PRELUDIO AI MUSIKANTI DI AMBERYN

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Da qualche settimana sto lavorando ad un secondo progetto di narrativa per bambini, I Musikanti di Amberyn, che spero di poter pubblicare entro la fine di questa settimana. Finalmente l’illustrazione che fará da copertina del libro è pronta (nuovamente opera di mia moglie www.kartworks.net), e mancano soltanto le ultime correzioni.
Nel frattempo ho buttato giù una specie di preludio alla storia, un racconto che narra alcuni eventi antecedenti al romanzo vero e proprio. Il racconto verrà aggiunto alla fine del libro stampato e sarà parte effettiva dell’opera.
Attraverso queste poche pagine si può già intuire l’ambientazione della storia. Una fantasy semplice, con un richiamo a un’altra mia altra grande passione; la musica.
In questo ipotetico paese, che ho chiamato Amberyn in omaggio ad una leggendaria avventura di D&D, la magia viene richiamata dai più abili suonatori, chiamati appunto Musikanti.
Come per il precedente Libro di Floria, mi sono ispirato a una terra reale. Un paese del nord, sul mare, senza rilievi e con un vecchio mulino. È la mia terra adottiva: l’Olanda.
Il significato della storia non si appoggia sulla classica metafora del bene e del male, ma vuole essere un’ispirazione alla saggezza. La conoscenza è una cosa bellissima, ma bisogna saperla usare, e se non la si sa usare, forse è meglio lasciarla perdere.
Il libro potrà essere acquistato su Lulu oppure scaricato gratuitamente in formato PDF.
Stay tuned!

LA STORIA DI COME IL MAESTRO RUBEN FERMÓ IL CICLONE INGANNANDO IL TRICORNO

In cui si narra di come il maestro Ruben e il maestro Kreger suonarono insieme e maturarono i loro rancori, in tempi antecedenti la nascita di Teodorius.

