NOTTE A SHANGHAI

Notte a shanghai

Osservo il mio viso allo specchio dopo essermi truccata, cerco qualche imperfezione, dopo un’attenta analisi mi ritengo soddisfatta. I capelli perfettamente acconciati come la moda occidentale impone, il viso un ovale perfetto accarezzato dalla cipria, sugli occhi un velo di trucco, le ciglia marcate da una linea nera. La bocca rossa, un piccolo cuore morbido in cui sbocciare. Indosso il vestito migliore, lui ha scelto un raffinato tessuto di seta indaco con dei fiori di ibisco color crema, il taglio aderente e la forma gli ho scelti apposta per provocarlo. Un ultimo tocco, apro il profumo, il contagocce di vetro accarezza il mio collo bianco e i polsi lasciando una delicata essenza di gelsomino. So bene quanto lo eccita sentirlo sulla mia pelle.
Ora sono perfetta, sono pronta per lui. Mi faccio trovare in salotto dove verrà servita la cena. I domestici sono addestrati a non vedere e non sentire. Lui è a capo dei servizi segreti e la sua crudeltà è conosciuta in tutta Shanghai, basta un suo gesto e le persone spariscono, lui non si fida di nessuno eccetto me, io sono la sua amante, eppure mi tremano le gambe ogni volta che mi guarda.
Vedo i fari dell’auto; è arrivato. Poco dopo entra in salotto, bello con il suo completo di sartoria francese, il viso è tirato, gli occhi di una fiera braccata, la fine della guerra ormai è questione di settimane, abbasso lo sguardo pudicamente con deferenza, lui adora sottomettermi, io so essere una perfetta e cedevole concubina. Mi scruta con quello sguardo da diavolo, il cuore manca un battito, mi fingo imbarazzata, lui ne viene lusingato… stupido uomo. Ci sediamo a tavola ma lui non tocca cibo, si nutre di sguardi, i domestici educatamente si dileguano, sanno che griderò stanotte. So cosa vuole, la sua sola fame è quella del mio corpo. Lo amo e lo odio al tempo stesso.
Poche frasi di rito, il nostro gioco è già cominciato, mi interroga su come ho trascorso la giornata e io inizio pur remissiva a provocarlo con lo sguardo. Questo lo eccita e lo fa arrabbiare al tempo stesso, ma è proprio ciò che voglio. Apre un porta sigarette d’argento, me ne offre una, condiscendente accetto e con la punta della lingua distrattamente umetto il labbro inferiore, mentre porto la sigaretta alla bocca appena accesa. Lui non perde nessun dettaglio, soffio delicatamente il fumo azzurrognolo verso il suo viso. Un terribile gioco dove la vittima provoca il carnefice, sento la sua eccitazione aumentare, il mio sguardo si fa più insolente, attendo una reazione decisiva da un momento all’altro, mi farà molto male, ma questo non mi impedisce di eccitarmi.
Spengo la sigaretta con insolente disprezzo mentre i nostri guardi non vogliono lasciarsi. Ha ceduto, si alza di scatto e mi afferra il braccio, mi sovrasta, so quanto adora lasciare segni sul mio corpo. Bene, ci siamo quasi, mi mostro turbata e oppongo un’indignata quanto vana resistenza. Questo lo sta facendo incazzare ancora di più. Mi trascina verso la stanza da letto in stile coloniale, dopo tutto questa villa una volta era l’ambasciata britannica prima dell’invasione giapponese. Tento di divincolarmi e grido, la mia acconciatura perfetta tirata dalle sue mani crudeli si scioglie in una cascata di boccoli sulle spalle. É eccitato, conosco quella luce nei suoi occhi, mi butta per terra ai piedi del letto a baldacchino davanti al grande specchio, io rispondo con uno sguardo feroce. La pagherò cara… lo schiaffo arriva in un istante, neppure l’ho visto partire e sono già terra, la stanza inizia a girare, la guancia pulsa, ma và tutto bene… è quello che voglio.
Devo rimanere concentrata anche se sento caldo tra le gambe, non vedo l’ora che mi prenda. Il trucco del mio viso viene rigato da false lacrime mentre lui si toglie la cinta, la userà su di me lo so, la chiude intorno al mio collo come un cappio, l’aria passa appena ma non oppongo resistenza neppure quando mi strappa di dosso il mio bel vestito. Con il tempo ho imparato quando smettere di oppormi e cedere passivamente ai suoi giochi perversi, prima costretta per dovere, poi con il tempo conoscendo un piacere che mai avrei creduto possibile.
