IL LIBRO DI FLORIA

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Due anni fa ho iniziato a scrivere una favola per il mio primo figlio. L’ho interrotta a metà, e nel frattempo è nato il secondo. Adesso stiamo aspettando il terzo e ho pensato bene di concluderla.
È l’inizio di un nuovo progetto di collaborazione insieme a mia moglie. Io scrivo le storie e lei le illustra. In questo modo abbiamo messo insieme questo piccolo librettino che è una specie di romanzo-favola per bambini, con richiami alla fantasy più classica.
Il corvo Giammi narra dall’alto del suo albero preferito le avventure di Wolly e Seb, le leggende del Mago Rosso e di Scirra, la Signora delle Acque. I riferimenti alla vita reale sono molti, ma solo chi mi conosce bene potrà distinguerli.
Il libro è in vendita sulla Bottega di Willoworld, il mercato on line di Lulu. Potete anche visitare la pagina ufficiale del Libro di Floria. Qui sotto un breve assaggio dell’opera.

IL MAGO ROSSO E LA RAGAZZA FIAMMA

Lontano mille cieli, esisteva un corvo che raccontava le storie. Sedeva su un albero vecchio, sopra il ramo più alto, e se qualcuno passava dappresso, lui lo invitava ad ascoltare.
Il corvo si chiamava Giammi e parlava la lingua “corvesca antica”, un dialetto ormai perduto da molti uccelli della sua famiglia. Ma si diceva che le storie più belle si potessero raccontare solamente in antico corvesco.
Ci si chiederà; “ma come si può ascoltare una storia in una lingua sconosciuta?”
Ebbene, l’antico corvesco è una lingua molto difficile da parlare, ma ciononostante tutti possono comprenderla. Ecco perché Giammi era il miglior raccontastorie del paese di Floria.
Floria era una vecchia città sul grande fiume. Le storie di Floria sono innumerevoli, e forse andrebbero raccontate tutte quante, ma purtroppo non abbiamo abbastanza pagine per farlo. Si narreranno solamente quelle preferite dal gracchiante Giammi.
Il grande fiume di Floria si chiamava Aron, ed era come fatto d’oro. Al tramonto però diventava rosso, e poi scuriva insieme alla notte. E la notte di Floria aveva due compagne, Lula e Nania, e illuminavano i tetti, e le terrazze, ed i giardini, e tutti i vicoli ed i vialetti di pietra della città.
Già perché a quel tempo vi erano due lune nel cielo, ed avevano questi nomi; Lula l’azzurra e Nenia la rossa. Quando poi le due lune si sposarono, lasciarono il firmamento alla loro adorata figlia, la stessa che oggi vediamo tutti splendere in cielo insieme alle stelle.
La gente di Floria, quando scendeva la notte, puntava il naso all’insù e osservava i due astri brillare. Poi recitava un’antica frase di buona sorte: “Il signore della notte veglia su di noi. Allora tutti i bambini possono dormire tranquilli.”
Ma i bambini di Floria sono curiosi e scaltri, ed amano arrampicarsi sugli alberi e sui balconi più alti, così possono guardare Lula l’azzurra e Nenia la rossa, insieme a tutte le luci della volta celeste.

