50 VOLTE STRONZO

Stronzo! Ecco che cos’è… Uno stronzo con la S maiuscola. E mi chiedo come mai non me ne sia accorto prima. Amico si diceva. Si, quando gli faceva comodo… Stronzo!
Al bar giravano la Giorgia e la Samanta. Le conoscevamo da una vita, noi. Io e lo stronzo, tanto per essere chiari. Negroncino e giornale, appoggiati al frigo dei gelati, a pensare come sarebbe stata perfetta una sigaretta in quel momento. E chi se la sentiva di andare fuori a fumare, con quel vento siberiano del cazzo. Stronzo anche lui!
Le belle potevano anche essere nostre sorelle, ma in una serata come quella anche le sorelle sono una buona compagnia.
– Che ne dici? Le portiamo a mangiare un boccone, poi passiamo al Rio per una caipirinha fatta bene, poi a casa tua. Ci divertiamo…-
– E vai! – risponde lo stronzo, su di giri più che mai. Se ci ripenso a quella faccia da stronzo che c’aveva, mi vien voglia di prenderlo a sberle. Ma io sono tipo placido. Non perdo tempo con le mani. Un “vaffanculo” o più spesso uno “stronzo” può bastare per chiudere una storia. E la nostra storia, quella mia e dello stronzo, è stata lunga, ve lo posso assicurare.
Abbiamo fatto le scuole insieme, dalle elementari a ragioneria, che abbiamo entrambi abbandonato al secondo anno. Stessa strada, stessa squadra di calcio, stessa compagnia e naturalmente stesso bar. Il bar jolly, per essere precisi. Trent’anni fianco a fianco, fino all’altra sera, la sera in cui lo stronzo si è rivelato per quello che era realmente. Niente altro che uno stronzo!
Le tipe le portiamo dal Turco, una trattoria che conosciamo bene. Si spende il giusto e il gestore ci tratta sempre bene; antipastini misti, primi abbondanti, vino della casa che va giù come l’acqua. Il successo è assicurato. La Giorgia arriccia il naso (che cazzo voleva, ostriche e caviale? Stronza pure lei!) ma alla fine è tutta contenta col suo filettino al pepe. La Samanta è più alla bona, e infatti quella sera la scelgo per me. Ci sono già andato tre o quattro volte, nell’arco dei dieci anni che ci conosciamo. Avventure sporadiche, per non rimanere da soli. È dolce, non bellissima ma caruccia alla sua maniera. Insomma, la serata si stava delineando nella maniera giusta, e sarebbe stata un successone se non fosse stato per quello stronzo. Si, scusate se batto il tasto, ma non ne posso fare a meno. Stronzo, stronzo, cinquanta volte stronzo!
– Facciamo un salto al Rio, vi va? –
Le bambine rispondono con degli urletti, come se andassero ancora a scuola. Come sono stronze le donne. Ne sanno una più del diavolo. Non fidatevi mai!
Saltiamo in macchina, quella dello stronzo, che c’ha un’alfetta rossa metallizzata da puttaniere di cui mi vergogno ogni volta. Però è lui che c’ha le possibilità, il papi col quattrino, l’appartamentino in centro, la casa al mare, il conticino in banca da “Stronzo DOCG”. Io faccio fatica ad arrivare a fine mese, però quando usciamo insieme sono sempre quello che offre. E qui lo “stronzo” spetta a me, non vi pare?
Al Rio tira una brutta aria, la sento appena ci mettiamo il piede dentro. Ci sono due buttafuori che conosco bene, e che lo stronzo conosce ancora meglio. Pensavamo che non lavorassero più lì, dopo l’incidente di un mese fa, invece…
Avevamo alzato il gomito, lo ammetto, ma io vi ripeto che sono un tipo calmissimo. Non farei male a una mosca… Fu lo stronzo, è già. Sempre lui. Quella sera non si reggeva in piedi. Si sarà fatto dieci drink, di quelli tosti, perché la brunetta al bar ci conosce bene e ci va pesante con il rum. Insomma, lo stronzo era più stronzo che mai, e così incomincia a dare noia a una tipa che balla. Lei lo manda a fanculo ma lui non la molla. Ovvio che lei alla fine le da dello “stronzo”, e che ve lo dico a fare. Aveva già capito tutto anche lei! Comunque gli armadietti (i buttafuori per intenderci) si avvicinano e gli dicono di stare calmo. Lui, da vero stronzo patentato, li manda a cagare e a quel punto succede il finimondo.
Forse sarà stato l’alcol, forse perché mi dispiaceva, ma intervengo anch’io. In meno di un minuto ci ritroviamo fuori dal locale, col culo sul marciapiede. Un’autentica tristezza!
