BLUES DELLA LIBERAZIONE DELLA SCHIAVITÚ

Biografia di Demiurgus: probabile ventenne, ha effettivamente collaborato in forma anonima alla individuazione ed all’arresto di utenti indesirati della rete… Ha messo in circolo patch per sistemi operativi, ha collaborato con il progetto FREENET (follow the white rabbit) ed altri progetti di scambio P2P e comunicazione istantanea tra utenti…nessun lavoro grafico, nessun avatar, nessuna traccia, per sua fortuna… Tra le sue prede: frodi informatiche, spam server, x-bot, pedofili, falsechatter, doppleanger, sistemi informatici specchio, honeypot illegali… Si è ritirato dalla rete alcuni anni fa… alcuni dicono che sia stato preso…altri che sia semplicemente in letargo…altri ancora che sia morto… Non risponde più nelle tagboard, nelle bbs o nei canali dedicati… L’ultimo messaggio che lasciò nel canale IRC di FREEGENERATION fu “La grande onda non potrà essere infranta…la rinascita è iniziata…”

INTRO

Da ogni catena
ti puoi liberare,
da ogni prigione
potresti fuggire,
ma le grigie manette
che ogni giorno ti metti
non lasciano scampo:
non c’è serratura.
Non c’è via d’uscita
per questa prigione
vissuta da molti
compresa da pochi.

Non c’è soluzione
all’enigma reale:
la vita finisce
e poi rifiorisce,
così è stato ieri
così accade oggi.

Tutto prosegue
nella sua processione
tutto s’inclina
come un grande orologio
e presto i due poli
slitteranno di nuovo.
E l’uomo che fa?
Che aspetta, che spera?
L’uomo lo ignora.
E gioca alla vita
negando la fine.

Ed è soltanto
una mite speranza
che mi porta a cantare
questo blues dolorante:
che la piccola Lara.
possa domani
sciogliere i lacci
della nostra ignoranza.

LARA

Corri bambina, sorridi
Con le amiche incoscienti
Come la giovinezza.

Il Monopattino nuovo
ti spinge veloce
e già la tua chioma
si ribella alla treccia.

Ti passano accanto
come comparse invisibili
sedicenni di gomma
inquinati di calcio,
di giochi al silicio,
di sesso violento.
Ma tu corri veloce,
Corri nel vento…

E le vecchie matrone
dagli sguardi feroci
ti osservano cupe
mentre accusano gli altri
della loro ricchezza
e detestano intanto la tua gioventù
che non possiedono più
che non hanno mai posseduto.

Corri piccola Lara
Finche le gambe non faranno male
Finche tutto diverrà più oscuro
Nel dolce oblio della stanchezza.

Sorridi per noi,
dolcissimo simbolo
che l’adulto rifiuta,
per tutti quei grandi
che adesso non vedi,
ma che ti osservano attenti.

Per chi è giovane e stanco,
per le mamme impazzite
da impegni e doveri
che non sanno gestire,
Per i padri immaturi
che non sanno giocare.
per gli zoppi, gli storpi
per chi muore di fame
per la guerra, la pace,
i bambini deformi
ma che tu non conosci
non te l’hanno insegnato:
tutto è buono e felice
come un cono gelato.

Corri Lara! corri nel vento.
La gioventù non è che un momento
talmente incosciente
da sembrare felice.

VITTORIO

Dove cammini, povero vecchio?
Dove sposti la tua lenta carcassa,
con gli occhi appassiti di chi non riesce
a scorgere più la poesia del suo mondo?

“Che caldo quest’anno, che afa che fa…”

E Lara sfreccia volandoti accanto
quasi sfiorandoti con la sua treccia,
ma non riesci a vederla,
non puoi più vederla…

E saluti un amica,
O almeno ti sembra,
che zampetta a fatica
con stampelle in affitto…
La conosci? L’amavi?
E’ un ragno d’acciaio.
Ti fermi e rifletti,
forse solo ti fermi:
sei come lei,
ma senza stampelle.

Il tempo è vicino?
Per una vita hai ignorato
cosa succede a un uomo che muore…
Hai ucciso, in guerra?
O hai avuto soltanto paura?!
Hai sperato, pregato
che ci fosse di più,
ma il tempo è scaduto!

Ma Lara sorride, sorride di nuovo
e ancora la ignori, ancora non vedi.

Quasi una rabbia fremente ti assale
mentre ascolti le risa, mentre sudi e respiri.
Come sono arrivato, Chi mi ha spinto e guidato,
chi ha vissuto per me…Fino a quel punto?
Ti domandi, ti chiedi, mentre Lara sorride.

