LA LEGGENDA DEGLI ASTROMANTI ATTO II

LA LEGGENDA DEGLI ASTROMANTI ATTO II

Proseguono le avventure di Tielsin l’Astromante, lo stregone dal mantello di stelle che usa la magia del cosmo.
Si conclude oggi il secondo atto della mini-saga fantasy “La Leggenda degli Astromanti”, un progetto narrativo legato a 101 Parole. Ogni capitolo infatti é composto esattamente da 101 parole.
Ecco qui tutti gli interventi.

Leggete anche La Leggenda degli Astromanti Atto I

I. PRESAGI E SEGRETI

«Papà, guarda! Due stelle cadenti!»
Il bimbo alzò il dito verso i misteri della volta celeste. Il padre gli accarezzò dolcemente la testa.
«È un buon presagio» sussurrò.
«Significa che inizierai a seminare?»
«Si, domani prepareremo i campi.»
«Posso venire con te?»
L’uomo guardò il volto di suo figlio e lo scoprì cambiato. Presto non sarebbe più stato un bambino.
«Va bene, ma adesso è l’ora di andare a letto.»
Nel mondo oltre la breccia viveva gente semplice, in armonia con la natura e con gli astri. Eppure un terribile segreto dormiva sotto le terre che coltivavano.
Dimenticato ma non sconfitto.

II. LA TORRE NEL DESERTO

Oltre la breccia vi erano i villaggi, e poi i grandi fiumi, e oltre ancora le paludi. Pochi si erano spinti fin là.
Ma c’erano leggende che parlavano di un grande deserto che si estendeva dalle paludi al mare. Laggiù, dentro una torre che toccava il cielo, dimorava l’astromante Numi. Leggeva le stelle, parlava ai pianeti e ascoltava il canto delle galassie.
Ma nel silenzio ossessionante del deserto, i suoi orecchi udirono il richiamo della terra. Non la voce consolante della Grande Madre, ma il bisbiglio raccapricciante del suo figlio corrotto.
Numi smise di rivolgersi al cielo e seguì quel richiamo.

III. CONTADINI

Tielsin e Velixia avevano lasciato le dieci città. Il tempo degli Astromanti era terminato. La gente non voleva avere più nulla a che fare con loro, e adesso che la minaccia di Jiman lo Strisciante era stata sgominata, il popolo poteva riprendere a vivere in pace.
Ma il mondo oltre la breccia nascondeva ancora molti segreti. Gli Astromanti avevano iniziato ad esplorarlo dopo aver sgominato gli Entropici, molti anni prima.
Tielsin e Velixia discesero le montagne e avvistarono i primi insediamenti umani. Chiesero ospitalità ai contadini e a sera cenarono con loro, nella sala del fuoco. Il fattore raccontò una storia…

IV. LA LEGGENDA DI ADÚ

“Quando la Terra era giovane e il Sole splendeva con forza nel cielo scuro ancora privo di nuvole, vivevano strane creature fatte di roccia liquida e gas. Si chiamavano Laviani, perché nelle loro vene non scorreva sangue ma lava, e i loro occhi erano pietre incandescenti.
Quando Acqua, la grande signora, rifluì sulla Terra, i Laviani dovettero lasciare la sua superficie per rifugiarsi nelle grotte sottorranee. Ma presto morirono, perché non potevano più vedere il Sole, che adoravano come un padre.
Solo uno ne rimase. Il suo nome é Adù, e dorme ancora sotto il grande vulcano, attendendo il tempo della rivalsa.”

V. LA VENUTA DEL DIO DEL FUOCO

Oltre il deserto, nel remoto sud, la terra tremò. Il vulcano accese la notte, la lava si riversò sulla giungla, divorando alberi e piante. E mentre un fiume incandescente descriveva una scia scarlatta, Adú apparve. Si ergeva su una pietra in mezzo alla lava. Balzò sulla terra e questa divenne cenere sotto di lui. Con ampie falcate si avviò verso il deserto, verso colui che lo aveva chiamato.
Adú non conosceva gli uomini, ma presto loro avrebbero conosciuto lui. Presto sarebbero diventati i suoi adoratori.
Al mattino il sole spuntò e Adù rimase immobile, colpito dalla visione.
Versò lacrime di fuoco.

