IL CUORE DELLA LUCERTOLA

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«Ciao, come stai?»
E come cazzo dovrei stare, mi andrebbe di dirle. Invece rispondo “bene”, e sorrido pure. Non mi va di darle vantaggi. Ai suoi occhi voglio apparire forte, anche se dentro sono a pezzi, come se il cuore me l’avessero gettato nel tritacarne. Stronza! Sei anni insieme, e una mattina si sveglia e mi dice “non ti amo più!” Ma che cazzo vuol dire?!
«Ci sei domani? Se non disturbo verrei a prendere le ultime cose…»
Certo che disturbi. Disturbi ogni singolo minuto della mia giornata, perché non riesco a non pensare a te. Non dormo, non mangio, non posso neanche ad andare a lavoro senza che l’immagine del tuo volto venga ad ossessionarmi. Sei un virus, ecco cosa sei!
«No, ci mancherebbe. Vieni pure.»
Magari parliamo un po’, mi verrebbe da aggiungere. Ma abbiamo anche parlato troppo. E quando si parla troppo, non c’è più niente da dire. Ci sono i ricordi, che a me sembrano bellissimi e a lei non fanno il minimo effetto. Ci sono i rancori, e quelli lei li ricorda benissimo, mentre io me li sono già dimenticati. E poi ci sono i momenti d’indifferenza, e quelli sono la vera ragione per la quale lei verrà a prendersi le sue dannate ultime cose.
«Come va a lavoro?»
Ma che cazzo te ne frega! Non ti è mai interessato quello che faccio. Eh certo, perché prima t’interessavo io, adesso invece t’interessa solo rimanere amica, riprenderti le tue cose e non fare più scenate. Vuoi la dissolvenza, la chiusura col sorriso, il finale di Hollywood, i titoli di coda con i ringraziamenti, così poi ti potrai buttare a capofitto nel tuo prossimo film, senza sensi di colpa…
«Bene. Marzo è stato un buon mese…»
«Sono contenta. E poi distrarsi fa bene, non trovi?»
Questa te la potevi risparmiare, stronza! Chi vedi adesso? Ci dev’essere qualcuno, lo so. C’è sempre qualcuno, quando si cambia in questa maniera. Un po’ stronza lo sei sempre stata, ma mai così. Chi è? Un collega? Uno che hai incontrato in palestra? Uno che t’inforca dopo lo spinning?
«Si. Cerco di non pensarci, sai com’é…»
Patetico. No, non fare il patetico adesso. Ce l’hai quasi fatta. Tra poco arriva il bus, la saluti e te ne vai. Non tornare sull’argomento, altrimenti sei fregato…
«Vedi qualcuno?»
Ma perché non te ne stai un po’ zitta, troia! Si, vedo te, tutti i giorni, nella mia testa, ti guardo chiudendo gli occhi, vedo i tuoi capelli sparsi sul cuscino, le tue labbra che mi accarezzano, la tua lingua che gioca. Vedo sempre e solo te, capito… stronza!
«No, solo i miei amici, ogni tanto. Domenica andiamo a pescare.»
«Dove?»
«In montagna…»
«Bello…»
Ma che fine hai fatto autobus di merda! Sei in ritardo di sette minuti. Vuoi vedere che la corsa è saltata. Se è così mi tocca a farmi torturare per un altro quarto d’ora.
«Sai, io vedo qualcuno… Volevo dirtelo, perché mi piace essere sincera.»
Che sorpresa! Ma davvero?
«Sai che ci tengo alla nostra amicizia…»
«E se ti spingessi sotto l’autobus, che ne diresti?»
Troppo tardi. La frase mi esce senza pensarci. Perché sapete, a volte la linea che divide l’immaginazione con la realtà è talmente sottile…
Lei strabuzza gli occhi, rimane in silenzio, forse ha anche un po’ di paura. In quell’istante la vedo sotto una nuova luce, vulnerabile e stronza. Qualcosa ricomincia a battere dentro il petto. Il cuore è un muscolo strano. È come la coda delle lucertole. Lo puoi buttare nel tritacarne, ma quello ricresce, e torna a pulsare, più forte di prima.
«Guarda, quello è il tuo autobus. Ti aspetto domani per la roba. Ciao…»
Lei risponde con un timido ciao, sale sull’autobus e si dilegua.
La verità, specialmente la più crudele, può fare miracoli!

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2 risposte a “IL CUORE DELLA LUCERTOLA

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