Ma nessuno risponde…l’altro non parla.
La gente ti scansa come a farti un favore,
sei solo, Vittorio: un misero vecchio!
Perché non ti spegni, perché lo rifiuti?
Il mondo scansandoti sembra ti aiuti,
ma è come una fame, un tremendo appetito:
Forse non basta una vita comune
ad un vecchio bambino
che bambino è mai stato…
c’è bisogno di più, di un attimo ancora…
Ma il tempo ti sfugge, che sia la tua ora?!

Lara è lontana, sei solo un po’ stanco…
…La vita è sudore…
…La vita è dolore…
…adesso importante è solo dormire…
…dormire di più…
…di un attimo ancora…

LA PIAZZA

Non c’è nessun sollievo
in questo caldo stressante
ma la piazza li attende
come una pozza di fango
che non placa la sete.

Solo le rondini danzano insieme
così esili e nere
nel cielo appannato…

Vittorio è da poco arrivato
già si è seduto alla stessa panchina.
E li rimane…fermo…
come chi finge di aspettare qualcuno.
Fa sempre più caldo, pensa.
Fa sempre più caldo…

La luce si attenua sfumando
liberando i paguri
dai gusci in affitto.
E come uno sciame teleguidato
la piazza è invasa dal popolo umano.

Pelosi, confusi,
arrancano in branco con sguardi delusi,
mentre uno scooter gareggia con l’altro
come cavalli lanciati al macello,
E Barbie di carne
Con tette rifatte
così insoddisfatte
da sembrare felici
o piccoli Ken in cerca del gruppo
per non ascoltarsi
o dover domandare.

Blues, blues… un piccolo blues
Per chi non ha tempo
Per chi non ne ha più
E come Vittorio
sviene senza un lamento
Da solo, seduto,
nella piazza in fermento.

Ecco una madre che spia il suo fanciullo,
una vecchia stracciona dal ventre di anguria,
Due carrozzine, un obeso, un gattino
ma nessuno lo vede, nessuno capisce.
Sembra che dorma o che forse riposi
Col volto piegato, le labbra serrate.

Nella piazza bollente
Si ripete la vita
E quella del vecchio
Sembra finita.
Una quercia lo culla
Sotto i suoi rami,
solo Lara lo osserva con aria sconvolta…
Suona un piccolo blues
ma nessuno lo ascolta…

UNA VOCE NEL SONNO

Chi sogna cullato dalla nostra ombra?
No, sta morendo, è un uomo che muore…
Lasciamolo stare! Ma dobbiamo aiutarlo!
Ci ha sentito, sorella… e adesso? Silenzio!

Non avere paura,
siamo solo le foglie
le foglie nel vento…

Ma che dici, sei stanco?!
E stanco di cosa?
Nostro padre, da sempre,
spinge sotto il cemento
le sue lunghe radici
senza un lamento,
respiriamo veleno
senza pausa o riposo,
ma neanche un istante
ci siamo compiante…

Hai troppi malanni?!
Disse l’albero al vecchio.
Cammini a fatica, ma almeno ti muovi…
io sono fermo da più di cent’anni.
E’ la noia, mi dici?
Nei miei rami gli uccelli
fanno nidi perfetti
mentre bruchi e farfalle
in me trovano casa…
Ma tu non li vedi
Per questo ti annoi.
I colori lucenti,
le ghiande i germogli…
un velo ti acceca
non riesci a vederli!
E’ da questo grigiore
Che ti devi svegliare!

La vita è un germoglio
che invecchia e fiorisce
poi invecchia di nuovo
E poi rifiorisce…
La magia della vita
Non ha più stupore
Se la privi di questo,
se ti credi un germoglio
migliore di un altro!

Sveglia Vittorio!
Svegliati ora!

Almeno un istante,
anche l’ultimo, è uguale,
ricorda che in fondo
sei un vecchio animale
e non la creatura messa da Dio
perché dominasse tutto il creato:
almeno un istante
torna bambino
e svegliati Uomo, riscatta il passato!

EMMA

Tutto il giorno rimango
Seduta e pesante
Anonima
Sola.

