SEBASTIAN E LA REGOLA DEGLI ESTREMI

Sebastian e la regola degli estremi

I.

Sebastian, primo cercatore e adepto del Tempio della Legge, non avrebbe mai creduto che sarebbe finita così presto. La ricerca dell’assassino dell’abate, nelle buie foreste del Mondo Mentale, avrebbe potuto protrarsi per mesi. Invece non era stato così.
I Maghi della Mente al servizio del Tempio erano stati scaltri. Dopo poche ore dall’accaduto erano riusciti a catturare il presunto colpevole, imprigionandolo nel Globo di Cristallo. E Sebastian, che solcando i freddi pavimenti dei sotterranei del tempio si dirigeva verso la prigione magica, pensava che forse neanche la sua ferra disciplina l’avrebbe trattenuto dall’impulso di scagliarsi contro colui che aveva ucciso l’amato abate. Stringeva i pugni mentre continuava il suo sicuro cammino. Nella sua mente rivedeva ancora l’immagine del maestro, la sua veste azzurra macchiata di sangue, il pugnale sacrificale piantato nel petto. Davanti a quella visione il cercatore aveva scoperto di riuscire a odiare. Un odio profondo, che precede la freddezza di un’azione calcolata.

Aveva raggiunto la porta della prigione quando la sua mente formulò il pensiero più profano: l’avrebbe ucciso… Ma la sua mano non voleva aprire quel chiavistello, non poteva. Se avesse ascoltato la sua rabbia si sarebbe abbassato alla stregua di quell’assassino. Così cercò di calmarsi, e gli insegnamenti del culto tornarono utili. Schiuse i pugni ed aprì lentamente fa porta.
L’assassino fluttuava a mezz’aria nella piccola cella di pietra, imprigionato in una luminosa sfera di vetro magico. La visione della donna paralizzò il Cercatore.
“Come avrei potuto ucciderla?” pensò Sebastian, richiudendo la porta alle sue spalle. E non riuscendo ancora a distogliere gli occhi da quella figura, si convinse che non doveva esistere un’altra simile bellezza su quella terra. Addormentata nel Globo di Cristallo, la fanciulla risplendeva  in una veste cremisi, e i suoi neri capelli le scendevano delicati lungo il suo corpo perfetto. Era la Luna e il Sole insieme. E se pochi istanti prima l’adepto avrebbe voluto uccidere l’artefice di quel terribile misfatto, ora provava quasi paura a destarlo da quel sonno incantato.
Ma lei si svegliò da sola, come rapita da un misterioso incubo. I suoi occhi, come il mare in una notte senza luna, fissarono l’ammutolito Sebastian. Lui cercava di decifrare quegl’occhi, mentre strane sensazioni gli attraversavano la schiena. Era il ritratto della primavera e dell’estate, ma perdendosi nel suo sguardo, un freddo intenso gli ghermì l’anima.
Un brivido scosse l’Adepto. Con molta prudenza riuscì ad avvicinarsi alla prigioniera e incominciò a parlare.
«Il mio nome è Sebastian e sono il primo Cercatore del Tempio. Sei stata condotta in questa cella e rinchiusa nel Globo di Cristallo, perché sei accusata dell’assassinio del nostro abate, e di essere inoltre cultrice di arti magiche proibite. La prigione di vetro magico, come tu sicuramente saprai, annulla ogni incantesimo e quindi non ti sarà assolutamente possibile fuggire da qui. Come rispondi a queste accuse?»
Passarono alcuni istanti in cui Sebastian, rimanendo in silenzio, mantenne lo sguardo sul pavimento di pietra. Non ottenendo risposta, temette che non fosse stato udito, che il Globo di Cristallo avesse deviato il suono della sua voce. Sapeva però che non poteva essere così.
Poi, improvvisamente, la prigioniera rispose. La sua voce era calda e lussuriosa.
«Il mio nome è Diamante…» esitò un secondo «…e sono colpevole di ciò che mi accusi.»
In Sebastian affiorò un nuovo impulso di violenza che riuscì a sopprimere sul nascere. Riprese la parola.
«Sappi allora che sarai presto condannata dal nuovo abate. Dovrò comunque interrogarti sull’accaduto, se me lo permetterai. Nel caso tu ci venga in aiuto, é possibile che la tua condanna sia più clemente.
«Riconosco dai tatuaggi sul braccio sinistro che fai parte dell’oscura congrega che segue il Culto dell’Ombra Chiusa, ed è molto probabile che tu abbia solamente eseguito gli ordini dei Nove Maestri delle Ombre.
«Non avendo agito di tua iniziativa personale, è probabile che il nuovo abate ti condanni solamente a una morte veloce, salvandoti così dall’Annullamento.» La voce di Sebastian tradiva il tumulto emozionale di cui l’Adepto era preda. Un morboso interesse per quella donna disturbava le sue idee. Diamante, così chiusa e intoccabile, risplendeva come un cristallo dalle infinite sfaccettature. Era la Luce e le Tenebre, e Sebastian pensò al primo insegnamento del Culto della Legge:

Gli Estremi si osservano l’un con l’altro da distanze infinite
Ma se volgono lo sguardo indietro si scoprono accanto

Il globo emanava una luce soffusa che illuminava debolmente la cella. Diamante guardò nuovamente l’adepto. La sua rosea bocca accennò un sorriso. Era un sorriso indefinibile, ma presto Sebastian ne avrebbe scoperto il significato.
La voce di Diamante vibrò nella stanza.
«Caro Sebastian, come credete di potermi usare! Voi, primitivi stregoni, falsi adoratori. Voi che siete sempre meno e sempre meno convinti! L’Ombra Chiusa? Cosa potete capire voi dei segreti dell’Ombra? I riflessi dei pensieri, la telecomunicazione, i rapporti mentali. Come sono vergognosamente “aperte” le vostre menti! Che pudore e’ mai il vostro! Non capisci che non potrete mai condannarmi. I vostri maghi dovranno sciogliere il globo per potermi colpire, ed io avrò tutto il tempo per fuggire nuovamente nel Mondo Mentale. E questa volta non sarà così facile prendermi. Mi basterà solo un gesto.» Rise con una voce che era come scintille e cascate.
«Tu vuoi che vi aiuti? Che sciocco!» concluse la donna, continuando a ridere.
Mentre ascoltava quel suono argentino, Sebastian rifletteva sulla prossima mossa da fare. Diamante apparteneva all’Ombra, ma vi era qualcosa in lei che non poteva essere corrotta come le sue idee. Sebastian lo sapeva. Una tale bellezza non poteva essere completamente “chiusa”.
«Se è così che la pensi, significa che rimarrai lì dentro, a goderti l’immortalità del globo.» Adesso anche l’Adepto sorrideva. Aveva accettato la sfida, ma la donna non sembrava minimamente turbata dalla sua affermazione.
«Non potete trattenermi qui dentro per l’eternità. Il globo è mantenuto da un’energia mentale esterna e continua. Non potete sottoporre i poteri dei vostri maghi ad uno sforzo simile per un tempo indefinito. Secondo i miei calcoli, considerando il numero degli utenti di magia che si trovano in questa Rocca e la qualità dei loro poteri, credo che non rimarrò qui dentro per un periodo maggiore di quindici cicli di Luna. Non è vero Sebastian?»
Aveva ragione. Il Globo di Cristallo che annullava la magia, non poteva essere trattenuto in eterno. Sarebbe stato una perdita di tempo e di poteri. I suoi calcoli erano giusti.
Sebastian non sapeva cos’altro dire. Pensò che lei, perfida e magnifica, poteva essere amata ed odiata. Desiderava ucciderla e possederla. E mentre i suoi pensieri s’intrecciavano, pensò nuovamente alla prima regola del Culto. Doveva riflettere.
Fu con un gesto elaborato che Sebastian scomparve dalla cella, lasciando la prigioniera fluttuare nell’aria.

