EPISTOLARIA – COMPAGNI DI MERENDE

Questo racconto epistolare é stato composto seguendo le regole del gioco Epistolaria scaricabili in formato pdf a questo link


EPISTOLARIA – COMPAGNI DI MERENDE

I. Il Mondo di gioco. Toskana
II. Tempo e luogo. Anni ‘80
III. Personaggi. Compagni di merende
IV. Connessioni. Lettera postale
V. Motivazione. Scambio di impressioni e considerazioni a sfondo sessuale tra due guardoni contadini delle campagne toscane.
VI. Note. Epistolario semi-comico sulla linea Vanni-Pacciani, riguardante coppiette, ragazzine, casalinghe vogliose e altri turpiloqui in vernacolo di due vecchi e bavosi guardoni.

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La Rufina, 4 Settembre 1981

Ciao Guido,

come la ti vá? Maremma maiala, e fa un cardo ancora, e queste le continuano a spogliassi. Un c’è pace!
No perché almeno co’ i freddo e le si coprono, e un si vede nulla e si sta più tranquilli, ma di questi tempi gli è sempre un anda e rianda di roba, poppe, culi, cosce… tu vedessi la barrista nova! Simona la si chiama. Bellina davvero! Quando la si china per correggerti il caffè gli è un vedere di nulla. E la c’ha i’ pizzo, capito…
Insomma, l’altro giorno gli andai dietro, tanto pe’ vedere in do’ la sta di casa. La vive prima d’arrivare a Pontassieve, una casina sulla destra. Insomma, parcheggio lì davanti per fumare una muratti, ma un cardo ti dico c’era da diventa’ grulli, gli era l’una di pomeriggio, te lo immagini te! Co’ i’finestrino aperto però e ci stó un po’. Cosa bona l’è che lei la sta a i’ primo piano colla finestra aperta, e la vedo di sfuggita entrare in camera e buttare la camicetta su i’lletto. Du’ poppe che un’ti dico, con questo reggiseno di pizzo nero che con tutti i corretti che mi son fatto ormai e lo conosco a memoria.
Un be’ guardare davvero! Finita la sigaretta rimetto in moto e chi t’arriva? Bucaiolo di Gesú! Il figliolo di’ Pacini, hai presente? Quello va in palestra, tutto tirato.
Te la fo’ breve, vai. Sona il campanello di questa Simona e vá su. Giueee…… Gli si butta a capofitto e manca poco lo fanno lì davanti alla finestra. Ma lei unn’è mica stupida. L’accosta le persiane ma l’è troppo cardo per chiudere anche i vetri, e allora giù con tutti quegl’urli, pareva il giorno di’ castigo!
Insomma, hai capito che zoccola di figliola, questa Simona. Quando tu vieni su te la fo’ vedere, vai.

Ci si sente Guido, saluta a casa.

Ugo Cantini.

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S.Piero a Sieve 9 Settembre 1981

Oh Ugo, ancora un capisco proprio perché tu continui a usare le lettere, oh chiamami col telefono, no?! Che io per scrivere dù righe e ci metto un mese.
Comunque visto che tu insisti dimorto e ti verrò dietro anche questa volta, come quella volta giù al migliaccio, te lo ricordi?
Maremma maiala come l’era la svedese, con quelle ciocce all’aria. E lui, che te lo rammenti che fardello gli avea?
Dio bono gli svedesi. Eh caro mio, e sera più giovini un c’è nulla da fare. O come la strillava la biondona? Eh Ugo che te lo ricordi?
E invece ora, e mi tocca coricarmi con quer frignolo della mi moglie, che con le ciocce e la ci gioca a pallone; e se le pesta se un sta attenta.
Bisogna che venga su da te, via, un c’è nulla da fare, quella Simona e la devo vedé per forza. Se poi tu mi dici che fa quei versi alla finestra, e si potrebbe fa’ una bella rimpatriata come ai vecchi tempi.
Via, Ugo, ora e la devo abbozzare di scrivere perché m’è belle venuto i’mal di capo e l’è tornata quel troiaio della Carla; la mi moglie.
E mi racconterà le solita bischerate e poi s’andrà a desinare. Ma veloce, che all’otto c’ho la briscola al circolino.

‘Bona Ugo, stammi bene.

