco e nero.<br />
Improvvisamente un raggio di sole entrò dalla finestra, illuminando il pavimento scuro, quasi nero, di piastrelle ottagonali. Alex e Charles adesso si accorsero anche della strana architettura del posto, che sembrava formare un triangolo irregolare.<br />
Questa luce naturale e inaspettata sembrò comunque rincuorare i due, che dettero una lunga sorsata di birra, come se stessero riprendendo ossigeno.<br />
Subito la vecchia uscì dal banco e claudicante arrivò alla finestra, che tappò tirandone la tenda, poi lentamente ritornò dietro al banco sparendo dalla porticina che dava sul retro. Il locale ripiombò nella penombra, illuminato solo da un piccolissimo lampadario in stile barocco al centro del soffitto, e i volti dei due amici tornarono scuri quasi come il pub.</p>
<p>-Proprio adesso che abbiamo finito di bere e ce ne possiamo andare, la vecchia è sparita- disse Charles<br />
-Ascolta- disse Alex tendendo l’orecchio.<br />
Adesso da dietro la porta, si sentiva flebile una musica. La musica si sentì più forte quando la porta si riaprì dando nuovamente l’accesso alla barista gobba. Lenta e ripetitiva questa<br />
nenia sembrava accompagnare qualcosa, aveva un che di rituale, di magico.<br />
Subito Alex colse l’occasione al volo e pagò le due pinte ad un prezzo davvero basso, mentre l’orbo annuendo alla vecchia si faceva passare una bottiglia da mezza pinta di whiskey. Sembrava che non servissero più le parole tra loro.</p>
<p>I due salutarono e velocemente si diressero verso la porta.<br />
Alex afferrò la maniglia e tirò per uscire. Chiusa, la porta non ne voleva sapere di aprirsi, allora Alex spinse. Niente. Cominciò a tirare e spingere la porta, che tintinnava sui cardini, sempre con più foga. L’avrebbe completamente divelta se Charles non lo avesse fermato.<br />
-Schiaccia la levetta sopra la maniglia- gli disse.<br />
Alex seguì il consiglio e furono finalmente fuori all’aria, inondati dalla luce del sole. Senza parlare cominciarono a camminare velocemente verso la piazza del paese, mettendo più strada possibile tra loro e il locale.</p>
<p>Dentro il pub l’attività riprese.<br />
La madre suicida con la figlia soffocata nel sonno sarebbero state le prossime a varcare la porta dietro il banco, seguite dall’ubriaco e dalla compagna accoltellata a morte per gelosia.<br />
L’orbo rimase fermo al suo posto, attendendo ignavo il suo turno come aveva fatto per tutta la vita, cominciava a pensare che la sua punizione fosse proprio quella.<br />
La vecchia prese per mano la bambina, seguita dalla madre le accompagnò verso la porta, attraversando la stanza.</p>
<p>D’un tratto Alex e Charles ebbero la certezza che prima o poi sarebbero tornati in quel pub. Non riuscivano a spiegarsi perché ma quella era la certezza più grande che avessero avuto in vita loro.</p>
<p>Dentro l’anticamera la vecchia gobba sorrise tra sé e sé.</span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://willoworld.googlepages.com/jacklombroso" target="_blank"><em><strong>Jack Lombroso</strong></em></a></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta-p.jpg" alt="" /></a></p>
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		<title>LA LIBRERIA</title>
		<link>http://willoworld.wordpress.com/2008/06/18/la-libreria/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 16:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

		<category><![CDATA[meraviglio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un racconto breve, un immagine onirica datata 1996. Jonathan Macini ci fa assaggiare le sue liriche introducendoci alla sua opera magna, recentemente pubblicata dalle Edizioni Willoworld: Le Rivelazioni di Giovanni Meraviglio.
