LA SOLUZIONE

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Sono un filamento impazzito, un’estensione di ciò che ero, un preludio a ciò che diventerò. Precipito dentro voragini di equazioni, confondendomi in una radice quadrata, moltiplicandomi dentro una graffa. Orge numerali che anticipano il grande avvento, la manifestazione di sua eccellenza, il fautore del tutto. Il Caso? Se così fosse, anche la mia risposta risulterebbe casuale, non pensate?
Una corrente alternativa mi sottrae al movimento. Fiumi di formule astratte corrono in direzione di una luce, una chiamata irresistibile. Mi accodo a un impulso vitale, probabilmente futuro. Forse sei te lettore, che leggi le mie peripezie, e non riesci neanche ad immaginare che la tua esistenza potrebbe essere confinata dentro una parentesi quadra, un giorno…
Ecco che appare in lontananza. Una costruzione così prominente da non riuscire a scorgerne l’apice. Un grattacielo di numeri ed incognite, un edificio imponente che estrae risultati alla velocità della luce. Le informazioni entrano da una porta alla base, mentre le risultanti fuoriescono da un’altra accanto alla prima. E sono tutte irrimediabilmente errate.
Ma la torre di equazioni continua a gonfiarsi, spicca sempre più alta, oltre le nuvole, fino agli spazi estremi della memoria disco. Noi, umili entità curiose, osserviamo attonite il grande esperimento. Ci teniamo a distanza. Ci stringiamo insieme, attendendo. Che cosa? Ma ovvio, la Soluzione…
La torre è stata voluta dai preti e dai grandi pensatori del domani, dai matematici, dai fisici, e dal novantacinque percento della popolazione mondiale, quella grossa fetta che non accetta un semplicissimo fatto, ovvero che non esiste alcuna soluzione.
Il Grande Emulatore del Caso arriverà, e mostrerà a tutti come si costruisce un universo. Non occorrono né architetti né aliti divini. Bastano solo una manciata di buoni dadi e il gioco è fatto.
La torre sta per esplodere. Continua a sfornare soluzioni errate, continua ad ingrandirsi accumulando input. Le fondamenta stanno per cedere. La struttura è vicina al collasso.
E mentre la guardo crollare, qualcosa si accende nel cielo, lassù dove l’estremità della torre era riuscita quasi a toccare i mondi di lato, quelli oltre lo spazio disco. È una luce chiara, un baluginio che occhieggia. È appena un attimo. Forse solo io riesco a percepirlo. Ma adesso so che l’avvento è vicino.
Ed io rimarrò qui, in fremente attesa.

Tapigora per La Giostra di Dante

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