QUANDO IL DOLORE E L’ANGOSCIA GIOCANO A DADI

estratto-racconti-del-millennio-passato

Il bosco era più splendente dopo un bel temporale. Jaill amava passeggiare nell’aria fresca di una sorridente mattinata, attraversando i sentieri del Grande Bosco.
Vivere da solo con il padre significava dividere equamente i compiti, e quello di attingere l’acqua dal ruscello ogni mattina era il suo.
I raggi del sole rimbalzavano sulle gocce d’acqua, creando una miriade di riflessi abbaglianti. I profondi occhi verdi del giovane boscaiolo indagavano curiosamente i dintorni, annusando il profumo di un’atmosfera incantata. Passo dopo passo, sguardo dopo sguardo, battito dopo battito, come gocce di sidro che riempiano lentamente una caraffa, l’anima di Jaill veniva colmata della magia del bosco.
Hurt, suo padre, gli aveva insegnato che dentro la foresta esisteva qualcosa di meraviglioso, un sortilegio talmente grande che era impossibile comprenderlo fino in fondo. Un’entità misteriosa con la quale convivere.
Già sentiva il canto del ruscello quando il sentiero incominciò a scendere. Jaill si trascinava una grossa botte in legno sopra una pedana fornita di cuscinetti di metallo. Sapeva che sarebbe stato un lavoro molto faticoso quello di riportare il carico pieno su per quella salita, anche perché le ruote della pedana sarebbero probabilmente sprofondate nel sentiero reso melmoso dal recente temporale.
Era ormai quasi giunto in vista del ruscello quando, inciampando in una grossa radice, Jaill perse l’equilibrio e precipitò insieme alla botte in fondo al sentiero. Quando si rialzò, con i vestiti completamente coperti di fango, si accorse della presenza del cadavere.
Più tardi si sarebbe meravigliato del fatto che non era riuscito a gridare. La paura lo aveva impietrito, serrandolo al suolo davanti a quella immagine sconosciuta. Suo padre diceva che la vista di un morto lascia nella mente di ogni uomo solchi senza tempo. Per questa ragione quando sua madre morì, non gli fu permesso di vederne il corpo.
Più volte si era domandato se le menti dei famosi guerrieri del nord fossero coperte da ogni sorta di sfregi. Adesso anche lui aveva visto, e forse un macabro artista scalfiva già la sua mente.
Scattando in piedi, Jaill incominciò a risalire il sentiero a perdifiato. Doveva avvertire suo padre. Lui avrebbe saputo cosa fare.
In fondo lui aveva solo tredici anni.

Il Druido Et-Loom sognava. Vagava per spazi infiniti e sconosciuti, marciando su una melodia che non era la sua. E più cercava di trattenersi, più la marcia si faceva forzata.
Nel sogno il suo nemico era una musica che non poteva fermare, ma nella realtà questa musica poteva non solo distruggere lui, ma anche la sua terra.
Il suo nome era Ti-Eng-Lad, l’Evocatore di Spettri.

«Guarda, si sta sveg1iando» disse Jaill al padre.
Gli occhi del giovane squadravano senza sosta il volto del viandante che solo il giorno prima aveva creduto morto. Ma la Regina dell’Oblio non aveva ancora reclamato la sua anima. Con l’aiuto del figlio, Hurt il boscaiolo aveva trascinato il corpo inerte dello straniero fino alla sua dimora, adagiandolo poi nel letto di Jaill. Una notte al caldo sembrava avere avuto il successo della più efficace delle medicine.
Mentre gli ultimi bagliori del tramonto penetravano dalla finestra, gli occhi del viandante incominciarono a scrutare il tranquillo focolare.
«Dove mi trovo?» mormorò debolmente.
«Sei nella casa di Hurt il boscaiolo; al sicuro. Ti abbiamo trovato stordito vicino al ruscello, così ti abbiamo portato qui.» Era stato il giovane a parlare.
«Qual’è il tuo nome?» chiese lo sconosciuto rivolto al ragazzo.
«Il mio nome è Jaill, e sono il figlio di Hurt il boscaiolo» rispose con fierezza il ragazzo.
Suo padre non parlava. Se ne stava immobile accanto al figlio, osservando la scena con occhi colmi di saggezza. Imponente nel suo fisico, Hurt era una maschera di emozioni. E non proferiva parola. Non poteva. Non l’aveva mai fatto.
Eppure possedeva un linguaggio del tutto particolare, e i suoi occhi erano spesso quelle corde vocali che mai avevano vibrato.
«Vi sono infinitamente grato per avermi salvato la vita» disse lo straniero.
«Il mio nome è Et-Loom, e benedico la vostra casa e il bosco che la circonda, poiché io sono un Druido.» La sua voce sembrava aver ripreso vigore.
«Penso di stare molto meglio adesso e potrei già rimettermi in viagg…» ma mentre provava ad alzarsi, non riuscì a nascondere una smorfia di dolore.
Jaill, che alla parola Druido aveva drizzato gli orecchi, si affrettò ad aiutarlo a riadagiarsi sul letto.
«Non può rimettersi in viaggio nelle sue condizioni. Vi possiamo ospitare per tutto il tempo necessario a farvi ritrovare le forze…»
Ma Et-Loom stava pensando a Ti-Eng-Lad, e a cosa avrebbe fatto se lo avesse trovato lì. Ad un attacco del malvagio Evocatore di Spettri, lui poteva riuscire a resistere anche in quelle condizioni, ma non sarebbe stato capace di proteggere i suoi due ospiti. La sua personale battaglia non doveva coinvolgere altre persone.
Ma forse ancora non lo avrebbe trovato.