VI. NUMI E ADÚ

Dalla finestra più alta della sua torre, Numi vide il fuoco avanzare verso di lui. Nell’oscurità del deserto, il silenzio era rotto soltanto dai passi squassanti di Adù. L’Astromante volse lo sguardo verso il cielo, in un lontano disegno ai confini dell’universo. Richiamò il potere, alzò la protezione e attese.
Il gigante di roccia lavica si fermò davanti a colui che lo aveva destato dal sonno millenario. Avrebbe potuto annientarlo allungando la mano, ma non ci provò. Una magia più antica di lui dimorava negli occhi dell’uomo.
«Eccomi, umano!» disse.
Numi era totalmente affascinato dalla creatura.
«Faremo grandi cose insieme…» mormorò.

VII. SEPARAZIONE

«Cosa farai adesso?» chiese Velixia.
«Non lo so. Credo che andrò a nord, verso le montagne. E tu?»
Lei guardò il sole che nasceva ad oriente.
«Numi sta studiando il deserto e le antiche leggende di queste terre. Andrò da lui…»
«Il deserto? È un viaggio impervio…» sottolineò Tielsin.
«Allora è meglio che mi metta subito in cammino…» disse lei, senza nascondere una nota di tristezza.
I due Astromanti si separarono, ma giurarono di ritrovarsi l’anno dopo, il giorno dell’equinozio di primavera. Qualcosa dal cielo provò ad avvertirli, ma erano troppo stanchi, o forse confusi.
L’arrivederci era in realtà un addio.

VIII. FUMO SULLE PIANURE

Tielsin viaggiò verso nord seguendo le costellazioni. Per due settimane percorse le strade del Vecchio Impero, rovine di un epoca che non era più. Incontrò le prime comunità di Tundri, un popolo di cacciatori che viveva sulle montagne. La loro ospitalità era rinomata, perciò l’Astromante rimase presso di loro per un mese, immergendosi nei suoi studi.
Ma un giorno, passeggiando su un costone di roccia, vide del fumo nero innalzarsi dalle pianure. Qualcosa di spaventoso stava portando fiamme e distruzione sulle terre oltre la breccia.
Quella notte Tielsin chiese consiglio agli astri. Gli dissero che era arrivato il tempo di partire.

IX. TERRA BRUCIATA

Mentre discendeva i declivi Tielsin avvertì il calore. Sarebbe stata un’estate diversa, torrida in modo innaturale. Anche le nevi si erano già sciolte, e la primavera era solo all’inizio.
I villaggi erano diventati cenere. Anime perse vagavano alla ricerca dei parenti sopravvissuti.
“È tornato il Dio del Fuoco! Adù si è risvegliato!” deliravano le comari e i contadini.
Come poteva essere? Allora le leggende erano vere, pensava l’Astromante, camminando tra le rovine ancora fumanti.
«Dov’è il resto del villaggio?» domandò ai pochi uomini rimasti.
«Adesso servono Lui. Sono la sua prole.» risposero.
E riprese il cammino, seguendo orme di terra bruciata.

X. RITORNO ALLA TORRE

Velixia raggiunse la Torre nel Deserto, incurante dei segni del cielo. Se avesse consultato le stelle e ascoltato il canto delle galassie, avrebbe conosciuto il pericolo. Ma era stanca di vedere il male dappertutto. Era stanca di viaggiare e di combattere.
Sarebbe dovuta rimanere vicino a Tielsin, questo le diceva il suo cuore. Gli eventi passati avevano avvicinato i due Astromanti, ma entrambi non potevano ignorare le presenze che li attendevano nelle magioni del cielo. Così aveva deciso di ritornarsene dal maestro Numi.
Dalla torre un uomo si affacciò e la guardò.
Numi era cambiato.
Il terrore le ghermì il cuore.

