MIO PADRE E LA LUNA

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Era la notte del solstizio d’estate, e faceva un caldo bestiale. Lo sapete che quelle notti sono un po’ magiche, o almeno così diceva mia nonna. Mi affacciai alla finestra e vidi i pipistrelli girare come matti. Erano quasi le dieci ma c’era ancora un po’ di luce nel cielo. Per un bambino non era certo presto, ma io di sonno non ne avevo, così rimasi a guardare la luna, piena e gialla come un lampione. Anche lei aveva qualcosa di magico…
D’improvviso la vidi venir giù. No, non stava cadendo, sembrava invece che qualcuno la stesse tirando con una corda. Doveva averci un bel po’ di forza, pensai.
«Babbo! Babbo!» gridai io. Mio padre entrò di volata nella mia stanza.
«Che c’è , Amore?»
Io lo guardai al chiarore dell’astro, ed è così che me lo ricordo ancora. Sono passati tanti anni, e lui se n’è andato da un bel po’, ma quando chiudo gli occhi lo rivedo proprio come quel giorno. I capelli arruffati, gli occhiali con la montatura sottile, la camicia a quadretti rigirata alle maniche e due occhi ricolmi d’amore.
«Babbo, stanno rubando la luna!«
«Cosa?» E guardò fuori dalla finestra. Anche lui la vide che scendeva, sempre più in basso. Adesso era proprio sopra le cime degli alberi del bosco, quello vicino al villaggio.
«Presto, dobbiamo muoverci!» mi disse, ed io lo seguii, anche se ero in pigiama. Ma la notte era calda, e non c’era bisogno della giacca e delle scarpe.
«Dove andate?» domandò la mamma, vendendoci sfrecciare attraverso il soggiorno.
«Un missione importantissima…» iniziò mio padre.
«…dobbiamo salvare la luna!» conclusi io. Ed imboccammo la porta di casa.
Salimmo in auto e prendemmo la strada verso il bosco. Le luci e i suoni delle televisioni che fuoriuscivano dalle finestre dei vicini mandavano segnali rassicuranti, ma una volta che ci lasciammo il villaggio alle spalle la notte divenne meno gradevole. E poi il cielo adesso era completamente buio, perché la luna se l´erano portata via.
Mio padre parchéggiò al limitare del bosco, afferrò la torcia elettrica da sotto il sedile e uscì dall’auto. Io lo seguii. Avevo il cuore in gola, ma ero felice.
Percorremmo il sentiero guidati dal fascio di luce. Il bosco era fitto e tenebroso, e c’erano rumori strani, e i pipistrelli continuavano a volare bassi. Mi venne in mente la storia di un ragazzino del villaggio, che era stato attaccato da un pipistrello. Gli si era aggrappato ai capelli e non voleva mollare la presa. Glieli dovettero tagliare con le forbici, poverino.
Più avanti vedemmo una luce distante, tra le ombre degli alberi e dei cespugli.
«Ecco, sono là! Andiamo!»
Era la luna. Erano riusciti a tirarla giù, e adesso rischiarava quella parte del bosco. Corremmo in quella direzione, guidati dalla luce dell’astro. “Che avrebbe fatto mio padre?”, mi chiedevo. Ovvio, avrebbe preso a pugni il ladro e poi liberato in cielo la luna, come ogni eroe. Perché ovviamente lui era il babbo più coraggioso del mondo.
Mi facevo mille film in testa mentre correvo e sentivo il sangue correre nelle vene, sentivo il pericolo, la gioia, l’amore, e quando diventai grande e ripensai a questa storia capii che tutte quelle sensazioni insieme significavano che mi sentivo vivo!
Ero pronto a tutto, ma ancora una volta rimasi sorpreso, perché le notti magiche sono imprevedibili. Quando raggiungemmo la radura in cui l’astro era stato adagiato, venimmo abbagliati dalla sua luce e solo in un secondo momento riuscimmo a distinguere cosa stava succedendo. La luna era fissata a terra con corde ed arpioni. C’erano due uomini, all’apparenza normalissimi, con tute di jeans e casacche fosforescenti. Su retro di queste vi era stampata la scritta “Prontoluna”.
«Che succede?» domandò mio padre.
«Buonasera, niente di cui preoccuparsi» rispose uno dei due uomini. «Solo un controllo di routine. Cambio delle lampadine, verifica dei fusibili, normale amministrazione.»
Mio padre sembrò sollevato. Mi rivolse uno sguardo rassicurante e disse: «Hai visto Amore… nessun problema. I signori sono del Servizio Luna.»
«Prontoluna» precisò l’uomo, e consegnò a mio padre il suo biglietto da visita.
«Se ci sono dei problemi, non avete che da chiamarci.» concluse. Poi si rivolse al compagno.
«Tobia, sei pronto per lasciarla salire?»
«Si, possiamo liberarla.»
E così assistetti al più straordinario spettacolo della mia vita. I due uomini recisero le corde che tenevano la luna ferma a terra, queste schizzarono nell’aria per la tensione e in un baleno l’enorme palla gialla incominciò a sollevarsi, sempre più in alto, immensa e fulgida, ma leggera come una farfalla. Riprese posizione nel cielo insieme alle stelle, più splendente che mai.
Mio padre ed io ce ne tornammo a casa, frastornati e felici. Lui mi accompagnò a letto, mi rimboccò le coperte perché nel frattempo la temperatura era calata, e fece per chiudere la persiana.
«Babbo, lasciala aperta stasera. Voglio vedere ancora la luna.»
«Va bene Amore. Però poi dormi, va bene?» e mi baciò.
Non posso affermare con sicurezza se questa storia sia realmente accaduta. Forse era solo una delle tante favole che il mio vecchio mi raccontava prima di addormentarmi, quelle in cui amavo perdermi.
In ogni caso, a me piace crederci, perché ogni volta che guardo la luna ripenso a lui.

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