Guido Fiaschetti

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La Rufina, 14 settembre 1981

Guido, tu lo sai perché ti scrivo, che dopo quella storiaccia lassù a Dicomano un posso più permettermi di usare il telefono, che un si sa mai… e possono ascoltare, quei vigliacchi… Non mi ci fa’ pensare, che bucaiola quella Luana! Ma io son convinto che le piaceva, maremma budella! Adesso per corpa sua son diventato anche l’indiziato per quella faccenda di Rignano, brutta storia davvero. Ma io ti giuro un centro niente con quei due sudicioni pervertiti. Se la sono cercata, te lo dico. Qualcuno gli ha visti ignudi nel boschetto e li ha fatti fuori, e ha fatto anche bene! A me i finocchi fanno proprio schifo. Una vorta ne ho visti due sotto casa che si baciavano, l’era buio e un c’era nessuno per strada, così li ho tirato una secchiata d’acqua dalla finestra, vedessi come son scappati! Sudicioni!
Dai, ti aspetto allora. Si fa il solito giro, si passa dal bar per un correttino, si scucca la Simona e poi si va a mangiare qualcosa da Lucianino. Dopo si può scendere a Firenze a vederci un film all’Arlecchino, icché tu ne dici? Sabato prossimo, va bene? Fammi sapere, anche con uno squillo.

Ciao!

Ugo Cantini.

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S.Piero a Sieve 19 Settembre 1981

Se tu ti stai chiedendo il perché oggi e un son venuto da te e te lo dico subito: i’ 16 e son venuti a cercammi. I vigliacchi, come tu li chiami te, hai capito?
E m’hanno fatto un monte di domande su di te, se ti conosco, come mai e ti conosco, icchè tu fai…
Eppoi hanno ritirato fuori la storia di Rignano. M’hanno chiesto icchè ne sapevo di quella storiaccia, in dove l’ero quel giorno li e tante altre cose.
Io, che tu voi che gli abbia risposto, e gli ho detto che un sapevo nulla che l’avevo letta sul giornale e che quer giorno li e l’ero a casa con la mi moglie.
E l’hanno chiesto anche a lei in dove l’ero e manca poco la si tradisce quella cretina.
Meno male che poi s’è ripresa e gli ha detto che l’ero a casa. Bucaiola maledetta, manca poco e fa un troiaio; si ma che labbrate che gli ho dato quando son andati via. Oh vediamo un po’ se la si sveglia quella scema.
Piucchealtro e la mi pare strano che questa storia e sarta fori dopo che tu m’hai scritto la lettera dove tu parli proprio dei finocchi. Ma che sei sicuro che per lettera e si pole stare tranquilli? No, perché un vorrei che s’entrasse in un ginepraio che un se n’esce più.
Mah icchè ti devo dire, speriamo bene…
Via e ti saluto,
‘bona.

Guido Fiaschetti

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La Rufina, 24 settembre 1981

Questa l’è grossa Guido. Mi raccomando, strappa ogni cosa appena tu l’ha letta. Anzi no, brucia tutto, un si sa mai, c’è i gatti fori che aprano i sacchetti della spazzatura e un vorrei che pe’ sbaglio qualcuno legga queste cose. Però voglio dittelo, perché tu lo sai, siamo sempre stati insieme, ne abbiamo fatte di cotte e crude e ci siam sempre fidati l’uno dell’altro. Questa è l’amicizia, capito, e un c’è moglie, ganza o sorella che tenga.
Tu lo sai come l’andò a Dicomano, no? La cialtrona della Luana la pagai in anticipo e le chiesi di fammi un be’ bombolone. Così s’andò ni’ boschetto, e giù anda e rianda, e la mi prese bene e incominciai a digli di spogliassi, che poi l’avrei pagata dopo quarchecosa di più. Lei però la cominciò a dire “no, no, tanto un tu mi paghi”, e c’aveo i’ foco dentro, lei l’urlava e aveo paura arrivasse quarcuno, così gli tirai un ceffone pe’ falla chetare. Poi feci i miei comodi, ci mancherebbe. Se credevo che la sarebbe andata dai carabinieri a denunciarmi, ti giuro l’avrei ammazzata, bucaiola! Ma si fa per dire, Guido, tu lo sai un farei male a una mosca. Ma insomma, ora arrivo a i’ punto.
Ieri sera e rimango a i’bar fino a chiusura, poco dopo le otto. C’è questa Simona e ci faccio du’ chiacchiere, e tu lo sai come sono io, mi piace metterle un po’ in imbarazzo, così vo’ subito a i’dunque e le dico che be’ ragazzo l’è i’figliolo di’ Pacini, se lo conosce, tanto pe’ vedere come la reagisce. Un fo’ a tempo a fini’ di scherzare e questa lo sai icché la mi dice? “Oh signor Guido, che crede che non lo sappia che la viene a sentirmi urlare sotto la finestra di casa?”
Dio fulminante! Hai capito la Simona, che furbina che glié. Io però e mi son sentito male. Se questa la comincia a parlare e ciò di nuovo quegli schifosi alla porta. Così gli dico di fa’ la bona, e lo sai icché la fa’? La si sporge davanti come una maiala e la mi fa vedere tutto i reggipoppe di pizzo, poi la mi sussurra. “Tranquillo Guido, io so anche tennella chiusa la bocca, quando serve!” Boia, che zoccola!
Insomma, vieni su, t’aspetto.