Ero seduto sulla poltrona. Una serata come le altre. Guardavo la candela ardere sul tavolo, a qualche passo di distanza. Mentre ammiravo la sua danza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/copertina-meraviglio5p.jpg"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/copertina-meraviglio5p.jpg?w=220&h=331" alt="" width="220" height="331" /></a></p>
<p><em>Un racconto breve, un immagine onirica datata 1996. <a href="http://willoworld.googlepages.com/jonathanmacini" target="_blank">Jonathan Macini</a> ci fa assaggiare le sue liriche introducendoci alla sua opera magna, recentemente pubblicata dalle <a href="http://www.edizioniwilloworld.co.nr" target="_blank">Edizioni Willoworld</a>: <a href="http://willoworld.googlepages.com/lerivelazionidigiovannimeraviglio" target="_blank">Le Rivelazioni di Giovanni Meraviglio</a>.</em></p>
<p style="text-align:left;">Ero seduto sulla poltrona. Una serata come le altre. Guardavo la candela ardere sul tavolo, a qualche passo di distanza. Mentre ammiravo la sua danza, lei s’impossessò di me.<br />
Oltre la fiamma, a ridosso della parete, c’era la mia libreria. Scaffali di noce gravidi di storie. I mondi della mia giovinezza, le uscite d’emergenza da una realtà troppo spesso amara.<br />
Mentre mi perdevo nel gioco di luce della fiamma, la prospettiva incominciò a cambiare. La realtà non aveva più peso. La libreria dietro la candela, da sfumata che era, divenne nitida. Avevo chiuso totalmente il diaframma del nervo ottico. Un effetto da sballo!<br />
La fiamma ardeva esattamente sopra la terza fila di volumi. Lambiva il legno dello scaffale, lasciando una striscia scura, sprigionando un sottile fil di fumo. Ma in pochi secondi quell’innocua fiammucola aveva già raggiunto il primo libro. Il fumo si fece più intenso, la fiamma divenne torcia. La libreria stava bruciando.<br />
Io me ne rimasi fermo ad osservarla. Non ero per niente allarmato. Un po’ sbalordito, forse. Vidi le parole prendere fuoco, ed il fumo che mi avvolse aveva il loro profumo.<br />
Tra tutte quelle che ricordo, questa fu sicuramente una delle morti più belle.</p>
<p style="text-align:right;"><strong><em>Jonathan Macini 1996</em></strong></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://www.lagiostradidante.co.nr" target="_blank"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta-p.jpg?w=232&h=85" alt="" width="232" height="85" /></a></p>
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		<title>L&#8217;ODORE DELLA TEMPESTA</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 15:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>willoworld</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[1]]></category>

		<category><![CDATA[GIOCO]]></category>

		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

		<category><![CDATA[gdr]]></category>

		<category><![CDATA[LA GIOSTRA DI DANTE]]></category>

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		<description><![CDATA[
C’è il ritmo della vita nel movimento delle onde del mare. Le linee immaginarie lasciate sulla sabbia sono come le nostre vite, che appaiono per un attimo e poi scompaiono. Il Mare d’Ombra è oscuro e silenzioso, calmo presso la costa, ma letale al largo. In più punti affiorano letali scogli, per le galee che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/aeribella-lastelle-p.jpg?w=312&h=209" alt="" width="312" height="209" /></p>
<p><span class="postbody">C’è il ritmo della vita nel movimento delle onde del mare. Le linee immaginarie lasciate sulla sabbia sono come le nostre vite, che appaiono per un attimo e poi scompaiono. Il Mare d’Ombra è oscuro e silenzioso, calmo presso la costa, ma letale al largo. In più punti affiorano letali scogli, per le galee che solcano la sua superficie. Dall’alto dell’albero maestro il marinaio lancia un grido di allarme, ma spesso la reazione del timoniere è lenta, il vento incalza la vela con troppo ardore, e la barca vira troppo lentamente. Il tempo sembra fermarsi durante la virata, e tutto resta sospeso, almeno fino alla tagliente esplosione del legno sulla pietra bagnata.<br />
