FRENESIA

FRENESIA

Nel traffico congestionato di Firenze, con il mio vecchio motorino, mi trovo spesso a riflettere sullo scorrere della vita quotidiana.
La routine è sempre la stessa: sveglia alle 6.00, abbondante colazione leggendo la rassegna stampa su internet, alle 7.00 sveglia di moglie e figli e fin qui la dimensione quotidiana appare ancora sostanzialmente umana.
Dopo aver salutato la consorte ed accompagnato i pargoli a scuola, salgo in sella al mio vecchio catorcio e, proprio in quel momento, inizia la Frenesia!
Con un occhio all’orologio sul cruscotto e l’altro alla strada, mi infilo nella bolgia fra fumo azzurrognolo, colpi di clacson e berci di automobilisti esasperati.
Ogni sorpasso, ogni incrocio costituiscono un rischio, i pali della luce sono tappezzati di fiori e foto di morti… più che i viali… il Vietnam!
Una piccola emozione, tutte le mattine, all’apparire dello skyline del centro città, la Cupola, il Campanile, Palazzo Vecchio, poi nuovamente nella ressa per accaparrarmi la pole-position ai semafori rossi.
Verso Piazza Pitti c’è un attimo di tregua, il traffico è ridotto ai minimi termini grazie anche alla ZTL, così posso percorrere via Sant’Agostino senza il terrore di essere schiacciato da un momento all’altro da un camion della nettezza. Passato S. Spirito ecco che faccio l’incontro.
Proprio all’incrocio con via de’ Serragli, fuori da una piccola bottega, come poche sono rimaste in città, un anziano se ne sta seduto su una seggiolina di vimini. Ufficialmente è un venditore di libri usati, basta sbirciare nel suo negozio per rendersene conto… in realtà osserva…
Richiama alla memoria quei filosofi greci, studiati sui libri, che praticavano l’Agorazein, l’osservazione del genere umano in piazza!
Ebbene sì, con un’aria serafica che mi fa un’invidia pazzesca, il vecchietto osserva lo scorrere della quotidianità e quando qualcuno gli passa davanti a passo svelto, lui sorride e saluta… la cosa straordinaria è che tutti, di fronte a quel disarmante atto umano, rallentano il passo e ricambiano il saluto.
Sorride, saluta, osserva… sorride, saluta, osserva…
Dall’interno della mia boccia di vetro sposto lo sguardo sull’anziano signore, pronto a distoglierlo immediatamente qualora venisse ricambiato.
Tutte le mattine mi chiedo come abbia fatto il venditore di libri usati a non lasciarsi coinvolgere dalla frenesia del mondo contemporaneo; confesso che la prima volta che, passando di lì l’ho visto, ho provato un po’ di pena… quella botteguccia malandata coi vecchi libri accatastati in terra, senza nessun’insegna, nessun espediente che possa attirare l’attenzione dei passanti occasionali, che so, l’immagine di una donna nuda…
Riflettendo ho capito che forse non avevo capita nulla!
Quello sguardo sereno, quel sorriso vero e… (beh, ci ho messo un po’ a realizzarlo) beffardo sono la rappresentazione di come dovrebbe essere l’umanità per poter vivere degnamente.
Da un lato il traffico, i fumi che bruciano i polmoni, i vaffanculo pronunciati per qualche metro in più, dall’altro una botteguccia piena di libri usati, dal cui interno si percepiscono appena, in maniera ovattata, i rumori del mondo contemporaneo.
Da un lato facce incazzate, congestionate, dall’altro lo sguardo serafico, il sorriso solare!
Una mattina, dopo l’ennesimo litigio ad un semaforo con conseguente svuotamento di bile, sono arrivato davanti alla bottega e come al solito ho dato una sbirciatina… questa volta l’anziano libraio mi ha anticipato, i suoi occhi gia puntati verso di me.
Non fosse stato per il rombo del mio catorcio avrei creduto di sognare quando, con il solito sorriso sulle labbra, il libraio mi ha fatto cenno di entrare nella sua bottega.
D’istinto ho sgassato e mi sono involato verso Piazza del Carmine.
Lì per lì mi è mancato il coraggio ma, dato che suppongo l’invito sia sempre valido, una mattina ho deciso che mi fermerò… entrerò nella bottega dei libri usati e forse…
…non ne uscirò più…

Massimo Mangani

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