LA STORIA DI FRIDO DEI MONTI E LARA DEL FIUME

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Questa è la storia di Frido dei Monti e Lara del Fiume, e di come essi si amarono lontano dalle loro case e dalle loro famiglie, al solo cospetto della più antica quercia del mondo.
Frido era il giovane figlio di un pastore, e viveva sulle Montagne Raminghe. Lara era una sacerdotessa di un antico culto, e viveva nel monastero sul fiume Vegre. Era il culto del silenzio, un mistero per molti inafferrabile, ma che nascondeva enormi poteri. Le sacerdotesse veneravano la voce dell’universo ed i suoni della natura. Non parlavano mai, perché credevano che la voce dell’uomo non fosse in armonia con le altre. Il silenzio era la loro unica parola.
Anche Lara credeva in tutto questo, fino a quel giorno in cui si recò a lavare le sue vesti sulla riva del fiume Vegre, e vide una barca passare. Sopra vi era un giovane di rara bellezza, con una folta chioma di capelli neri ed un volto scolpito nella forza e nella dolcezza.
Lui la vide e sembrò sorpreso, forse a causa della sua bellezza. Ispirato dalla visione incominciò a cantare.
Lara fu colta alla sprovvista. Sarebbe dovuta fuggire davanti al suono della voce di un uomo, ma non ci riuscì. Era come immobilizzata.
La voce era calda e profondo, in perfetta armonia con i suoni del fiume tra le rocce e del vento tra gli alberi. Ascoltò quella melodia mentre lentamente la barca passava davanti ai suoi occhi. Avrebbe voluto domandare allo straniero come si chiamasse, ma non poteva rompere il suo voto di silenzio. E poi non voleva interrompere quel canto.
Così la barca galleggiò via verso il grande fiume, ma un momento prima di scomparire dietro la collina, il giovane interruppe il canto e disse: «Oggi Frido il pastore ha visto il sole sorgere due volte. Grazie, fanciulla del fiume!»
Lara rinvenne come da un sogno. Afferrò le vesti bagnate e iniziò a correre verso il monastero. Mai il suo cuore aveva battuto così forte.
Frido invece rideva, e guardava il sole che lentamente si addormentava, tingendosi di rosso. Conosceva il monastero e le sue regole, ma sapeva anche che non aveva mai visto una fanciulla più bella di quella sacerdotessa che lavava le sue vesti nel fiume. Perciò promise al sole che tramontava che avrebbe amato solo quella donna.
Ma le regole del monastero erano molto severe. Infatti, una volta appresi i segreti della via del silenzio, le sacerdotesse erano legate a quel luogo.
Il monastero era un posto molto speciale. Al suo interno ogni malattia veniva curata, perché non esiste medicina migliore, per il corpo e per la mente, di quella del riposo. E addentrarsi nelle magioni del Silenzio, significava abbandonarsi ad un sonno magico.
Il tempo trascorse e Frido aiutava suo padre ad accudire il bestiame. Spesso si recava in città percorrendo il fiume, sperando di rincontrare la giovane fanciulla che lavava le vesti. Purtroppo per lui non successe mai.
Ma una notte dalle montagne scesero grosse nubi che riversarono chicchi di grandine grandi quanto noci. Era la grande tempesta del Signore dell’Inverno, un evento che capitava di rado e metteva in ginocchio i pastori e i contadini delle colline.
Durante questo disastroso evento, il maltempo non era l’unica cosa che scendeva dalle montagne. A cavallo di un grosso lupo grigio, folle per le saette che esplodevano sopra la sua testa, giungeva il Nano dei Fossi. Era una delle creature più antiche del mondo, nato insieme alle montagne, immortale come le stelle nel cielo. Un essere deforme e peloso, con denti gialli e sporchi, una barba lanuginosa increspata dal vento, e due occhi rossi come il fuoco.
Si diceva che vivesse negli oscuri crepacci delle Montagne Raminghe, al riparo del sole suo nemico. Quando la grande tempesta arrivava, lui sapeva che era giunto il momento di banchettare. Allora nessun animale era al sicuro, e i pastori pregavano che si accontentasse di poca carne, e se ne andasse di volata nel suo covo tra le rocce.