Questa è la storia del maestro Ruben e del ciclone che si abbatté su Amberyn, in una lontana estate che i marinai continuano a ricordare per le sue eccezionali temperature.
Erano molti giorni che il vento non si alzava, e il porto di Denhak sembrava un luogo abbandonato. Le barche sciaguattavano pigramente sul molo deserto. Tutti quanti erano a cercare un po’ di refrigerio nelle cantine, dove si serviva tè freddo con l’aggiunta di un po’ di rum.
I governatori erano preoccupati. Il commercio era fermo e i generi alimentari scarseggiavano. E poi il caldo facilitava il diffondersi delle malattie, che a quei tempi erano sempre molto insidiose.
Era così caldo che neanche i Musikanti avevano voglia di suonare, e poi la gente non aveva neanche voglia di ascoltare. Tutti attendevano che il vento si alzasse, e portasse via l’aria stagnante che si era depositata sulla città.
Ma come succede spesso, perché al destino non manca di certo il senso dell’umorismo, il tempo cambiò repentinamente e in maniera preoccupante. Tra i marinai girava già da tempo la voce che quella calma non poteva che preannunciare una tempesta, ed infatti la tempesta giunse, e nessuno se la dimenticò più.
Il cielo si oscurò e il giorno divenne notte in pochi istanti. Il vento increspava le onde del mare, che incominciarono a riversarsi sulla spiaggia e sul molo. Sempre più alte.
La pioggia tardava ad arrivare, ma il tuono brontolava e i fulmini si tuffavano nel mare, uno dopo l’altro, in una sorta di danza elettrica. E infine arrivò il diluvio, e sembrò non voler più cessare.
Ruben era il primo violinista del palazzo del governo. L’orchestra era composta da un violoncellista, un violista, due flautisti, un arpista e un suonatore di marimba. Le composizioni erano intricate e morbide, capaci di richiamare un potere sottile che esplorava le menti. La magia dei Musikanti di palazzo veniva usata proprio per questo. Si individuavano le spie e si scoprivano i criminali.
Ma l’orchestra di Ruben non era certo capace di fronteggiare il ciclone che si stava abbattendo su Amberyn.
Ci si rese infatti conto fin da subito che se non si fosse trovato un rimedio al più presto, il mare avrebbe letteralmente inghiottito la città di Denhak, insieme a tutti i suoi abitanti.
Il vento aveva già spezzato molti alberi maestri, scaraventandoli sul molo e sulle strade del porto. Le barche più piccole erano state trascinate via dalle correnti. Le onde continuavano ad alzarsi, allagando i vicoli e le cantine.
«Maestro Ruben, cosa possiamo fare?» domandarono i governatori riuniti insieme nel palazzo. Fuori il vento e la pioggia sbattevano sulle alte finestre.
«Non molto, purtroppo» rispose il violinista. «I nostri incantesimi non sono abbastanza potenti per fermare il ciclone. Ci vorrebbero dei suonatori di tamburo, oppure dei cornisti.»
«Come i membri della Congrega del Tricorno?» insinuò il ministro del commercio. Tra tutti era lui il più preoccupato, perché i danni riportati al porto avrebbero messo in ginocchio il mercato del paese.
«Si. Il Tricorno potrebbe calmare la tempesta, ma non credo che gli interessi. Owen, il capo della congrega, vive a sud nel suo castello, dove insegna ai suoi allievi. La tempesta non è un suo problema, ed è noto il suo malcontento nei riguardi del governo» rispose Ruben.
«Ma suo figlio Kreger è qui. È stato visto in una locanda del centro. Insieme a lui c’erano altri due Musikanti. Forse potrebbero unirsi alla vostra orchestra.»
Ruben non nascose il suo scetticismo.
«Si dice che Kreger sia come suo padre, se non peggio. Non si unirà a noi.»
«Ma è la nostra unica possibilità. Ci parli lei, maestro. Lo convinca.» Adesso il ministro lo stava supplicando, e lui intuì che non gli era possibile rifiutare quella richiesta.
«Va bene, ci proverò. Ma non posso promettervi niente.»
E così Ruben andò a trovare il maestro Kreger, che alloggiava in una lussuosa locanda di Denhak. La tempesta infuriava su di lui, mentre attraversava le viuzze allagate del centro cittadino. Il vento aveva scoperchiato molti tetti, e la povera gente cercava di ripararsi dalla furia del ciclone con qualsiasi espediente. Molti avevano abbandonato le loro abitazioni, cercando riparo da amici e parenti. La situazione stava diventando disperata. Doveva riuscire a convincere il cornista a suonare insieme a lui, se voleva salvare quelle persone.
Kreger sedeva davanti al fuoco, nella sala comune della locanda. Parlava insieme ai suoi compagni, due giovani Musikanti appartenenti alla Congrega. Negl’occhi avevano brama di conoscenza, e per questa ragione si erano avvicinati al Tricorno. Desideravano scoprire i segreti dei suoni, estendere la loro conoscenza magica, anche a prezzo della loro integrità.
Ruben si sedette ad un tavolo vicino e ordinò da bere. Ascoltò per un po’ la conversazione dei tre, e aspettò che fosse lo stesso Kreger a iniziare a parlare.
I due Musikanti si conoscevano di fama, ma non si erano mai incontrati. Ruben non voleva recitare il ruolo di quello che aveva bisogno di aiuto, anche perché Kreger non avrebbe mai fatto niente per niente. Perciò l’unica soluzione possibile era un negoziato. La partita era incominciata, e non voleva dare al suo rivale il vantaggio di ribattere per primo. Così afferrò il suo boccale di birra e attese gli eventi.
