BREVE DIARIO D’ARTISTA

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18 Ottobre 19..
Questo è il mio primo diario. Sarà anche l’ultimo.
Stanotte è proprio una serata umida. Continua a piovere ormai da tre giorni e pare che non voglia smettere… questo tempo bastardo. La pioggia mi ha sempre aiutato a creare, ma stasera ho disegnato proprio robaccia. Ma tanto che importa, gli editori non capiscono mai un cazzo di quello che pubblicano. Tanto vale mi pulisca il didietro con quelle vignette e ci stampi poi il mio nome in fondo, in basso a destra, insieme alla fottuta data di oggi. Poi domani glielo consegno ed invento qualche cazzata a proposito delle nuove tendenze d’avanguardia e del fumetto d’autore moderno. Loro annuiscono soddisfatti e mi pagano un mucchio di soldi. E poi me li bevo tutti, quei soldi bastardi!
Spero che nessuno perdi tempo a leggere questo diario, altrimenti mi prenderanno per l’ennesimo artista anarchico, sempre pronto a distribuire gratuitamente parolacce filosofiche contro il materialismo, il progresso e la massa. Sfortunatamente si è già detto anche troppo su questa merda e a me adesso non me ne frega proprio niente. Che razza di dannato ipocrita sono per giudicare tutto e tutti sempre in questo modo? Dico: “Spero che nessuno legga questo diario” e allora perché cazzo lo starei scrivendo?! Maschere. Ancora maschere. Paura di rivelare me stesso anche ad un foglio bianco.
Ebbene lettore, brucia questa prima pagina e adesso ascoltami perché ho delle cose importanti da confessare. Io m’ubriaco tutte le sere e non sopporto più di sentirmi normale. Non ricordo più cosa ero all’inizio di questa maledetta carriera, ma oggi riconosco cosa sono diventato.
E mi chiamano ancora artista! Ipocrita ubriacone, ecco il mio vero nome.

24 Ottobre 19..
Per quale motivo scrivo questo diario? Beh, il fegato non mi regge più, lo sento. Prendetelo come una cronaca dei miei ultimi giorni, e fatevi due belle risate alla faccia della carriera di un’artista e del suo fottuto successo. Se ripenso a dieci anni fa mi sento ancor peggio. Neanche allora era facile ma almeno c’era l’amicizia. Vedevamo tutto come un sogno. Rapiti da ideali proibiti, giocavamo ad essere artisti, rincorrevamo una chimera. Ed oggi scopro che quel gioco era molto più bello della realtà. Affogato dentro mari di vino è il ricordo di come quel periodo finì, e di come io mi separai da loro. Solo ora richiamo alla mente quel giorno in cui uno sconosciuto venne da me. Puntandomi una pistola alla tempia mi disse di seguirlo. Lui si chiamava Successo e mi condusse sulla Via Carriera, una bellissima strada dove per anni ho avuto il piacere d’incrociare maschere dagli amichevoli sorrisi di plastica, mani sempre pronte a dare e prendere senza chieder altro, bicchieri pieni che in fretta si svuotavano, e tante, tante altre attrattive. Quanto è merdoso l’ambiente artistico oggigiorno! Un secolo fa i Grandi sedevano davanti a un tè, si fumavano un sigaro alla faccia degl’ignoranti e degli operai. Poi, senza nessun impedimento, liberavano i loro pensieri e i loro sentimenti. Oggi invece ci s’incontra in un locale balordo, butti giù la pasticchina che ti allunga il bastardo marocchino e poi magari, con il cervello saturo di veleno, parli di tendenze con il re degli incapaci che pretende di esser un autore moderno e originale. La causa di tutta questa merda non è solamente la dispersione di ogni genere artistico, ma il non riuscire più esprimere ciò che realmente uno vuol dire, solo per paura che non venga preso sul serio. Questa assidua ricerca dell’originalità uccide il vero spirito artistico. Perché non potrei prendermi una tela e andare in collina a dipingere un tramonto? È vero che milioni di persone possono ormai farlo, ma cosa vuol dire? Non è il sentimento che richiama l’arte? I miei fumetti non sono altro che il risultato del lavoro di una mente abile, che si lascia trasportare dalla fantasia creando il nuovo, l’originale. Luci artificiali dai mille colori, ma gelide come l’inverno. È forse per questa società di merda che mi sconvolgo? Ma certamente no. Che il mondo sia diventato una grossa cacca lo sanno ormai tutti. Il mio problema è che non lo posso evadere. Non ci riesco. Dieci anni fa riuscivo a esprimere ciò che volevo per davvero. I miei amici mi imitavano e ancora oggi seguono le mie idee di un tempo. Non sono famosi quanto me, ma almeno sono rimasti coerenti con loro stessi e le loro opere. Anche se non sono state mai riconosciute, valgono mille volte di più delle mie, fottute creazioni di un’assidua ricerca del nuovo, artifici senz’anima.
Vorrei poter tornare a giocare…

27 Ottobre 19..
Oggi ho consegnato il lavoro e mi hanno detto: “Complimenti, è un’idea grandiosa! Farà sicuramente colpo.” Non l’ho retto. Mi sono comprato una boccia di sano whisky e me la sono scolata alla faccia degli editori.
E tu caro diario come stai? Ti piace esser scarabocchiato in questo modo da un relitto come me?
Ho deciso, domani vado a dipingere in collina e mi porto dietro un fiasco di chianti. Ha smesso di piovere.

