CYBERBLUES

Cyber Blues

Una bottiglia di bourbon e il cielo grigio della città. Non ho bisogno di altro per stasera. Il malto attanaglia le budella come solo lui sa fare, e la testa galleggia tra le note di un vecchio disco, lontana dai baci e dalle carezze di lei, che non è più con me…
Si chiamava Alice, ma per gli amici era solo uno dei tanti modelli Kaifer-5600, ed io per lei me li sono giocati tutti… gli amici. No, non era un semplice oggetto da vetrina. Io l’amavo, com’è vero questo cielo grigio ed il bicchiere vuoto che ho in mano. Non me n’è mai fregato niente di quello che pensava la gente. Come se non lo sapessi di che pasta erano fatti quegl’ipocriti dei miei colleghi…
Io sono un tipo all’antica. Da quando hanno legalizzato i programmi Truesex, le bimbe di lattice sono diventate roba per i nostalgici. Le ho provate quelle dannate Orgychats, ma non sono mai riuscito a partire completamente. Le simulazioni sono così esatte che non puoi fare a meno d’intuire l’inganno. Alla fine il sesso è solo nella tua testa, e il risveglio è assolutamente deprimente. I vecchi modelli Kaifer invece sono una sicurezza…
Alice mi guardava attraverso due smeraldi sintetici e lunghe sopracciglia in similcorno. I suoi occhi dicevano sempre la verità. Il nostro amore è cresciuto nel tempo, tre anni e undici mesi dissipati di momenti meravigliosi; le serate al teatro olografico, il ristorante tailandese al cinquantatreesimo piano del boulevard, le corse in auto sulla sopraelevata, ma soprattutto le notti d’amore tra le sete porpora del nostro letto. Dio come l’amavo…
Ricordo la sera che mandai a quel paese il mio capo. Eravamo a una cena di lavoro e lei era bellissima. Accanto alle mogli dei miei colleghi, Alice sembrava una regina in mezzo a un manipolo di mummie. Sorrideva, parlava disinvolta senza mai sembrare invadente, sensuale e intelligente al tempo stesso. Tutti sapevano quanto era importante per me che la trattassero con il dovuto rispetto, ma la gelosia è una brutta bestia. Al mio capo uscirono dalla bocca un paio di battute fuori luogo e io non ci pensai su due volte; mi alzai dal tavolo e mandai al diavolo tutti i presenti, poi me ne uscii fiero con lei accanto, splendida nel suo completo in vinile rosso. Quella notte si dette a me completamente, attingendo ai programmi più seducenti, improvvisando sulle informazioni che aveva registrato fino ad allora, mostrandomi senza mai rivelarmi l’inganno. Ma potevo davvero parlare d’inganno con lei? No, e adesso lo so. Ho amato un modello Kaifer, e allora? Non sono il primo uomo che ha perso la testa per una macchina, e non sarò neanche l’ultimo.
Il disco è finito e la bottiglia pure. Lei giace riversa sulla poltrona, con gli smeraldi chiusi e il led spento. Una manciata di cavi le ricadono sul collo. Ho provato a recuperare qualche dato, ma il disco è completamente partito; niente back up! Quasi quattro anni di relazione cancellata per colpa di un dannato corto circuito. Dio, perché mi hai fatto questo…
Ma dio non c’entra niente. Anche lui è roba da nostalgici, perché una donna perfetta come Alice dio non sarebbe mai riuscito a concepirla.
Addio amore. Non ti dimenticherò…

GM Willo – 2009

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Una risposta a “CYBERBLUES

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