EURIDICE ELETTRICA

euridice-elettrica

23 Novembre 1999
Barcelona, Hospital de Sant Pau

Il rumore dei macchinari dell’ospedale, sottile e fastidioso: un insieme di piccoli ronzii di fondo uniti a odiosi bip e respiri artificiali. La maestosa architettura neogotica dei corridoi, le luminose vetrate… non possono nascondere l’odore di medicine e di etere nell’aria.
Il rintocco perfetto dei passi nel corridoio. Cammino in silenzio, io, Raffaele Venosta, il Mostro. Scosso. Ma il copione mi impone di darlo a vedere il meno possibile. Che io sia un potente immortale o semplicemente un potente uomo d’affari, il cliché è insindacabile: occhiali scuri calati sul nulla.
Ma sono scosso, davvero. In apprensione, come è frequente ormai. Perché vado a trovare Thomas. Per la decima volta in una settimana.
Ricoverato d’urgenza… una forte crisi respiratoria dovuta ad uno “pneuma toracico”… così aveva detto il Medico. Come se alla sua salute occorresse un nuovo malanno. Cazzo.
I miei passi regolari tra i pilastri e le arcate. Falsa cattedrale dai muri color sangue. Ancora una settimana in un dannato ospedale. Ho scelto per lui il più bello del mondo, ma pur sempre un ospedale. Ma sono anche felice, felice sì, perché lui ha ripreso conoscenza.  Sono felice, perché ora sta meglio. Anche se sarà come sempre di cattivo umore. Thomas… Sono venuto per riportarti a casa, vuoi?
Camera 2, Letto 26. Luce al neon. Fredda e cupa. Lui siede sulla poltrona di pelle nera imbottita, addormentato davanti allo sfarfallio del vecchio schermo poggiato sull’antica scrivania di mogano.
Ovunque libri ed appunti, fogliacci accartocciati e post-it. Formule, equazioni, grafici e disegni ovunque… “La sua eredità”, la chiama lui… Un quadro allucinante in una stanza fatta di Caos. Metallo freddo e umido sulla superficie del mio cervello. Striscia, stridente. Non mi piace. C’è qualcosa di anomalo…
Silenzio… Troppo silenzio, nessun movimento…
Il respiro mi muore in gola, la mia voce è un sibilo freddo: “Thomas?”
Inspiro. Un odore allarmante. Adrenalina in circolo. Il senso del combattimento che si attiva. Domatore di Ombre. Pochi passi. Con circospezione. Come muovendomi su un campo di battaglia. Come camminando sulla coda di un drago addormentato. Mi guardo attorno, cerco le ombre negli angoli della stanza. Con uno sguardo, comando di coprirmi le spalle… Poi quel movimento…
Una caduta a rallentatore drammatica e rivelatrice. La sagoma di Thomas rigida come un manichino che crolla esanime dalla sedia. Mi muovo veloce, scatto verso di lui… ma i miei movimenti sono pesanti e rallentati. Attraverso uno schermo di adrenalina i secondi scorrono lenti come ore.
Ho tutto il tempo di fare i miei calcoli, tutto il tempo di sapere precisamente che non ce la farò… Ma il mio movimento non cambia.
Invano, disperato, mi getto ad afferrarlo… Impotente, lo vedo precipitare dall’orlo di una voragine… La Voragine che ha intravisto, cercato, inseguito…Un tonfo sordo. Immagini innaturalmente prive di velocità.
I lunghi capelli gli coprono il volto sudato e pallido, le labbra violacee serrano il suo mento in un ghigno di dolore… Occhi aperti su un vuoto immobile…Sono chino su di lui. Solo il movimento incessante dei miei occhi rompe il peso del silenzio. Angoscia. Le mani mi tremano. Cerco affannosamente, disperatamente un segno di vita… Il minimo segno di vita… Tocco il suo collo… è freddo, rigido, pietra… Il suo polso… nessun battito…
La mia voce emerge con le lacrime, e non la sento…

…T…

…h…

…o…

…m…

…a…

…s….

!