Tra questi bambini ve ne era uno molto particolare, del quale Giammi raccontava spesso. Si chiamava Wolly ed aveva gli occhi più penetranti di tutti i ragazzi di Floria. Quegl’occhi vedevano molto in profondità, e riuscivano a toccare sempre il cuore di ogni cosa. E quando si tocca il cuore delle cose, diventa più facile disegnarle.
Così Wolly portava sempre con se un quaderno sul quale ritraeva bellissime scene di avventure. Nessuno sapeva se lui le immaginava soltanto o se ne era anche testimone. Disegnava il Mago Rosso, che abitava presso la sorgente del fiume Aron, ma che nessuno aveva mai visto. Disegnava il Nano dei Fossi, che viveva al di là delle colline. Ed anche l’uomo dalla testa di serpe, che si diceva dormisse nelle paludi sotto le montagne.
Molti chiedevano a Wolly se avesse davvero incontrato quei personaggi, e lui rispondeva di si. Ma nessuno in fondo gli credeva. Perché agli uomini piace credere solo a ciò che li conviene credere.
Wolly aveva un grande amico che si chiamava Sebastian, ma tutti lo chiamavano Seb. Aveva i capelli del colore della paglia ed il naso all’insù.
Quando Wolly iniziava una frase, Seb trovava sempre il modo di concluderla. Erano davvero come due parti di uno stesso qualcosa, e perciò si dicevano amici.
Il corvo lo sapeva bene che i due ragazzi avevano davvero visto il Mago Rosso, una notte di primavera, quando i lupi scendono dalle montagne attratti dai fuochi dei contadini.
Wolly e Seb tornavano dal paese di Betulla, dove viveva la nonna di Seb. La nonna si chiamava Aurora e faceva delle buonissime focaccine e pizzette, poco più grandi di una moneta, e soffici e gustose come non si erano mai sentite.
I due amici erano stati tutto il giorno a giocare a pallone nel giardino di nonna Aurora, tra una focaccia e un bicchiere di spuma. Si era fatto tardi e le lune si erano alzate, mentre il sole cominciava a diventar rosso. Dovevano tornare a casa, e per farlo avrebbero dovuto percorrere per più di un ora il sentiero d Betulla Alta, una via che attraversava i grandi campi di grano a sud di Floria.
L’aria era quella frizzante della primavera, dove molti insetti danzavano in misteriosi girotondi. I campi di grano, man mano che il sole scendeva, si coloravano di arancione.
Ad un tratto un vento freddo proveniente da est percorse tutta la valle, e le spighe incominciarono a muoversi al suo ritmo. I due ragazzi sembravano due naufraghi in un mare rosso, e così affrettarono il passo. Non che avessero paura. Wolly e Seb, quando stavano insieme, non avevano paura di niente e di nessuno. Era solamente questione di buonsenso.
Proprio nel mezzo del grande campo di grano si ergeva una gigantesca quercia. Quando i contadini andavano a mietere, nelle calde giornate di luglio, si riposavano sotto le folte chiome di quell’albero. E mentre si riposavano, placavano la loro sete con freschi boccali di birra dorata, e raccontavano storie, e ridevano di cuore. All’ombra della grande quercia i contadini ritrovavano la forza per continuare la mietitura.
Ma il giorno in cui Wolly e Seb passarono di là era un giorno di maggio, e i contadini non c’erano. Erano soli, davanti alla distesa di oro rosso, e guardavano la sagoma del gigantesco albero, mentre il sole ormai scompariva dietro le colline.
I ragazzi si fermarono di colpo stropicciandosi gli occhi. Volevano assicurarsi di non stare sognando. Un brivido percorse i loro gracili corpi, e non solo per colpa del vento che si era alzato. Sotto la quercia vedevano muoversi qualcosa. Una fanciulla con lunghi capelli color del rame, vestita di sete gialle e arancio, piccola e leggera come una farfalla. La vedevano muoversi e danzare al tempo di una musica inudibile, forse nascosta dal vento.
E mentre la guardavano, i due ragazzi si accorsero che emetteva una strana luminosità, e che danzava come una fiammella, e la sua luce illuminava la quercia e le spighe di grano che la circondavano. Il suo nome era Émpira, ed era conosciuta come la Ragazza Fiamma.
Wolly e Seb non riuscivano più a muoversi, perché erano come ipnotizzati. Persero anche il senso del tempo, e presto spuntarono le prime stelle. Si affacciò Freida, la stella del buon presagio, e subito dopo anche la sua gemella Ida, l’astro del buon senso. A nord invece apparve Kadù, la stella della discordia. Nell’oscurità dei campi, illuminati solamente dalle due lune e dai bagliori della Ragazza Fiamma, un’ombra più scura di tutte le altre apparve.
I due ragazzi non la videro subito, presi com’erano dalla visione della fanciulla. Se ne accorsero un attimo prima che quella figura, che in realtà era un uomo, facesse apparire dal nulla un globo di luce accecante. Allora Wolly e Seb poterono osservare quell’uomo che si ergeva in mezzo al campo di grano, proprio di fronte alla ragazza.
Sembrava molto più alto di quello era in realtà, ma è questo l’effetto che in genere gli uomini potenti fanno sulla gente normale. Indossava una tunica rossa e aveva lunghi capelli corvini, che li uscivano fuori dal cappuccio ricadendogli sul petto. Teneva un lungo bastone saldamente piantato alla sua destra. Era un bastone da mago.
Osservava rapito la danza della ragazza, e così i due ragazzi ebbero il tempo di nascondersi nel grano alto, per poter continuare a seguire gli eventi senza essere scoperti.
Ad un tratto il tuono riempì le orecchie di Wolly e Seb, benché nessun lampo nel cielo li avesse avvertiti. Ed infatti il tuono non proveniva dal cielo ma dalla voce dell’uomo vestito di rosso, e forse preannunciava un nuovo tipo di tempesta.
Si trattava del Mago Rosso, ne erano certi. Viveva ad est, mangiava i fulmini e la sua voce era il tuono. La gente lo descriveva così.
I due ragazzi sentirono quel boato trasformarsi in parole.
«Émpira, come hai osato lasciarmi! Tu appartieni a me. Torna adesso, te lo ordino!»
Ma la ragazza continuava a danzare come se non lo avesse neanche sentito.
Allora il tuono riprese a parlare.
«Tu mi ami, lo hai detto. Perciò tu appartieni a me adesso! Torna, ti supplico.»
E mentre le parole del Mago Rosso rimbombavano nei campi, la luce della ragazza si affievoliva.
I ragazzi osservavano la scena attraverso le spighe di grano. Tenevano la bocca aperta ed il fiato sospeso.
Il tuono continuò.
«Guardami, mio amore. Io sono come te, imperituro. Eterno come le montagne. Ed è così anche per il nostro amore. Torna da me!»
Mentre pronunciava queste ultime parole, la luce di lei svanì, inghiottita dalle tenebre della notte. I due ragazzi provarono a guardare più attentamente sotto l’albero, ma la Ragazza Fiamma era scomparsa.
Allora udirono un grido che squassò le montagne, aprì il cielo e offuscò le stelle. Il Mago Rosso stava piangendo, perché desiderava più di ogni altra cosa possedere il suo amore. Ma l’amore non si possiede.
L’amore è come il respiro. Lo trattieni quanto basta per tenerti vivo, ma devi lasciarlo andare. Solo così potrai riprenderlo ancora, ed ancora, ed ancora… Ma il respiro è fatto d’aria e non riuscirai mai ad imprigionarlo.
E così è l’amore.
Anche il mago scomparve, accompagnato da un forte riflesso ed elettriche vibrazioni. Wolly e Seb si guardarono intorno, ammutoliti, estasiati. Senza neanche accorgersene, Wolly aveva disegnato sul suo quaderno la sagoma dell’uomo. La scena di cui erano stati testimoni viveva adesso nel suo disegno.
I due ragazzi ripresero il cammino, e nel loro cuore avevano un solo desiderio: andare a dormire.

Tratto da: Il Libro di Floria di GM Willo

Illustrazioni di copertina a cura di Kirsten Wagenaar (www.kartworks.net)

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Illustrazione sul retro.

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