GENTIL NOVELLA DI NATALE

elefantello

Con passo quasi leggero l’Elefantello Vello si aggirava per il prato colorato, raccogliendo con la sua proboscide un mazzetto di fiori profumati. Erano tutti molto diversi tra loro; alcuni avevano odori pungenti, altri tinte infinite. Insieme costituivano davvero un bel mazzetto, un dono speciale per un gruppo di curiosi amici.
Lentamente discese la collina, mentre l’orizzonte moriva travolto dal fuoco nel cielo. Egli giunse a sera presso la valle, con il mazzetto di fiori stretto in alto ed un eterno sorriso sul grasso viso. La sua meta era una solitaria casa di legno vicino al ruscello, un focolare che ospitava un gruppetto di Stranfigure.
Giunse davanti all’entrata della casetta bussando al tempo di una vecchia canzone. Il Coniglio Sbadiglio aprì la porta e riconobbe subito l’Elefantello, che salutò ed invitò ad entrare. Fu così che, come ogni anno, l’Elefantello Vello venne ospitato alla corte di quel fuoco. Egli era giunto per accontentare i suoi amici.
Quello era infatti un giorno molto speciale, il giorno più bello dell’inverno, il giorno in cui, secondo la leggenda delle leggende, l’Elefantello Vello giunge dalla sua collina eternamente fiorita per portare con se il magico dono dei colori e dei profumi.
Estraendo dal mazzetto un fiore alla volta, incominciò a consegnare i regali.
Al Gatto Fiacco (a cui piace il tabacco), porse un fiore dalle larghe foglie da fare essiccare, per poi arrotolarle in eccellenti sigari.
Una violetta ricca di petali fu il regalo di Ramarro Catarro (il quale conosceva da tempo le pene della Tosse Tormentona). Si lasciava bollire nell’acqua per qualche minuto, e il vapore aiutava a mandar via la tosse birbona.
Poi fu la volta di Coniglio Sbadiglio, che attendeva da tempo un forte tè che lo potesse svegliare un po’. “La margherita blu e rossa può darti quella scossa”, gli disse l’Elefantello porgendogli il fiore. E poi andò avanti con gli altri doni.
C’era infatti il Pastore Cantore (un cane di razza!) che aspettava un bel fiore da distillare in liquore (dal piacevole odore e dal forte sapore). Col fiore in questione, il Pastore Briccone ne distillò un bottiglione…
Una rosa straordinaria fu consegnata alla Rospetta Vanitosa, che nei suoi amati stagni si riposa. A lei piace circondarsi di profumi delicati, invitando malandrina i suoi amanti adorati.
Ed infine anche il Segugio Intossicato, che sniffa il polline non tagliato, ricevette il suo regalo. Un bocciolo tropicale dal contenuto allucinogeno, che faceva sognare dimensioni lontane.
Appena l’Elefantello Vello porse il suo ultimo regalo, si esibì un aggraziato inchino e poi scomparve magicamente dalla stanza. Le sei Stranfigure alla corte del fuoco continuarono a divertirsi e a raccontarsi storie.
Un’altra festa era giunta e già al presente volgeva le spalle. L’Elefantello Vello ritornò pian piano verso la collina eternamente fiorita, portando a termine come ogni anno la sua missione.
Ma di sicuro sarebbe tornato l’anno dopo, puntuale come sempre, il 25 Dicembre.

GM Willo 1996

Dal libro:

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2 risposte a “GENTIL NOVELLA DI NATALE

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