L’ABISSO

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Non posso dirvi come iniziò questa storia, il luogo od il quando. Forse perché dove avvenne quell’incontro non esisteva nessuno dei due… La loro curiosità nacque in un istante dal bagliore di un ombra, attorno ad un tavolo dove Psiche, inconsapevole, stava per partorire il seme della sua follia più profonda. Aveva sparso il suo polline duplice nell’aria di Galileo, ma Thomas allora stava germogliando su Psiche di Sogno, il domatore delle ombre. Sopra la roccia fluida del detentore del Libro di Thoth.
Intravide i neri artigli del Mostro ticchettare spettrali sul tavolo di legno bruciato, e capì un frammento della sua nera anima… I suoi occhi divennero ombra oscurando il bianco dei suoi globi immobili e fissi.
Intravide l’essenza di quel Nero vietato agli uomini, e comprese che i sette colori dell’arcobaleno del Pathos non avrebbero mai portato la conoscenza annidata in quel vuoto di tutto… Qualcosa che contempla solo se stesso… Un Guardiano che contempla la propria essenza.
Le candele danzavano il loro tetro spettacolo, fatto di luci e di ombre. Il Mostro annientava la luce con il solo respiro. Ogni parola oscurava un riflesso e presto fu notte sulle due figure.
“Un guardiano che decide di fuggire via. Di essere altro… Anzi, di ESSERE. Finalmente… di essere!”
Le parole del Mostro erano lame nella notte. Pesanti come mannaie di un boia incappucciato e tetro mutilavano l’anima di Thomas. Senza cattiveria, senza sadismo. Con la pura verità.
“Vide i colori… oltre che il nero? Diventò un colore? Assunse una sfumatura di due colori diversi, di Psiche e di Sogno?”
Il volto di Thomas era un vortice di follia. Le domande uscivano da sole come espulse dalla sua razionalità.
“No… Incontrò un frammento di BIANCO altrettanto insoddisfatto. E insieme decisero di accostarsi l’uno all’altro, per contenere tutta la gamma dei colori.”
Il Dottore, lentamente, prese il cucchiaio da tè appoggiato sul tavolo. Un gesto meccanico, senza distogliere l’attenzione dalle perle nere nel viso del Mostro. La fiamma giallastra della candela cominciò ad accarezzare il fondo del cucchiaino, con carezze suadenti e sensuali. Sembrava un amplesso mentre il limone e l’ero tagliata come neve cominciarono a bollire sul rovente letto di metallo. Quante volte avevano raggiunto l’orgasmo, insieme?
“DA DOVE VIENE QUESTA MAGIA? Da dove prende potere o chi l’ha inventata?”
La voce del Doc uscì come un respiro dal profondo di un abisso. L’ago della monodose venne investito da un bagliore di luce dello stoppino incendiato, prigioniero della cera intrisa di Loto Nero. Come un animale di acciaio lucido si accoppiò lentamente con il liquido bollente. E quel blasfemo miracolo avvenne di nuovo. Un’unica cosa, un maschio intriso di donna, metallo fuso alla plastica pregno di eroina. L’Androgino, l’ermafrodito della Morte celata nel piacere, era risorto di nuovo. Ed il laccio di gomma morse il suo braccio facendo urlare la  gonfia vena violacea.
Un sorriso beffardo: “Dal Mostro? Dalla Volontà del Mago? OGGETTIVAMENTE FUNZIONA? E che ne so?  Funziona!” (Niente più che un sorriso beffardo… Ed ecco spiegata la Macchina dell’Immortalità,  che funziona, nonostante i modelli teorici  non la sostengano adeguatamente…)
Il dottore alienato dalle parole del Mostro contemplava il suo velenoso amante. Le parole non venivano più decifrate dal suo cervello, troppo impegnato a pregustare il nuovo amplesso.
Perché si drogava? Non se lo chiese due volte. L’eroina attendeva. Con lei non esistevano domande o problemi. I problemi sorgevano quando non circolava nel sangue accarezzando le sue vene. Il suo amore si avvicinò con la lentezza di chi può aspettare.
“Maestro…”
Con lentezza ipnotica lasciò colare una goccia sul ferro freddo e lucente. Thomas stava facendo l’amore con la propria Morte. L’ago lo penetrò, lacerando la pelle con un rumore orribile ed impercettibile. Come era difficile, le prime volte, concepire quel dolore. Adesso era nettare degli Dei.