Giunsero allora le nubi e venne prima la pioggia e poi la grandine. Frido corse fuori e radunò le pecore nella stalla. Quando chiuse la porta dietro le sue spalle, udì un tremendo ululato, e seppe che il Nano dei Fossi era vicino. Allora sentì che doveva fare qualcosa, perché non era giusto che quella creatura depredasse suo padre di tutto ciò che aveva. Invece di tornarsene a casa, andò incontro all’ululato, nella notte oscura rischiarata dai fulmini e squassata dai tuoni.
Dopo pochi passi era già completamente bagnato e infreddolito, ma aveva come un fuoco dentro di se che lo scaldava e lo faceva andare avanti.
Una luce abbagliante esplose nel cielo, e con l’aiuto di questa Frido avvistò la terribile creatura. Lo chiamavano nano perché era deforme, ma in realtà era un gigante, ed il lupo che cavalcava era grande quanto un cavallo.
Quella visione avrebbe paralizzato chiunque, ma Frido invece non esitò un solo attimo, perché credeva di essere nel giusto e quindi al sicuro. È proprio così che gli uomini si sentono quando credono fermamente in qualcosa.
Il Nano dei Fossi andò incontro al giovane e sembrò sul punto di schiacciarlo. Ma a un paio di passi da lui la creatura si arrestò, puntando i suoi occhi famelici su quelli dell’uomo. Allora una voce oscura e graffiante si alzò sopra i rumori della tempesta.
«Spostati uomo! È giunto il tempo di banchettare!»
«Hai ragione Nano» urlò Frido per farsi sentire. «Anche tu hai diritto di mangiare, ma una pecora per te ed una per il tuo lupo sono più che sufficienti. Promettimi che non truciderai la mandria e ti accontenterai solo del necessario, e sarò io stesso ad aprirti la porta della stalla.»
La creatura osservò il giovane, incuriosito dal coraggio dimostrato. Poi disse: «E perché mai dovrei rinunciare al piacere di uccidere tutte le tue pecore? Solamente così potrò poi scegliere la più succulenta per il mio pasto.»
Frido era piegato in due dallo sferzare della tempesta, mentre il gelo si insinuava dentro le sue ossa. Nonostante tutto, rispose: «Io ti indicherò le due pecore più grasse e gustose, e tu risparmierai le altre. Se fai come ti chiedo saremo entrambi soddisfatti. Cosa rispondi?»
Il Nano dei Fossi pensò per lungi istanti, tra i bagliori accecanti che esplodevano in cielo.
«E così sia» rispose infine.
Così Frido accompagnò la creatura alla stalla, mentre sentiva la febbre salire nel suo corpo. Con fatica riuscì ad indicare le due pecore promesse.
Il nano le agguantò una per mano, e rimontò sul lupo gigante. Mentre tornava verso le montagne, rise forte in modo che tutti i contadini ed i pastori sapessero che se ne stava andando.
Il giorno dopo il sole spuntò e le nuvole se ne erano andate in direzione del mare. Tutti sorrisero sulle colline, tutti tranne i genitori di Frido. Infatti il loro caro figliolo era in preda alla febbre del lupo.
Rannicchiato nel suo letto sotto molte coperte, non la smetteva più di tremare. Perché la febbre del lupo è una malattia terribile, per metà di natura magica.
Frido l’aveva presa la notte prima, per via della fredda pioggia e dell’incontro con il lupo sul quale cavalcava il Nano dei Fossi.
I suoi genitori erano molto fieri di lui, per il gesto coraggioso con il quale era riuscito a salvare la mandria, ma adesso avrebbero dato qualsiasi cosa per vederlo guarire. Sapevano che per lui esisteva una sola speranza; la medicina delle sacerdotesse del monastero sul fiume.