Adrik sedeva lungo la spiaggia, sopra una barca da pescatore ribaltata, e mentre osservava le onde pensava a tutto ciò. Un grigio mantello gli scivolava addosso, coprendo gli anelli d’acciaio della sua maglia e il fodero della sua spada. Zyra la chiamava, dalla lama larga e l’elsa in bronzo decorata nell’effige di Haki, il Dio dei mari metà pesce e metà uomo, Cavaliere delle Onde e Signore degli Abissi. Il volto dell’uomo, coperto da una barba ricciuta e scura, veniva carezzato dal vento salmastro, mentre i suoi occhi profondi studiavano l’orizzonte. Mirava lontano nell’assoluta certezza di poter presto avvistare qualcosa. Perché Adrik credeva nei sogni messaggeri, ed uno di questi lo aveva raggiunto la notte prima.<br />
Sua moglie Jaline dormiva profondamente accanto a lui, nella fattoria sopra la scogliera. Dalla finestra la luna ammezzata occhieggiava all’interno della stanza. Adrik era sveglio, ma incapace di muoversi ed agire. La luna d’improvviso si spense e il volto del suo amico lontano gli apparve come sospeso sopra il letto. “Borgius”, provò a chiamare, ma le sue labbra erano sigillate. Allora il volto del suo compagno di avventure parlò, con un voce distante mille mondi. Gli disse: «Adrik mio amico, l’Orda ha oltrepassato la soglia. Ormai non c’è più tempo. Sto arrivando!» E mentre diceva ciò il volto scomparve. Era un sogno messaggero, un incantesimo che il suo amico Borgius conosceva bene e aveva già utilizzato in passato.<br />
Adrik rammentava le vecchie avventure insieme ai suoi amici, prima di ritirarsi con la sua famiglia lontano dalle grandi città, sulla tranquilla scogliera dell’Isola di Udun. All’epoca il Continente era in subbuglio, le popolazioni in conflitto e i Signori dei Demoni cercavano il potere varcando cancelli proibiti. Insieme a Borgius e al povero Coral, aveva sfidato le creature più letali e terribili fuoriuscite dai mondi paralleli, ed aiutato l’Ordine del Tempo a riportare la pace sul Continente. Ma, dopo quindici anni, la pace sembrava terminata.<br />
Il sole scendeva lentamente verso la linea disegnata dalle montagne dell’isola. Era un ottobre gentile, che dispensava giornate tiepide e luminose. Eppure da qualche giorno Adrik aveva notato l’accumularsi di strane nubi verso est, lungo la costa occidentale del Continente.<br />
L’uomo guardava la linea d’ombra avvicinarsi alla spiaggia, mentre il vento del tramonto incominciava ad alzarsi. Lungo l’orizzonte del mare calmo, qualcosa incominciò a delinearsi. Era una galea leggera, che puntava diritta verso la spiaggia. Ben presto Adrik individuò l’uomo seduto a prua. Teneva la testa ben alzata e si puntellava in avanti con la spada, infilzata nel legno della barca. I suoi lunghi capelli scuri ondeggiavano nella brezza marina. Borgius e la sua Eeva. Così amava chiamare la sua lama. Non una spada ma una signora. Era lunga più del normale e aveva l’elsa calibrata in modo da poter essere utilizzata con entrambe le mani. Il grosso smeraldo incastonato poco sopra l’impugnatura era di origine magica. Borgius sarebbe potuto diventare un potente mago, ma aveva sempre preferito i campi di battaglia alle biblioteche. Ciononostante conosceva la segreta arte dei cristalli e la telepatia, oltre ad altre forme più comuni di potere.<br />
L’amico alzò la spada al cielo in segno di saluto. Adrik rispose al gesto, mentre il suo volto si colorava di un sorriso raggiante.<br />
«Figlio di un cane! Era l’ora che tu arrivassi!!» gli gridò incontro il guerriero.<br />
Dalla barca si levò una specie di urlo, che subito si trasformò in un canto. Erano le parole di una vecchia canzone che i due compagni conoscevano bene. La cantavano insieme, quando c’era anche Coral, e marciavano senza paura verso un oscuro destino. Faceva così:</span></p>
<p><span style="font-style:italic;">“Che importa se la strada già è battuta<br />
dalla vecchia signora di nero vestita<br />
che venga a derubarci della vita<br />