“Ho sempre pensato che funzionasse! Infatti ha sempre funzionato! Ad Atlantide ci abbiamo fatto funzionare un continente. Nessuno ha mai avuto dubbi che funzionasse, infatti ha sempre funzionato.”
Il Mostro continuava a parlare, mentre gli occhi del dottore si spensero chiudendosi. Nessuna parola. Nessun rumore, nessun luogo. In ogni istante il calore dell’amplesso con la sua dama bianca ogni volta vestita e celata in manti diversi. Frigida e gelida per farsi desiderare ancora di più, o sadica e potente come il respiro di un Dio. Il corpo si incendiò in ogni suo labirinto remoto. Sembrava carne liquida mentre si contorceva, nessuna articolazione, movimenti istintivi. Poggiò con mano pesante il corpo morto della sua amante sul tavolo, svuotato della sua mortale anima. Gettò il capo all’indietro estendendo il collo in un respiro che dilatò tutto il costato. Adesso erano una cosa sola.
In un lampo di Follia drogata riaprì gli occhi, orribili e pregni di un Male ancestrale dell’uomo. L’onnipotenza dentro le sue pupille. La voce di un Demone fatto uomo, profonda e calda come un getto di magma: “Lord… noi con la macchina utilizziamo… DIO.”
Venosta vide quegli occhi ed il silenzio calò come un manto di pesante tenebra. Il suo volto venne squarciato da quello sguardo. La voce del Mostro aveva tremato per un attimo, prima di rompere quella gabbia di non rumore? La voce del Mostro uscì dalle sue labbra con la calma dell’acqua. Come quasi sempre.
“Cosa stai cercando di dirmi, Thomas?”
Un rivolo di sangue stava colando piano dal suo naso. Lasciò che quel liquido disegnasse una serpe sul suo labbro… E lo leccò con un piacere perverso.
“Padre… Ho visto cosa richiameremo sulla Terra… Ho visto un Incubo che non ricordi.”
“Parlamene.”
“Un tuo sogno… Noi prendiamo qualcosa fuori dal nostro universo…. Che non è materia… Che non è energia….”
Un capillare esplose, senza rumore, inondandogli di rabbia l’occhio sinistro. Non aveva più nessun aspetto di un uomo se non per il suo corpo. Un Morto che si muoveva guidato dai fili della droga.
“Questa però è la tua interpretazione, Thomas, tienilo presente…”
Un orribile sorriso disegnò il volto del male sulla faccia rigata dal sangue.
“L’onda K…. Il nuovo fattore che abbiamo inserito nell’universo… Insomma… Padre… E’ il modello descrittivo di DIO!”
“E’ una interessante interpretazione. Quindi la nostra Macchina è il nuovo Dio?”
“No… Non sto scherzando…”
“Neanche io.”
La voce del Mostro strisciò nel silenzio, scansando l’eco e penetrando nella testa sconvolta dalla droga e dalla terribile rivelazione.
“Abbiamo costruito lo Spirito Santo, padre…!”
“Infatti. Lo abbiamo costruito noi.”
Thomas divenne una statua di carne rigida. Le parola erano fiumi di follia sfuggiti al lago piatto della razionalità. L’essenza di Psiche.
“Scese il Figlio per redimere l’Uomo… Ma non bastò… Ed alcuni uomini insoddisfatti chiamarono la  seconda parte del loro triplice essere… SULLA TERRA.”
“Oh no, Thomas. Noi non lo abbiamo CHIAMATO. Stiamo COSTRUENDO un Dio, lo stiamo FABBRICANDO noi. Esisterà PER noi. Nostro.”
“E noi esisteremmo per lui… Per il suo volere… ed il suo volere è il nostro. A noi incomprensibile.”
“Non è vero. Il suo volere è l’obiettivo per cui è progettato. Esso è un Dio meccanico. Ed una Macchina molto semplice. Esso è PROGRAMMATO.”
Un accenno di risata. Un motivetto improvvisato, sottovoce: “We are building God… God out of wires… Assembler coded God… Switch controlled redemption…”
