ENZINO

enzino

A Enzino piacevano le rumene. Le trovava semplici, dolci e a un buon prezzo. Mi confessò di averne bisogno, di aver bisogno della sua vacanzina mensile per andare a trovare le sue amiche.
«Ho comprato la Spider, un’auto da ragazzacci, ed io lo sono dopotutto. Ho sessant’anni, ma si vive una volta sola»
Lo guardavo annuendo, pensando a come sarò io a sessant’anni, a come le cose saranno, a che piega prenderà questo mondo. Fumava la sua sigaretta del dopo caffè ricordando i lieti momenti trascorsi in tenere compagnie. Un uomo che non ha alcuna storia alle spalle e non sa più che cos’è il futuro. Un uomo tranquillo, illuminato dalla religione del Presente.
Io mi prendevo una pausa e ascoltavo le sue storie, e ridevo di lui, con lui e ridevo anche di me. Ridevo di me perché avevo riso di lui ed era ridicolo.
Mi disse di nuovo di quella Spider di cui andava così fiero. Io gli risposi: «Enzo, lo sai che si vive una volta sola!» E lui: «Già, hai proprio ragione.» Ma era tardi ormai e doveva rientrare in fabbrica, caro vecchio Enzino.
Mi raccomandò di segnare tutto sul suo conto, come al solito ovviamente. Il conto che avrebbe saldato a fine mese, prima di partire per la sua abituale vacanzina. E giù a testa bassa fino a quel giorno.

Ottobre 2001

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