Lascio il braccio… il suo braccio… rigido… senza vita… cade… cade sul pavimento mentre resto in attesa del suono… del suono della pietra che si spezza…”. . . N O O O O O !”
Mi azzanno la lingua, soffocando l’urlo nel caldo sapore ferroso del sangue. Un barlume di vita. Ma è la mia. Adrenalina…
E Thomas immobile sul pavimento.”Come cazzo fa una persona a morire così, in un ospedale, sotto osservazione?! Non è possibile, non ci credo… Thomas! Non tu…”
Incredulo… Scuoto il capo, osservo il tuo volto cadaverico. Non ci credo, non riesco a crederci. Gli occhi privi di quella luce e quei riflessi della vita, grigi, spenti. E immagino ancora che tu mi stia guardando… ma tu sei…
Il tuo corpo giace rigido e cianotico sul pavimento freddo dell’ospedale.
“Gli infermieri… La rianimazione… LA RIANIMAZIONE!!”
Pensieri, movimenti, incerti, scoordinati, un piede verso la porta e gli occhi verso di te. E non riesco a crederci.
“E’ morto, Raphael. E’ una cosa normale, in fondo”
“No, Azael, noooo! Come posso permetterlo?”
“Puoi impedirlo?”
“Sì, devo, voglio impedirlo!”
Esito sulla soglia della porta, e non riesco a non continuare a guardarlo. In quello stato di bellezza orrenda. E vedo, vedo quella mano serrata in un ultimo insensato gesto… Il laccio di gomma come una serpe d’acqua che stritola la carne irrigidita, viola… Quelle vene gonfie…
“No, cazzo, no, cazzo, no…” Sto piangendo.
“INFERMIERAAAAAAA!”
Crude immagini della realtà nuda, vecchia e sudicia mendicante che si spoglia in pubblico per attrarre una briciola d’attenzione… Quel rivolo di sangue seccato come una lacrima del suo corpo da tossico… OVERDOSE. La realtà.
“Infermiera! Qualcuno! Sta MORENDO!! RIANIMAZIONEEEEE!!”
Un silenzio innaturale… Le proporzioni sfalsate… Immobile immagino me stesso gettarmi per terra con la testa tra le mani, piangendo, il volto deformato in una smorfia di angoscia… Solo…
“Non ti sei ancora abituato, Raphael?”
“No, Azael, no… non così!!”
I passi nel corridoio sembravano provenire da un tunnel profondo… Echeggiavano come zoccoli su un duro selciato. Cosa fare? Sono inutile. Inadeguato. Impotente.
Entrano le infermiere, poi il dottore, in una corsa disperata. Un defibrillatore… un ambu… Rapidi gesti e voci agitate dalla morte. Sono una linea di niente in un angolo, e taccio. Voci come colpi di pistola che mi sbattono da un lato all’altro della stanza… Il volto immobile imperlato di sudore… Mentre metà di me ride della metà che piange. Le due piastre aderiscono al petto, denudato del rosso pigiama di raso…
“FZZZZZZZZZZZZZ!!!!!…RESPIRA….1,2,3……FZZZZZZZZZZZZZ!!!!!… RESPIRA… 1, 2, 3… …FZZZZZZZZZZZZZ!!!!!… RESPIRA…”
Tempo… Fuggi… Sabbia… Polvere… Ti odio… Polvere… Speranza uccisa… Morte… Ti odio… Morte… Non portarlo lontano da me…Il suo corpo sembra un manichino guidato da quelle terribili scosse. Si piega, si contorce, rigido, obbligato da quella vita elettrica ed artificiale che torce i suoi muscoli, ma poi fugge, fugge via, come un alito di vento… Neve sul terreno bagnato, prima di tingerlo di bianco si è sciolta in fango.
Il suo volto completamente privo di ogni espressione, di ogni emozione, mentre viene percorso, stuprato dalla corrente… Un’immagine di una bellezza orribile…Spezzo questo pensiero, odiandomi. Immagino la mia voce farsi folgore. E la folgore danzare attraverso il metallo dei cavi, serpeggiare attraverso la pelle per prendere a schiaffi il suo cuore e svegliarlo….
“…1, 2, 3… FZZZZZZZZZ!!!!!… Respira… Lo stiamo perdendo!”
No… no… no… no… no… no…”Adrenalina… 1, 2, 3 FZZZZZZZZZZZ!!!!!… Respira….. 1, 2, 3 FZZZZZZZZ…. Respira…”
“E’ morto da troppo tempo…. non ce la faremo mai!”