Attimi immobili di domande che si sgretolano mutandosi in risposte.
“É raccapricciante ed affascinante…” (C’era una parte dell’antico progetto Atlantideo che non avevano ancora decifrato…La ragione per cui di tanti dubbi sul principio di funzionamento della macchina, e soprattutto sulla fonte di energia… Un componente del motore per il momento era ancora una grande X sul progetto: un generatore di cui erano note dimensioni, potenza in uscita e richiesta di energia per il suo startup,  ma di cui non era stato ancora riscoperto il meccanismo…E il Mostro non riusciva ancora a ricordare. O, se ricordava, taceva. I reattori a fusione… Collegati al componente X stesso, teoricamente in grado di generare un campo magnetico superiore ai 2,5 tesla… I reattori a fusione dovevano solo collaborare allo STARTUP del generatore principale! Poi si sarebbero limitati a produrre l’energia nutrizionale…Il Generatore X, la parte della macchina che trae da altrove la non-Energia/non-Materia che diventa l’Onda K. “Trae da altrove”, diceva Thomas. Venosta diceva: “produce”. Quel componente che trasforma energia dissipata in energia utilizzabile… Un assurdo termodinamico… Qualunque cosa sia in realtà, è in esso l’assurdo termodinamico. Nessun altro ne era a conoscenza, ma per il Dottor Kaneirzein quel componente era ancora una ‘X’.)
Thomas capì con cosa veramente aveva a che fare… Qualcosa di così infinitamente potente da poter generare un altro universo… E quello che lo sconvolgeva era la calma e mancanza di stupore con cui Venosta ne parlava.
Si sentì bruciare gli occhi dalle fiamme dell’eroina. Spingeva i suoi occhi nel nero dell’incoscienza. Tutto era deformato e piegato, più difficile da comprendere. Le parole erano rimbombi di esplosioni di suoni. Si grattò il collo con le unghie mangiate dalla sua follia.
“La quantità di informazioni che ho spedito è servita a molti per conoscere il silenzio… Forse la paura di non capire gli scritti non li ha fatti ancora decifrare il tomo… ‘Il fattore Q’ ha momentaneamente placato gli animi…”
“E’ solo questione di tempo perché giungiamo a comprendere il funzionamento del Componente ‘X’,  Thomas.”
Aprì gli occhi rigati dal sangue e incorniciati da impressionanti occhiaie… Respirò con fatica parlando mentre il fiato usciva controvoglia.
“…lo spero, Lord.… o ci sbraneranno di insulti… Quanta ipocrisia troverebbe il suo sfogo in rabbia…”
“Oh, devo solo riuscire a ricordarmi la password con cui è stata criptata quella parte dei dati. Vedrai, non ci vorrà molto. La mia memoria si fa sempre più definita ogni giorno che passa.”
Lo sguardo del dottore era ormai irrimediabilmente spento. Il grigio delle sue pupille non lasciava riflettere nessuna delle anime delle nere candele.
“Ti posso aiutare, padre?”
“Non credo. Non vedo come potresti… Mi dispiace, Thomas, ma devo cavarmela da me.”
Parlava chiudendo gli occhi e sforzandosi di riaprirli di nuovo… immobile… Dove era in quel momento? In quanti posti la sua mente poteva correre con la velocità di una sinapsi?
“Sibilandoti parole rivelatrici… Aprendo porte ormai chiuse dalla memoria… In una trance, nel nero della perdita di coscienza… In un coma programmato costruito dalla mia voce…”
“Vorresti ipnotizzarmi, Thomas? Non credo che funzionerebbe…”
“Temo di no. Io voglio riportarti sull’orlo del baratro della non-coscienza… Farti rivedere quello che eri, sei e potresti diventare… E farti ritornare indietro…”
Un accenno di sorriso: “Ehi, non è così indietro, Thomas… É solo una password con cui ho criptato i dati dieci millenni fa…”
