PASSAMI LA CICCA

Passami la cicca

di Marco Muzzi

Un disperato bisogno di  vita… danneggiando i rivestimenti in pelle del sedile sulla carrozza 24, Stefano ripercorreva i chilometri passati come un risucchio doloroso. Niente ti avrebbe riportato indietro e la fuga era ora possibile.
Un groviglio di forchette ti divorava lo stomaco, logoro dagli eccessi e dalla rabbia degli ultimi eventi, la vita a Roma si era fatta incandescente e gli scontri in facoltà avevano dato l’occasione per ulteriori indagini della polizia, poi le perquisizioni, l’intimità violata, il senso di impotenza, gli scatoloni di libri nascosti per non alimentare il suo profilo di persona non grata alle istituzioni.
Una voglia di ordine e disciplina cozzava con lo spesso strato di ideologie e convinzioni, sempre meno lucide, sempre più estreme, ormai ti sentivi come un cuneo, senza facce, tendente a una dimensione sola, con un vertice che partiva dalla sommità del suo capo: un razzo.
“ Sono un razzo..”, pensavi “ora parto, sfondo il tetto del treno,  passo in mezzo ai fili e schizzo alla verticale, via”.
Giovanna l’avevi abbandonata nel momento che era andata in bagno, con il caffé  che stava fischiando dalla cucina..
“Spegni il gas?” slam, la porta si chiude sferragliando le inutili catenelle, rotte quando la pula aveva forzato dopo che, alla vista del mandato, avevi impavidamente tentato di richiudere. Ora l’avevi aperta di fretta come un ladro, quella porta che in altre occasioni non vedevi l’ora di spalancare per vederla a cosce aperte tra l’odore d’incenso e fumo scaldato.
E ora eri lì, a guardare la famiglia meridionale che torna dal paesello nelle livide pianure del nord, eppure a loro dello smog, della nebbia e delle luci gialle non importa, tanto hanno i Motta, le bicicross, i cinema, i negozi con le nuove marche di phon e i televisori a colori… mica la Sila! A te invece la cosa spaventa, si passa dal giallo pastello dei tramonti capitolini all’atmosfera saturnina di una Milano tignosa.
“Macchè Milano”, Franco aveva ragione: “ti beccano subito. Roma-Milano oggi è tutt’uno, la prima città su cui indagare è quella, devi andare un po’ fuori”. “Ma fuori dove?” gli chiedesti “Non conosco un cazzo di nulla di lì, a Fra’!”
Mentre li guardavi accartocciavi il pacchetto di MS, stringendo con le grinze delle labbra il filtro dell’ultima delle venti cancerose, un getto di vapore subito dopo aver azionato il bic e..
“Scusa passami la cicca”
“Eh?”
“Sì, ho visto che è l’ultima, non avendo sigarette…..me la passi?”
Aveva gli occhi più verdi che tu avessi mai visto, una cornice di riccioli le incorniciava un viso color pesca, ticchiolato da lentiggini appena sotto gli occhi, respirava affannosamente sotto la camicetta a grinze tenuta a bada dalle varie collane che non servivano altro che a delineare i due seni capricciosi che ti sovrastavano.
Ti alzasti quasi di scatto e il seggiolino sbatté con violenza scomparendo nella parete di compensato, porgendogli la mano come se ti dovesse mettere un anello, con la cicca dritta all’altezza del viso.
“Oh, piano, mica è ‘na canna…” rise, “ fumiamocela con calma.”
Perdesti il senso del tempo e dello spazio…

PASSAMI LA STORIA

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2 risposte a “PASSAMI LA CICCA

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