MORALE SU UOMINI E GNOMI

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«Sono sicuro che quest’anno vincerò io!»
«Anche lo scorso anno dicesti così, Droll, e ti ricordi come andò a finire. La scampammo per un pelo.»
«Kit, devi fidarti di me. Questa volta la mia invenzione stupirà tutti quanti. Non potranno fare a meno di darmi il primo premio e di portarmi in trionfo da Re Gnhor.»
«Forse si, almeno che questo marchingegno non esploda nel mezzo della dimostrazione.»
«Se continui così attirerai gli spiriti della sfortuna. Stattene zitto un po’ e guarda dove metti i piedi.»
I due gnomi procedevano lentamente lungo la strada che portava alle Grotte del Lago Azzurro. Laggiù ogni anno si teneva la grande festa autunnale degli gnomi della regione. Era un evento che tutti attendevano perché coinvolgeva i Cappelli Verdi delle colline a sud, i Cappelli Celesti delle rive del lago e i Cappelli Rossi delle montagne ad est. Tutti e tre i grandi popoli degli gnomi convergevano in quel luogo e per tre giorni si sfidavano nelle più improbabili competizioni. C’era il lancio del boccale pieno, il salto del fosso di grilli, la corsa sulle pietre del fiume e naturalmente la più importante di tutte, la gara delle invenzioni. Chi si aggiudicava quest’ultima poteva portarsi a casa una pentola di monete ed uno splendido mulo nano.
Droll e Kit erano dei Cappelli Celesti, ma vivevano lontano dal lago, dentro la grande foresta che si estendeva verso nord. Per raggiungere le grotte dove si teneva la fiera dovevano camminare tutto il giorno, portandosi appresso la curiosa macchina di Droll, montata appositamente su un carretto a due ruote.
La macchina esternamente sembrava una grande cassapanca, con due tubi che sporgevano dal coperchio e una specie di oblò di una decina di centimetri di diametro che si apriva sulla facciata.
«Ma a cosa serve questo coso?» domandò Kit fermandosi di nuovo e asciugandosi il sudore. La giornata appena incominciata diventava velocemente calda ed umida.
«Sei sempre il solito curioso Kit. Lo vedrai alla dimostrazione. Sai che non mi piace rivelare le mie invenzioni prima della competizione,»
«Si ma non è giusto. Devo spingere questo aggeggio per centinaia di passi e non sapere neanche di cosa si tratta.»
«Si, ma avrai come ricompensa mezza pentola di monete.»
«Se vincerai…»
«Puoi contarci. Quest’anno non ci saranno dubbi sul vincitore. Dai forza, affrettiamoci che incomincio ad aver fame. Laggiù al Lago staranno già friggendo le frittelle, e sai come sono buone quando sono ancora calde.»
«Hai ragione Droll. Andiamo»
Il sentiero proseguiva spedito verso il Lago. Era infatti la strada dei mercanti, e gli gnomi solitamente la evitavano per paura di fare qualche brutto incontro. Ma Droll e Kit trasportavano un fardello troppo pesante per passare attraverso la foresta, e quindi avevano deciso di prendere il sentiero.
I loro orecchi attenti avvertirono la melodia fischiata dallo straniero molto prima che questi svoltasse la curva e li avvistasse. Purtroppo però non avevano abbastanza tempo per nascondersi nel bosco ai lati del sentiero senza dover lasciare il loro bagaglio. Così si ritrovarono davanti a un uomo che subito trasmise loro una brutta sensazione. Era piccolo e magro, ma sempre tre volte più alto di loro, ed emanava un odore pungente, come di pesce avariato. Aveva gli occhi umidi e i capelli unti, e una dentatura che ricordava le Montagne della Follia.
«Salve maestri della foresta, che piacere incontrarvi» sibilò lo straniero con una voce da vipera.
«Salve» risposero i due gnomi, cercando di non rallentare e passare oltre. Ma lo straniero, appostato al centro del sentiero, aveva altri progetti per quei piccoli amici. Si diceva infatti che gli gnomi fossero dei pregiati ingredienti per potenti pozioni magiche, e le streghe pagavano profumatamente per quei simpatici corpicini. Poi era risaputo che le barbe portassero fortuna se intrecciate e usate per legare le sacche dei denari. “Chiamavano le monete”, si diceva.
«Cosa trasportate di bello?» domandò l’uomo fintamente interessato.
«Niente. Una cassapanca per mio zio che abita vicino al lago» mentì Droll mentre pensava a un modo per uscire da quella situazione.
«Che strana cassapanca, con quei due tubi sporgenti. Credo che tu ti stia prendendo gioco di me, piccolo amico.» L’uomo mostro un maligno sorriso e avvicinò il suo volto a quello dello gnomo.
«No signore non è vero» cercò di difendersi Droll.«E’ senz’altro una cassapanca, ma non come tutte le altre.»
«Che vuoi dire?»
Droll guardava Kit cercando un appoggio, ma il compagno sembrava ancora più impaurito di lui. Poi gli venne un idea.
«Beh, io la chiamo la “cassapanca dei ricordi”.»
«E cosa sarebbe?»
«Non è facile spiegare. Ci vorrebbe una dimostrazione»
