LA SINDROME DEI CONTORNI

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Dove finisce? Dove incomincia?

Improvvisamente la casa fu scossa dalle urla di panico di tutta la famiglia, e per un attimo i vicini pensarono al peggio; un guasto al televisore (magari l’antenna!). Invece niente di così sconvolgente aveva colpito la famiglia Trenzi, anche se che ciò che successe non fu certo cosa da nulla.
Il piccolo Odenio, ultimo genito dei coniugi Trenzi, era stato colpito da una terribile malattia agli occhi. Sulle prime sembrava che questa dovesse portarlo alla cecità, ma poi, come il dott. Sulfio confermò dopo la visita, si comprese che si trattava della “Sindrome dei Contorni”, ovvero l’incapacità di definire i confini delle cose.
Questa insufficienza però non influenzava solamente il mondo materiale, ma sembrava aver effetto anche sui pensieri del ragazzo. Il suo carattere infatti, da quel giorno in cui i suoi occhi non riconobbero più le forme, subì una strana metamorfosi; le sue idee divennero illogiche, i suoi pensieri vaghi, e i suoi discorsi privi di sostanza.
La famiglia chiese al medico se esistessero dei rimedi per quella strana malattia, ma il bravo dott. Sulfio ammise che non ve n’erano. Bisognava solamente sperare che l’effetto interno (ovvero quello riguardante i pensieri del paziente) non peggiorasse. Un’eventuale complicazione infatti avrebbe con molta probabilità provocato al ragazzo uno stato di incompatibilità sociale, e il possibile intervento delle Forze dell’Ordine Morale. Il rimedio legale per un soggetto affetto da tale condizione era ben conosciuto: il C.I.P.M.N. (Centro d’Isolamento per il Mantenimento della Normalità).
Il ragazzo non era consapevole del suo stato, ma sembrava che quella nuova vita avesse portato un sorriso sul suo volto. I suoi occhi, che facevano fatica a distinguere gli oggetti, brillavano adesso di una luce più viva.
È  risaputo che questa rara malattia produce alcuni singolari effetti sul soggetto: improvvisa euforia, una leggera misantropia, forte convinzione delle proprie idee e un chiaro disinteresse per la società.
Dal punto di vista fisico i malati della Sindrome dei Contorni, oltre ai problemi motori dovuti alla vista (non definendo il bordo delle cose tutto pare un’accozzaglia di colori senza forma), mostrano anche una certa fragilità e una forte predisposizione alle malattie (anche se dai test medici non sembra che ciò sia dovuto a uno scompenso delle difese immunitarie). Ed infatti Odenio, tra un raffreddore e un mal di gola, trascorreva la sua vita in serenità, tanto che i suoi genitori, pur provando un po’ di dispiacere per la disgrazia, si felicitavano del fatto che il loro caro figliuolo fosse sempre allegro.
Un giorno il ragazzo disse al padre: «Papà, so che le cose che vedo con i miei occhi non sono quelle che vedono gli altri. Per questo voglio dipingerle. Voglio che la mia famiglia e le persone che mi amano vedano ciò che io vedo, perché penso che sia bellissimo.»
Ma dipingere, come qualsiasi altra forma di espressione, era assolutamente vietato, e il padre tentò inutilmente di spiegare questo al figlio che, non comprendendo quel confine, continuò a pregarlo di soddisfare il suo desiderio. E alla fine lo accontentò.
Di nascosto comprò carta e colori e disse al figlio di tenersi ben lontano dalla finestra della sua camera ogni volta avesse intenzione di dipingere, poiché se qualcuno lo avesse visto si sarebbe cacciato nei guai. Odenio allora raccolse le immagini dei suoi pensieri e delle sue visioni, componendo splendidi quadri che parlavano di colori, di luci, di melodia e di verità, la verità che solo lui poteva vedere.
Non si sa bene chi le avvertì, ma una sera le Forze dell’Ordine Morale irruppero in casa Trenzi e  trovarono i  quadri del ragazzo. Lo portarono via, lontano dalla famiglia, nel solo posto in cui un soggetto come lui non avrebbe inquinato la normalità.
Oggi Odenio ha ottantasei anni ed è ancora rinchiuso nella sua stanza di sicurezza del C.I.P.M.N., ed i contorni che lui vede sono ancora gli stessi; troppo vasti per essere compatibili con il mondo esterno.
Ma in fondo questo va bene anche a lui, che si guarda indietro un attimo e rivede la sua lunga vita dentro una cella. Era giusto chieder di meglio?
Poi una forma scura che pare umana si avvicina a lui con una falce in mano. Ma ai suoi occhi anche questa si rivela confusa. Anche questa non possiede confini.

GM Willo 1996

Tratta dal libro:

I RACCONTI DEL MILLENNIO PASSATO

RACCONTI DEL MILLENNIO PASSATO

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