AVVENTURE DI UN UOMO SOTTO UN ALBERO

Avventure di un uomo stto un albero

C’era una volta un fanciullo di rara bellezza e intelligenza, e nel suo paese egli era ammirato da tutti. Il suo nome era Adorato, poiché non esisteva persona più adorabile di lui.
Quando diventò adulto decise di lasciare il suo paese e di recarsi in remoti luoghi, per abbeverarsi alla sacra fonte della conoscenza. Tutti furono molto tristi il giorno in cui partì.
Di sicuro la vita lontano da casa non fu affatto noiosa per il virtuoso Adorato, che con gli anni, facendo tante esperienze, si accorse che il mondo era molto più complesso di quello che si aspettava.
Ovunque andava la gente lo amava, ma ogni volta veniva avvicinato da persone che volevano sfruttare i suoi talenti. Donne infatuate dal suo bell’aspetto lo perseguitavano, mentre politici e mercanti chiedevano consigli per i loro affari. Appena giunto in una nuova città, Adorato veniva presentato a corte e rimaneva intrappolato in una rete di lusinghe e giochi di potere.
In principio era contento di tutta quell’attenzione, ma poi scopriva la vera natura di quelle persone e allora se ne andava verso un’altra città.
Ma le città erano tutte uguali, così un giorno decise di allontanarsi per sempre dalla civiltà.
Mentre fuggiva si accorse però che tutte le terre del regno erano abitate, e la mitica Lontanandia, leggendaria terra di libertà, distava centinaia di leghe. Fu preso dallo sconforto, così decise di prendere un rotta casuale e di seguire la famigerata Via del Fato, rinomata strada perché è l’unica che non porta alla capitale del regno.
Si era messo da poco in cammino quando si accorse che a un lato del sentiero c’era una Stranfigura; si trattava di Gagà.
Gagà è una primordiale creatura del cosmo, niente poco di meno che il Mitico Dio Gioco dei Neonati, i quali lo invocano assiduamente per tutto il periodo della prima infanzia. Essendo un dio della fantasia, egli appare quando vuole e può assumere qualsiasi sembianza.
In questa storia Gagà era apparso sotto le mentite spoglie di un Folletto dei Grattacieli. Alto circa sei scalini, la pelle color cemento, sfoggiava un lungo naso appuntito eternamente raffreddato. Una goccia di muco saliva e scendeva di continuo in ascensore. Vestiva i colori della ruggine e portava spessi occhiali a finestre, casco protettivo e un enorme mazzo di chiavi appeso al collo.
Anche se lo aveva in invocato più volte nella culla, Adorato non sapeva chi fosse quella Stranfigura.
Il Dio Gioco se ne stava seduto sull’erba davanti a una tavolino imbandito, e vedendo il giovane avvicinarsi, versò due tazze di caffè fumante da una vecchia caffettiera rossa. Lo invitò a sedersi insieme a lui e Adorato fu ben lieto di farsi un caffettino caldo.
I due incominciarono a discorrere del più e del meno, ma Gagà sapeva molto del suo ospite. Lo conosceva da quando era un pupetto, e voleva che gli confessasse le sue disavventure.
Adorato sentì di potersi fidare dello strano personaggio, così gli parlò della sua vita e di come fosse rimasto deluso da tutta la gente che aveva incontrato. Adesso voleva semplicemente andarsene il più lontano possibile; Lontanandia appunto.
«Invece di fare tutta quella strada, perché non te ne resti seduto sotto un albero?» consigliò la piccola creatura.
«Cosa vuoi dire?» rispose Adorato, non comprendendo le parole del Dio Gioco.
«Vuol dire che se sei stanco di questa gente, trovati un Signor Albero e siediti all’ombra della sua chioma. Vedrai che almeno lui ti sarà amico, e per un po’ te ne starai tranquillo. Quello laggiù, ad esempio» disse Gagà, indicando con il corto braccio da folletto una collina vicina.
Adorato volse lo sguardo verso la grande quercia che  dominava il colle.
«Davvero un bel…» ma quando tornò a guardare il suo amico, si accorse che era scomparso.
Il giovane si convinse che le Grandi Manovre erano all’opera (così erano chiamate le imprese degli Dei, di Destino e del Sacro Fuoco). Così s’incamminò verso l’albero e si sedette beato sotto la sua folta chioma. Subito si sentì colmare di serenità.
Adorato decise di seguire il consiglio del suo amico con la caffettiera rossa, e promise a se stesso che non si sarebbe più mosso di lì. Era davvero un piccolo paradiso.
Vennero ai piedi della collina molti suoi conoscenti, grandi scienziati e splendide fanciulle, e tutti quanti lo implorarono di tornare in città perché avevano bisogno di lui.
Ma Adorato non ne voleva sapere. L’ombra di quell’antica quercia era adesso la sua nuova casa, e lì sotto era intenzionato a rimanere.
Per anni lui visse felice sotto il suo albero, in compagnia del vento che gli raccontava storie lontane. Si rese conto che le sue immense doti gli erano completamente inutili adesso che se ne stava tranquillo e beato su quella collina.  A questo pensiero lui rise per giorni interi, e mai si sentì una risata più genuina.
Un giorno però l’esattore delle tasse sull’ombra degli alberi si presentò da Adorato a chiedere un vergognoso compenso. Non potendo pagare la tassa, fu arrestato e consegnato immediatamente al boia del paese, che lo trascinò in piazza davanti al popolo e, con un affilatissimo coltello, gli tagliò tutti i capelli.

GM Willo 1996

Tratto dal Libro

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2 risposte a “AVVENTURE DI UN UOMO SOTTO UN ALBERO

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