30 Ottobre 19..
Incomincio a non sentire più i dolori. Ormai da mesi sentivo spaccarsi le interiora in bruciori al limite della sopportazione. Ora tutto va meglio. Non sento quasi più niente.

3 Novembre 19..
Ieri non ho toccato una goccia d’alcol e oggi lo stesso. Forse dopotutto non ho ancora deciso di lasciare questo mondo bastardo, anche se non si può fare altro che rimandare.
Ho chiamato l’editore e gli ho detto che mi sarei preso una vacanza e lui, conoscendo i miei vizi, me l’ha concessa volentieri. Non so cosa mi sia successo. Il primo del mese è ovviamente piovuto ma da ieri in cielo splende un sole meraviglioso e la temperatura è salita. Forse è il tempo che mi ha messo così di buon umore. Comunque ho deciso; vado sulle colline a dipingere. Da qualche parte giù in cantina ci devono ancora essere le mie vecchie tempere, il cavalletto, la tavolozza e i pennelli di quando da giovane (troppo tempo fa!) mi dilettavo trasognando una carriera da eterno romantico. Acquisterò una buona tela e farò del mio meglio. Forse chiamerò anche qualcuno dei miei vecchi compagni. Ho ancora i loro numeri di telefono, se non hanno cambiato residenza. Mi sento quasi stupido, in questo stato di normalità, a vergare le righe di questo diario. Doveva essere la cronaca dei miei ultimi giorni, ma forse a conti fatti non lo sarà. Questo sole splende davvero con vigore; pare che si faccia scherno dell’autunno ormai inoltrato.

6 Novembre 19..
Il sole se n’è andato e io sono ancora qui. Non pensare male di me, lettore. Si, sono andato a comprare la tela e, sono sincero, volevo davvero andare sulla collina a dipingere il tramonto. Non è colpa mia se il sole se n’è andato. Non è colpa mia se è ricominciato a piovere.
Tutta quest’acqua. Quanta acqua! A noi non piace l’acqua, vero? Noi ci beviamo qualcos’altro!

8 Novembre 19..
Ieri sera mi ha chiamato una voce del passato. Ho sentito il telefono squillare, ho cercato di alzarmi dalla poltrona ma le mie gambe erano intorpidite. Quando infine sono riuscito a sollevare la cornetta pensavo che fosse ormai troppo tardi. Invece mi ha risposto. Era lei. No, non sto a raccontarvi chi era… Accontentatevi solo di “era lei”, vi prego.
All’inizio mi ha parlato con sincera euforia, contenta di chiacchierare nuovamente insieme a un vecchio amico. Dopo un po’, accortasi delle mie condizioni, è cambiata e ha assunto un tono preoccupato. Io ho iniziato a piangere e poi ho riattaccato.
No, non voglio essere aiutato. Non c’è più nessuno da aiutare!

11 Novembre 19..

Continua a piovere. Ieri sera mi sono bevuto una bottiglia e mezzo di scotch. Non riuscivo a sopportare niente. Oggi non ho mangiato. Ogni cosa che ingoio la rigetto. Sto male. Cristo, perché scrivo queste cazzate. A nessuno importa della fine di un fottuto ubriacone.
DEBOLE DEBOLE DEBOLE…
MI FACCIO RIBREZZO.

14 Novembre 19..
Ieri notte ho sognato. Era da tanto tempo che non mi succedeva. Mi trovavo dall’editore ed avevo appena consegnato un lavoro. Dovevo scendere con l’ascensore ma invece questo è incominciato a salire e salire per infiniti piani, fermandosi ogni tanto per lasciare entrare qualcuno. Poi è arrivato all’ultimo piano dove tutti quanti siamo usciti e ci siamo guardati attorno. Allora mi sono accorto che le persone che mi circondavano erano i miei vecchi amici, e l’ascensore ci aveva fatti uscire all’aperto in mezzo alle colline. Siamo saliti insieme per un sentiero e ci siamo fermati su un terrazzo con una vista meravigliosa. Il sole stava per tramontare. Sul terrazzo erano pronti dei cavalletti e delle tele, e insieme, senza esserci scambiati una parola, abbiamo iniziato a lavorare in silenzio.
Poi sono arrivati i crampi e mi sono svegliato.

15 Novembre 19..
Non piove ma il cielo è grigio, ed io non nessuna voglia di aspettare la primavera per rivedere il sole. Perché perdere tempo a sognare di dipingere uno stupido paesaggio? Non saprei neanche da dove incominciare.
Mi bevo un goccio.

17 Novembre 19..
Caro diario, sono sempre io, l’ubriacone. Lo sai che è ricominciato a piovere? Strano, no? Io sono sempre qui insieme alla mia amica, dolce amante che si lascia svuotare. In questi giorni non succede proprio niente. Per che cazzo di motivo esisti, dannato diario, se non c’è mai nulla di cui parlare! Che vuoi che succeda a un debole ubriacone bastardo? Lui beve; non sa fare altro. E non si sente più le gambe, sai? Si lascia proprio andare. No, mi dispiace, ma non dipingerà  mai più sulla collina. No, caro diario, i colori si sono tutti seccati. La tela resterà bianca. E non gli va neanche più di scrivere. Quindi, sai cosa ti dice…
Addio!

JM – 1996

Tratto dal libro “Sebastian Claw e altri racconti

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