Il padre di Frido, che si chiamava Aki, preparò il carretto ed il fedele cavallo da tiro che si chiamava Gresù. Aiutato dalla moglie Miria, depose su una lettiga il corpo tremante del figlio, e si mise in viaggio. Sperava con tutto il cuore di riuscire a raggiungere il sacro luogo prima che diventasse troppo tardi.
Per troppo tempo Aki era rimasto nella sua fattoria, e non si ricordava più le strade e le distanze. Se le piogge non avessero ingrossato il fiume Vegre avrebbe usato la barca, ma le correnti erano davvero pericolose, e per questo decise di prendere il lungo sentiero che serpeggiava tra le colline.
Il sole tramontava e Lula era già alta, ma il monastero era ancora lontano. E intanto il respiro di Frido si faceva sempre più sottile.
Il buio lo avvolse, ma Lula l’azzurra era piena, ed era aiutata dalla falce di Nenia la rossa, ed insieme illuminavo bene il cammino. Il vecchio Aki andò avanti, ben oltre la sua stanchezza e quella del povero Gresù. Sussurrava al cavallo che tutto sarebbe andato bene, se solo avessero raggiunto la sommità di un’altra collina. Era così che provava a farsi coraggio, mentre le lacrime scendevano sulle sue guance rugose.
Gresù a volte girava la testa guardando il suo padrone, e sembrava comprendere quello che gli veniva detto.
Poi, oltre l’ennesima collina, vi erano davvero le luci del monastero, insieme al silenzio miracoloso della valle. Il pianto di gioia del padre si mischiò al delirante riso del figlio. Frido sognava…
Era completamente nudo, disteso su un letto di neve. Vedeva i picchi delle montagne sopra di lui, e sentiva sulla sua pelle il morso di un vento glaciale. Ogni suo pensiero era imprigionato dal gelo che lo ghermiva, e la sua volontà era completamente schiava del paesaggio. Non poteva muoversi.
Sentiva dei rumori ovattati, come dei piccoli passi. Non riusciva a vedere da dove provenivano, ma in qualche modo sapeva che cos’erano. Erano i passi di un lupo che girava intorno al suo corpo inerte, e presto lui sarebbe diventato la sua cena.
Poco importava, si disse, visto che il freddo attutiva anche quell’orribile prospettiva.
Ad un tratto però si fece buio. Il rumore dei passi svanì ed il gelo si dissolse, come neve che diventa acqua e che poi incomincia a scaldarsi. Adesso il suo corpo era in una vasca di tenebre e di silenzio, qualcosa di pulsante come il ritmo della vita. Una nuova nascita.
Frido aprì gi occhi e vide il volto della donna che amava. Allora entrambi sorrisero e si strinsero forte, ed Aki, che era lì accanto, si strinse insieme a loro.
Nel monastero della Via del Silenzio, l’unione di due giovani dava nuova vita al mondo. Frido non parlava, per omaggiare la sua guaritrice, ma con gli occhi le disse che l’amava. Lara capì e guardò a sua volta Aki, che sorrise e pianse. E poi guardò le sorelle che stavano intorno al letto del malato. Anche loro sorrisero.
Questo significava che lei non poteva più fare parte del monastero, ma in qualche altro luogo avrebbe trovato la sua nuova casa. E quel giovane sarebbe stato sempre con lei.
Passarono i giorni e intanto il sole splendeva sempre di più, la primavera avanzava ed i colori diventavano più vivi.
Frido e Lara viaggiavano sopra un cavallo nero che si chiamava Loto, ed era un principe travestito da equino. Attraversarono le montagne e videro un prato bellissimo che scintillava di rugiada.
Nel mezzo di quel prato si ergeva una quercia antica come il mondo e grande quanto una città. Fu davanti a quella quercia che i due giovani si sposarono, e nella chioma dell’albero costruirono la loro casa.
Perché la leggenda dice che Frido e Lara furono i fondatori della Città Volante, un luogo incantato e senza tempo che gli abitanti di Floria conoscono anche con il nome di Celestia.

TRATTO DAL LIBRO PER BAMBINI: IL LIBRO DI FLORIA

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