UNO STRANO INCONTRO

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É stato come se in un attimo mi avessero strappato il cuore…per fortuna la sensazione di dolore passò subito; tempo di piegare la schiena e portarsi le mani al petto che tutto era già passato. Subentrò subito però un’altra sensazione più allucinante: tutti i colori erano sfasati… ero circondato da una marea di persone bionde con i capelli blu e con gli occhi viola… evidentemente dalla mia espressione si doveva capire, perché un ragazzo dall’aria gentile mi chiese in un inglese un po’ distorto ” right? Are you all”. Ma come parlava questo? Continuò a parlarmi anteponendo sempre l’ultima lettera della frase che stava per dire… E mi resi conto che ad un tratto parlavano tutti a quel modo… la cosa più grave era che mi sembrava tutto normale… L’impressione era come se un prisma avesse scomposto la realtà come fa di solito con la luce, sostituendo al primo colore l’ultimo e traslando il resto… Tutto era sfasato, tutto non era al suo posto e in un certo senso si… stavo quasi per dimenticare com’era la VERA realtà… Calmai il ragazzo dicendogli che mi era andata di traverso la birra… con un po’ di sforzo sorrisi e distolsi così tutti gli sguardi da me…
E in un attimo ero spaccato in due…
“Che sta succedendo?”
“E TUTTO NORMALE…”
“La realtà è distorta”
“E TUTTO COME AL SOLITO… PRENDI UNA PENNA… CHIEDI UN FOGLIO… SCRIVI! SCRIVI!”
Chiesi al barista un foglio e una penna e mi misi a scrivere… anzi la sensazione era come se la penna scrivesse da sola…
“SPESSO CERCATE DI SEMBRARE CIO’ CHE NON SARETE MAI”
“LA RISPOSTA E’ CIO’ CHE PARE… ANCHE SE SBAGLIATA”
“LA PERSONA PIU’ INTERESSANTE E’ QUELLA CHE SCARTI PER CASO E PER CASO REINCONTRI”
Scrissi per mezz’ora e più, felice contento.
“IL SAPERE E’ CIO’ CHE VUOI… SAI CIO’ CHE VUOI SAPERE”
“LA VITA TI CAMBIA…”
Scrissi a caratteri cubitali… quando fui colto dalla sensazione che il “prisma” fosse vicino… sempre più vicino… fuori FUORI!!
Presi i foglietti le sigarette e corsi fuori… e c’era lui… zoppicante e fiero… che stava girando l’angolo. Prima che sparisse iniziai a ricorrerlo… lo presi per una spalla “Dottore?? Dottor Kaneirzen?”
Compresi tutto… lo sfasamento, gli scleri, la follia, era stato lui era lui l’elemento “sfasante”…
“Cosa sono questi?” Fu questa la mia prima domanda mostrandogli fogliettini, parto della mia mente divenuta folle, che avevo tirato fuori senza rendermene conto… “Cosa sono queste cose che sono nella mia testa??”…
Lui mi guardò, mi riconobbe, mi sorrise… ero io l’autore dell’e-mail che aveva ricevuto il giorno prima, nella quale, la domanda dei documenti della sua macchina per l’immortalità, celava una richiesta curiosa e vogliosa…
“Sei te… è la tua mente che tira fuori quello che ha dentro e che vorrebbe esprimere… mente che è stata chiusa e ingabbiata dalla tua nota… Merlino.”
“Ma è merito suo questo? La trasformazione che ho subito questa sera, la voce dentro di me… è tutto merito suo?”
“Certo! Io non ho fatto altro che aprirti la mente, renderla folle, al mio livello, in modo che possa chiarirti quello che tu mi hai chiesto. Volevi risposte? Ti do risposte. Stasera risponderò alle tue domande. Ti ho allargato il punto di vista. In modo che ti possa spiegare fino in fondo non solo come funziona la macchina, ma anche il mio sogno… Come speravo che tu lo capissi se non eri al mio livello? Se non eri un folle, come lo sono io. Come gli altri insistono a definirmi?”
Il dottore barcollò in avanti accennando dei passi, per dirigersi verso il muro a cui appoggiarsi, il suo potere lo sosteneva ma non lo avrebbe fatto per molto altro tempo. Si appoggiò al muro dell’edificio del Pub e continuò…
“Bella la tua mail… piena di curiosità, piena di voglia di sapere e provare sulla tua pelle. Belle parole hanno usato… di nascosto; segretezza quindi. Da Chi? Dal movimento? Da Destino? Che tutto sa in quanto parte integrante di lui stesso? O più semplicemente da Merlino? Destino di Enigma, nemico giurato di me e Mostro? Vuoi sapere o no?”
“CERTO CHE VOGLIO SAPERE” gli dissi con un’ostentata tranquillità suggeritami dall’altro mio io. Stavo iniziando a parlare come lui con naturalezza…
“E allora stai pronto alla verità come mai l’hai sentita, da un punto di vista completamente folle… fuori degli schemi… Allora… da dove partire… Sai te cosa è successo nei primi tre secondi dell’universo?”