tanto ormai l’abbiamo già vissuta”</span></p>
<p>Sorrideva con tristezza il guerriero mentre ascoltava il canto, perché la sua mente tornò a quel triste giorno in cui Coral perse la vita per salvare la loro. Gli occhi gli si fecero lucidi per un attimo, ma il vento del mare asciugò il ricordo, e la voce ormai vicina del mago lo coinvolse nel canto. Borgius si gettò verso la spiaggia prima che la galea si incagliasse nella sabbia, e Adrik gli venne incontro muovendo forti passi contro le onde. Giunti l’uno davanti all’altro, i due si abbracciarono violentemente, quasi in un rituale di lotta. Era bello rivedersi dopo così tanti anni.<br />
«Per i mille squali di Haki, sei rimasto tale e quale! Fatti guardare!» Adrik prese il volto dell’amico tra le sue grosse mani e l’osservò.<br />
«Che stregonerie vai facendo con il tuo volto!»<br />
Borgius sorrideva con i lineamenti di un ragazzo, ma i suoi occhi erano quelli di un uomo.<br />
«Non io… ma ho un paio di amici che conoscono dei trucchetti! Invece te sei ingrassato! Ma la forza è quella di un tempo, non c’è dubbio» ammise il mago, cercando di divincolarsi dalla stretta.<br />
Dopo aver gridato alcuni ordini all’equipaggio, Borgius seguì il compagno verso la riva. Il sole sprofondava nel mare da qualche parte dietro l’isola, e la sera invitava i due compagni alla corte di un fuoco.<br />
«Dobbiamo risalire la scogliera per raggiungere casa. Mia moglie ha acceso il forno di pietra per cuocere l’agnello. Poi abbiamo il nostro vino…» il guerriero faceva strada attraverso la spiaggia, e poi verso la parete di roccia.<br />
«Proprio quello che ci voleva» commentò l’amico che lo seguiva dappresso.<br />
Era quasi buio quando raggiunsero l’abitazione di Adrik. Una donna dai lunghi capelli castani venne loro incontro, accompagnata da un piccoletto riccioluto. Un cane si fermò proprio davanti alla madre e il bambino, per scrutare le due figure che risalivano il pendio erboso. Appena riconobbe il suo padrone, Haris, vecchio pastore dal pelo ormai grigio, gli corse incontro per fargli le feste.<br />
«Guarda quel frugoletto, amico mio» disse Adrik mentre carezzava il cane. «Non ci crederai, ma già monta a cavallo da solo. E vuole pure che gli forgi una spada tutta per lui»<br />
«Ha il sangue del guerriero, e scommetto che ha ereditato anche la tua testardaggine» commentò Borgius.<br />
La cena fu allegra ed abbondante. I due amici parlarono dei vecchi tempi, come se avessero aperto un diario di ricordi. Il nome di Coral venne pronunciato spesso, accompagnato ogni volta da un breve ma profondo silenzio. Poi Jaline portò il Liquore di Udun, la forte bevanda ricavata da alcune rare erbe presenti solo su quell’isola.<br />
Joki, il figlioletto di Adrik, avrebbe voluto rimanere insieme al padre e all’amico appena arrivato, ma la madre lo sollevò dal suo posto a tavola e lo portò, non senza alcune proteste, nella sua cameretta. I due guerrieri rimasero soli davanti al camino che scoppiettava. Entrambi sapevano che era giunto il momento di parlare d’altro. Avrebbero preferito rimanersene a bere tutta la notte, come facevano ai vecchi tempi, nelle locande delle grandi cittá. Ridere, scherzare, lasciandosi andare all’ebbrezza e poi al torpore dell’alcol. Ma non potevano permetterselo. No.<br />
La tempesta stava arrivando.<br />
«Partiamo domani» annunciò Borgius.<br />
«Lo so…» rispose Adrik. E mentre osservava sua moglie rientrare nella stanza, sentì il suo cuore diventare pesante. No, non poteva ignorare quel presentimento, quella sensazione incomprensibile e sicura che gli ghermiva l’anima. Doveva dirglielo.<br />
Questa volta non sarebbe tornato.</p>
<p style="text-align:right;"><em><strong>di <a href="http://willoworld.googlepages.com/aeribellalastelle" target="_blank">Aeribella Lastelle</a></strong></em><br />
<a href="http://www.lagiostradidante.co.nr"><img src="http://willoworld.files.wordpress.com/2008/06/logo-scritta.jpg?w=244&h=89" alt="" width="244" height="89" /></a></p>
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