XI. L’ASTROMANTE CORROTTO

«Maestro, che vi é successo?»
Velixia resistette all’impulso di fuggire.
«Oh Velixia, è appena incominciata un nuova epoca… Il dio della terra si è risvegliato. Adù è il suo nome, e proprio adesso passeggia libero per il mondo degli uomini, illuminando le loro anime confuse. Egli mi ha confidato i segreti della terra e del fuoco…»
La donna riconobbe il tipico farnetichio di una mente corrotta dal potere. Sapeva di avere solo una possibilità. Alzò le braccia al cielo e richiamò le meteore.
«Sciocca!» sibilò Numi, folgorandola con lo sguardo.
Poi il fuoco si riversò dalle sue mani e Velixia urlò.

XII. FUMO SULLA FATTORIA

Il contadino piangeva stringendo il figlio al petto. Dal campo appena seminato s’innalzavano rivoli di fumo, tracce ancora fresche del passaggio dell’orda di Adù, il dio del fuoco e della terra.
«Quanti erano?» domandò il mago col mantello di stelle.
«Almeno un centinaio, avevano gli occhi di luce e sputavano fuoco…» singhiozzò l’uomo.
Tielsin gli sfiorò la spalla per consolarlo. Erano gli unici superstiti della fattoria.
«Almeno tuo figlio vive ancora» disse.
«Il raccolto è perduto… moriremo di fame…» rispose il contadino, stringendosi più forte al figlio.
L’Astromante non seppe cos’altro aggiungere. Si rimise in viaggio, seguendo le scie di fumo.

XIII. MESSAGGIO NEL CIELO

Come poteva pensare di fronteggiare da solo il dio del fuoco…
Tielsin si fermò davanti all’ennesima devastazione. Le donne del villaggio urlavano, i bambini piangevano, gli uomini ancora vivi trattenevano lacrime di dolore. Molti riportavano sul volto i segni di terribili bruciature. Le fiamme lambivano ancora i resti delle case distrutte dal fuoco.
L’Astromante si stava avvicinando all’orda, ma una volta raggiunta, che cosa avrebbe potuto fare da solo?
Quella notte lanciò un messaggio nel cielo stellato. Era una chiamata d’aiuto per tutti gli Astromanti. Tielsin non immaginava che l’artefice di quella distruzione sarebbe stato in grado di intercettare il messaggio.

XIV. LA FOLLIA DI NUMI

«Tielsin, sei sempre stato uno sciocco. Come puoi pensare di fermare Adù, che vaga libero insieme alla sua orda e che, grazie a me, è adesso più potente di quanto non lo sia mai stato. A niente ti servirà l’aiuto degli altri Astromanti. Uno ad uno si schiereranno dalla mia parte, se non vorranno fare compagnia alla tua amica Velixia, nelle magioni dello spazio infinito…»
Il delirio di Numi si perse nella notte, mentre accarezzava la pelle ustionata della donna. Poi una risata folle e terribile squarciò il silenzio del deserto.
La droga era in circolo.
Il suo nome era Potere.

XV. KIDO

La luce della luna stendeva una patina argentata sulle chiome degli alberi. Tielsin aveva lasciato la scia di terra bruciata, tagliando per i boschi orientali, ormai convinto di non avere alcuna possibilità contro Adù. Doveva trovare Velixia, e chiedere aiuto a Numi. Insieme, forse sarebbero stati capaci di respingere il demone.
Davanti al fuoco da bivacco, cercava il sonno degli Astromanti, quello protetto dagli occhi delle stelle. Un’ombra si mosse vicina. La vide dall’alto, come in un sogno; lui, il fuoco, le chiome degli alberi e la luce argentata.
Poi aprì di colpo gli occhi.
«Chi sei?»
«Maestro, sono io. Kido…»

