ELIA – CAPITOLO TRE: IL TRAMONTO DI MERCURIO

Il Tramonto di Mercurio

…capitolo precedente…

«Che caldo che fa!» si lamentava Priscilla.
«Già. Mi sa che il nostro amico cactus è quello che se la passa meglio di tutti. Ma non preoccuparti, non ci fermeremo molto. Sono proprio curioso di conoscere questi Mercuriani…»
L’astronave a forma di ghianda incominciò a sorvolare da vicino la superficie del piccolo pianeta. Vi erano moltissimi crateri, alcuni dei quali ripieni di lava incandescente, che ribolliva rovesciandosi oltre i bordi e formando lunghe scie di fuoco. Era un paesaggio davvero poco ospitale, ma Elia sapeva che da qualche parte doveva trovarsi una comunità di omuncoli, ancora più minuti dei Venusiani, tutti rossi come peperoncini. Nei libri di geografia aveva visto alcune ainografie dei Mercuriani, scattate dai primi esploratori spaziali. Si diceva che fossero creature pigre, che se ne stavano tutto il giorno a prendere il sole. Per questo motivo erano così rossi.
«Priscilla, sei riuscita a trovare qualcosa con il radar?» domandò il ragazzo, azionando al massimo l’aria condizionata della navetta.
«Negativo. Muoviamoci, torniamo indietro, prima di finire arrostiti…» rispose il computer, imitando una smorfia.
«Proviamo ancora un po’, e se non troviamo niente ti prometto che torniamo indietro.»
E come succede spesso, quando si ha il coraggio di spingerci un po’ oltre senza essere troppo avventati,  Elia e Priscilla individuarono, pochi minuti dopo, uno dei villaggi dei Mercuriani.
«Eccolo! Laggiù!!!» esclamò felice il ragazzo.
«Va bene, iniziamo a scendere. Però vedi di fare alla svelta…»
Priscilla operò l’atterraggio, esattamente nel mezzo di un vasto cratere, nel quale s’innalzavano un centinaio di costruzioni piatte, sormontate da strani pannelli. Queste erano le abitazioni dei Mercuriani.
Il loro arrivo fu notato da tutta la colonia. Le creature fuoriuscirono dalle case e si portarono nei pressi dell’astronave. Priscilla spense i motori e aprì lo sportello della navetta. Una folata di aria calda investì Elia che si apprestava a scendere.
«Ciao a tutti! Il mio nome è Elia e vengo dalla Terra» esordì il ragazzo, alzando una mano in segno di saluto. Davanti a lui c’erano una cinquantina di Mercuriani, il più alto dei quali non superava i settanta centimetri. Avevano orecchi, zigomi e menti appuntiti, tanto che la loro faccia sembrava una figura geometrica un po’ stramba. La testa era piatta e completamente pelata, e la loro pelle più rossa del sugo di fragole che gocciolava dai gelati preferiti da Elia.
A proposito di gelati, pensò nel frattempo. Ci sarebbe stato proprio bene un ghiacciolo in quella situazione, oppure una granita. La tuta lo proteggeva dal calore, ma la temperatura era al limite della sopportazione. Il sole, che appariva molto più grande che dalla Terra, era vicino all’orizzonte, ma ce ne sarebbe voluto prima che tramontasse, perché un giorno su Mercurio durava quasi due mesi.
«Benvenuto terrestre!» salutarono tutti insieme i piccoletti.
Anche i Mercuriani parlavano una lingua strana, fatta di fischi e pernacchie, e anche loro, come quasi tutte le altre creature del sistema solare, erano visibili solo attraverso le ainolenti. Due omuncoli si staccarono dal gruppo e si fecero incontro al ragazzo.
«Io sono Zvez e lui è Zvoz, e ti faremo da guida» dichiarano i due piccoletti. Ovviamente era sempre Priscilla che traduceva.
«Sono anni che un terrestre non capita da queste parti. L’ultima volta che siete venuti non ci avete neanche salutato. Avete caricato un po’ di rocce sull’astronave e ve ne siete ripartiti in fretta e furia» dichiarò Zvoz, mettendo su un’espressione che a Elia apparve abbronciata.
«Mi dispiace, ma gli astronauti sono gente che ha molto da fare, e poi quassù fa un po’ troppo caldo per noi» si scusò il ragazzo, pensando anche che nei libri aveva letto cose non molto simpatiche sul conto dei Mercuriani. Invece sembravano delle personcine davvero simpatiche.
