JIM LO SVENTRAPAPERE

Un grande ritorno per La Giostra di Dante: ecco a voi il nuovo racconto di Jack Lombroso!

-Ti giuro che è tutto vero amico-

Continuava a raccontarmi la stessa storia tutte le volte che ci incontravamo.
Alla quarta pinta partiva con il solito ritornello.

-Ti ho mai parlato di Jim. Jim lo sventrapapere?-
-Si- Rispondevo io -Almeno duecento volte-.

Lui rimaneva zitto per un’altra mezza pinta e poi attaccava.

-Ti giuro che che è tutto vero. C’era questo tipo, quando lavoravo giù al sud, che si inculava le papere fino a sventrarle. Era uno degli operai che lavoravano con me alla costruzione della ferrovia, posavamo a terra le rotaie. Si chiamava Jim, sarà stato alto almeno due metri e portava sempre dei vecchi jeans tutti logori che teneva su con due pezzi di spago, come fossero bretelle.-

Intanto io ordinavo un’altra pinta, giusto per affogare il cervello e permettergli di sopravvivere. Al banco di un pub trovi sempre quelli che hanno bisogno di raccontarsi. Di raccontare e raccontare ancora, senza mai dire niente. Parlano e parlano; per ore e di tutto, come se parlando purificassero la loro vita. Io odio i banconi dei pub, ma non sopporto di sedermi al tavolino come le coppiette del cazzo o come gli ubriachi che non riescono più a stare in piedi. Odio anche i pub. A dire il vero odio anche i bar, ma sono gli unici posti dove ti stappano la bottiglia senza fare troppe domande.

-Faceva un caldo bestiale amico. È così te lo giuro, faceva così caldo che la birra che pisciavamo era più fresca di quella che buttavamo giù dalle bottiglie e ne pisciavamo così tanta da ubriacare la terra intera. Comunque… La sera finito il lavoro ci portavano da mangiare con un furgoncino. Aveva la marmitta così piena di buchi che lo sentivamo a due chilometri di distanza. Ci scaricava la sbobba e ripartiva come se gli corresse dietro il diavolo, alzando un polverone tremendo. Col tempo imparammo ad allontanarci in fretta, ma i primi tempi ne mangiammo di quella polvere… Accidenti. Dopo aver finito la sbobba il vecchio Bob preparava il caffè facendo bollire l’acqua in un vecchio pentolino poggiato direttamente sul pezzo di legno che ardeva. Proprio come i vecchi pionieri. Era il caffè più schifoso che abbia mai bevuto in vita mia. Ad ogni sorso la polvere di caffè ti scendeva lungo la gola raschiandotela come fosse sabbia. Ma nessuno osava dire niente al vecchio Bob. Sembra che qualche anno prima avesse fatto bere a forza tutto il pentolino di caffè bollente ad un pivello che ne aveva parlato male. Ci teneva al suo caffè, cazzo… Ci teneva un sacco. Dopo il caffè di Bob ci giravamo a turno una bottiglia di whiskey fatta in casa. Ce la portava il contadino che abitava vicino al cantiere. Distillava quella roba in un capanno accanto al fienile e ce ne dava una bottiglia al giorno in cambio di una ventina di sigarette, che raccimolavamo mettendone due o tre a testa. Quando tutti si addormantavano sotto la luna, Jim, si alzava piano piano e spariva verso la fattoria. Nessuno se ne accorgeva tranne me, perchè io dormo poco amico. Puoi crederci è tutto vero, dormirò cinque ore al massimo per notte-

Io ogni tanto annuivo stanco. Avevo sentito quella storia tante di quelle volte che sapevo ormai dove annuire e dove fare la faccia stupefatta. Ordinai un whiskey, a sentirne parlare mi viene sempre voglia di un whiskey, e ci misi dietro un’altra pinta. Tanto per sopravvivere, sapete com’è ?!

