YOAK

yoak

Le notti si facevano più fredde, e ciò era un bene e un male per Yoak. La sua vita sarebbe stata più dura, ma anche più breve. In ogni caso alla fine tutto sarebbe andato per il meglio, ne era sicuro.
Il cielo prometteva pioggia, ma non per questo i bar sarebbero rimasti chiusi. Lui se ne stava tranquillo a fumarsi la sua prima sigaretta della giornata, disteso sul divano del suo ultimo amico, troppo demotivato per spingersi fino alla cucina per il caffè. Il suo unico impegno consisteva nel cullare i suoi prospetti alcolici quotidiani e progettare la fine degli ultimi legami che lo tenevano unito al mondo. Niente di più facile, se non avevi più nulla da perdere ….
…e Yoak non possedeva più niente.
Afferrò distrattamente il giornale sul pavimento, ma non ci pensò neanche a leggerlo. Eppure riusciva a percepire distrattamente gli articoli in grassetto, notizie che lo facevano sbellicare e sentire ancora più forte e convinto. La sua fine era vicina.
Dopo un tempo indeterminabile raggiunse la doccia, lasciando il caos dietro di se e sapendo di provocare l’ira del suo ultimo ormai non più amico. Poi uscì di casa.
Era libero, questo lo sapeva, ma sentirlo ogni nuovo giorno nelle narici che si aprivano al vento era sempre qualcosa di diverso. Aveva bisogno di autocontrollo per non sbandare; delineava la sua meta prima di incamminarsi.
Yoak aveva deciso di andarsene e nessuno cercava più dì fermarlo. Egli aveva fatto parte di un meccanismo perfetto che gli altri chiamavano vita, e per un po’ si era
convinto che tutto procedeva come doveva procedere. Poi un giorno alzandosi si era visto
capovolto, con i piedi poggiati al soffitto e la bocca che parlava una bizzarra lingua
contraria con frasi tipo “atset id lam ehc ioh”, e il tempo che scorreva o troppo veloce o troppo lentamente. Forse aveva visto finalmente come stavano le cose, o forse aveva dei grossi problemi…..
…comunque aveva deciso dì finirla
Non era servito neanche chiedere aiuto agli amici. Quest’ultimi battevano strade diverse in quel periodo; non potevano capire.
Fuori dal mondo e prigioniero di questo, ecco il nostro eroe, Yoak.
Quel giorno lasciò la casa del suo migliore amico per bersi l’intero pomeriggio e la sera che ne seguì. Nessuna parola fece deviare il suo corso.
Il suo palato accettava solo un alfabeto, la sua ragione era stimolata solo dalle poche cose in cui credeva.
Yoak non era mai stato parte di questo mondo e non lo sarebbe mai stato.
Alla fine ci regalò a tutti un tenero “addio”.

Ottobre 2000

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