LO SPACCIATORE DI OCCHI

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Il vicolo era mal illuminato e puzzava come una latrina. Mi metteva a disagio.
Quando entrai nel piccolo negozio mi sentii anche peggio.
Come c’ero finito in quella situazione?
Ah già, era stata Nike.
Nike, lei era una di quelle che ti convincono, che quando le incontri non le puoi dimenticare.
La vidi la prima volta al pub del guercio, qualche mese prima. Si sedette accanto a me come farebbe una vecchia amica e, dopo essersi presentata, cominciò a parlare liberamente.
Mi sentivo bene con lei accanto, anche se pensai che fosse un po’ strana. Non ci provai nemmeno, la confidenza che mi dava era quella che si danno due amici e non lasciava trapelare altro.
Non so come ma, alla terza pinta di birra, finimmo col parlare della visione che ognuno di noi aveva della vita. Gli esposi le mie opinioni e lei mi ascoltò in silenzio. Aveva uno strano scintillio nello sguardo, e fu lì che mi accorsi che aveva un occhio viola e uno nero.
«Dovresti andare nel negozio del signor Foster» mi disse quando terminai. «Lui ti regalerebbe una visione del mondo più… sferica! Sei troppo estremista nelle tue idee, rammenta che ci sono diversi modi di vivere la vita. Per viverla intensamente intendo.»
Risi. «Cosa venderà mai questo magnifico Signor Foster per fare una meraviglia del genere» la schernii.
Lei rimase seria. Solo un piccolo e ambiguo sorriso sulle labbra. «Non posso svelartelo. Se ti va vacci, sta nel vicolo dei ciechi. Digli che ti mando io, lui farà il resto.»
Prese un sottobicchiere e scrisse, in bella calligrafia, l’indirizzo, la parola “sfera” e “con affetto Nike”.
«Dagli questo, lui farà il resto» disse, infilandomi il sottobicchiere in tasca.
Non incontrai più Nike e non pensai più a questa storia. Almeno fino a stamattina, quando ritrovai quel sottobicchiere. Lo rigirai a lungo tra le mani prima di decidermi. Mi vestii, lo infilai nella tasca della giacca e mi avviai a lavoro. Ci sarei andato una volta finito il servizio fotografico per il giornale, pensai.
E così a sera andai in quel vicolo puzzolente, dentro quel negozio di chincaglieria grande quanto uno sgabuzzino.
«Buona sera posso aiutarla?» chiese una vocina dietro al bancone. Ebbi una sgradevole sensazione quando incrociai lo sguardo dell’ometto che aveva parlato. Aveva una faccia da topo e le mani ossute che sfregava con vigore. Gli occhi poi erano qualcosa di inquietante ed ipnotico. Due pozzi neri senza fondo. Si poteva perdere il senno a guardarli troppo a lungo.
«Ecco… io…» balbettai agitato. «Veramente io non saprei. Nike mi ha dato questo e mi ha detto di dirle che mi manda lei.» Misi il sottobicchiere sul bancone per evitare un qualsiasi contatto fisico con quell’uomo.
Il sorriso che apparve sul volto del signor Foster era qualcosa di spaventoso, era come se il suo volto fosse stato tagliato da un coltello affilato.
«Molto beeeene!» disse, con una cadenza fastidiosa. «Mi segua caro signor?»
«Sullivan» risposi mentre lo seguivo.
Non ricordo molto bene quello che accadde dopo. So solo che quando mi svegliai la testa mi pulsava fastidiosamente e Nike era al mio fianco.
«Ben svegliato» mi salutò sorridendo. La trovai differente dall’ultima volta. Non so cosa fosse ma mi sembrava di vederla sotto una luce differente. Ebbi una fitta di dolore alla parte sinistra della testa.
«Cosa… cosa mi ha fatto?» domandai guardandomi intorno. Ero sdraiato in una stanza completamente bianca, c’era odore di disinfettante e di incenso.
«Una piccola meraviglia» disse dolcemente Nike. Si alzò e andò a versare in una tazza del liquido caldo. «Bevi, ti farà passare il dolore» disse porgendomi la tazza.
Passò un po’ di tempo e il dolore passò. Rimasi nella stanza ancora due giorni poi finalmente riuscii ad alzarmi. Nike ogni tanto veniva a trovarmi, per il resto del tempo restavo da solo.
Quando uscii mi accorsi che qualcosa era cambiato. Non riuscivo a definire cosa, ma più mi guardavo attorno più mi accorgevo che sentivo le cose diversamente. Più che altro vedevo le cose diverse. Il negozio, che prima mi sembrava angusto ed inquietante, ora lo vedevo come un piccolo gioiello di curiosità. Lo stesso Signor Foster, che non avevo più visto da quella sera, mi sembrò meno minaccioso, addirittura gentile. Passando davanti a uno specchio notai qualcosa. I miei occhi erano diversi. Il destro era uguale a prima, ma il sinistro aveva un altro colore. Avevo un occhio grigio e uno nero. Perplesso, guardai prima Nike e poi il signor Foster.
«Ma… ma cosa avete fatto?! Perché i miei occhi sono così?» domandai, leggermente spaventato
«Non è nulla ragazzo mio?» rispose il signor Foster con tono pacato. «È solo una magia per farti vedere il mondo in più maniere. Diciamo che è la piccola magia dello spacciatore di occhi.»
Da allora non vidi mai più né Nike né il Signor Foster.
In compenso vidi molte più cose a cui un tempo sarei stato cieco.

G.

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