GIOVANNA

giovanna

Andai da Giovanna il 27 maggio. Era in cella. Piangeva. Mi malediceva e mi pregava allo stesso tempo.
“Dove sei? Vieni fuori. Perchè non ti fai più vedere?”
“Non sono io che non mi faccio più vedere, sei tu che non vuoi più vedermi.”
“Non è vero. “
“Oh si, mia cara. Volevi andare oltre e non hai più sentito cosa ti stavamo dicendo. Non hai più voluto vedermi e io non sono più apparso.”
“Mi hai abbandonato qui a marcire. Qui in una prigione inglese. Perchè?”
“Vedi piccola. Stai sbagliando anche ora. Non ti ho abbandonato io ma il tuo Re.”
“No, non mi abbandonerà, gli ho dato un trono. Ho combattuto per lui. Per lui e per il mio Dio. Tu me l’hai comandato e io l’ho fatto.”
“ L’hai fatto perché eri destinata a questo e perchè l’hai voluto. Il tuo Re non te l’ha domandato.”
“ Mi hai lasciato sola, e guarda cosa mi hanno fatto… ti prego proteggimi, parlargli digli che è vero, non mi abbandonare.”
“Non posso parlare con chi non vuol sentire. Fidati di me Giovanna. Non temere, sarò al tuo fianco…”
“No, aspetta… non te ne andare.. non lasciarmi qui ancora… per favore portami via… nooo…”

Il suono delle grida disperate della ragazza svegliarono i carcerieri che accorsero alla cella e la trovarono vestita con abiti di foggia maschile.

La portarono davanti agli inquisitori e lì ritrattò l’abiura che aveva firmato, si difese ma era confusa, terrorizzata. Dall’ombra osservavo il processo. Nessuno mi vide, nemmeno Giovanna. Ascoltavo e guardavo il lento evolversi degli eventi e quanto gli uomini possano essere crudeli quando una cosa diventa inutile.

Arrivò il 30 maggio al mercato di Rouen. Una grande pira era stata allestita nel centro della piazza.

Giovanna fu condotta in catene. Pregava e piangeva. Piangeva e pregava.

“Dove sei?”
“Accanto a te.”
“Perchè lo fanno? Tu sei qui, parlagli, diglielo. Obbligali a lasciarmi. Ho fatto ciò che hai chiesto. Perchè?”

“E’ il libero arbitrio Giovanna. Ognuno decide di rispondere o meno alle convocazioni di Dio. Tu l’hai fatto. Io non posso fare altro.”

Continuò a pregare anche mentre leggevano la sentenza e le accuse.
Per un attimo avrei voluto prenderle la mano e farle sentire che non aveva sbagliato. Che doveva fidarsi. Ma la fede non lo permette. Doveva trovare la forza da sola. Doveva fidarsi di Dio anche allora che stava per essere condotta sul rogo. Doveva credere soprattutto allora… o sarebbe stato tutto inutile.
“Cosa devo fare? Cosa devo fare dimmelo! Parlami ti prego”

“Fidati Giovanna. Sarò qui.”

Non potevo fare altro per lei. Piangeva, era terrorizzata. Cominciò a invocare il nome di Gesù quando accesero la pira. Povera bambina aveva gli occhi gonfi e spiritati. Continuava a domandarmi il perché. Perché Dio lo vuole, perché gli uomini hanno deciso così. Cosa potevo dirle? Alle volte io stesso dubito del nostro operato. Attesi finché la coscienza di Giovanna non fu altro che cenere.
Mi chiedo se alle volte il mio Signore non sia un po sadico. In fondo poteva dargli una fine più indolore.
Tornai al mio posto tra gli angeli, un giorno avrei forse trovato Giovanna al mio fianco. Allora avremmo chiacchierato a lungo di quel giorno e di tanti altri.

G.

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