Brucia tutto.

Ugo.

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S. Piero a Sieve, 29 settembre 1981

Via Ugo e bisogna che vengo su sul serio. Ma ti dico la verità, questa storia di Dicomano l’andrebbe messa apposto. Che sei sicuro che la Luana non si sia rimessa a fa l’imbecille?
Stacci attento, dammi retta. Se tu’ voi e si va lassù insieme a farci quattro chiacchiere.
Ste’ donne, possibile che le sian tutte così troie?
Ieri l’ero ai giardini, perché aì circolo un c’haveo voglia di andare.
E insomma, verso le quatto escono queste fringuelline dalla scuola l’avranno avuto 13 o 14 anni e vedessi come le si vestono di già queste qui. Gonnelline filo culo e camicette tutt’aperte. Ma dico io a casa e un le vedono? Poi si lamentano se quarcuno e gli rompe i coglioni. Via tu lo sai Ugo, a quell’età e un son mica più bambine. E poi ti passan li accanto e ti guardan come tù fossi una merda. E son vecchio io ma se ne piglio una e glielo fo vedere io icchè vordire.
Via e ti saluto perché mi inizia Corrado aì televisore.

Fatti vivo.

Guido Fiaschetti

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La Rufina, 3 Ottobre 1981

Icché ti dicevo ci si divertiva?
L’hai visto come la stá la Simona? Popò di fica… Roba di lusso, mica i letamai dí vialone, che comunque pe’ fassi passa’ la voglia vanno anche bene. Dopo avecci montato i’ffoco dentro, un si potea far altro che anda’ a puttane. Comunque l’è stata una bella seratina, via.
Ma ora volevo raccontarti di un’altra cosa. L’altro giorno incontro questo tizio che viene da Arezzo, un signore distinto che dice di fare il chirurgo per una clinica importante. Si prende il caffè insieme al bar e intanto la Simona la ci fa’ vedere ogni cosa, come al su’ solito. Io fo’ le mie battutine, lei la sorride a maiala, e tutto finisce lì.
Dopo un po’ lo rivedo ai giardini, con la valigetta il soprabito grigio, il cappello. Un bell’omo sulla cinquantina, tale professor Anselmo De Falchi. Mi ci rimetto a chiacchierare e lui mi parla di questa casa che ha preso dalle parti di Vicchio e di una festa un po’ particolare che ha intenzione di dare questo fine settimana. Io mi faccio curioso e gli chiedo di spiegarmi di più. Insomma, dice che ci son delle donne, che si mangia insieme e che poi viene girato un film di quelli a luce rossa. Io gli chiedo se si potrebbe partecipare e lo sai cosa mi dice: che li mancano due comparse! Ma te ne rendi conto!!! Ho pensato subito a te!
Allora, io mi faccio prestare la macchina dal Carotti, ti vengo a prendere sabato prossimo e poi si va su insieme, va bene? Confermami per telefono. Vai, ci si diverte anche questa volta Guiduccio!!!

Sempre il tuo, Ugo.

