ELIZAVETA

elizaveta

Le russe sono tipe strane, hanno il sangue delle lucertole, hanno il ghiaccio nelle vene, e magari ci scopi e non esiste niente di più focoso, passionale, bizzarro, ma poi le guardi negli occhi e capisci: sei fregato!
Elizaveta era esattamente così.
La conobbi in albergo, quello in cui lavoravo. Chissà come poteva permettersi una suite di lusso, forse era nei servizi segreti. Beh, a me piace pensarla così…
L’ascensore era il nostro luogo. Lei m’invitava con lo sguardo, io la seguivo nel loculo, partivamo e dopo un po’ premeva l’alt. Poi mi si avvicinava come una pantera, sfiorava con le sue labbra carnose il mio orecchio sussurrandomi: zaychik moy… mio coniglietto.
Volete che vi descrivi il resto? Meglio di no. La vostra immaginazione può bastare…
Boris non era suo fratello. Era solo un puttaniere, e ci beccò nel posto sbagliato al momento sbagliato; l’ascensore appunto!
Il resto sono solo storie di pallottole e vodka.
Eppure io l’ho amata. Per quel poco che è durata…
«Avanti il prossimo!»
«Eccomi, sono io. Giovane lo so, arma da fuoco, regolamento di conti, storie di donne… C’è posto lassù?»
« Vedo, vedo…. Una sola domanda: ma lei la amava quella lì?»
«Con tutto il mio cuore!»
«Allora vada. L’ascensore è sulla destra.»
Ancora l’ascensore, pensai. Si aprirono le porte e c’era lei.
«Dove eravamo rimasti?» chiese.
Il paradiso piu dolce…

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