ELIA – Capitolo Uno: Partenza!

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Elia era pronto a partire.
Nella sua astronave rossa a forma di ghianda, aveva caricato tutto l’equipaggiamento necessario per affrontare il viaggio che lo aspettava: una tuta spaziale argentata, uno spazzolino da denti con dentifricio antigravitazionale, una macchina aionografica per fotografare le più bizzarre creature dello spazio, e il suo inseparabile cactus nano. Era l’unico amico rimastogli, o forse era semplicemente l’unico amico che Elia avesse mai avuto, insieme ovviamente a Priscilla, la sua astronave. In realtà Priscilla era il nome del computer di bordo, ma a Elia piaceva pensare che tutta l’astronave fosse Priscilla, anche perché nessuno strumento sarebbe mai potuto funzionare senza il  suo cervello elettronico.
Priscilla era davvero cara, ma a volte aveva un caratteraccio. Voleva sempre fare di testa sua, anche se il suo compito era quello di obbedire agli ordini del capitano della nave, che era lui.
Comunque almeno era onesta, perché si sa che i computer non sono capaci di dire le bugie. Ben diversi erano i compagni di scuola di Elia, che facevano sempre a gara ad essere i più intelligenti oppure i migliori sulla pista da corsa, servendosi dei trucchi più ignobili. E quando perdevano mettevano il muso e non parlavano per tutto il giorno. Una volta aveva chiesto a sua madre perché i suoi compagni facessero così, e lei accarezzandolo gli aveva detto che adesso non doveva pensarci, perché quando sarebbe cresciuto avrebbe capito. Così pensò che anche i suoi compagni, una volta cresciuti, avrebbero capito qualcosa. Lo disse al babbo, ma lui rispose che con molta probabilità quei bambini, una volta cresciuti, sarebbero stati ancora peggio.
Questo era uno dei motivi per il quale il piccolo Elia aveva deciso di partire. Voleva scoprire se sugli altri pianeti le persone erano diverse, e si augurava di farsi finalmente degli amici.
Tutto era pronto per il lancio. L’astronave galleggiava allegramente sui cuscinetti d’aria a venti centimetri d’altezza sopra l’erba del giardino di casa. Il babbo era a lavorare e la mamma era andata a comprare il pesce e le verdure. Sarebbe tornato il prima possibile, in tempo per la cena. Perché si sa che nello spazio il tempo assume strane forme, e nell’arco di poche ore si possono fare avventure incredibili.
Elia controllò gli strumenti e chiuse lo sportello dell’abitacolo. Una luce blu gli indicava che il serbatoio del carburante era pieno. Una luce verde segnava che la via era libera. Una luce rossa diceva che i reattori erano pronti ad eseguire il lancio.
Iniziò il conto alla rovescia. Lo scandì la voce squillante di Priscilla. Meno dieci, meno nove, meno otto, meno sette…
«Sei pronto piccolo cactus?» domandò Elia alla piantina ancorata alla plancia dell’astronave. Il cactus non rispose ma Elia pensò che era pronto. Meno due, meno uno…
«Priscilla, esegui il lancio!» ordinò il capitano.
Il computer fece una risatina e per un momento Elia temette che la sua compagna di viaggio volesse fargli uno scherzo.
«Priscilla, non mi fare arrabb…» e prima di riuscire a terminare la frase, l’astronave spiccò un salto di luce, ingoiata dall’universo in una frazione di secondo. Pochi minuti più tardi Elia riusciva già a intravedere la superficie di Venere, la sua prima tappa.
Nell’oscurità dello spazio, Elia pensò a sua madre che era andata a fare la spesa, e sperò gli comprasse quelle pizzette che gli piacevano tanto. Il suo stomaco borbottò e rimpianse di non aver fatto merenda. Era stato troppo occupato a fare i preparativi per il viaggio.
«Prepariamoci all’atterraggio, Priscilla!»
«Vorrai dire all’avveneraggio!»
«Spiritosa!»
L’astronave rossa a forma di ghianda discese lentamente verso il pianeta.

Tratto dal libro:

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2 risposte a “ELIA – Capitolo Uno: Partenza!

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