Il dottore è una maschera di rassegnazione e sudore… Quello sguardo perso dietro gli occhiali appannati, il camice bianco come la neve che non riesce a far posare su Thomas. Gli sguardi delle infermiere si incrociano in una triste complicità. Respiri affannati contemplano la Morte. (Il dottore si asciuga il sudore dagli occhi premendo con le dita protette da guanti di lattice le palpebre stanche e pregne di lacrime non piante. Un attimo di magnifico buio… In tutti quegli anni di lavoro non si era mai abituato a quella blasfema bellezza. Non si era mai potuto permettere una lacrima… un pianto… una debolezza. Prepotente la Nera Signora riprese il suo posto da primadonna nella sua mente. Ed una nuova forza lo investì, scuotendolo del desiderio di vita, reagì, non si sarebbe piegato alla Morte…)
“Continuiamo, per Dio! Finché non avrò scaricato questo fottuto attrezzo!”
“….1, 2, 3…FZZZZZZZZZZZ!!!!!!!!….respira….”
Osservo la squadra agire in silenzio. La loro disperazione. Scivolo in ginocchio accanto al “fottuto attrezzo”. …Sottovoce …Il Nome del Potere. Un Comando della Volontà. Cento Penne Bianche di Ali. Cento Penne Nere intinte nel Sangue. La mia voce è folgore. Duecento sillabe di nomi morti…
“FZZZZZZZZZZZZ!!!!!! respira…1, 2, 3…FZZZZZZZZZZ!!!!!! respira…..”
Sfioro con le dita il defibrillatore, immaginando di trasformarmi in corrente elettrica…
“THOMAS!!  THOMAS!! IO LO SO CHE MI SENTI THOMAS!!”
L’odore della pelle bruciata è insopportabile… Il corpo annerito dal bacio delle scariche… I peli ormai bruciati e arricciati in un orribile abbraccio di morte… E quell’assordante riga verde continua dall’orribile suono…”biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”
Zampette d’insetto dal palmo della mia mano affondano non viste nella scatola di metallo… la corrente delle mie sinapsi affluisce nella macchina…
“Mi senti, Thomas? Sto venendo a cercarti…”
* * * * * * *
Sono elettricità. Foro la pelle di Thomas e viaggio lungo i suoi nervi. Sono un drago con ruote di gomma e una coda di scintille. Sfreccio in una tenebra tempestata di puntini di luce…Vengo a prenderti, Thomas. Una fitta autostrada intrecciata di tessuto neurale. Una ragnatela perfetta e complessa di contatti e di svincoli. Sfreccio cambiando direzione: ho sempre conosciuto la via. Scintille dietro di me.  Il vuoto davanti.
Io lo so che sei ancora qui…  Ancora qui…Uno schermo nero… liscio… vuoto… nel vuoto della morte. Un canale che ha perso il segnale, e dentro quell’immagine… Il deserto che si sbriciola piano piano in miliardi di piccoli ‘0’…Presto prima che tutto sia svanito…Mi tuffo nello schermo nero… Schegge di vetro ovunque…
Con il fragore di una tormenta di sabbia le infinite sequenze di piccoli ‘0’ mi danzano davanti…
Un piccolo ‘1’ cerca di fuggire dietro di me… ma viene afferrato ed inglobato nell’assurda ragnatela…”Nooooo!”
Una sequenza indecifrabile che descrive la morte…”01010101″ grido “11111111 11111111″ Dalla mia voce scaturiscono uniti una serie di minuscoli ‘1’ annodati e contorti… Sfaldano il muro di neon intrecciato e ricreano la memoria del corpo di Thomas… Ma Thomas cade… Cade a terra e io non posso afferrarlo… La memoria del suo corpo cade a terra, disgregandosi in ogni sua unità…”Thomas!”
Ed eccole di nuovo fagocitate dal mare della Morte… Davanti allo schermo una figura si lascia intravedere, prende forma, vestendosi di ‘0’. Un manto stracciato che ondeggia scosso dall’assenza di vento. Il volto un cranio deformato dallo sfarfallio dei numeri. Solo due mani senza carne né nervi stringono nelle inconsistenti ossa l’icona di una falce.
Levita immensa davanti a Raphael separandolo dallo schermo vuoto…
* * * * * * *
Azael porse la mano a Raphael, per aiutarlo a rialzarsi. Raphael, piccolo come un bambino, si issò sulle spalle di Azael, il gigante… I suoi occhi di ghiaccio ardente fissi sulla tetra apparizione…
“Chi sei?”
Un sibilo disumano echeggiava in quella totale mancanza di suoni: il lamento congiunto di milioni di vittime. Per un attimo Raphael e Azael udirono quella di Thomas… Thomas… forse era dentro di lei… imprigionato e nascosto nella matrice dei suoi ‘0’…
“Restituiscimelo”.
“Restituiscicelo.”