Ora sono ai suoi piedi in ginocchio, tenuta al guinzaglio come una cagna. Nei suoi occhi leggo laida lussuria mentre guarda il mio corpo nudo come la prima volta. Lui non si spoglia, lo tira semplicemente fuori dai pantaloni e me lo sbatte in faccia. La sua mano ancora mi tiene stretta per i capelli costringendomi a prenderlo in bocca, provo ad opporre una vaga resistenza ma la verità e che mi eccita farlo. Adoro il suo sapore, la calda consistenza della sua eccitazione tra le mie labbra rosse. Alzo lo sguardo come piace a lui, osservo come sussulta ad ogni affondo. Mi costringo ad uno sguardo da bambina imbarazzata, anche se adoro quando scopa la mia bocca, ma questo è il nostro gioco, o quello che voglio fargli credere. Mi gira la testa obbligandomi a guardare lo specchio, vedo riflesso il mio corpo nudo umiliato a terra, totalmente prostrata alle sue perversioni. Sento le ginocchia cedermi vedendo la mia immagine mentre compio quell’atto volgare, mi vuole umiliare, non sa invece che la mia eccitazione non fa che crescere a dismisura e questo non aiuta i miei piani. Lui è stato il mio primo uomo, la sua violenza mi da piacere, mi scuote il corpo e mi tocca l’anima, ma ignora quanto sia disposta a fare pur di raggiungere il mio obbiettivo.
Cambia gioco e mi sbatte sul letto, magari si deciderà a scoparmi, non aspetto altro. Dannazione, odio come mi tocca e fruga con quelle dita, non riesco ad essere razionale quando fa cosi. Ti odio, glielo grido a denti stretti, lui mi frusta le natiche sino a farmi urlare, provo a divincolarmi senza successo. Ancora mi obbliga in quella posizione oscena; la mia faccia affondata sui cuscini e il sesso oscenamente esposto al suo sguardo, ora la sua bocca ha sostituito le mani, quella lingua mi farà impazzire maledetto. Sto per cedere ma non voglio, mi serve mantenere controllo e lucidità. La necessità mi porta a rischiare. Con rabbia gli chiedo se è diventato impotente e cosa aspetta a scoparmi. Non ho mai osato tanto. Me ne pento ben presto, mi possiede con ferocia, mi accorgo di stare urlando di dolore e piacere al tempo stesso, urla che si sentiranno per tutta la villa.
Mi fa male, devo sopportare il dolore, devo tenere duro ancora un po’. I suoi assalti si fanno più veloci, il suo sudore e il mio si mischiano. Quanto sa essere divino in questi momenti, come una serpe non solo prende il mio corpo ma avvinghia la mia anima in una morsa fatale, non devo cedere al piacere, non prima di lui. Si eccolo, si muove più veloce, manca poco, non resisto, il piacere ci raggiunge ad unisono, lo sento esplodermi dentro ed esausta e appagata mi accascio sul letto, quindi recito la mia parte. Prendo fiato e rompo il silenzio con un pianto accompagnato da soffocati singhiozzi. Lui sussurra delle scuse, pare davvero mortificato, odio questa sua debolezza, mi promette un gioiello, non immagina quanto ho goduto, mai come stanotte mi sento puttana e appagata tanto dal sesso quanto dai suoi sensi di colpa. Con goffe carezze cerca di calmarmi, gli do l’illusione di esserci riuscito. Lui si alza dal letto e mi osserva, la pietà lo costringe a rimanere, inizia a fumare e si accomoda su una poltrona di vimini. Accanto, in una bottiglia di cristallo, il suo liquore preferito è li che lo attende, si versa da bere. Osservo dal letto in posizione fetale, stringendo le lenzuola e trattenendo il respiro, lui trangugia il liquido scuro. Ancora qualche istante, ecco fatto. Il collo gli si irrigidisce di colpo e intravedo il suoi occhi spalancati dal terrore. Il bicchiere cade a terra. Il veleno inizia a fare effetto.
Mi alzo avvicinandomi a lui, ma fitte dolore mi fanno barcollare, avverto colare lungo le cosce seme e sangue, mi avvicino a lui osservando i suoi ultimi istanti di vita. É strano, non mi aspettavo che fosse cosi doloroso vederlo morire, ma mi sforzo di ricordarmi chi è. Il carnefice della mia famiglia e di centinaia di cinesi sta morendo davanti ai miei occhi. Mi impongo di ignorarlo, mi rivesto in silenzio. Scivolerò fuori dalla villa inosservata, dopo quello che è accaduto i domestici non oseranno disturbarci prima dell’ora di pranzo e per quell’ora sarò molto distante.
Lascio la stanza con il suo sguardo ormai vitreo, mantiene un’espressione carica di domande, non saprà mai chi sono realmente e perché l’ho fatto. Dopotutto sono una spia e lui, per quando fosse l’uomo che ho imparato ad amare, era un traditore collaborazionista. Ed io ho avuto la mia vendetta.

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4 risposte a “NOTTE A SHANGHAI

  1. Pingback: NOTTE A SHANGHAI « WILLOWORLD·

  2. Davvero notevole per intensità narrativa e profondità psicologica. L’autore ha descritto con grande maestria, pensieri, sensazioni, emozioni conflittuali non facili, tutto con una grande dovizia di particolari, senza sbavature e senza autocompiacimento… e finale a sorpresa sconvolgente e in fondo inevitabile…

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