-La prima sera che Jim si allontanò pensai che fosse andato a pisciare e continuai a pensare ai fatti miei. Il mattino seguente il contadino ci disse che una delle sue papere era morta, ma non aveva nessun segno addosso. Nessun animale predatore l’avrebbe lasciata li dopo averla uccisa. Sembrava morta di causa naturale. Noi continuammo a lavorare schivando la nube di polvere del camioncino porta-sbobba e stordendoci col whiskey. Quella notte Jim sparì di nuovo verso la fattoria, così lo seguii. Mi nascosi dietro un cespuglio non troppo lontano, riuscivo comunque a vederlo alla perfezione perchè la luna era piena e rischiarava tutto. È tutto vero amico, Jim era lì coi pantaloni abbassati e un’anatra in mano che starnazzava impazzita. Gli teneva il becco chiuso con la sinistra, mentre usava la mano destra per non fargli aprire le ali. È tutto vero amico mio. Jim tirò fuori l’uccello più grosso che abbia mai visto e d’un colpo cominciò a fottersi l’anatra. Jim aveva un affare tanto mostruoso che quasi impalò il pennuto. Che ti devo dire amico, dopo questa scena tornai indietro e finsi di dormire. Povera bestia.-

Mi dava col gomito nel fianco, appena si accorgeva che mi distraevo un attimo. Non sopportavo più quel suo modo di parlare così serrato e quel suo gesticolare agitato. Non ti lasciava tregua. Dovevi per forza essere partecipe del suo cazzo di racconto. Mi balenò l’idea di colpirlo con la pinta proprio sul naso, ma avevo già abbastanza casini con gli sbirri, così l’unica soluzione fu quella di ordinare un altro giro. Doppio. Ne avevo proprio bisogno.

Non avevo neanche finito di parlare che lui riprese.

-Il giorno dopo il contadino tornò e ci raccontò di nuovo la storia dell’anatra morta. Io guardai Jim che se ne stava all’ombra del grosso albero e sorrideva soddisfatto con una sigaretta che gli pendeva all’angolo della bocca. Il contadino non riusciva proprio a spiegarsi cosa diavolo stava succedendo, ma disse che anche oggi avrebbero mangiato anatra a pranzo, fortuna che piaceva un sacco a sua moglie. Jim quasi si soffocò in quel momento. Dette la colpa al fumo che gli era andato di traverso e si allontanò.
La notte, appena tutti si furono addormentati, Jim si alzò di nuovo. Jim. Gli dissi io. Guarda che lo so che sei tu che fai fuori le anatre fottendotele. Dovresti smetterla o alla fine il contadino si insospettirà.
Che ci posso fare vecchio, mi disse, hanno un culetto così stretto e caldo… E poi alla moglie del fattore piacciono da morire. Lo hai sentito anche tu.
Ti giuro che è tutto vero, amico mio. Dopo poco sentii un urlo così forte che si svegliarono anche gli altri. Corremmo verso la fattoria che aveva le luci accese e trovammo Jim steso a terra con i pantaloni ai ginocchi e la testa rotta . Il fattore si era nascosto dentro il fienile e lo aveva visto mentre cercava di scoparsi una papera. Era uscito fuori dal buio e prima che Jim se ne accorgesse gli aveva dato in testa con la pala che usava per spargere il letame. Si era rotto di farsi sventrare tutte le papere. Il giorno dopo Jim fu spostato di cantiere dalla ditta appaltatrice e non lo rividi più. Credimi amico, ti giuro che è tutto vero.-

Mi guardava come se aspettasse qualcosa.

-Allora amico, cosa ne pensi?-
-Penso che è un peccato che non lo hai incontrato te, quel fattore-

Le parole mi uscirono di bocca senza che me ne accorgessi. Lui mi guardò duro, come se gli avessi offesso qualcuno di caro.

-Cosa vuoi dire amico?-
-Voglio dire che tutte le volte che vengo qui mi racconti di Jim del fattore e della moglie che amava il ripieno. Non ce la faccio più capisci? Non mi interessa di tutta questa storia, che ha forza di sentire ho imparato a memoria-

Avevo anche addolcito la voce, perchè in fondo un po’ mi dispiaceva trattarlo male. Era un buon diavolo anche se rompicazzo.
Lui rimase un attimo in silenzio, non disse niente e si girò. Se ne ebbe tanto a male che non mi parlò mai più.

Lo avessi immaginato prima.

Sono tornato in quel bar qualche giorno fa dopo un’assenza di un anno almeno.
Non era cambiato niente anche le facce erano le solite.
Vidi il vecchio che se ne stava seduto al banco sul solito sgabello, dava le spalle alla porta e non mi vide entrare.
Accanto a lui c’era un ragazzo con i capelli rossi che buttava giù grossi sorsi di liquore scuro, da un bicchiere squadratro.
Mi sedetti due sgabelli alla destra del vecchio.

Lui si sporse un po’ verso il ragazzo dai capelli rossi e lo sentii dire

-Hey ragazzo, ti ho mai raccontato la storia di Jim lo sventrapapere?-

Così ordinai e scalai di uno sgabello avvicinandomi al vecchio, per sentire quella storia una volta ancora.

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