LA RICERCA

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Dentro me, alla ricerca di qualcosa che ho perduto molto tempo fa, un’immagine, una verità, oppure solamente una parola. Nelle prigioni del denaro e della voluttà, fino a ieri ero incapace di vedere le cose che succedevano al di là delle sbarre, forse gli schermi di tanti televisori, dispensatori di realtà a basso costo. Ogni sbarra un canale diverso, un programma diverso, una nuova bugia. Ma adesso, dentro queste dannate prigioni, mi tornano alla mente sequenze di vite passate, esistenze diverse di mondi lontani.
Al cospetto di pietre gigantesche, custodi di strani segreti, io udii, io vidi, io sentii. I totem s’innalzavano sulle verdi colline, in luoghi abitati solo dal vento e dalle stelle, nelle lunghe notti. Erano le pietre di un mondo senza più tempo, senza più memorie, oggi rilegato alle favole, all’impossibile. Le pietre insegnavano agli eremiti, ed io fui anche uno di loro. Vagai per anni alla ricerca della conoscenza, spinto da qualcosa di innato, una comica verità alla quale ero legato.
Descrissi cammini già tracciati, presi decisioni già scritte, per giungere infine alla presenza di quei giganti di pietra, sulle colline sempre verdi… E fu così che conobbi la verità, ma alla fine di quell’esistenza mi sfuggì, e la ruota descrisse il suo giro.
Vissi anche nel tempo dei sacri alberi, in un mondo dal cielo purpureo. Possedevo il dono del volo, planavo leggero sulle grigie lande di quel mondo fatto di ferro, alla disperata ricerca dell’unica isola verde del pianeta. Nel mezzo di un oceano di petrolio, scorsi un lago azzurro ed un’isola al centro di esso. Era l’unica bellezza di quel mondo. Era lì che si trovavano i sacri alberi, anch’essi custodi dell’unica verità. La verità alla quale ero stato legato per tutte le mie esistenze, passate, presenti e future.
I sacri alberi mi parlarono colmandomi di conoscenza, saturando il mio essere di vibrazioni cosmiche. Ed infine io seppi, e piansi, e volai via…
Mi tornò il ricordo di un universo d’acqua. Nuotavo da un pianeta all’altro, ignaro delle ragioni che mi spingevano ad andare avanti senza mai fermarmi. Continuai così, per innumerevoli segmenti di quel tempo così diverso da questo, finché non giunsi al pianeta più lontano, una sfera cava che conteneva un altro universo. Furono le stelle di quel nuovo universo a parlarmi della verità che andavo cercando. La loro musica  mi  rivelò ciò che già avevo saputo e dimenticato più volte. Diventai una stella in mezzo a loro e continuai ad emanare luce e suoni per tutta l’esistenza di quel cosmo. Ma finì anche quel tempo.
Molte altre vite ricordai, e molte altre morti. Fu questa la mia nuova ricerca, in questo assurdo mondo pieno di prigioni dalle sbarre televisive.
Quando riuscirò a ritrovare la mia verità, le porte di queste prigioni si dischiuderanno, permettendomi di oltrepassare la soglia della conoscenza. Mi basterà un solo passo per arrivare laggiù, dove non è importate sapere, possedere, dire o fare, ma quel che conta è essere.
Presto arriverà una nuova fine. Presto incomincerà qualcosa di nuovo. Perché? Beh, è così che cospiriamo insieme all’infinito, sin dall’inizio del tutto.
E la ruota continua a girare…

Jonathan Macini 1997

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