«Che vuoi dire?»
«Che se vuoi posso farti vedere come funziona. È  la mia invenzione, qualcosa che nessuno mai ha pensato»
«E cosa farebbe?»
«Con questa cassapanca puoi rivivere i tuoi ricordi.»
«Adesso mi prendi davvero in giro, piccolo amico. Mi stai dando molti motivi per diventare scortese,  e tu e il tuo amico non volete che diventi scortese, non è vero?»
«No signore, ci mancherebbe» si affrettò a rispondere Droll, con Kit dietro d’un passo che scuoteva la testa terrorizzato.
«Mi lasci mostrare come funziona» e montando sul carretto Droll aprì la cassapanca e ne tirò fuori un bel cuscino rosso ricamato, comodo e grande per la testa di uno gnomo, ma appena sufficiente per poggiarci l’orecchio di un uomo.
«Ecco qua» disse Droll porgendo il cuscino allo straniero. «Lo provi!»
«E cosa ci faccio?»
«Ci appoggi la testa, chiuda gli occhi e ripensi ai suoi ricordi più belli.»
L’uomo guardò il cuscino con uno sguardo privo di espressione. Non credeva che lo gnomo lo stesse prendendo in giro, perché non poteva non riconoscere la minaccia incombente. Allora perché si comportava così stranamente, porgendogli quel cuscino?
L’uomo, non vedendoci niente da perdere, decise di assecondare lo gnomo. Afferrò il cuscino tra le mani e lo avvicinò a un lato della testa, e subito incominciò a ricordare. Trovò alquanto strano il fatto di non fare nessuna fatica nel riportare alla mente i ricordi più belli. Rimase stupito di averne così tanti, la maggior parte dei quali nascosti nei più reconditi cassetti della sua memoria.
Dopo qualche minuto avvertì la voce dello gnomo che gli diceva di ridargli il cuscino. Provò un certo dispiacere, e fu un po’ come risvegliarsi da un bel sogno.
Porse il cuscino rosso alla piccola creatura borbottando qualche incomprensibile frase di scontento.
«Ecco, adesso mettiamo il cuscino pregno dei suoi bei ricordi dentro la cassapanca e mettiamola in funzione» e dopo avere chiuso il coperchio, Droll afferrò una leva nascosta che spuntava da un lato e la tirò verso il basso. Subito la cassapanca incominciò a vibrare e ad emanare una specie di ronzio. Tutto durò pochi secondi, poi tornò normale. Pareva proprio che non fosse successo nulla, ma ad un tratto, dal piccolo oblò sulla facciata della cassa, fuoriuscì una debole e calda luminosità.
«Ci guardi dentro» disse Droll invitando lo straniero.
L’uomo si avvicinò pian piano alla cassa e con una certa insicurezza abbassò lo sguardo verso l’oblò. Subito il suo volto s’illuminò, non solo per la luce che usciva dalla cassa, ma soprattutto per quello che riusciva a vederci dentro.
Con la voce strozzata e le lacrime che gli salivano agli occhi lo straniero sussurrò una parola. «Mamma!»
«Adesso avvicini l’orecchio al tubo di sinistra» lo invitò nuovamente lo gnomo.
L’uomo obbedì nuovamente e con la voce ormai rotta dal pianto disse: «La canzone degli gnomi che mi cantava per farmi addormentare!»
Droll guardò Kit sorridente, ormai quasi convinto di averla scampata.
«Adesso avvicini il naso al tubo di destra.»
Lo straniero obbedì di nuovo e questa volta un pianto dirompente lo investì.
«E’ l’odore delle crostate della Mamma, quelle insegnategli dagli gnomi della foresta. Le più buone al mondo!»
L’uomo ormai piangeva a dirotto e non riusciva a fermarsi.
«Ah, che sciagurato di figlio! Lei che mi ha amato così tanto, ed io non ero al suo fianco quando morì. Che figliolo ingrato…»
Straziato dal dolore e dal pianto, l’uomo incominciò a correre verso dove era venuto. Incuriosito Droll gli chiese: «Dove va?»
«Sulla tomba della mia povera madre, a provare di rimediare alle mie colpe. Grazie piccoletti di avermi fatto ricordare. Grazie davvero» e sparì lungo il sentiero che proseguiva verso il lago.
Solo allora i due compagni tirarono un lungo sospiro di sollievo e poterono tornarsene al loro viaggio verso la grande fiera degli gnomi.

MORALE: Gli Gnomi conoscono l’importanza dei ricordi, gli Uomini non ne intuiscono la pericolosità.

EPILOGO

Ovviamente quando Droll e Kit fecero la dimostrazione davanti a Re Gnhor durante la grande competizione degli inventori, la cassapanca dei ricordi esplose con un rumore sordo, e le grotte del Lago Azzurro vennero invase da un fumo rosato.
Anche quell’anno il povero Droll se ne tornò a casa senza il premio, ma promise a se stesso che ci avrebbe riprovato l’anno successivo.
Kit invece decise che non avrebbe più seguito il suo amico in nessuna altra avventura.
Infine l’uomo, mentre cercava il cimitero dove era sepolta sua madre, si scordò che cosa stava cercando, e se ne tornò nel bosco a caccia di gnomi.

Tratta dal Libro:


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2 risposte a “MORALE SU UOMINI E GNOMI

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