Comunque entriamo con la Giorgia e la Sammy, e i due ci guardano di sbieco. Dico allo stronzo di stare calmo e ce ne andiamo al bar. La brunetta ci serve le caipirinhe, ci mettiamo a un tavolino e tutto procede a meraviglia, o almeno sembra. Non potevo prevedere quello che sarebbe successo nei minuti successivi. E come potevo, cazzo!
– Mi sta guardando quello stronzo? – mi domanda lo stronzo, riferendosi al buttafuori che lo aveva trascinato fuori dal locale qualche settimana prima.
– Non ci pensare neanche… –
– Che cazzo vuoi dire? Io gli stacco la testa a quello! –
– Ma dai, lascialo perdere. Non roviniamo la serata… –
– Non rovino un bel niente, vai tranquillo – e mi sorride, e mi convinco che è finita lì, che i bollenti spiriti del mio amico superstronzo si sono raffreddati, e ci aspetta una notte d’amore con le sorelline. Che ingenuo… Che stronzo, pure io!
La musica a palla ci risparmia discorsi inutili. Le bambine si parlano agli orecchi, io mi guardo in giro e lo stronzo continua a puntare il buttafuori. È l’ora di muoversi, mi dico. Ma la Giorgia deve andare al cesso, la Samanta ovviamente le va dietro, e lo stronzo si alza per andare a ordinare un altro giro. Gli dico che magari dovremo andarcene, e lui mi guarda con quel sorriso da stronzo che solo i più grandi stronzi della storia riescono a mettere su. Però mi tranquillizza.
– Dai, ci facciamo l’ultimo drink e poi ce ne andiamo. Offro io…-
Che stronzo! Se ci ripenso mi viene male al fegato!
Sprofondo nella sedia di plastica, perdendomi nel culo di una cubista. La caipirinha fa il suo effetto, insieme al litrozzo di vino bevuto a cena e i due amari a chiudere. Ho i riflessi troppo quieti per accorgermi di quello che sta per succedere. Vorrei scomparire in quel didietro, nel filo che s’immerge tra le due natiche di cioccolata. Le brasiliane sono altra roba…
BANG!
Mi giro di scatto, desto da un sogno erotico, guardo verso il mio amico, pardon, lo stronzo, e cosa ti vedo? Uno uomo a terra, vetri rotti e sangue sulla pista da ballo. Gli ingredienti perfetti per una canzone. Una canzone da stronzi!
Ricostruendo penso sia andata più o meno così: lo stronzo si è fatto passare una bottiglia di cachaca dalla brunetta, con la scusa di voler vedere la marca, poi si è girato ed ha puntato diritto verso l’armadietto, che può essere grosso quanto vuoi, ma una bottigliata in testa tirata bene butta giù anche un toro. E infatti mi vedo lo stronzo che si dilegua verso l’uscita, sfuggendo alla presa del secondo buttafuori, mentre il povero diavolo si dimena per terra con la faccia coperta di sangue. Che stronzi, tutti!
Tornano le sorelline. Le vedo uscire dalla toilette. E adesso cosa invento? Lo stronzo è già nella sua alfetta del cazzo, ne sono certo. Ed io come cavolo le riporto a casa? E poi vuoi vedere che quei due stronzi, appena si riprendano, se la rifanno con me? Questi e altri pensieri più macabri mi vorticano nel cervello avvinazzato. La soluzione è ovvia: devo filarmela…
Percorro la sala lungo il bancone del bar, con le spalle rivolte alla pista da ballo. Proseguo senza mai fermarmi. Con la coda dell’occhio intravedo lo stronzo del buttafuori che rientra nel locale  Penso, sono finito. Ma lui non mi riconosce e tira a diritto. Dieci passi e sono fuori. Il vento siberiano è una mano divina che mi accarezza la faccia. Mi dirigo verso la stazione degli autobus e mi accendo quella maledetta sigaretta agognata da un ora. Le leggi antifumo? Roba da stronzi, dico io!
Non l’ho più visto lo stronzo. Si tiene alla larga dal bar, e fa bene. Non per me, io sono tipo tranquillo. Sono la Giorgia e la Samanta, con le quali mi sono chiarito subito. Lo hanno sputtanato di brutto. Perché le donne ne sanno una più del diavolo, ve l’ho già detto no?
Che altro mi rimane da dirvi. Con questo “stronzo” sono a 45, quindi me ne mancherebbe altri cinque. Beh, quelli li ho lasciati alla fine, da gridare a squarciagola, più forte che posso, e non mi frega niente se la gente si volterà a guardarmi, e mi prenderà per uno stronzo. Ops, uno me lo sono giocato… Vabbé, allora chiudo. Quattro possono bastare, non vi pare? Anzi, facciamo una cosa, gridiamoli insieme, a quello stronzo. Cazzo, ne ho sprecato un altro. Allora sono solo tre. Forza, insieme…
STRONZO, STRONZO, STRONZO!

GM Willo – Altri Lavori

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