In principio Kreger fece finta di non vederlo, ma dopo una decina di minuti cedette alla tentazione.
«Tempaccio là fuori, vero violinista!»
«Puoi dirlo forte!» Ruben accennò un sorriso di scherno.
«Inutile continuare a fare finta di niente. Tu sei venuto qui a chiedermi qualcosa, vero?»
«Cosa te lo fa pensare? Il Tricorno non ha una buona reputazione quassù.»
«Volete fermare la tempesta e avete bisogno dei nostri corni. Lo sappiamo musico, abbiamo i nostri informatori.»
Ruben squadrò il suo interlocutore ma non fece trasparire alcuna emozione. Parlare era come suonare. Servivano tempi e ritmi giusti, non solo le parole.
«E cosa vuoi in cambio?»
«Perché dovrei volere qualcosa in cambio. Potrei essere spinto da puro altruismo, non credi?»
«No, non credo!» rispose Ruben, storcendo la bocca.
«E fai bene a non crederci, violinista!»
I compagni di Kreger risero sguaiatamente alla battuta, ma il loro capo li zittì con uno sguardo. Poi, da una borsa di cuoio che giaceva sul tavolo, estrasse una grossa cartella di pelle. Era un porta-spartiti, un oggetto comune tra i musici e i menestrelli. L’aprì e ne estrasse un foglio pergamenato pieno di simboli e numeri. Era la tipica scrittura dei Musikanti.
«Suona questa insieme a me e ti aiuterò a placare il ciclone.»
Ruben allungò con diffidenza la mano verso lo spartito. Lesse velocemente le note, immaginandosi la musica nella sua testa. Si trattava di un incantesimo complesso, che richiedeva un assolo di violino centrale. Era una sorta di chiamata, una magia di contatto. Giunto agli ultimi simboli Ruben intuì il significato di quella canzone. Era l’evocazione di un demone.
«Sei completamente pazzo!» rispose il violinista, restituendo a Kreger la pergamena.
«Beh, allora mi dispiace. La nostra conversazione termina qui.» E dicendo questo, il cornista volse le spalle a Ruben e tornò a parlare ai suoi compagni.
Allora il violinista si alzò e gli andò incontro. Si fermò proprio davanti a lui, guardandolo dall’alto verso il basso.
«Va bene, accetto. Ma solo se riusciremo a fermare la tempesta. E se proprio vuoi richiamare i demoni, lo faremo lontano dalla città, nelle foreste a sud. Siamo d’accordo?»
Kreger alzò lo sguardo e un sorriso maligno gli deformò il viso.
«Siamo d’accordo, musico!»
E così i Musikanti si ritrovarono sull’ampia terrazza del palazzo del governo, mentre il vento incalzava e la pioggia sbatteva. I fulmini continuavano a tuffarsi nel mare, che nel frattempo si era pericolosamente alzato. Se la tempesta fosse continuata, il porto di Denhak ed i suoi abitanti sarebbero stati spazzati via.
La canzone si alzò con un rullare di tamburo. Il suonatore di marimba era anche una abile batterista, e in quella situazione serviva tutta la potenza delle percussioni. Gli archi intrecciarono il tappeto sonoro della melodia, e i flauti offrirono il giusto spessore all’arrangiamento. Ma il lavoro più importante era quello riserbato ai corni.
Anche se le idee di Kreger non erano delle più onorevoli, la sua abilità di Musikante era indubbia. Il suono del corno, accompagnato da quelli dei suoi due compagni, si insinuò nella canzone al tempo giusto, movendosi insieme alla melodia per prenderla per mano e trascinarla.
Quando la canzone ripeté il motivo principale, al culmine della sua forza, il cielo oscurato dalle nubi si squarciò, e un raggio di sole colpì in pieno la terrazza. I musici continuarono a suonare, rapiti dalla bellezza della canzone, e Ruben non poté fare a meno di notare che il primo cornista stava suonando con tutta la passione che aveva dentro. In quel momento provò un po’ di dispiacere per il piano che aveva escogitato.
La tempesta fu placata, e il sole tornò a splendere su tutta Amberyn. La gente si rimboccò le maniche e ricostruì quello che era stato distrutto. Lentamente la città di Denhak tornò alla normalità.
Ma Ruben doveva mantenere la promessa, e per lui le avventure non erano ancora terminate.
Seguì i tre componenti del Tricorno, addentrandosi nelle foreste che occupavano il sud del paese. Quando furono lontani da qualsiasi abitazione, il gruppetto trovò una radura che si prestava a quello che Kreger aveva in mente. Avrebbero intonato la sonata che richiamava un antico demone.
Il cornista estrasse dalla sua cartella lo spartito, porgendolo al violinista. Gli altri conoscevano le loro parti a memoria. Al quarto battito, la melodia incominciò, un sonata possente, dominata dal suono impetuoso dei corni. Ma durante il pezzo centrale, là dove il violino doveva esibirsi nel suo assolo, le cose non andarono come Kreger si era aspettato. Ruben cambiò d’improvviso la sua parte e, prima che gli altri potessero fermarlo, intonò una semplice canzone del ritorno. La sua figura tremolò per un attimo davanti agli occhi allibiti dei cornisti, e poi scomparve. Quella magia lo aveva riportato in un baleno dentro al palazzo del governo.
Kreger non si dimenticò mai del tradimento di Ruben, e quando i due si confrontarono molti anni dopo davanti al vecchio mulino, il cornista si prese la sua vendetta.
Ma questo evento è narrato nelle Leggende di Teodorius il Musikante, mentre questa storia finisce qui.

© GM Willo – 2008
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2 risposte a “PRELUDIO AI MUSIKANTI DI AMBERYN

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