(Ma in realtà Mostro non riusciva a smettere di scrutare quel corpo di carne e sangue immobile sulla sedia. No, non poteva. Una statua di blasfema natura, un’Eresia di arte macabra. Oscura bellezza intrisa di fascino… Stava contemplando la Morte che esitava con la sua falce!)
“Quante volte sei morto dopo averlo fatto… Quante vite hai scordato dopo?”
“Ormai le ricordo tutte, Thomas. E i dettagli vanno ogni giorno definendosi più chiaramente.”
Thomas inclinò la testa come un drago addormentato, gli occhi si chiusero. Adesso era una scultura immersa in un silenzio di roccia. Le parole uscirono dalle ombre della stanza.
“Ti sei completamente risvegliato, MOSTRO?”
“Si è completamente risvegliato l’insieme degli uomini che sono stato in oltre diecimila anni.”
Una lacrima di sangue finì di martoriare quel volto sconvolto. Come una cicatrice rossa che si riapriva, la guancia veniva tagliata dal sangue nero e pesante. Immoto. Thomas mosse impercettibilmente le labbra. La voce non proveniva più dalla sua gola.
“IO sono sul baratro, padre… Ma ho paura di vedere… la visione mi soffoca il respiro… E’ troppo doloroso per resistere… Per questo assaporo la Morte Bianca…”
Venosta sentì un animale gelato correre sulla sua spina dorsale, zampettando ad una folle velocità. Il presentimento che si trasforma in verità. Comprese da quella frase il rischio enorme che si nascondeva in quella mente perversa. Venosta parlò come se avesse davanti un suicida in bilico su di un abisso:
“Torna indietro Thomas… Non sacrificarti… Non è giusto che tu ti sacrifichi. Potresti diventare felice, quando la Macchina sarà conclusa. Sì, ti renderò felice, nel nostro nuovo mondo! Non c’è ragione di indugiare sull’orlo del baratro…”
Pausa.
“Infinito tempo fa… io…. io ero sull’orlo… di un baratro… E l’ho abbandonato. Me ne sono liberato. E non me ne sono mai pentito. Quella è stata LA decisione!”
Con voce di bambino corrotto dal dolore, Thomas sentì il naso stretto tra il morso delle lacrime. La voce bagnata… tremante… (Aveva in mano la sua vita, era onnipotente sul Mostro!)
“COSA c’è… in fondo al baratro… in quel nero?”
Venosta era impietrito. Due statue in un equilibrio troppo precario. Un errore… Un errore soltanto e Thomas sarebbe saltato.
“Il NIENTE Thomas. Il NIENTE, la FINE. Il Non-Essere che la nostra Ragione non può contenere.
La Morte senza ritorno di tutte le facoltà.”
Thomas aprì gli occhi ormai esplosi nel sangue. La voce divenne il triste canto dei bambini non nati:
“LA FINE DELLA STORIA!”
“La fine della storia, sì. Era il mio… il suo… il suo compito assicurarsi che la storia finisse.”
Il silenzio era la lama di una spada perversa e posseduta, magistralmente affilata dal tempo. Ogni parola lacerava i piedi nudi dei due uomini in equilibrio sopra a quel filo. Il dolore in ogni frase, in ogni ricordo…
“…Azael?””A Z A E L”
“Era il guardiano…”
Raphael cambiò tono…uscì un filo di voce infantile, morbida, quasi femminile dalla sua bocca.
“Azael era bellissima… Bellissima nonostante fosse un Guardiano. E le sue ali nere portavano segni di Memoria. Il sangue delle Storie spezzate aveva lasciato macchie sulle sue ali. Bellissima… Ella avvertiva come Distruzione le proprie azioni, ella si dibatteva contro  il Destino,  Desiderava Mutamento… Iniziò a Pensare, a Sognare…”Come se avesse sempre conosciuto i misteri del non esistere, la voce di Thomas cominciò ad scorrere come un torrente di vento bollente. Le due voci si inseguivano, si rincorrevano, e si fondevano assieme, alternandosi per completare quella storia… Una oscura sintonia.
