IL TEMPIO

Il Tempio

Oh, how much I love cyberpunk….

Dio mi ha parlato attraverso un canale criptato. Era lui, adesso lo so.
Al Tempio le anime venivano e andavano, più per curiosare che per altro. Il server poteva ospitare fino ad un miliardo di visitatori, ma a volte era costretto a rallentare. Le anime non si lamentavano. Pensavano che facesse parte della visione, e poi il servizio era pagato dalla pubblicità all’entrata, o almeno così tutti credevano; Midas, la bibita del profeta. Chi non era soddisfatto del servizio o se ne andava o se ne stava zitto.
Facevamo un mucchio di soldi io e il prete. Il prete l’avevo conosciuto dentro una blind-orgy, quell’esperienze di sesso random che andavano di moda lo scorso anno. Non erano male, ma poi quando hanno cominciato a usare ragazze spot mi sono scocciato. Mi ero beccato molte più spinte pubblicitarie di quanto potessi soffrire. Me ne accorsi quando mi risvegliai d’improvviso davanti a uno scaffale di sapone per l’igiene intima. Dissi basta, e tornai alle normali pink-chat. Però rimasi in contatto con questo Thomas Serpe, come si faceva chiamare. Ci eravamo incontrati in una di quelle situazioni estreme di gioco; isola di sabbia bianca, palme color verde smeraldo e un centinaio di ragazze in bikini a nostra completa disposizione.
– Questi fanno un mucchio di soldoni con gli innesti pubblicitari – dissi io, mentre afferravo per la vita un paio di bionde.
– Appena esco mi faccio un bel lavaggio. Se vuoi ti passo il programma?- offrì lui.
– Volentieri. Maledetti spot! Però adesso funziona tutto così. –
– Beh, non ci sono solo gli spot? –
– Che vorresti dire? –
– Ho un progetto in mente ma mi manca liquidità. Se vuoi te ne parlo, Fuori però… –
E così ci demmo appuntamento in un locale del centro, uno dei pochi rimasti ancora attivi Fuori. Metà dei clienti era comunque attaccata al deck del tavolino, con le bevande lasciate a mezzo e ormai trasformate in brodaglie imbevibili.
Thomas era vestito come un vero uomo d’affari, con un completo beige di marca e una valigetta di pelle nera. Forse voleva fare impressione, oppure gli piaceva vestirsi bene. Non mi sentivo a disagio con i miei jeans, specialmente in quel locale defilato.
– Cosa posso offrirti? –
– Una birra va benissimo. –
Quella sera fondammo il Tempio, qualcosa di veramente sensazionale.

Qual’è il migliore settore per fare affari dopo il porno? La droga, è ovvio. E dopo quella? La religione… miliardi di consumatori sparsi in tutto il mondo. Adesso immaginate un mercato che fa convergere questi ultimi due. Ecco che cos’era il Tempio. La promessa di vedere dio, di poterci parlare, di poterlo addirittura toccare, questo era ciò che vendevamo io e il prete. Ovviamente nessuno sospettava che elevassimo le anime con le ultime sinto-droghe digitali in circolazione. I fedeli entravano in chiesa, vedevano la pubblicità della bibita e si sedevano tranquilli davanti alle effigi sacre. Poi arrivava il prete per il sermone, e nel frattempo un programma ghost alterava le derivazioni dei clienti con un boost di roba ben tagliata. La visione era assicurata e gratuita, almeno la prima volta. Se poi l’esperienza divina ti prendeva bene potevi sempre abbonarti; dodicimila crediti l’anno. Dopo il primo mese di attività avevamo già quattrocentomila registrazioni in PRO, e un traffico di due milioni di visite al giorno. Il mio conto in banca nel frattempo era decuplicato.
Gli sbirri avevano annusato la roba, ma noi saltavamo da un server all’altro con la rapidità di una cavalletta. Era praticamente impossibile risalire a nostri indirizzi e conti correnti. Qualcuno dette l’allarme, ma la gente preferisce credere al divino che alla cruda realtà, e come biasimarla. Il Tempio era il luogo della rivelazione, la cosa più sacra mai accaduta dall’invenzione della fibra ottica. Qualcuno interruppe l’abbonamento quando la voce sulla droga venne fuori, ma si trattò di una goccia nell’oceano.
L’afflusso di visite ci costrinse ad investire e ad esporci di più. Per mantenere la reputazione non potevamo più nasconderci. Contattai un vecchio amico che ci sapeva fare e, sotto lauto compenso, gli chiesi di insabbiare il programma ghost che innestava la roba. Se ne uscì fuori con un piccolo capolavoro. Gli sbirri potevano piombare sul server in qualunque momento e non avrebbero trovato niente di strano. Eravamo pronti ad uscire dalla tana e a fare un mucchio di soldi.
Alla fine dell’anno il Tempio era la sensazione. Quindici milioni di iscritti e cento milioni di visitatori. Io e il prete avremmo potuto ritirarci davvero su un’isola deserta insieme a un centinaio di ragazze in carne e ossa, invece rimanevamo attaccati al deck, fino a venti ore il giorno. Perché il denaro è una fottutissima droga, la peggiore di tutti. Credetemi!
Sapevamo che sarebbe venuto il giorno in cui la bomba sarebbe esplosa. Avevamo trasformato milioni di fedeli in tossicodipendenti. Bussavano alle porte del Tempio ad ogni ora e non se ne volevano più andare. Si erano avute diverse overdosi e alcuni casi fatali di disidratazione al deck. Cercammo di sedare le voci, mettemmo la questione in mano ad un buon avvocato e inserimmo nuove regole per gli utenti. Prendemmo tempo, ma sapevamo entrambi che non poteva durare. Il prete venne da me un giorno e mi disse in tutta sincerità che dovevamo staccare tutto, finché ci era concesso. Io, accecato dalla bramosia, provai a prendere ancora un po’ di tempo. Litigammo e lui se ne andò sbatacchiando la porta. Non lo rividi mai più.
Tirai avanti da solo per un mese, poi le cose si fecero ancora più complicate. Chi ci vendeva la roba pretendeva di entrare in società, e la questione era sempre stata fuori discussione, ma il prete se n’era andato e da solo non riuscivo a stare dietro a tutto. I casini si moltiplicarono velocemente una volta che gli spacciatori presero sotto il loro controllo il programma di innestamento. La roba perse di qualità, le overdosi aumentarono, la polizia ci fu nuovamente col fiato sul collo.
Mentre guardavo rifluire le anime nel Tempio, molte delle quali si trascinavano come amebe, cercai di dare un senso alla follia di cui ero stato, insieme a Thomas, l’artefice. Fu in quell’istante che si aprì una finestra bianca e accecante, una luce rotta da un cursore nero come lo spazio infinito, un occhio abissale che lampeggiava in alto a sinistra. Le parole presero forma lentamente, lettera dopo lettera.
“Fermati adesso! Te lo ordino.”
– Chi sei? – domandai, senza accorgermi di tremare.
“Fermati, figlio. Hai venduto abbastanza bugie e falsi miracoli da far rimpiangere il mio nome per almeno un altro secolo. Basta!”
– Vuoi dire che tu… –
Ma la finestra di luce era già stata inghiottita dalla matrice.

Dio mi ha parlato attraverso un canale criptato. Non posso provarlo, ma questa è la ragione per la quale ho distrutto il suo falso Tempio e ho accettato di farmi questi venti anni dentro la cella di un penitenziario: solo così, forse, riuscirò a riedificarne uno vero, dentro di me.

GM Willo, Settembre 2009 – Immagine di Cobalt: http://www.flickr.com/photos/cobalt/

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