Dal balcone che da sulla piazza
Attendo sbuffando
Tra geranei secchi
E calzini tesi al vento.
Attendo ed osservo
Quello che ho dimenticato
e che non oso più: vivere
Vivo una vita
che non mi appartiene,
che non coinvolge o delude,
E forse è per questo
che da tempo non piango,
forse è per questo
che non posso più ridere
persa in talk show arroganti
e promozioni di materassi
in quiz e programmi
dove vinco soldi non miei
il tutto invaso da femmine
di cui critico tutto
e di cui infondo
sono solo gelosa.

E allora osservo
Marcisco nel caldo
Mentre la piazza mi offre
Uno spettacolo senza pubblicità.
Schiaccio le palpebre e cambio canale
Mentre il regista rimane lo stesso.

Tutto scorre, brulica
Visto dal mio balcone.
Mani che si aprono
mani che si chiudono,
e chi camminando
sbatte nell’altro
poi chiede scusa
e dopo tre passi
lo manda a fanculo…
Tutto scorre
meno quel vecchio.

Sta male? Dorme? E’ un barbone?
Ma perchè preoccuparmi…
Qualcuno dovrà
Qualcuno farà
Per me
Quello che dovrei fare adesso.
E se chiamassi il pronto soccorso?
E se poi mi chiedessero il nome?
Vergogna, paura, non posso, davvero…
E se stesse male? Se stesse morendo?
Qualcuno farà…Qualcuno…per me…

“Mi chiamo Emma, aiutatelo…”

LE SIRENE

Urliamo nel buio
giriamo violente!
Senza rispetto
gridiamo sorelle!

Forse domani
strilleremo per te
E di lampi celesti
Frusteremo il tuo volto!

Ma adesso stridiamo
corriamo per l’altro
E allora sorridi
Sapendoti in salvo.

Si fermano i giochi,
le chiacchere vuote,
il bagliore pretende
paura e attenzione.

Gridiamo nel buio
urliamo violente!
Il vecchio Vittorio
è in terra morente!

Urliamolo al mondo
che al mondo si muore!
Anche al più disattento
a chi non vuole sentirlo!

Diciamolo assieme
Adesso e domani:
nessuna speranza
Per i poveri umani!

Un giorno, da terra,
ci vedrai arrivare
…Il blu nella notte…
Sentendoci urlare…

E saranno per te
Quelle luci glaciali
Saranno per te
Queste grida infernali!

Quindi fermati e osserva
Questo povero vecchio
Pensa solo a vittorio,
a cosa sta succedendo…

Un altro essere umano
Muore senza motivo…

Altra cenere al vento…
Sparsa senza ragione

…Solo cenere al vento…
…Senza…alcuna ragione…

E tutta la piazza era un muto terrore.

IL PROTOTIPO DELLA FAMIGLIA

Anche stasera siamo qua
Zitti
A leccare un gelato.
Siamo un padre
una madre
ed un errore che non sappiamo educare
trecento chili in tre
e nessuna emozione da darci.

Io incrocio le mani,
mi aggiusto la maglietta
rovistata al mercato
tra fazzoletti in offerta e spazzolini da cesso.
E la crema si squaglia tra le dita
Mentre mio figlio ha già finito…
Ne vuoi un po’, cucciolo mio?
Vuoi che rigurgiti ciò che ho ingoiato?!
Tu che mangi più di tuo padre
Ed hai già la sua ignoranza
la sua stessa arroganza,
tu che sei la mia sola speranza
in questa noia di crema e nocciola…

Io mi gratto un orecchio, riposo,
struscio sul volto la mia mano pelosa,
troppo ruvida per una carezza
così pesante per qualsiasi dolcezza.
Mi rosicchio le unghie e sudo,
seduto come un buddha
su una panchina di marmo.
fumerò ancora, il mio unico vizio,
anche se dopo il gelato
queste MS fanno ancora più schifo…
E chissà se fuma di già, il bastardo,
se fuma lo stronco, se solo si azzarda…

Io ho lo sguardo fisso,
un orrida maglietta
troppo vecchia per avere un colore
e troppo infantile per la mia età.
Semplicemente non so
perché mi annoio.
Non so neanche
cosa mi renderà felice.
Tutte le sere, d’estate,
mangio il gelato
e questo mi basta…
Mi deve bastare
o papà urla
e mamma piange coprendosi il volto.

Zitti.
Anche stasera siamo qua…
Zitti

Stasera che le sirene
Hanno riunito tutta la piazza
Attorno a quel vecchio…
Noi rimaniamo qua…zitti.
…a leccare un gelato.