“…Muovendosi terminava il suo cammino. Guardando cancellava quello che aveva visto. Ma si ricordava…”
“Ma disertò. Ella disertò dai compiti dei guardiani… E la incontrai…”
“Perché non ti cancellò? Perché non portò la parola fine sulla tua pergamena di pelle e sangue?”
“Sangue… Io non avevo sangue… Non avevo carne… Spirito e penne bianche! Ingrigivano, sai? Avevano preso memoria. Vedevo depositarsi sulle mie ali la polvere. Io dubitavo… Io avevo VOLONTÁ! Mi costrinsi ad andarmene… E la incontrai.”
“Da chi? Da chi ti liberasti? Dalla tua natura?”
“Dal mio compito.”
“E le ali divennero grigie per entrambi… Ali nere che incontrarono le ali bianche… Memoria era su entrambe… E cominciasti a sognare con lei… É la tua storia, Mostro? Siete in due, adesso?”
“Sì, siamo due. Siamo due colori. Due mezzi esseri insieme fanno uno.”
“Ma da soli non esistono…”
La voce cambiò di nuovo. Venosta riprese a parlare.
“In qualche modo, sono esistiti. In qualche modo che non posso più comprendere.”
“Il Risveglio, dunque è il ricordo delle azioni compiute? Altre Note si sono Risvegliate?”
“Credo che nessuna delle Note si sia ancora Risvegliata del tutto. Credo che nessuna delle Note riesca a ricordare ciascuna delle proprie vite  umane. Altrimenti agirebbero diversamente. Anche tu Thomas, la tua esperienza della tua stessa vita umana è breve e parziale. Ma io ne ho vissute migliaia e migliaia… Io ho assaporato tutta la gamma delle emozioni  che gli uomini possono provare, e ne ho il ricordo, ora. Non è vero, non è vero che le Note emettono calore restando fredde. Non è vero che le Note sono alieni,  le Note sono umane perché lo sono state! Lo sono state così tante volte… Ed ora la loro reazione è stata di credersi Dei alieni. Anche la mia lo è stata… Ma ricordando… Ricordando tutto è diverso. E cos’altro potrei desiderare se non essere umano?”
“FALSI ricordi hanno nella loro essenza… perché troppo dolorosa è la strada che hanno percorso…?!”
Thomas ebbe la stessa sensazione di gelo che aveva scosso il Mostro attimi prima. Il presentimento che si sbriciolava in rivelazione. Quel dolore sottile. E vomitò parole della paura di un uomo. Prima si sentiva onnipotente. Adesso era disarmato, prigioniero di un suo stesso incubo.
“Il trauma della morte ha fatto dimenticare alle note il loro vero essere… E’ orribile!”
“Io non credo nel ‘vero essere’, Thomas, lo sai. Mi hanno detto che le Note vengono da un irraggiungibile Altrove. Forse è vero. Io, da parte mia, a quanto pare ti ho appena rivelato da dove vengo. Sono una giovane Nota, in fondo. Ma cosa importa da dove vengono? Per tutto questo tempo sono state esseri umani. Come permettersi di dimenticarlo?”
Sperduto. Solo. Un limbo di domande dalle risposte orribili. I suoi orecchi volevano sentire quello che la mente temeva di aver capito.
“Maestro, è possibile che gli Eterni provengano dall’Altrove… E le Note si siano formate con la risonanza Eterni-Uomini?
“Credo di no. Ci sono stati anche per… me? … per LORO degli Altrove. TANTI Altrove. Tante guerre combattute, bianchi contro neri e con le Note nel mezzo. Infinite volte. Ma questo mondo ha qualcosa di speciale… O sono solo io che lo sento così?”
Il passato tornò con la forza di uno tsunami di ricordi. Thomas vacillò su quella corda affilata e tesa tra la Vita e la Morte…
