UN’ALTRA AMANTE

amante

Sento i rintocchi di un campanile vicino, note fantasma che percorrono il buio intorno a me, afferrando una morale che eluderei, se solo potessi. Ma non posso negare questa mia condizione. Ho ucciso stanotte, ed il cadavere me lo porto appresso. Sento il suo tocco gelido sulle mie spalle nude, due mani bianche, delicate, pietrificate dall’alito della morte, salde come un legame di sangue. Sono le catene che mi legano inesorabilmente a questo assassinio.
Ma chi ho ucciso stanotte?
Lei era solamente una stupida, come tutte le altre. Aveva aperto le gambe e ci era stata. Una puttana a prezzo scontato, un passatempo fittizio. L’ho usata fino al mattino, saziandola della mia lussuria, rivoltando su di lei la mia rabbia. Una notte come le altre.
Non c’era neanche il disco perlato ad illudermi del suo amore. E comunque non sarebbe riuscito a salvarla. Non avrebbe sedato mai la rabbia, la necessità di amare ed uccidere, di godere, di vivere e morire. Voleva il mio seme ed io gliel’ho dato. Può darsi che questa notte partorisca qualcosa. Forse questa storia è figlia sua. Allora toccherà a me proteggerla, perché ormai lei non vive più.
L’ho uccisa davvero io o è stato il sole, spuntato da poco sopra gli edifici di questa strada ancora vuota?
Quando mia figlia crescerà le dirò che io e sua madre ci siamo amati, per una notte, intensamente. E come le altre notti, non la scorderò mai.

Jonathan Macini – 1996

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