Un suono distorto… Orribile… Il teschio si mosse sfarfallando, fissando nella retina di Raphael un’orribile sequenza di istantanee. La Morte che ride… La figura aprì il suo manto di ‘0’ e stese le braccia in gesto di sfida. Chinò l’orribile volto di assenza-di-vita e  si mosse levitando in direzione di Raphael…
“Mi riconosci?”, disse Azael carezzando i capelli lucenti di Raphael.
“Io sono sfuggito ad un baratro più profondo. Credi che io possa temerti?”
La figura si arrestò nel suo silenzio.
“Noi siamo 01010101… Siamo PIU’ COMPLETI…SUPERIORI!”
Due piccoli ‘0’ arrestano il loro cammino dove orbite scure e profonde deformandosi davano una sorta di espressione a quella forma di non-vita… Cominciarono a roteare in ogni direzione delle tre dimensioni… Presero il colore del sangue… del sangue di Thomas…
“Noi abbiamo una opzione sulla sua anima. E’ nostra. Noi la pretendiamo indietro.”
Quel sangue che aveva contaminato con quella merda di eroina…
“THOMAS!” gridò Raphael, agitandosi tra le braccia di Azael…
“THOMAS!”
Due sfere rosse come le labbra di un’odalisca cominciarono a secernere strisce di ‘1’ dal colore del sangue… Caddero sulla sabbia lordandola del suo colore… Le mani di Raphael, piccole mani di bambino fatte di 11111111, si frapposero tra il sangue e la sabbia a raccogliere quelle gocce nel loro palmo.
“Thomas è NOSTRO!”
Ricordi nella mente del ragazzo… Quelle lacrime di sangue che aveva pianto quando lo aveva sorretto… Che aveva asciugato con amore infinito… Perché gliele stava rendendo? Stavano superando la morte… Stavano fuggendo alla morte… Dense d’amore… per quella donna… e per Raphael… Due bocche all’unisono in una sola voce:
“Sono qui per te, Euridice. Sono disceso alla porta degli Inferi. Torna da me, mi appartieni! IO NON TI PERMETTO DI LASCIARMI!”
La figura ammantata venne scossa e sfasata… lo spazio intorno a lei ne risentì piegandosi… Raphael e Azael fronteggiavano quell’essere rinchiuso in una sfera di assenza di spazio. Quel volto di zeri intrecciati aprì la bocca denudata dalla pelle. Una serie di orribili denti delinearono una spettrale smorfia di dolore. I due globi carmini ebbero un riflesso violaceo. Un sussulto fece tremare la fragile consistenza del manto lacerato…. La bocca si stava aprendo e chiudendo ancora… Come se stesse simulando il pronunciare di un nome:
“M….O…..S…..T…..R…..O……”
La figura si ritrasse di colpo.
“Torna da me…”
Sferzò la falce in una rabbia inaudita, il grido sottilissimo, di rabbia e odio profondo per quella inutile piccola cosa che voleva sfuggire dalla sua essenza… Azael levò un grande braccio per coprire Raphael, intrappolando con la sua carne e ossa di 00000000 la lama della Morte! E sorrise.
Raphael si gettò in avanti, le mani piene del sangue di Thomas, per afferrare l’ombra di colore in quegli occhi…
“Io, che fui il Messaggero della Guarigione, a costo di invocare il mio Potere Rinnegato mi opporrò alla tua perdita… non ti lascerò andare via da me… THOMAS!”
E le sue labbra sfidarono le zanne di ‘0’ del teschio, cercando di raccogliere il respiro di Thomas da quel cimitero… La Morte si ritrasse in un ultimo disperato gesto. Di nuovo quel disturbo che deformò lo spazio, echeggiò nella sfera di nulla come il battito di un cuore… La lama della falce era incastrata nella trama degli ‘0’. E quella forza dell’esistenza la sferzava con i suoi ‘1’. Poteva la morte morire esistendo?
“RESTITUISCI CIÓ CHE É NOSTRO, e vattene…”
Forzato da qualcosa al suo interno, il volto scheletrico si mosse di nuovo:
“…..P..E…R..D…O..N..A…M…I…………A….I…U…T…A….M…..I……”
E tutto divenne una danza frenetica di stracci e di ossa, di fili di ‘0’ che rilucevano in un macabro ballo… Un canto sembrò echeggiare in lontananza…
“Sì sono io la morte e porto corona… e sono di tutti voi… signora e padrona…”
Azael, perdendo sangue da un braccio dilaniato, si avvolse attorno a Raphael per proteggerlo… Ma Raphael piangeva, e cercava con le labbra il respiro sperduto di Thomas…
