LA CANZONE DI FRAGOLE E MIRTILLI

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Salice ascoltava il canto della civetta, assurdo musicante nello scenario di grattacieli e auto in corsa della città. Lasciate le spoglie di ragazzo, abbandonate le terre delle favole, egli viveva adesso la via della svolta, l’approssimarsi dell’età adulta, mentre gli occhi schiariscono e il giallo dei capelli sbiadisce, un drappo che ovatta le percezioni cala drasticamente sul cuore. Solo le rare civette della città abbracciata dalla notte riescono a far breccia oltre quel drappo.
Prendere la corsa di un autobus significa rimanere prigionieri dei propri pensieri per un po’ di tempo. I lampioni gettono pozze di luce arancione sull’asfalto, un paesaggio che con molta fantasia può distorcersi e prendere un significato totalmente diverso.
La civetta calò sopra una pozza di luce nella strada diventata vuota. Salice, in piedi accanto alla fermata del bus, divenne testimone e protagonista di quel nuovo scenario.
«Salice, ti ricordi di me?»
Non sentiva le parole proferite dalla civetta. Le assaporava sulla lingua come se fossero fatte di zucchero.
«No, non mi ricordo. Chi sei?»
La civetta spiccò il volo verso di lui mentre la pozza di luce s’increspava come fosse fatta d’acqua. Volò fino a sopra la sua testa posandosi sul cartello che indicava la fermata.
«Non ti ricordi la passeggiata nel bosco insieme al tuo amico ed il bivacco con la tribù dei Cappelli Rossi?»
Le parole avevano adesso il sapore dell’anice e della liquirizia. Salice ricordò un sogno lontano e sorrise.
«E’ vero, adesso ricordo. Tu ci cantasti la canzone delle fragole e dei mirtilli, e fu il migliore dei dessert dopo quel delizioso stufato preparato dalla gente del bosco!»
«Già, fu davvero una bella serata. Però tu non l’hai mai raccontata…»
Le ultime parole lasciarono sulla bocca di Salice un retrogusto amaro.
«Scusami civetta, non volevo fare torto a nessuno, ma di questi tempi sono molto indaffarato. Famiglia, bambini, lavoro, tutte cose molto importanti che prendono il mio tempo. Ti prometto però che appena ho un minuto prenderò carta e penna e scriverò la nostra piccola storia.»
La civetta fece un balzo verso di lui e si posò sulla sua spalla. Adesso le parole erano mielate.
«Sarebbe fantastico! Aspetterò con impazienza nella mia forma vagante della Rete. Laggiù sono una falena, lo sapevi?»
«No, è bellissimo. Vieni pure nel mio mondo quando vuoi. Tu ei tuoi amici siete tutti ben accetti!!»
«Verremo senz’altro. Ma come intitolerai la storia?»
Salice ci penso un attimo poi rispose: «La Canzone di Fragole e Mirtilli»
«Perfetto!» esclamò zuccherosamente la civetta, e con un balzo si tuffò nella pozza di luce sull’asfalto. Quando le increspature si dispersero la pozza tornò ad essere luce riflessa, le auto tornarono a correre avanti e indietro e l’autobus si fermò davanti a Salice.
Prima di pensare a qualcos’altro si augurò di perdere presto un’altra corsa.

GM Willo 2006

Tratto dal libro:

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