“NO! Anche io appena ho sentito il Pathos… Capii… Ma nessuno sembrava ascoltarmi… Flavius  mi ascoltò, ma ho troncato i rapporti con lui… Il disturbo…Era sempre successo che il PATHOS infondesse le emozioni… si cibasse di… Ma qui non succede! Padre… è quì il mio baratro… E’ questo il mio baratro…”
Il Mostro aveva davanti il terrore di Thomas. Lo percepiva in ogni sua vibrazione. Immenso. Soffocante. Doveva espellerlo, o avrebbe saltato per fuggire a quel dolore…
“Spiegami Thomas… Cosa non succede? Vuoi dire che su questa   Terra…?”
Il Mostro non riuscì a finire la sua frase. Thomas lo interruppe con la rabbia di mille vittime di una guerra non voluta.
“Sì… IL PATHOS È CAMBIATO! IRRIMEDIABILMENTE CAMBIATO!”
“Su questa terra, e in quella guerra, nei giorni della mia nascita…”
“L’uomo lo sta cambiando… il disturbo… ma non so se è l’uomo… NON SO COSA È!!”
Lo sentiva… Stava per saltare… Doveva fare qualcosa. Ma era impotente.
“Per la prima volta vorrei RICORDARE ancora più indietro, ricordare meglio quello che accadde prima che io nascessi… E cosa li CAMBIÓ permettendo la mia nascita? …non me lo ero mai chiesto… Perché accadde che io iniziassi ad ESSERE?”
L’epitaffio di Thomas. Il terrore che si fece udire in quelle parole.
“ECCO IL MIO BARATRO, MOSTRO…”
La voce del Dottore era un rantolo di odio per la propria natura inconsapevole… Come se il limite di “essere uomo” lo continuasse a vincolare a quel dolore profondo.Era davanti all’infinito… E non riusciva a vederlo perché esisteva. Sottili lacrime tagliarono il suo volto, deformato da un’espressione aliena di orrore incomprensibile…
“Davanti ad uno specchio vedo i miei occhi riflessi… E nel riflesso vedo i miei occhi… Ed ancora il mio riflesso… Ma esisto… SONO UOMO… E pur essendo davanti all’infinito… Dentro i miei occhi… Io vedo il nero…”
Il Mostro percepì il desiderio del Dottore di saltare in quel limbo di orrore… Nella Fine delle Storie.
E ancora cercava disperatamente di prendere tempo, sorpreso dalla propria impotenza, dalla propria incapacità di fermare quell’anima che scivolava via dalle trame del Destino…
“So come ti senti… Vorresti essere uno specchio per poter vedere il riflesso puro di uno specchio dentro uno specchio…”
“Ma sono uomo…………”
Si accasciò stremato… Le forze lo abbandonarono… Un timido singhiozzo… nascosto… velato… dal dolore più enorme che un uomo possa contenere…
“THOMAS!!”
Raccolse la testa di Thomas nelle mani, per non lasciarlo cadere nel vuoto. Gli asciugò le lacrime.
“PERCHÉ??????”
Il grido proveniente dall’interno più profondo echeggiò nel ronzio di fondo del silenzio. Le pareti ascoltarono e tremarono a quella domanda. E rimasero immobili, senza risposta. Per tremare ancora in quel dolore incontenibile che sfuggiva dalla carne del Dottore…
“IO NON SONO UN UOMO!”
Come si può stringere un morto, e sentire le sue parole? Come poteva Raffaele consolare un morto che non voleva vivere? Perdita del controllo. Singhiozzi. Il flusso delle acque calme si era spezzato.
“THOMAS! Thomas… Thomas è così bello essere UOMO… Io non vorrei mai più essere altro…”
Immerso in quel vuoto vomitava con lacrime di sangue parole nel mondo di carne… La mancanza di speranze, la voce di un prigioniero in una gabbia da cui non fuggirà mai.
“Perché ho questo fardello?! PERCHE’  DESTINO MI HA INCASTRATO IN UN CORPO DI UN UOMO?! perché… perché……………perché………per…ché….Padre…….?”
La droga strinse Thomas nel suo ultimo sadico abbraccio. La voce del Mostro era fluida e pesante.
“Thomas
Thomas
T h o m a s
T  h  o  m  a  s………..