“Antichi noi siamo quanto te, Morte…” — disse il gigante nero — “Guardiano e Messaggero degli Assoluti rinati a nuova forza. Più e più volte all’argilla o al metallo abbiamo impartito la vita… Noi non riconosciamo il tuo dominio! Noi siamo oltre la tua giurisdizione.”
Lo interruppe Raphael, la voce di un bimbo in lacrime: “BASTA CON TUTTO QUESTO! Ridacci soltanto THOMAS!”
Come partorito dalla matrice di ‘0’, un uovo di ‘1’ intrecciati venne vomitato dalle fauci della morte. Si udì un suono enorme, smisurato… come un lampo… un tuono dal boato stordente …FZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ…..
La morte si ritrasse, occhi in fiamme… Indicò con un dito ossuto e contorto verso quell’uovo di roteanti ‘1’… [ Thomas Thomas Thomas Thomas Thomas Thomas] Si divise a metà… ed a metà ancora… Raphael e Azael si avvolsero attorno all’uovo a ricoprirlo… E si ritrovarono separati dalla sua scomposizione… Pian piano lo spazio si contorse su se stesso. Per un undici volte.
Un boato echeggiò ed sarebbe echeggiato in eterno. Un nuovo terribile, affascinante Big-Bang. Un’esplosione che solo la vita può causare. E la sabbia cominciò a formare le dune…Sorrise Raphael, vedendo 0 intrecciarsi a 1, 0 intrecciarsi a 1… 01010101, frammenti di una realtà vivente.
Sorrise Azael cingendo con un braccio il suo piccolo amante… L’altro braccio ciondolava distrutto, ma lui ignorava il dolore. Spalancarono le braccia e le dita, gli occhi e le labbra, per abbracciare il calore della coscienza di Thomas che ritornava potente. Un respiro lontano mosse l’aria trasformandola in vento.
Ancora un rumore immenso lacerò il silenzio: era la vita che tornava nel deserto della mente di Thomas. Sabbia calda nasceva dal manto di ‘0’…
“Non lasciarmi mai più…”
* * * * * * *
Il vento riprese a soffiare con rinnovato vigore. Spalancai le ali e mi lasciai portare dal vento del tuo respiro. La sabbia si aprì rivelando il suo tesoro. Un corpo nudo, immobile e vivo… Respirava a fatica in una placenta di sabbia bagnata. Un corpo di adulto scolpito nella sabbia.
“Sei debole amico mio, e ancora freddo… Sei ritornato da un lungo viaggio e da un profondo abisso… Ma non ti lascerò mai più andare via!”
Rannicchiato in posizione fetale, attendevi di rivedere la luce. Mi sdraiai sul tuo nudo corpo di sabbia, avvolgendolo con il mio, baciandoti dolcemente sulle palpebre chiuse, per incoraggiarti a risvegliarti.
Un possente tremito smosse le dune e disegnò mille onde… Dal profondo, un boato preannunciò la nascita.
Sette steli di roccia si alzarono di nuovo dalle sabbie, prepotenti ed incuranti di cosa smuovevano: la vita non aspetta quando deve fiorire. Tutto tremava, e finalmente anche i tuoi occhi ebbero un fremito.
Il vento soffiava con forza incontrollabile, la sabbia pungeva come spilli affilati, la sabbia si intrecciò in trame e matrici di fili. Si annodarono ancora.
“Sono con te, amico mio.”
E i tuoi occhi si aprirono in quella nuova trama.
“Questo è solo l’ennesimo parto. Non temere il dolore.”
I tuoi occhi si aprirono accogliendo la luce… La retina iniziò a stimolare il cervello con la mia immagine… La bocca si aprì per lasciar uscire un filo di voce: “…..P…..A….D….R…..E……….”
“Hai visto? Sei riuscito a tornare da me… Lo sapevo.”
E riflesso nei tuoi occhi vidi il mio sorriso luminoso. Come quello di un bambino. O di una madre.
* * * * * * *
“1,2,3……..RESPIRA………FZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ!”
“PIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII…PIPIPPI………PI…….PI………PI……”
[..zerounozerounozerounozerounozer…]
“É tornato! Dottore presenza di battito cardiaco!”
“cough… cough…”
Mi rialzo a fatica dal pavimento della stanza d’ospedale.
“Smettere con il defibrillatore! Ossigeno, presto!”
“Battito?”
“Regolare, dottore!  E’ un MIRACOLO!”
La frenetica attività dei medici e degli infermieri non mi spaventa più… Ora io ho una certezza… Ora io so…
“Attività cerebrale?”
“E’ un vulcano dottore! È un miracolo!”
…che non mi lascerai mai più.
* * * * * * *
Thomas mosse impercettibilmente un dito.

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