IL DIAVOLO + LIBERO

Il Diavolo

Illustrazione: “Il Diavolo” di Giulia Tesoro – Altri Lavori

LIBERO
di Bruno Magnolfi

La posizione che ho dovuto assumere nel letto è scomodissima. La cinghia attorno alle braccia mi ha quasi tagliato la carne, e il dolore nella schiena, che non posso muovere neppure di un millimetro, mi impedisce di chiudere gli occhi nonostante l’iniezione di tranquillante. Non li capisco questi infermieri, si sono arrabbiati con me solo perché me la sono fatta addosso. E’ normale, cosa devo fare? Mi hanno gonfiato di botte e mi hanno lasciato nudo sul materasso umido: unica accortezza, mi hanno coperto fino alle spalle con un lenzuolo, che non si veda niente, che tutto appaia normale, e invece sono loro che non riescono a vedere oltre il proprio naso. Di là dalla mia stanza piccolissima e vuota, a parte il letto, c’è una ragazza che urla da ore e si lamenta di continuo. Sono tutti pazzi qui dentro, e il personale tratta tutti nello stesso modo. Ma io non sono così, non sono come loro. Io sono posseduto, se ne accorgeranno presto. Non mi conoscono ancora, è da pochi giorni che sono qui, ma dovranno cominciare presto a capire che con me è tutta un’altra cosa. Il mio vero problema è che siccome l’unica cosa da cui sono attratto è la contemplazione, non posso essere distratto quando sono in questa fase. Potrei stare ore ad osservare un ragno mentre tesse la sua tela, o ad ascoltare le microvariazioni del motore di un frigorifero. E’ quando vengo interrotto in queste mie attività che dentro di me si scatena qualcosa che non sono più io, è il mio inquilino che non desidera interruzioni di alcun genere. Sono posseduto, non posso dirlo, non mi crederebbero, però è così. Guardo un angolo sporco della stanza, e in quell’angolo ci vedo tutto il mondo. Non mi importa osservare dalla finestra, o strisciare lo sguardo sulla gente. La gente non è niente, non capisce. Un capello che si muove con l’aria di un ventilatore: è sufficiente, è tutto quello che mi attira. Lì dentro c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno, lo dovrò dire in giro un giorno o l’altro. E’ la contemplazione l’unica soluzione a tutti i problemi. Il mio inquilino lo sa, forse lo ha capito anche prima di me, e lascia che io faccia le mie osservazioni anche per lui. Però non provate ad interrompermi. Il mio inquilino mi picchia da dentro, si arrabbia e mi percuote la testa, lo stomaco, tutto. Mi fa provare dei dolori assurdi quando viene interrotta la contemplazione, e per ora se la rifà solo con me, ma io so che non durerà per molto. Questi infermieri non hanno ancora capito niente. Vengono qui e mi legano, come se fosse una soluzione. Non hanno ancora capito che il mio inquilino può sciogliere tutte le loro cinghie, può farmi alzare da questo letto, farmi andar via, ma io non voglio. Non voglio ritrovarmi per la strada dove c’è tutta quella gente che si muove in fretta e cambia continuamente immagine davanti ai miei occhi. No, questo non va bene, perciò l’ho detto al mio inquilino, bisogna stare qui e sopportare le idiozie degli infermieri. Bisogna stare al loro gioco, finché è possibile, fino al punto in cui io e lui non perderemo del tutto la pazienza. La contemplazione è il motore del mondo: lo lessi sopra a un libro quando ero ragazzo, e dopo che l’ebbi letto seppi che era vero, che era così, come diceva il libro. Fu allora che qualcosa iniziò a muoversi dentro di me, a dirmi che non c’ero solo io, a farmi capire che ero posseduto. Lo farò capire a tutti, un giorno di questi, e quando finalmente lo capiranno, sarò libero.

Bruno Magnolfi – 21 agosto 2009 – Altri lavori

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2 risposte a “IL DIAVOLO + LIBERO

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