L’ULTIMO RESPIRO DI VITTORIO

Perché non respiro?
Chi sono quei volti
che mi osservano in cerchio?
Dormivo, ricordo, o forse sognavo;
perché mi toccate, lasciatemi stare…

“Riesce a sentirmi?”

Io non voglio sentirla.
Voglio solo il canto
di foglie nel vento,
e la piccola Lara,
il suono dei bruchi…

“Vittorio! Vittorio, si svegli, Vittorio!”

Svegliatevi voi,
come ha detto la quercia.
Sleghiamoci assieme da queste catene!
Nel cielo ora vedo
con dolce chiarezza
gli stormi eleganti di rondini nere.
Non c’erano rondini in Africa,
soltanto le ali dei bombardieri…

“Se ne sta andando…”

Per anni sono rimasto,
nell’indifferenza,
ora vi spiace?
A me dispiace.
Di non aver vissuto abbastanza
Di non aver riso per quanto potevo.
A me spiace…
Di non poter più ballare
assieme alle rondini.

No, cari amici…
Io me ne vado.
Assieme ai ricordi
che non esistono più:
gratta gratta arancioni
arrotini ambulanti,
carrocci stracolmi di fiaschi di rafia
comprati da donne vendendo la trucia,

“Perché non respira?”

Lara chiede a sua mamma:
solo un lungo respiro
dal basso risponde…

Un ultimo fiato per dire…che cosa?
Che cosa può dire un uomo che muore?

“Grazie piccola Lara,
insegui le rondini, corri nel vento…
La vita non è che il momento
Talmente incosciente
Da sembrare felice…”

CADE UNA FOGLIA

Cado
Senza sapere il perché.
Semplicemente cado,
poiché è questo
ciò che adesso devo fare.
Cadere

Terribile lo stacco,
la vertigine
Tremenda sensazione
Di non essere più assieme alle altre
Di essere sola
Sola nel mio ultimo volo.

Addio sorelle,
volo senza ritorno.

Già il vento mi solleva,
gentile e spietato…
E danzo sopra la piazza
come la musica umana,
ma che senso ha volare così alto
se poi si crolla con maggior dolore?
Che peso terribile è questa felicità
quando sai
che troppo presto finirà!

Fluttuo
leggera
Aspettando il sottile rumore
che farò schiantandomi
sulla pietra immobile,
ma con le ali rotte
striscerò da Vittorio,
che come me
è caduto nel vento.

Non saremo soli,
voleremo assieme,
su questa piazza di mostri
dal sorriso splendente
e dalla mente oscurata
su questa miseria in offerta omaggio
e sulla loro violenta ignoranza…
cadiamo…
lentamente…
Come foglie d’autunno
In una sera d’estate
Popolata da golem
Senza più Verità
Senza più Libertà
Cadiamo, Vittorio!

Perché è questo
Ciò che adesso dobbiamo fare

Cadere…e non avere rimorsi
Un ultimo, spietato volo,
Forse l’unico momento felice
della nostra misera vita…

TUNZ TUNZ

La macchina inchioda
per non falciare la folla
Tunz tunz
L’unico suono
Tunz tunz,
casse a martello

Fari abbaglianti nel grande silenzio
Soltanto lo stereo vomita merda
Tunz Tunz
Perché siamo fermi?
Tunz tunz
Mi son rotto i coglioni

Vittorio giace coperto
nel bianco lettino con quattro rotelle
altre ruote fremono intanto
sbuffando e stridendo sul caldo cemento…
Tunz Tunz
Che palle sto vecchio
Tunz Tunz
Ma quanto ci mette…

Ecco che parte la prima sirena
Che urla bluastra stordendo la gente
Ecco che iniziano i primi commenti
Per me ce la fa, schianta, era vecchio…
Tunz Tunz
Allora, ti muovi!
Tunz Tunz
Ti sposti, cretina!

La macchina insegue
la triste ambulanza
sperando che lasci
aperta la strada,
la gente è nel mezzo
E domanda, si chiede…
Tunz Tunz
Ti levi di mezzo!
Tunz Tunz
Bambina del cazzo!
E’ la piccola Lara
che blocca la strada
Osservando il pirata
indicando lontano…

E finalmente la macchina passa
Lasciandosi dietro la piazza in silenzio…
Lara osserva rapita lo spazio
quel cielo deserto
senza rondini in volo.
E la folla invece si volta
per giudicare un pazzo che sgomma…

“Bravo demente!” grida qualcuno
“Fallo col culo!” insiste la gente

E la piazza già scorda la morte
applaudendo un misero autista demente…

by Demiurgus

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