«Non preoccuparti Elia, mio fratello Zvoz è sempre un po’ polemico. Vieni a fare un giro, ti facciamo vedere il resto del paese» propose Zvez, facendo strada. Elia seguì le sue due guide, mentre gli altri tornavano ai loro affari. Ma di affari ce n’erano molto pochi su Mercurio. Infatti tutti se ne stavano beati a prendere il sole e a giocare a carte, perché ogni lavoro sul pianeta era svolto da centinaia di piccoli robot a energia solare. Sul tetto di ogni casa vi era un pannello che assorbiva luce e calore dalla stella, e tutta l’organizzazione del villaggio era seguita in maniera precisa e pulita da uno splendido disegno meccanico.
Elia si era chiesto molte volte come mai sulla Terra, nonostante esistessero macchine per fare qualsiasi cosa, la gente doveva continuare a lavorare tutti i giorni. Lo aveva chiesto al babbo, e lui aveva scosso la testa sconsolato e gli aveva risposto “Te ne sei accorto anche tu, vero?” Non era una vera risposta, ma Elia aveva capito lo stesso. Il comportamento degli uomini nascondeva più misteri che le profondità dello spazio.
Il paese si estendeva per tutta la grandezza del cratere. La gente se ne stava fuori dalle case in piccoli gruppi. Rideva, scherzava, giocava con le carte oppure con i dadi, e beveva una strana bevanda fatta di riflessi di luce e polvere di stelle.
«Noi lo chiamiamo il Nettare dell’Universo» spiegò Zvez.
«Mi piacerebbe proprio assaggiarla…» ammise Elia, «ma credo che non sia possibile.»
«Purtroppo ci troviamo su dei livelli differenti. Forse un giorno anche voi terrestri diventerete come noi, e non avrete più bisogno di quei buffi occhiali per vederci. Allora sarete anche in grado di assaggiare il Nettare dell’Universo.» Questa volta era stato Zvoz a parlare.
Nel frattempo erano arrivati vicino ai bordi del cratere. Il terreno saliva repentinamente ed Elia dovette arrampicarsi aiutandosi con le mani. La tuta gli era un po’ d’intralcio, ma riuscì comunque a conquistare il margine della cavità. Davanti a lui si stendeva adesso un immenso deserto di roccia grigia.
Poi si guardò alle spalle e osservò il villaggio dei Mercuriani, le cento e più case munite di pannelli, e l’ampia piazza centrale dove lo aspettava Priscilla.
«Ma che bel paesaggio!» esordì il ragazzo.
«Questo è il momento migliore. Volevamo che tu lo vedessi…» disse Zvez, indicando il tramonto.
Il sole immenso stava fermo appena sopra l’orizzonte. Le ombre erano lunghe e contorte. Il cielo nero ed infinito. Elia trattenne il fiato per qualche istante. Era piccolo e sapeva poco della bellezza, ma davanti a quella visione non poté fare a meno di commuoversi.
«Davvero incredibile…»
«Si, i tramonti su Mercurio sono le cose più straordinarie che abbiamo. Un sole così grande non riuscirai a vederlo da nessun’altra parte, e poi durano tantissimo, molti dei vostri giorni terrestri» affermò Zvoz.
Elia sarebbe rimasto a guardare quel sole fino alla sua totale scomparsa sotto l’orizzonte, ma faceva davvero troppo caldo, anche con la tuta isolante. Lo disse ai suoi due nuovi amici che capirono e lo riaccompagnarono immediatamente all’astronave.
«É un peccato che per colpa della temperatura non si possa conoscerci meglio. La prossima volta vieni quando è buio. La notte noi accendiamo dei grandi globi colorati sopra il villaggio e facciamo delle feste magnifiche» propose Zvez, tendendogli la mano.
Elia salutò il Mercuriano con un grande sorriso e disse: «Ti prometto che tornerò a trovarvi presto! È così bello avere dei nuovi amici…»
Da dietro all’oblò il ragazzo continuò a salutare i piccoletti dalla pelle rossa. Priscilla iniziò il conto alla rovescia per il salto-luce. Meno dieci, meno nove, meno otto… ma questa volta ripeteva i numeri molto più velocemente del solito. Non ce la faceva più, poverina. I fusibili gli si stavano sciogliendo e i transistor gli erano diventati incandescenti.
Meno quattro, meno tre, meno due, meno uno…

Tratto dal libro:

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...