CONDIVIDERE É REATO

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Ci sono sogni che vanno raccontati, perché altrimenti poi ci si dimenticano ed è proprio un peccato, non so se mi spiego. Cioè, questa cosa me l’ha detta un mio amico, il Cantini, un soggetto che vi raccomando. Ma a parte questo, forse c’aveva proprio ragione. I sogni fanno in fretta a scomparire dalla capoccia. A volte manco mi ricordo quello che ho mangiato a colazione.
Invece questo m’è rimasto proprio impresso, tanto che gli dissi al Cantini che poteva andare tranquillo perché me ne sarei sicuramente ricordato. Ma lui mi guardò con quei suoi due occhi da merluzzo, e fiatandomi una boccata di Tavernello in faccia mi disse: «Non ti fidare… scrivili sempre i sogni importanti. Non lo sai che siamo tutti un po’ profeti?»
E allora eccomi qui davanti a questo dannato foglio. Era dai tempi del liceo che non mettevo dieci righe una sotto l’altra, cioè righe nel senso scritte… vabbè, non ci confondiamo adesso.
Insomma, inizia il sogno che sono dietro allo scooter del Testa, un vecchio amico. Testa perché ovviamente c’ha una testa che se te la ritrovi davanti al cinema fai prima a andare a casa vederti i pacchi.
«Oh Testa, vai piano!» gli urlo da dietro. Lui fa finta di nulla e sorpassa il quattordici, quello doppio, che passa proprio a pelo sulla corsia. Dalla parte opposta arriva un furgoncino bianco Iveco. BANG! Le luci si spengono.
Mi risveglio (ma sto sempre sognando) in un letto d’ospedale. Tubi, tubicini, macchine, flebo, un monte di stronzate, e accanto a me c’è il Testa, sempre lui. Eppure è diverso, me ne accorgo subito. Sembra più vecchio.
«Oh Testa! Che cavolo è successo!»
Lui si scuote perché non si era accorto che mi ero svegliato, poi mi guarda come se fossi un fantasma.
«Sei sveglio!» borbotta.
«Certo, e allora. Perché fai quella faccia?» domando io, e intanto mi accorgo che sembra davvero molto più vecchio.
«Perché sono vent’anni che dormi! Eri in coma. Ti ricordi l’incidente?»
Ecco spiegato tutto, mi dico. Insomma, mi ero giocato vent’anni di vita. Che sfiga, chissà quante scopate mi ero perso, per non parlare delle partite della Viola.
Comunque il sogno si velocizza. Dico al Testa di portarmi i vestiti che voglio fare un giro. Lui mi da una mano a prepararmi, e dieci minuti più tardi siamo già in strada.
«Dammi una sigaretta, vai!» gli chiedo.
«Non posso» risponde lui.
«Che hai smesso?»
«No, è che le cose sono un po’ cambiate… dopo ti spiego.»
Io rimango basito ma continuiamo a camminare. Arriviamo alla stazione dei taxi.
«Facciamo un salto da te?» gli chiedo.
«Va bene.» Poi mi apre lo sportello e paga la corsa al tassista.
«Io ti seguo col motorino» mi dice.
«Allora non c’è bisogno del taxi, ti salto dietro.»
«No, non si può.»
«Certo che non si può, ma lo fanno tutti.»
«Ma no, è che le cose sono un po’ cambiate nel frattempo… dopo ti spiego.»
Così il taxi mi trascina nell’ingorgo della città. Quello non è cambiato, o forse si. È diventato ancora peggio.
Arrivo a casa del Testa e lui è già lì con un sacchettino della Coop. Tira fuori un pacchetto intero di sigarette e me lo passa.
«Oh grazie, me ne bastava una.»
Poi saliamo su.
L’appartamento è sempre il solito, arredato alla stessa maniera, insomma sembra non sia passato neanche un giorno e invece sono venti anni che non ci metto piede. I sogni son roba strana!
Dalla busta della spesa il Testa tira fuori una Moretti da 66,  un panino con la mortadella e una barretta di cioccolato bianco, di quello che piace a me. Il Testa m’ha sempre voluto bene…
«Ma che fai, dai! Non importava… Cos’eri senza scorte?» nel dir questo gli apro il frigo e ci trovo ogni ben di dio. Salame, acciughe, vinello, un barattolo d’olive verdi piccanti che ci vado matto.
«Ma che mi prendi per il culo» lo infamo. «Guarda quanta roba che c’hai, e mi sei andato a prendere la moretti e il panino alla coop…»
«Ma non ti offendere, scusa…» balbetta lui. «È che, come ti ho già detto, le cose sono un po’ cambiate in questi anni.»
«Vabbé, ora mi vado a rinfrescare un po’ in bagno e poi torno di qua e mi spieghi tutto.»
«Ma no guarda, non è proprio possibile. Non posso neanche farti usare il bagno.»
«Che cazzo dici?»
Così il Testa si mette a sedere e incomincia a raccontarmi tutto.
«Ti ricordi ai vecchi tempi che ci si scambiava la roba col computer, si scaricava la musica, i film, i libri, ma c’era anche un monte di gente che non gli andava per nulla bene tutta questa festa. Insomma, col passare del tempo questa storia dello scambio è diventata qualcosa di veramente brutto. Non solo t’arrestavano se si beccavano a scambiarti la roba col computer, ma incominciarono anche a proibire gli scambi degli oggetti, insomma delle cose che si usa tutti i giorni. Per questo motivo non ti posso offrire una delle mie sigarette, non posso darti un passaggio sul mio motorino, non posso offrirti qualcosa da mangiare e neanche farti usare l’acqua e la saponetta del bagno. Oggi c’hanno questi satelliti che ti controllano anche in casa, 24 ore su 24. Insomma, se vuoi qualcosa, devi comprartela!»
Io rimango a bocca aperta. Meglio il coma, penso.
«Vuoi dire che non si può più condividere nulla?»
«Proprio così. A proposito, questi sono gli scontrini della spesa e del taxi. Non che rivoglia i soldi, ci mancherebbe, ma potrebbero controllarti…»
«Ma non ci credo!»
E mentre urlo questa frase mi sveglio.
Boia che sogno, mi dissi. Nella stanza sentivo frinire la ventola del PC. Mi avvicinai allo schermo e vidi la finestrella rassicurante degli ultimi download. Anche per quella sera lo spettacolo era assicurato. Presi la cornetta e feci il numero.
«Pronto Testa? Vieni da me a vedere un film?»

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