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Vicchio, 5 Ottobre 1981

Carissimo Arialdo,

tutto è pronto per sabato prossimo. Ti aspetto con impazienza. La casa che ho affittato fa proprio al caso nostro; un viottolino sterrato dentro la valle, almeno quattrocento metri dalla statale, una villettina immersa nei boschi mugellani, nessun’altra abitazione per almeno un chilometro in linea d’aria, e poi gli alberi ad alto fusto schermano perfettamente rumori e luci.
Le ragazze sono tre, una rossa, una bionda e una di colore, come hai richiesto. Il cameraman è uno dei miei ragazzi, quelli superfidati, così come l’addetto alle luci e ai suoni. Abbiamo arredato i due set per le scene da girare come da tue indicazioni. L’orgia la faremo in una bella camera da letto al piano di sopra, con un baldacchino dell’ottocento e sete blu scure. La macelleria la gireremo in cucina; un vano ampio abbastanza per le attrezzature, con un tavolo di marmo al centro sul quale potrò lavorare con comodità.
Ho trovato anche i due capri, due vecchi guardoni dei paesini limitrofi. Li faremo partecipare alla prima scena e poi li rispediremo a casa. Se qualcosa dovesse andare storto, sarà facile dirottare le indagini della polizia sui due vecchi e convincerli a collaborare.
Non sai quanto sono eccitato. Non vedo l’ora di vederti. Alla villa è quasi tutto pronto, ma mancano i tuoi tocchi di classe.
Sarò alla stazione di Firenze sabato mattina alle nove in punto. Il tuo treno se non sbaglio arriva alle 9 e 15.
Fai un buon viaggio.

Tuo,

Anselmo.

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S. Piero a Sieve, 8 ottobre

Icchè tu dici? Non scherzi micha eh?! Oh, ma questa l’è una situazione da sfruttare, boia che culo che ci s’ha.
Eh te l’aveo detto caro i’mi Ugo, a noi due eh un ci ferma nessuno. Altro che pischellini di vent’anni.
Oh ma non facciamo bischerate, chiama subito i Giovannardi, quel tù amico dottore. Digli che ci rimedi un paio di quelle pasticchine blu dell’artra vorta che fanno i miracoli. D’altronde la nostra età e la ci s’ha, c’è poco da fare. Ma con quelle, vedrai che treni.
Vai vai… T’aspetto per sabato. Alla mì moglie eh gli racconto che si va al cine.

Guido
Arezzo, 9 ottobre 1981

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Caro Anselmo,

Sono felicissimo dell’andamento delle operazioni. Sapevo di poter contare, come sempre, su di te. Dalla tua descrizione le ragazze sembrano andare benissimo, come la location. Mi raccomando solo dei due vecchi, stai attento che non facciano qualche stupidaggine e assicurati che tengano la bocca chiusa.
Dopo che sarò arrivato, prenderemo la macchina che ho già noleggiato e andremo a prendere l’ospite. Questa volta è una personalità davvero importante, ancora di più della volta precedente, niente deve andare storto. Il pagamento è già stato effettuato sul solito conto.
Ho trovato anche il “macellaio”. È una persona fidata e insospettabile, mi aveva già chiesto più volte di preparargli una situazione simile ed appena gli ho detto che era tutto pronto non ha esitato a pagare la cifra richiesta. Questa volta il guadagno è davvero generoso. Paga sia lo spettatore che il protagonista. Dovremmo organizzarci sempre così, risparmieremmo molto sul compenso degli attori. Ma non è soltanto una questione di soldi, vero?
Questo sarà il più bel film che abbiamo mai fatto, me lo sento.

Saluti

Arialdo

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ESTRATTO DAL QUOTIDIANO “LA NAZIONE DI FIRENZE” DEL MARTEDÍ 13 OTTOBRE 1981

Interessanti sviluppi si sono susseguiti durante le ultime ore nell’indagine sulla tragedia avvenuta lo scorso fine settimana nelle campagne mugellane e che ormai tutti conoscono come “la mattanza di Vicchio”. La polizia ha arrestato due residenti dei paesi vicini, tali Ugo C. e Guido F. rispettivamente della Rufina e di San Piero a Sieve. I due uomini, entrambi pregiudicati per molestie sessuali, erano già al centro di un indagine per l’uccisione di una coppia omosessuale trovata la scorsa estate in un boschetto nei pressi di Rignano sull’Arno. Durante l’interrogatorio dei due indiziati, che sembra si siano subito dichiarati colpevoli degli omicidi delle tre donne ritrovate nel casolare di Vicchio, sono sorte molte discrepanze che hanno insospettito gli inquirenti. Si parla di un possibile terzo uomo, qualcuno con conoscenze mediche.
Intanto i due indagati sono stati condotti al carcere delle Murate dove rimarranno isolati durante il proseguo delle indagini.

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STRALCI DI BIGLIETTINI RITROVATI PRESSO IL CARCERE DELLE MURATE NEL NOVEMBRE 1981

“Oh Guido…. Ell’è Maiala!!!”

“Sta’ zitto Ugo, Maremma budella!!!”

“Lo sai chi ho sognato l’altra notte? Indovina….?”

“Oh bischero, icch’è ttu fai gli indovinelli?”

“La Simona!”

“Bella fica!!”

Hush & Lupus Infybula 2009

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