LA GRANDE OCCASIONE

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Il morto è venuto da me l’altra notte per parlarmi del trapasso. Già dal primo sguardo mi è sembrato sbronzo, ma in quel momento non aveva importanza. Si è seduto accanto a me, su mio letto di morte, e mi ha sorriso. Non sapevo perché, ma ero sicuro che fosse uno spettro. E lo era per davvero, lo giuro!
Il morto aveva gli occhi limpidi di un bambino, o di un ubriaco, oppure di entrambi. Mi si è fatto vicino e mi ha parlato…
«Ehi amico, non aver paura. Vedrai sarà come scendere in cantina. Sarà come farsi un cicchetto o due. Non temere! Lei non viene da te con una falce, ma con una bottiglia di buon vino. Fidati. Chiudi gli occhi adesso. Dormi…»
E così, con un sereno sorriso sulle mie violacee labbra, mi sono addormentato. La morte mi ha concesso un altro giorno, ma ora non ho più paura. Sono pronto ad affrontarla.
È arrivato il tramonto. Intuisco i suoi colori, al di là delle pesanti tende di velluto scuro. Sento che il momento sta per arrivare. Ed io mi tengo stretto nella mano il bicchiere delle grandi occasioni.

GMW 29 Marzo 1997

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