STORIA DI UN TARTARUGOLO

tartarugolo

Ho scritto questa storia nel 1995. Negli ultimi giorni ho tirato fuori i vecchi lavori per ricorreggerli e metterli insieme in un progetto molto speciale. Stay tuned!

Questa è la storia di un Tartarugolo.
Un Tartarugolo non è una semplice tartaruga, ma un piccolo tartarughino girovago che cammina eretto e corre addirittura.
Avvenne un giorno che il Tartarugolo si svegliasse completamente nudo, spogliato della sua benamata casetta. Grande fu il suo dispiacere quando si accorse che qualcuno gli aveva portato via il suo bel monolocale.
L’animaletto senza tetto raggiunse una discarica di rifiuti e, fortuna volle, riuscì a trovare una lattina di birra vuota che gli calzava a pennello. Ci lavorò un po’ sopra trasformando il contenitore di latta in una casetta provvisoria Non era gran cosa ma sempre meglio che nulla. Poi partì alla ricerca del suo guscio.
Dopo molte ricerche il Tartarugolo si diresse verso una lontana terra in cui si diceva vivesse una terribile creatura: l’uomo.
Con la casa di latta sverniciata incontrò, mentre il sole scendeva all’orizzonte, un Lumacolo vagabondo.
Dovete sapere che il Lumacolo non è una semplice lumaca, ma un lumachino eretto con un cilindro per cappello e un bastone da passeggio.
«Salve Tartarugolo!» salutò cordialmente il Lumacolo.
«Felice d’incontrarti» rispose con aria afflitta il Tartarugolo.
«Cosa è mai successo alla tua casa? Sei stato forse sfrattato?» domandò premuroso il Lumacolo.

«Purtroppo sono stato derubato» ammise amaramente l’altro.
«Derubato? Forse conosco chi è stato…»
«Chi? Ti prego, dimmelo!»
«Non ti servirebbe a niente saperlo, credimi» disse sconsolato il Lumacolo.
«Anche se tu conoscessi l’identità del ladro, non riusciresti mai a recuperare la tua casetta. Mi spiace…»
«Dimmi ugualmente chi è. Non ti costa niente» insistette il Tartarugolo.
«Ve bene! Te lo dico… È stato l’uomo! L’uomo che abita quella torre laggiù» rispose il Lumacolo indicando col bastone l’orizzonte. Lontano svettava la guglia di una rocca.
«Non coltivare speranze, amico. L’uomo non vuole parlare con noi.»
I due rimasero per un po’ a fissare la torre, poi il Lumacolo si allontanò fischiettando tra se un motivo molto triste.
Ma il Tartarugolo non si tirò indietro, e col suo tipico passo (molto pacato) s’incamminò verso la rocca.
Giunto in prossimità dell’imponente costruzione, pensò ad un modo per entrare, ma una vocetta stridula colse la sua attenzione.
«Che cosa cerchi viandante dentro il gigante di pietra?» domandò un Brucolo che si era affacciato da una fessura del muro.
Puntualizzerò che un Brucolo non è un semplice bruco ma uno di quei bruchini un po’ strani che amano travestirsi da pagliacci.
Il Tartarugolo sorrise al nuovo amico e semplicemente rispose:
«Cerco la mia casa.»
«Perché la cerchi qui?» domandò nuovamente il Brucolo.
«Un mio amico mi ha detto di cercarla qua dentro. Potresti per favore entrate tu e guardare se è vero? Nel caso non ci fosse me ne andrei subito senza perder tempo» chiese cordialmente il Tartarugolo.
«Per due foglie di lattuga accetto!» disse l’altro.
«D’accordo!» E l’affare fu fatto.
Così, mentre il Tartarugolo rovistava nel suo zaino alla ricerca di un paio di foglie di lattuga, il Brucolo si avventurò tra le fessure della torre fin nelle sue viscere.
«Avevi ragione!» disse il bruchino affacciandosi d’improvviso.
«La tua casa è davvero qua dentro e quell’uomo vuole gettarla nel suo calderone bollente…»
«Allora devo sbrigarmi» rispose l’altro porgendo le due foglie d’insalata.
«Grazie di tutto, Brucolo!»
«Grazie a te per la lattuga!» e se ne tornò dentro il muro.
Così il Tartarugolo si avvicinò alla porta della torre e bussò tre colpi gentili. Toc, toc, toc. Poi ascoltò: Tum, tum, tum! Erano i passi dell’uomo che si avvicinavano.
La porta si aprì.
«Scusate signor Uomo» incominciò il Tartarugolo, «non è che per caso avete la mia casetta?»
L’uomo, davanti al piccolo esserino avvolto nella latta sverniciata, esibì un ghigno malefico e con voce grossa tuonò:
«E anche se fosse?»
«Sarebbe davvero una bella fortuna! Me la darebbe per favore?» domandò speranzoso il Tartarugolo.
«E se non te la volessi dare, cosa mi fai? Mi salti addosso e mi sbrani?» rispose l’uomo con una risata.
«Vede signore, la stagione sta cambiando ed incomincia a fare freddo. Potrei riavere la mia casa?» chiese nuovamente il Tartarugolo un po’ spazientito.
«Buona davvero questa!» disse l’uomo continuando a ridere.
«Non le la chiedo solo per il mio bene, ma anche per il suo» proseguì l’animaletto con uno strano modo. Ma l’uomo non sembrava ascoltarlo.
«Per l’ultima volta; potrebbe consegnarmi la mia casa?» chiese per la terza volta il Tartarugolo.
Ma l’uomo, stanco dello scherzo, sbatacchiò la porta in faccia al piccoletto.
Come finisce la storia?
Beh, vi è una cosa che non vi ho ancora detto riguardo ai Tartarugoli. Ogni saggio viandante conosce questa regola: “Mai fare ripetere tre volte una cosa a un Tartarugolo, altrimenti…”
Fu così che il Tartarugolo, per niente scoraggiato, incominciò a fare degli strani gesti e a battere le mani.
Un tremolo, poi tutto svanì. La torre, l’uomo e tutto il resto si sgretolò come un sogno al risveglio.
Ma proprio nel punto in cui sorgeva la rocca c’era qualcosa. Il Tartarugolo si avvicinò con calma alla sua casetta e vi entrò dentro. Poi, con passo leggero, s’incamminò verso una nuova storia.

In una taverna fumosa, il solito vecchio lesse questa storia. Era vicino al fuoco insieme ad alcuni amici, e fu con queste parole che la commentò:
«Non ci si può fidare più neanche delle tartarughe! Mi è venuta sete. Al, portami un’altra pinta!»
Il buon vecchio che ha sempre ragione…

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