“No! Non so cosa è successo 100 anni fa figurati nei primi tre secondi dell’universo…”
“L’universo ha cominciato a invecchiare!… Devi sapere che tutto è costituito da atomi. E gli atomi sono costituiti, a loro volta, da corde finissime più fini di un punto che esiste solo nella nostra immaginazione. Si chiamano Supercorde e queste, sfregando, costituiscono quel fenomeno che noi definiamo invecchiamento: ‘La degenerazione, la caducità cellulare’. Niente è per sempre… Questo fenomeno è il famoso fattore Q. Questa forza che avanza e disgrega ogni cosa… Se noi eliminiamo questa forza, semplicemente la materia non invecchia. Vedi io ho inventato questa macchina, quella che chiamano IMMOMACHINE, che fa appunto questo, elimina il fattore Q. Applicando questo all’organismo umano, l’uomo diventa immortale… i tessuti non degenerano e l’uomo può vivere per sempre.
Sai cosa vuol dire questo? Che non avrai più preoccupazioni, che la tua vita, così come la concepisci finirà, e inizierà una vita senza tempo apparente: potrai dedicarti a qualsiasi cosa tu vorrai, senza preoccuparti di poter morire e dover invecchiare.”
“E se stai facendo tutto questo bene all’umanità perché il PATHOS ti dovrebbe fermare?”
“PATHOS PATHOS” gridava la mia seconda voce…
“Il Pathos…” rispose lui “lo sai cosa è il Pathos? Lo sai cosa sono veramente le Note? Sono strette di mani fra eterni, sono intersezioni sinusoidali fra le energie degli eterni… niente più… e cosa pensi che possa capire questo essere, immortale, limitato, di un sogno di un uomo? IO toglierei il peccato originale all’uomo, gli renderei ciò che Adamo ed Eva hanno perso… Distruggerei Assenza e Presenza in un colpo solo… E loro mi vogliono fermare… loro… ” e con questo il dott. K. prese un respiro e si fermò per un attimo. Il suo potere cedette, si dovette sedere per terra.
E poi iniziò a raccontarmi il suo sogno, la sua rabbia contro le note e la gerarchia del Pathos. La gabbia dalle sette sbarre dorate e i due cani fuori ad aspettarci…
“Cosa pensi che succeda quando il Pathos partirà? Quando le sette sbarre dorate spariranno, e i due cani liberi di sbranarti? Invece così sarai inattaccabile… cosa faresti se i cani fossero addormentati e il lucchetto della gabbia fosse aperto?”
“L’occasione fa l’uomo ladro.”
“E tu cosa sei? Non sei un uomo? Cosa faresti?”
Dopo tutti i suoi discorsi annuivo soltanto. Vedevo con chiarezza il suo sogno e lo condividevo; la follia aveva preso il sopravvento: il suo punto di vista era chiaro… e aveva ragione! Non c’era ma che non avesse risposta, non c’era se che teneva… tutto quadrava… tutto tornava… le equazioni avevano i suoi risultati e tutto era perfetto.Ma come potevo abbandonare Merlino? Come avrei potuto tradirlo? Merlino non aveva senso per lui, così restrittivo… un carceriere…
“Il mio discorso è finito ora sta a te… cosa fai? Ricordati che IO una scelta te la do… io ti ho ‘risvegliato’ stasera, ho fatto in modo che tu capissi… Beh ora sta tutto a te… il mio non è un ultimatum… hai ancora il libero arbitrio… a te l’ultimo passo, a te la scelta finale.
“Gli davo le spalle in quel momento, mi sarei voluto girare, ma il mondo mi crollò addosso. Quella che era stata la sensazione di dolore di partenza impallidì a confronto. Tutto roteava. Un conato di vomito. L’oblio.
Riaprii gli occhi e mi trovai appoggiato alla colonna esterna del Pub. Il rivestimento in legno era stato graffiato dalle mie stesse unghie. Guardai i solchi. I miei occhi vedevano… IO VEDEVO: l’immagine s’ingrandiva; ero capace di vedere in profondità, sempre più dentro alla materia… la visione si fermò quando riuscii ad intravedere delle corde, la base della materia, che vibravano, che si consumavano fino a che non rimaneva che una sola corda. Realizzai che ero arrivato alla fine dei tempi, l’attimo si era dilatato fino a riempire 100.000 anni. Tutto ciò che era non c’era più. Di nuovo l’oblio.
Riaprii lentamente gli occhi e niente era mutato da quando ero arrivato la sera stessa… Anche i colori erano tornati al loro posto… la gente era bionda gli occhi erano blu.
“Il Dottore!!!!” Mi girai… nessuno… si era volatilizzato…
Non era un’allucinazione. NO NON ERA DECISAMENTE UN’ALLUCINAZIONE…L’unica cosa che mi riecheggiava in testa era l’ultima parola del dottore…”SCEGLI… SCEGLI”
“HO GIA’ SCELTO!”

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2 risposte a “UNO STRANO INCONTRO

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