IL PITTORE – Due storie in sintonia

Mi riallaccio all’idea precedente; pubblicare due storie, una nuova ed una vecchia, legate tra loro dal solito soggetto. É la volta del “Pittore”.

L’illustrazione qui sotto é di Daniele Frisina. Questo é il suo sito.

il-pittore-due-storie-in-sintonia

IL PITTORE
di GM Willo

C’era una volta un pittore che voleva dipingere di bianco il pavimento di una grande stanza senza porte.
Quando volle colorare l’ultimo pezzo si accorse che i suoi piedi avrebbero lasciato delle impronte.
Il pittore doveva finire il suo lavoro al più presto, ma non riusciva ad escogitare una soluzione per evitare di lasciare quelle impronte.
Fu quando spiccò il volo attraverso una finestra che riuscì a terminare il suo lavoro.

1995

IL PITTORE
di G.

C’era una volta un pittore.
Era giovane e pieno di idee ma difettava in un punto. Era troppo impostato.
Le regole per lui erano tutto!
I suoi quadri erano perfetti, senza il minimo errore. Precisi e ben calcolati, studiati sin nel minimo dettaglio, ma privi di anima.
Ogni quadro che trasgrediva le regole veniva abolito, cancellato e rifatto da capo. Mai nessun sentimento di rabbia, odio, delusione avrebbe dovuto trapelare da essi.
Non che queste cose non ci fossero nei suoi quadri, ma erano tutte filtrate dalla grande regola della perfezione che il pittore si era imposto.
Il nostro pittore era così ossessionato dal non mostrare il suo vero spirito che lo nascondeva e lo reprimeva persino nella vita di tutti i giorni, tanto che alla fine si convinse che quello fosse il suo vero essere.
Come tutti gli esseri umani però, anche il nostro pittore doveva sfogare questi sentimenti e per questo aveva un confidente. Il confidente del pittore era un grillo, un piccolo grillo che ogni notte ascoltava le sue confessioni e le sue frustrazioni per poi (come fanno tutti i grilli) rispondergli e consigliarlo per il meglio.
Ovviamente, come tutti i grilli parlanti, anche questo piccolo grillo non fece una bella fine. Un giorno venne spiaccicato dalla scarpa del pittore ormai troppo convinto che le regole fossero la sua vera essenza.
Fu così che continuò nel suo lavoro di pittore, apprezzato e ben stimato ( si sa nel mondo le regole ben seguite sono sempre ben accettate e piacciono ai più).
Non infranse mai le regole e non deluse mai le aspettative dei suoi cari e del suo pubblico.
Quando non riuscì più a dipingere con precisione e accuratezza decise di ritirarsi vivendo di rendita e di qualche apparizione qua e là per il mondo.
Quando fu ormai vecchio e canuto, il pittore ritrovò i suoi pennelli, i suoi colori e una vecchia tela bianca nel fondo buio della sua cantina.
Portò il tutto nella sua camera e cominciò a guardare la tela con i suoi occhi lattiginosi. Fu un attimo poi prese il pennello e lo inzuppò di colore cominciando a dipingere con forza. Dipinse così senza nemmeno disegnare prima la tela, lasciandosi trasportare dagli anni e dal sentimento.
Il risultato fu uno spettacolo commovente.
Sulla tela aveva preso forma una figura grottesca e allo stesso tempo bellissima. Era triste e felice, dolce e malvagia. Racchiudeva in se l’essenza stessa della vita.
Il pittore la guardava come rapito, poi si prese il capo stanco tra le mani sporche di colore e pianse, come piangono i bambini che hanno perso la cosa più cara per loro.
Dopo pochi minuti il pittore si ricompose, poggiò la tela da una parte e si preparò per la notte.
Quella notte successe qualcosa di insolito. La tela su cui era dipinta la strana creatura cominciò a pulsare. Avete presente un cuore quando comincia a battere, quando finalmente prende vita qualcosa? ecco la tela pulsava come un cuore appena nato, e più pulsava e maggiore era la vita che appariva nel volto della creatura finché essa non uscì dal quadro.
La creatura si mosse con grazia infinita e si avvicinò al letto del pittore.
Lo accarezzò sulla fronte  come una madre fa con il suo bambino, poi cominciò a parlare sommessamente. Aveva in se tutte le voci del mondo e tutti i suoni della terra.
“Padre mio, mio caro padre. Finalmente ti sei liberato di quel giogo che ti ha oppresso per tanti anni. Finalmente mi hai creato. Povero padre mio quante vite non hai incontrato per questa tua paura. Quante occasioni perdute. Ma inutile piangere ormai, ora sei libero e questo è l’importante. Potrai stare sereno e tornare ad abbracciare i tuoi cari. Ora io vivrò per te. In me hai finalmente infuso la tua anima e tutto il tuo essere, io sono il tuo testamento padre mio. Io ora vivrò in eterno e chiunque mi vedrà non potrà non commuoversi davanti a me. Alcuni si sentiranno pervadere dalla gioia infinita, altri soffriranno, altri ancora avranno paura ma nessuno potrà mai rimanere impassibile.” Baciò dolcemente la fronte del pittore e come un lampo tornò nella tela.
Il mattino chi andò a trovare il pittore trovò un’espressione di pace sul suo volto e accanto al letto un quadro al quale, ancor oggi, nessuno può rimanere indifferente.

2009

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