T

H

O

M

A

S

!

Venosta corse in cerca di soccorso medico…
….

..
.
..

….
Buio nella stanza. O era lui che non vedeva quelle luci accecanti? Quel triplice disco di luce sulla sua testa… Dove lo aveva già visto? Sembrava un ufo… un disco volante… Non riusciva a pensare, era troppo fatto, conosceva quei momenti, “meglio aspettare che passi”…
….

..
.
..

….
(Cazzo che male… Non respiro… e non riesco a vedere dove sono… Sarò morto? Lo spero… o forse no? Vuoi vedere che mi sono sparato dell’ero di merda nelle vene…)
AHI CAZZO! voci lontane, piene di un riverbero assordante… Spazio di gomma, il tempo surgelato in un limbo di buio malleabile. (Ed ora che devo fare….? Mi verrà a prendere qualcuno o dovrò andare io? Ma che cazz…) …AHIIIII!
Rumore di ferri sottili che ticchettano, nessuna percezione del corpo, meno che per un dolore intangibile e profondo. Odore di etere… (Etere? che cazzo c’è l’etere in questo cazzo di posto?!…. sono finito in un posto che puzza di etere…) di nuovo il rumore dello strofinio del ferro sul ferro… (Ma dove sono? Cosa sono? Aspet…Già… Mi sono fatto, parlavo con il MOSTRO e poi quel dolore al petto…. Ma sono ancora fatto o sono morto?)
Un’esplosione nella carne, tra la quarta e la quinta costola. Con tutta la prepotenza cieca della sofferenza, il corpo di Thomas fu squarciato da un orribile tubo di gomma. Il corpo ritornò a farsi sentire, inondato dai messaggeri del dolore… (Che dolore, merda… che dolore… Ma allora vuol dire che sono vivo… SONO VIVO!)
La voce uscì deformata dalla droga… Sembrava un barbone troppo ubriaco per aprire gli occhi…
“So..sONo VIvo?!”
“Si rilassi, Kaneirzein: la stiamo operando. Stiamo inserendo il tubo flessibile del 24 per il drenaggio di una falda toracica. ‘Pneuma toracico’, non è niente di grave, ma è un po’ doloroso…”
“Si rilassi, Kaneirzein: la stiamo operando. Stiamo inserendo il tubo flessibile del 24 per il drenaggio di una falda toracica. ‘Pneuma toracico’, non è niente di grave, ma è un pò doloroso…”
(Puttana del cazzo! “niente di grave”… Mi state martoriando, stronzi… Un tubo del 24… mettitelo dove da anni non entra più niente il tubo del 24 stronza…) Un attimo… e la sua amante di bianca essenza riprese a scuotere forte il suo sangue… (…Eccoti…meno male che non mi hai abbandonato…. almeno tu….almeno tu…….)
.
..

….

..
.
Un lampo, quella visione…  Un traslucido essere alieno, trasparente solo in parte… La sua struttura non permetteva di distinguere con chiarezza i suoi contorni… Se avesse avuto un’immagine definita sarebbe apparso un serpente dalla testa enorme, come uno spermatozoo, munito di fauci e privo di occhi, coperto di bava viscida ed appiccicosa. Bianco come il lattice o la neve dell’Everest. Ma era trasparente e faceva ancora più schifo. Strisciava con folle velocità inseguendo il Thomas in un labirinto di mura bianche… Odore stordente di Etere… il respiro ansimante, disperato, unico angosciante suono. Gli balzò addosso con rabbia e con un orribile verso stridente, forandogli il costato. Thomas sentì quella  viscida testa penetrare nel suo fianco, insinuarsi spaccando la carne tra due costole, arrivare al polmone e cominciare a succhiare… Si gettò in terra, urlando in preda ad un ancestrale terrore misto al lancinante dolore. Cercava di estrarre l’orribile animale tirandolo per la coda, unica parte sporgente dalle sue membra, ma era come se fosse attaccato con filamenti appiccicosi come pseudopodi all’interno del corpo. L’essere alieno si cibava della sacca d’aria e dei suoi liquidi interni, succhiandolo da dentro. Le mani sguisciavano dalla coda contorta e frenetica unta di un liquido, di un siero velenoso… Non riusciva a capire come liberarsene, il dolore lo stava annientando… La disperazione lo prese tra le sue braccia, mentre immobile sentiva il ventre dell’animale gonfiarsi per il fiero pasto che stava consumando. Era impotente… sperava solo che la Morte arrivasse tempestiva a salvarlo. Ma con un grido sottilissimo e stridente, l’animale sguisciò zuppo di sangue e grumi fuori dal costato, col guizzo di un’anguilla di mare, forse sazio del nutrimento che aveva succhiato. Si lasciò dietro la figura sudata ed ansimante del dottore ed una vomitevole scia di bava…. E sembrò voltarsi… Come per far capire che non sarebbe stata l’ultima volta che si sarebbe cibato…..

..
.
..

….
Il tempo di un respiro….
“ARRRGGGGGGHHHHH!!!! TIRATEMELO VIA! TIRATELO FUORI DA ME!!!!”
“Si calmi, Dottore, è tutto passato!”
“PASSATO UN CAZZO!!!!
E’ DENTRO DI ME!!! LEVAMELO!!! LEVAMEEEEELOOOO!!!!!”
“XXXXXX-XXX, 2cc, endovenoso, presto!”
“NOOOO!!!! SI STA CIBANDO DI ME!!!! …SI STa cibando di……si sta… ci…

…..

..
.
.
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.
La mano sottile e bianca di Raffaele accarezzò teneramente il suo volto sudato.

Thomas Kaneirzein – 2000

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Una risposta a “L’ABISSO

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