LETTERA AGLI ABITANTI DEL FUTURO

karacos

Inizio questa lettera indirizzata a voi,
uomini del futuro prossimo, con insolita calma e serenità.

Mi conforta piacevolmente il sapere che queste parole
Saranno ascoltate da orecchie attente e da sistemi nervosi meravigliosi;
soffro infatti di un insopportabile deficit di attenzione che non riesco a colmare se non scrivendovi.

Non mi dilungherò inutilmente in ipotesi o commenti sui fatti o le persone del mio tempo,
non cercherò di convincervi di una o altra cosa, saprete già tutto ciò che non sappiamo adesso,
quantomeno avrete chiuso numerose falle nell’arca della grande scienza…cazzo, almeno lo spero.
Semplicemente vi parlerò da uomo del passato, perduto in un epoca ricca di angoscia universale,
scusandomi pubblicamente dei mali dei miei contemporanei, colpevoli soltanto di essere uomini del passato.

Nel mio tempo e spazio, infatti,
è impossibile condurre una vita che voi considerate “normale”.
Gli uomini sono continuamente sottoposti a quesiti scomodi,
per i quali non c’è che una misera gamma di soluzioni:
tentare di evitare il disturbo, ed è impossibile come ben saprete,
darsi risposte come dogmi o leggi, che porta sempre al fanatismo e all’intolleranza,
oppure cadere inesorabilmente nella crisi da risposta mancata.

Conosco molte persone che forse non hanno mai avuto una crisi esistenziale,
talmente condizionati e ammaestrati da organi privati e statali da non provare alcuna angoscia davanti a domande insolute.
Essi detengono più risposte che quesiti, ed ognuna di esse poggia su dogmatiche speculazioni.
Vivono la loro esistenza obbedendo e contorcendo il loro algoritmo mentale in modo che sia coerente
ad insegnamenti contraddittori e paradossali.
Spero che voi non siate così.

Tremendo il dubbio sulla vostra natura, uomini del futuro,
tremendo e inquietante: potrei scrivervi ignorando questo disturbo,
ma è impossibile, ormai ne sono sottoposto ogni istante.
Io so di non poter sapere con esattezza se il vostro intelletto si sarà evoluto o involuto…
Potrei rispondermi con una falsa certezza, del tipo “il futuro porta sempre progresso”,
oppure “La scienza scoprirà tutto” o “Domani sapremo ciò che oggi non possiamo neanche immaginare”,
ma se rifletto sul progresso e cosa esso alimenta e fomenta non posso sedare ogni dubbio…

Ecco che rispunta l’angoscia.
Forse vivete la vostra vita immersi in altre realtà artificiali,
estendendovi nello spazio come ragni su una ragnatela cosmica,
ma se in fondo foste rimasti degli idioti come noi?

Avevo iniziato questa lettera con calma e ingenua superficialità, come comunemente accade, ma è adesso che comprendo il problema.

E se Voi foste solo delle enormi teste di cazzo?
Se la tecnocrazia producesse soltanto delle grandiose e potenti teste di cazzo?
Tramutati in rigidi automi, esecutori di ordini per i quali è talmente difficile riconoscerne la fonte da prenderli per assoluti.
Se fosse così, questo vostro antenato ha un solo consiglio: estinguetevi.

Spero invece che tutta questa angoscia da non conoscenza, da voi, sia stata saziata da miliardi di piccole intuizioni,
e che esista almeno un uomo che abbia compreso l’oggi inevitabilmente incomprensibile.
Se non sei tu, vaffanculo.
Sei un povero stronzo come me, un povero uomo del passato.
Cerca di conservare questo foglio per quando lo incontrerai, se mai lo incontreremo…
Altrimenti…se sei tu…
se davvero chi sta leggendo questa lettera è un uomo del futuro…
Allora ho solo questa cosa da dirti…

”perché non sono nato al posto tuo?”

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