II

Sapeva di non potere dormire e difatti non ci provò neanche. Perso nelle sue riflessioni, Sebastian sprofondava lentamente nell’oceano degli enigmi. Pensava ai due Estremi; il Tempio della Legge e l’Ombra Chiusa. Potevano essere così vicini?
Lui era il primo Cercatore e solo il nuovo Abate aveva un potere superiore al suo. Lui doveva decidere. Ma la sua mente era in preda al caos.
Nel freddo della sua stanza, guardava la luce candele sul tavolo, cercando una risposta che non si trovava certo lì. Non sapeva se quello che Diamante gli aveva detto era la verità. Forse non sarebbe riuscita a fuggire prima di essere punita; prima di essere “annullata”. Poi, con grande orrore, scoprì che questo a lui non importava. Non riusciva ad ammettere a se stesso il suo desiderio.
Lui la voleva. L’avrebbe amata oppure uccisa. Non lo sapeva ancora, ma era certo che lui la voleva. E prima di aver deciso di voler tornare nella cella della prigioniera, l’adepto era già là.
Non ricordava se ci fosse arrivato per il potere del teletrasporto o attraversando i freddi corridoi del tempio. Non importava. Ciò che importava adesso era che lui era lì con lei, amabilmente addormentata.
Osservandola immaginò mille cose. Mille morti. Mille amori. Mille estremi.
Lei aprì gli occhi su di lui.
«Buongiorno» salutò lui con freddezza.
Lei lo guardò con distacco. Quello sguardo avrebbe potuto imprigionare qualsiasi animo, pensò Sebastian.
«Hai deciso di liberarmi, primo Adepto?» domandò lei con voce suadente.
Lui si avvicinò al globo. «No» rispose.
«Cosa farai allora? Aspetterai ancora qualche giorno per poter godere della mia bellezza?» lo derise lei.
«No» disse lui. «Ho deciso di entrare nel globo.»
La sua affermazione ebbe un effetto imprevisto sui pensieri di lei. Il suo sorriso svanì. I suoi occhi divennero freddi e infiniti. Poi una risata tenebrosa e sensuale percorse il silenzio.
«Hai deciso di trovare l’oblio» affermò Diamante ridendo ancor più forte. «Mi divertirò molto…» e la risata continuò a riecheggiare nei bui corridoi.

III

Tutto era pronto. I tre maghi che sostenevano il globo si trovavano attorno a Diamante, concentrati su Sebastian, che passo dopo passo si avvicinava a lei. Improvvisamente una porta argentea si materializzò sulla parete di cristallo. I maghi formulavano strani incantamenti. La porta si aprì leggermente e Sebastian varcò la soglia. Era davanti a lei.
E la porta si chiuse dietro di lui.

IV

Dopo che i maghi si furono allontanati su ordine del primo cercatore, i due rimasero nuovamente soli nella cella. La luce soffusa del globo illuminava i lineamenti dei due volti. Quello di lei; perfetto, misterioso e provocante. Quello di lui, risoluto ed insicuro al tempo stesso.
«Cosa vuoi fare adesso, Sebastian?» chiese lei squadrandolo con uno sguardo abissale. Ma lui non rispose. Era convinto che quello che stava facendo era bello e terribile. Era giusto ed ingiusto. Era vero e falso. Era bene e male. Erano i due estremi.
Si avvicinò a lei, e lei non si mosse. La prese tra le braccia con forza e delicatezza. Lei lo accolse senza dire una parola. Lui la spogliò della sua veste cremisi e lei fece lo stesso con lui. Erano avvinghiati come in una lotta. Nudi ed uniti l’uno con l’altra. E la luce e le tenebre divamparono dentro di loro, soffocando le loro menti.
Lui entrò in lei e lei entrò in lui, ed era quello che desideravano entrambi. Ma non era tutto. Le mani di lei che prima cercavano la passione, adesso cercavano qualcos’altro. Con una forza incredibile le dita di Diamante si strinsero attorno al collo dell’adepto, e Sebastian, travolto dalla passione e dall’odio, incontrò la gola di lei. Erano avvinghiati in una stretta fatale. Erano l’amore e la morte. Gli estremi che volgono il loro sguardo e si scoprono accanto.
Le strette si rafforzarono. Un gemito vibrò dalla bocca di entrambi, e all’apice dell’amore e del dolore tutto finì.
Il Globo andò in frantumi lasciando cadere a terra due corpi senza vita. Due estremità unite per sempre nella notte senza ritorno.

Dal libro:

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2 risposte a “SEBASTIAN E LA REGOLA DEGLI ESTREMI

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