SPENGI LA LUCE

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«Spengi la luce.»
«Ma dici sempre che ti piace guardarmi…»
«Si, ma stanotte c’è la luna, vedi?»
Il disco argentato si affaccia dalla finestra in tutto il suo splendore, grande e luminoso, a guardarlo ci si può perdere nel mare della tranquillità… La luce è presa in prestito dal sole, è il riflesso di un bacio, si deposita sui due corpi nudi, abbracciati, ricoprendoli di una patina di candore.
L’overture dell’amore sono i baci e le carezze. Le labbra dei due amanti si adagiano sulle rispettive pelli, fremano le epidermidi, richiamano i sughi del piacere. E allora sono le lingue che introducono il tema principale, leggere, appena umide, scivolano sugli avambracci e dietro al collo. Si soffermano sui lobi, ci giocano un po’ e poi s’incontrano, toccandosi e ritraendosi.
Intanto le mani cercano, perché loro cercano sempre, non stanno mai ferme. Gli incavi, le curve, i muscoli, le parti nascoste, fino alle pelurie che nascondono gli interruttori del piacere. La luce della luna gioca con le ombre e regala il mistero.
La musica si arricchisce dei primi ansimi, i movimenti si fanno più veloci e cadenzati, gli arti degli amanti si attorcigliano come se volessero fondersi. Lui la sente strusciarsi, lei avverte l’estensione di lui. È arrivato il tempo dell’esplorazione.
La canzone si avvicina al ritornello. Lui scende giù, lei sente i brividi, chiude gli occhi, inarca la schiena, poi li riapre e guarda la luna, sorride, geme, avverte il bisogno di far fluire il calore che le alberga dentro. Spinge delicatamente la testa di lui e gli va sopra, accogliendo il suo dono. Conscia delle carezze d’argento sui suoi seni, inizia a muoversi al ritmo della canzone. Lui è sotto, la guarda, ed è come se guardasse dio, o l’infinito, il significato del tutto, l’amore e il piacere.
La melodia diventa un bolero che si ripete per molte battute, e sale, sale, sale, ma non fino all’apice. C’è ancora molta strada da fare, prima di abbandonarsi alla pace dei sensi.
La canzone cambia il tempo, è una suite, una lunga sinfonia divisa in movimenti. Lui si alza, la bacia, la guarda negli occhi, sono sempre uno dentro l’altra, una cosa sola, insieme alla luce della luna. Poi è lei che inizia a giocare con l’interruttore di lui. Il fuoco divampa all’altezza dell’inguine, sente il bisogno di refluirlo, si adagia accanto a lei e sprofonda la lingua nella dolce peluria, cercando e trovando con esperienza. La degustazione va avanti, tra spasimi e contrazioni, un’altalena di sensazioni al limite della sopportazione.
Tamburi e corni entrano prepotentemente nella melodia. I due corpi adesso cercano i limiti del piacere, avvalendosi di qualsiasi espediente. Lei ha la faccia sprofondata nel cuscino e da le spalle a lui, che le è sopra. Alterna il gioco dei suoi pistilli d’amore, approfittando del duplice invito. Le afferra i capelli, lei geme, lui muove un riff prepotente ma in qualche modo dolce. La vetta è vicina, ormai mancano pochi passi…
Lei asseconda il ritmo, si muove insieme, lo trascina, lo prega di continuare, di non smettere mai! Allora lui sa che il momento è quello giusto, perché capisce che non può più tornare indietro. Così aumenta il tempo, sempre più veloce, sempre di più…
Il finale è il trionfo e il trapasso, il gemito e il flusso, la nascita e l’abbandono.
La luce lunare bagna adesso i loro corpi sazi. I respiri si acquietano, le mani si cercano ancora, si trovano, si stringono. La notte e l’oscurità sua complice sono state celebrate nel modo migliore.
I due amanti si guardano. Sorridono…
«Accendi adesso?»
«No… aspettiamo ancora un po’.»

Jonathan Macini per La Giostra di Dante

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2 risposte a “SPENGI LA LUCE

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