L’agnello cucinato da Hurt fu il miglior pasto che il Druido avesse consumato da diversi mesi. Et-Loom osservava il boscaiolo con un certo interesse. Gli occhi di Hurt erano benevoli nei suoi confronti, ma alcune delle sue espressioni nascondevano qualcosa che non riusciva ancora a capire.
Jaill, tra un boccone e l’altro, tempestava il Druido di domande. Il giovane era affascinato dalla presenza di quel misterioso individuo, e quest’ultimo provava una particolare simpatia per il ragazzo.
Alla luce soffusa delle candele e di un piacevole focolare, Et-Loom trascorse la serata più piacevole degli ultimi anni. Anni impiegati a rincorrere demoni.
Ma durante notte la musica si fece sempre più insistente.

Non era giunta ancora l’alba quando decise di partire. Non poteva rischiare di mettere in pericolo le vite di Hurt e del piccolo Jaill, e la soluzione migliore era quella di andarsene via di nascosto. Questo era ciò che gli occhi di Hurt volevano dire. Questa era la cosa giusta da fare.
Aveva riacquistato le forze per camminare, e tra qualche giorno sarebbe tornato in perfette condizioni. Il suo bagaglio era già pronto, ma prima di metterselo in spalla e imboccare la porta di casa, vergò su una pergamena i ringraziamenti e saluti ai suoi due nuovi amici, con la promessa di tornare a trovarli.
Non poteva svegliarli. Non se la sentiva di affrontare lo sguardo del giovane Jaill che lo implorava di restare ancora un giorno, o magari di portarlo con lui. Tutti i ragazzi sognano di viaggiare e poi, quando realizzano la loro aspirazione, quello che più desiderano è fermarsi.
Ma non è facile abbandonare le correnti che trascinano un viandante. Un viaggiatore sa che un focolare si apprezza di più quando si ha sulle spalle molte notti trascorse sotto le stelle. Un pasto caldo ed un fuoco, e poi di nuovo verso il vento…
Si avviò verso l’uscita e poi fu di nuovo libero. L’aria fresca della notte appena trascorsa lo salutò. Lui chiuse gli occhi ed inalò il respiro della foresta.
Nelle ombre davanti alla casa qualcuno lo osservava con perfidia.
Ti-Eng-Lad lo aveva trovato.

Jaill si svegliò di colpo. Un forte rumore di detonazione lo aveva scosso. Suo padre dormiva ancora accanto a lui.
Silenziosamente scivolò da sotto le coltri raggiungendo la porta della stanza. Spinto dalla curiosità, il ragazzo corse fuori a veder quello che stava succedendo, e senza saperlo si ritrovò dentro l’inferno.
Et-Loom aveva il volto teso da un incomprensibile sforzo. A pochi metri di distanza un’oscura figura dagli occhi di fuoco plasmava, con mani scheletriche, meccanici gesti di morte. Fiamme azzurre e gialle avvamparono i corpi dei due combattenti, mentre Jaill, pietrificato dallo stupore, rimaneva immobile vicino al Druido. E quel gesto gli costò la vita.
Un esplosione di luce illuminò il cupo mattino. La luce della vita e del dolore, che accoglie il giorno con i riflessi di una realtà amara.
Ti-Eng-Lad giaceva a terra immobile, estirpato dalle ombre come una radice velenosa. Ma sullo stesso prato giaceva il corpo della speranza. Jaill sorridente, Jaill felice, Jaill onesto. Un bambino.
Ma la Regina dell’Oblio non aveva ancora terminato le sue manovre. Esausto Et-Loom guardava con occhi vacui la casa del boscaiolo, e prima di crollare anche lui a terra, per accompagnare Jaill nel lungo viaggio senza ritorno, vide ciò che lo avrebbe tormentato per l’eternità. Immobile sull’uscio di casa vide Hurt urlare. Lo spettro del padre di Jaill vibrava le sue corde morte, urlando la sua disperazione.
E nel silenzio di quell’urlo, l’angoscia vinceva la sua partita.

QUESTO RACCONTO FA PARTE DELLA RACCOLTA “RACCONTI DEL MILLENNIO PASSATO”

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