ULTIMA LACRIMA

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Il SUO AMORE per ME… IL MIO AMORE PER LUI…
Il vento accarezzava i miei capelli.
Non un abito nero.
Il nero dell’angoscia.
Il nero della rabbia.
Il nero dell’ODIO.
L’odio che avevamo SCONFITTO INSIEME.
Il NERO. Il nero che ha torturato IL MIO RESPIRO, LUI, per tutta la sua esistenza.
Il Nero che lo ha legato, torturato…
Indossavo il colore Rosso, rosso come la NOSTRA passione.
La passione per la vita, per ME.
Fu così che scelsi un abito rosso.
Roma.
Il “parco” del Verano era bellissimo quella mattina.
La follia permeava la mia mente.
Ero in un cimitero.
Ma sentivo il cuore leggero.
Mi inginocchiai nella terra umida lentamente, un raggio di sole mi colpì le labbra.
Socchiusi gli occhi. Thomas: amore mio…
Gli occhi socchiusi, le piccole lacrime che scivolavano fino al collo per poi cadere e penetrare nel terreno umido.
Le ginocchia immerse nella terra. Le mani. Le mie mani sondavano la terra. Potevo guardare quella fossa sotto i miei piedi.
Il sole come la carezza di Thomas continuava e solleticarmi con dolcezza.
“Raggio di sole”. Sentivo ancora l’eco delle sue parole nelle mie orecchie.
Nella mia anima.
Il suo profumo tra i miei capelli.
Il suo profumo…
“Siii.. ohhh si.. Raggio di sole…”. Un sorriso. Poi una risata.
Il passato mi scivolava davanti come un ruscello.
Lento e zampillante pieno di vivacità e suoni guizzanti.
Così era stato Thomas nella mia vita.
Potente come un tuono e leggero e trasparente come l’acqua.
Difficile a dirsi?
Lui che era “il male incarnato” per tutti quelli che non vedevano oltre.
Difficile a dirsi per occhi fragili.
Difficile a dirsi per mani vuote.
Difficile a dirsi per chi sonda solo in superficie e non si inoltra mai.
L’immagine della sua vestaglia rossa che non voleva saperne di scivolare via dalla sua pelle per lasciarmi il campo libero.
Scoppiò nella mia testa.
Come un fotogramma impazzito tra i ricordi confusi.
Scoppiai in una risata senza freni.
Mentre le piccole e leggere lacrime scendevano.
Vidi il suo volto sorridere davanti a me…il suo volto.
“Non…Ti…LAscerò….”
“MAI….”
Le sue parole.
La sua voce ancora dentro di me.
Gli occhi si posarono ancora nella fossa.
Raffaele era fermo sul lato opposto al mio.
Immobile. Come pietra.
Il suo sguardo allucinato e pregno di dolore.
Non vedeva altro che dolore.
Il più piccolo sforzo di vedere un po’ di speranza era morto in lui.
Thomas era morto in lui.
Thomas era morto per lui.
Thomas era morto per me.
Raffaele aveva perso ogni speranza.
LUI, lui che voleva essere come un uomo, aveva perso l’unica ragione di vita di un uomo. La Speranza.
Scoppiai ancora a ridere.
Una risata isterica.
La sua immagine patetica.
Mi sembrava un bambinone a cui avevano rotto il giocattolo preferito.
Tutto era follia nella mia mente.
Il vento scivolava ancora tra i miei capelli.
Tra i miei seni. Tra le mie gambe.
Lo sentivo come il ricordo caldo delle sue carezze.
Ancora Thomas in me…
“Non…Ti…LAscerò…”
“MAI….”
Le sue parole.
La sua voce ancora una volta dentro di me.
Con le mani intrise di quella terra umida, la stessa terra che avrebbe coperto per sempre il suo ricordo mortale.
Cominciai a toccarmi le gambe con quelle stesse mani.
La terra imbrattava le calze velate che rivestivano le mie gambe irrigidite dal freddo.
Il sole e le mie risate isteriche. Le mani e la terra sul mio viso.
Si muovevano piano. Raffaele mi guardava sbigottito.
Avrà pensato che forse Thomas mi aveva lasciato la sua follia.
Lo guardavo e sorridevo.
Tutto era in me. Mi riempivo di sole, di terra.
Raffaele guardava in silenzio.
Lui che voleva essere come un uomo. Come un uomo!
Ancora una volta scoppiai a ridere istericamente.
Il frassino. Quella bara di frassino chiaro.
Immobile sotto i miei occhi.
Per un istante m’invase l’assurda follia di aprirla. Guardare ancora Thomas.
Quel corpo senza respiro. Il respiro… Il respiro di Thomas…
Il vento mi accarezzava i capelli volavano in una danza armoniosa.
A destra a sinistra. Il respiro di Thomas…
Una rosa bianca mi attraversò gli occhi.
Una mano delicata sulla mia spalla.
Abel Caine. Mi voltai.
Mi sorrise.
Posò la bianca rosa accanto al feretro. Mi donò un petalo di quella rosa.
Poi se ne andò sorridendo a Raffaele in silenzio, come era venuto.
Palpai piano quel petalo. Sentivo il calore della pelle di Thomas che entrava dentro di me. I ricordi erano vivi. Forti. Un sussulto dal mio ventre.
La mia mano si posò su lui.
La mano di Thomas sul mio ventre. Un ricordo vivo.
Thomas alle mie spalle. Thomas e il suo respiro.
“Non…Ti…LAscerò….”
“MAI….”
Ancora le sue parole in me.
Angelo De Sarzana era immobile al fianco di Raffaele.
Anche lui mi guardava in silenzio. Sentivo che capiva ciò che provavo.
Mi sdraiai completamente sulla terra. Accarezzata dal sole e dal vento.
Non sentivo più freddo.
Facevo l’amore con gli elementi della natura.
In loro cercavo ancora Thomas.
Nella mia follia Thomas era in tutto ciò che mi circondava.
Quell’amore non era svanito nel nulla. Ne ero invasa. Dentro e fuori.
Il sole e il vento mi baciavano piano…ancora.
Le labbra di Thomas nei miei ricordi.
Le sue labbra fisse e nelle mie.
Thomas, dentro e fuori di me…
Noi ora eravamo uno. UNO solo…
Il suo respiro era il mio… il suo respiro viveva in me, con me…per me.
AMORE, Amore… l’ultima parola sussurrata e poi la terra celò tutto.
La odiai. Lui ora era suo.
Una parte di lui gli apparteneva.
Mi alzai. Lanciai in aria tutti i fiori che Raffaele aveva comprato.
Una serra. Le rose, le margherite, i tulipani i mille colori che ricoprivano quel luogo. L’allegria del suono dell’AMORE che mi circondava ancora legata al dolore della sua scomparsa.
Assurdo. Vero. Surreale. Vero.
Un DOLORE immenso, una GIOIA immensa.
Come potevo piangere ancora sentendo tutte quelle emozioni che mi aveva incarnato IL SUO AMORE così in profondità.
Come i miei occhi non capivano.
Come si ostinavano ancora a piangere.
Lui non era morto.
Lui era morto.
Ballare. Cantare.
Sognare ancora, forse…
Sognare Ancora.

LEGGI GLI ALTRI INTERVENTI DEL CICLO DEL PATHOS.

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2 risposte a “ULTIMA LACRIMA

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