IL RAGNO FRANCESCO

Il piccolo ragno Francesco
filava una tela di fresco
appeso ad un filo rideva
che bello filare, diceva.

Da una parte stava la siepe
dall’altra il muro e le crepe
“di sicuro quassù ci casca”
sperava, pensando alla mosca.

Ma la mosca era una in gamba
di nome Clara e un poco stramba
volava alta come una saetta
al ragno diceva “Aspetta, aspetta…”

Di sicuro lui non era senza
un bel bagaglio di pazienza
ma la fame è una bestia abietta
e al predatore mette fretta.

Francesco ignorava il lamento
della pancia allo sfinimento
cantava allegro sempre filando
un occhio alla mosca prestando.

“Non mi prendi, ragnetto!”
gridava la Clara a dispetto
ma il ragno la lasciava parlare
e intanto pensava a filare.

“Che gran lavoratore che sei!”
lo canzonava di continuo lei
Francesco cantava e rideva
“É matto!” la mosca credeva.

“Son vicina ma ancora lontana!”
urlava lei con voce villana
lui si mise più forte a cantare
per non udir la pancia brontolare.

“Inutile, son troppo veloce!”
gridò la mosca capace
s’era tuffata a mo’ di candela
passando di tramezzo alla tela.

Ma il ragno quell’acrobazia
l’avea già vista fare ad Isaia
un noto talentato moscerino
famoso in tutto il giardino.

Così non le dette soddisfazione
e attese con garbo un’altra azione
che le prede vivan solo per quello
rimaner fregate in un tranello.

“Ragno, dov’è la tua esca?”
domandò ad un tratto la mosca
“Sarò io la tua esca, vedrai
fautore di tutti i tuoi guai!”

“Ma fammi il piacere adesso
sei canterino e pure fesso
ti credi che solo per diletto
voglia cadere nel tuo piatto?”

“Oh Clara come sei carina
in cielo sei una ballerina
la grazia certo non ti manca
ronzi e voli e mai sei stanca!”

“Hai detto proprio giusto
a volar io ci prendo gusto
starei a ronzar tutta la sera
veloce, guizzante e leggera.”

“E allora vola, moschina
tutta la notte fino a mattina
nel mentre io resto a cantare
e la ragnatela a filare.”

Così la mosca vanitosa
che vola e mai si riposa
invece di mettersi a letto
danzò per l’amico ragnetto.

E lui la guardò per due ore
girare su un rovo di more
ed era quasi il tramonto
che il ballo si fece un po’ lento.

“Non ti vedo quasi più, moschina
perché non ti fai più vicina
danza presso il muretto
soltanto per il tuo ragnetto…”

Trascinata dal suo balletto
Si avvicina a lui con diletto
“Guarda che roba!” le dice
girando e ronzando felice.

Ma è forse per stanchezza
o per avventatezza
la mosca si lascia tradire
e nella tela va a finire.

“Hai visto che alfine ti ho presa
premiata è stata l’attesa
finalmente è pronta la cena
finale della tua messinscena.”

“Ti dissi infatti che sarei stato
l’esca che ti avrebbe fregato
perché tra preda e predatore
corre un vincolo d’amore.”

“Ma adesso non temere, moschina
mia buona e bella bocconcina
ti arrotolerò perbene
per starcene un poco assieme.”

“Voglio che tu sappia infatti
che riempirai molti dei miei piatti
che grossa e grassa come sei
in una volta non ti mangerei.”

La mosca più non ronzava
E neanche si muoveva
Era stanca di tutto quel ballare
Finalmente poteva riposare.

Chiuse tutti i mille occhi
Ma suonava nei suoi orecchi
Proprio come un vecchio disco
La canzone di Francesco.

“Smettila, ti scongiuro”
disse la mosca sul muro
che mentre l’arrotolava
il ragno se la cantava.

“Ma io canto solo per te
come tu ballasti per me
siamo preda e predatore
quasi un affare di cuore.”

Il ragno proseguì a canticchiare
e sopra la mosca a filare
quand’ebbe finito mangiò
e a letto anche lui se ne andò.

GM Willo

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