XVI. IL FIGLIO DI NUMI

Aveva gli occhi del padre, e per un momento Tielsin lo scambiò per il maestro Numi.
«Ho letto il messaggio…» disse il giovane astromante.
«Sai dove si trova adesso?»
«Verso sud. Ho visto del fumo ergersi dalle valli bianche. Ci sono molti villaggi laggiù…» la voce del ragazzo calò di un ottava.
«E gli altri?»
«Ho incontrato Rudor ed Alia. Andavano da mio padre, nel deserto.»
«Anche io sono diretto laggiù…»
Gli occhi di Kido cambiarono. La sua mano afferrò il braccio del maestro.
«Attento, Tielsin!»
«Che ti succede, figliolo?»
«Stai molto attento a mio padre. Non è più lo stesso!»

XVII. RUDOR ED ALIA

Nell’oscurità dilagante del deserto, Tielsin e Kido avvistarono un fuoco tra le dune. Avevano viaggiato due giorni interi, dormendo solo un paio d’ore.
«Devono essere Rudor ed Alia, laggiù» disse il ragazzo indicando il fuoco da campo.
«Muoviamoci» rispose il maestro.
Nel cielo la luna si colorò d’azzurro. I due astromanti intuirono immediatamente la presenza dei consimili.
«Tielsin, sei tu?» domandò la voce di Rudor, un uomo alto con lunghi capelli corvini.
Il maestro entrò nel cerchio di luce seguito dal ragazzo.
«Sono felice di vedervi» disse.
«Anche noi…» rispose Alia, dal bianco mantello. Poi pianse…
«Oh maestro, é così terribile…»

XVIII. QUATTRO SOTTO LE STELLE DEL DESERTO

Rudor ed Alia raccontarono a Tielsin dell’orda, di come si stava spargendo per tutte le terre oltre la breccia, e che se non veniva fermata, avrebbe presto varcato le montagne. Nessuno dormì quella notte, ma la magia delle stelle di quel cielo incontaminato rinvigorì gli animi degli astromanti.
Il giorno dopo i quattro avvistarono la torre di Numi.
Dalla finestra più alta apparve un uomo dal volto deturpato. Per un momento nessuno riuscì a riconoscerlo.
«Numi, sei tu? Che ti é successo?» provò a chiedere Tielsin, un passo avanti agli altri.
Ma la sola risposta che ottenne fu una risata delirante.

XIX. LO SCETTRO DELLA VITTORIA

«Sta arrivando! Viene da voi, insieme al suo popolo… non siete contenti?» gridò la voce del mago corrotto.
«Che stai dicendo Numi?» ma Tielsin conosceva già la risposta a quella sua domanda. Numi era l’artefice della rinascita di Adù.
«Il dio del fuoco e della terra viene a portarmi lo scettro della vittoria. Lo vedete? Laggiù…» disse, indicando una scia di fumo all’orizzonte.
Non rimaneva molto tempo. Dovevano richiamare il Grande Vuoto, ma senza l’aiuto di Numi era praticamente impossibile.
«Numi, sei ancora in tempo a redimerti…»
Per un momento il delirio abbandonò i suoi occhi. Ma fu solo un momento…

XX. IL GRANDE VUOTO

L’orda del dio di lava circondò la torre, uomini, donne e bambini divorati dal fuoco, vivi grazie a una magia antica e perversa.
«Padre, guardali…» disse Kido all’uomo nella torre. «É questo quello che vuoi?»
Lo sguardo di Numi vacillò.
«Non abbiamo più tempo. Adesso!» urlò Tielsin. I quattro astromanti rivolsero il volto al cielo, intonando l’incantesimo. Adù mosse le sue membra di roccia e fuoco verso i maghi, ma una voragine si aprì d’improvviso sotto i suoi piedi, scura come la morte. Il buco nero lo risucchiò, confinandolo nello spazio infinito.
Poi Numi cadde, abbracciando la redenzione, sprofondando deliberatamente nell’oblio.

Fonte: 101 Parole

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