IL TEMPO PER AMARE

Malgrado Marina mi guardasse con gli occhi velati da un pianto represso, io continuai a riversarle addosso le frasi che avevo impresso così bene nella mente e che avrebbero decretato la fine della nostra lunga storia. Solo adesso, a distanza di due anni, mi accorgo che quelle parole erano false, seppure le avessi ragionate ed in parte sentite. Ma la verità non è mai così semplice come la si immagina. La verità non è esclusivamente sentimento o razionalità, anche se è probabilmente figlia delle due, e soprattutto non è definibile in un momento, ma solo attraverso il ciclo degli eventi, il trasformismo delle cose e le conseguenze delle proprie decisioni.
Non ero io quell’uomo che la guardava negli occhi senza vederla, in quel pomeriggio di marzo stranamente caldo nel giardino di casa. Non era la mia voce quella che cercava di convincerla che tra noi due ormai non esisteva più nulla. Non erano i miei gesti quelli che mascheravano la mia risoluzione. “Non tornare indietro! Non cadere nella trappola” continuava a ripetermi una vocina da dentro, un disco che avevo inciso durante i giorni in cui mi ero preparato ad affrontarla.
Quando incominciò a mancarmi ignorai i sintomi. Quando stavo male davo la colpa al lavoro, o al primo capro espiatorio che mi capitava sotto mano; parenti, amici, vicini di casa. Qualcuno iniziò a pensare che c’era qualcosa di sbagliato in me, e come potevo dargli torto. In pochi mesi ero diventato espertissimo a scansare le relazioni e a rinchiudermi nel mio malumore. Quella fu la fase più triste, ma in qualche modo meno dolorosa, perché ancora non riuscivo ad ammettere a me stesso l’errore che avevo commesso e quello che avevo per sempre perduto.
La rividi per caso in un sabato di pioggia, era settembre ed io avevo superato la prima fase ed ricominciato il solito tram-tram di incontri inutili, aperitivi, cene, sesso veloce e mai appagante e letti vuoti al mattino. Lei passeggiava insieme a un tipo sui quaranta, alto e con un certo charme. Ricordava me tra dieci anni e la cosa mi procurò una masochistica soddisfazione. Quel giorno mi convinsi che ero stato uno stupido a lasciarla e me ne feci pure una ragione, perché nonostante Marina fosse probabilmente la donna della mia vita, erano stati i tempi sbagliati a fregarci. Di quale colpa avrei mai potuto accusarmi se non quella di aver ascoltato il mio cuore in quel pomeriggio di marzo e averle detto come stavano le cose? Ed il mio cuore strillava una cosa sola, ed era paura. Paura con la “P” maiuscola. Potevo forse ignorarla? No, quella era l’unica verità.
Dopo l’incontro passarono alcune settimane tranquille, un periodo che ricordo come la classica calma che precede la tempesta. Poi arrivarono i matrimoni, tre in un botto solo. Nel giro di appena un anno i miei amici più cari si erano sistemati, andando contro a tutte le aspettative. Artistoidi matti, ragazzacci scapestrati, zingari per natura e per diletto, tutti, chi più chi meno, allo scoccare dei trenta avevano imboccato la strada verso l’altare. Una parte di me li detestava, nonostante li amassi come sempre, e la cosa che mi faceva più rabbia era che mi sembravano felici per davvero. Cercavo di convincermi dell’opposto, ma mi accorsi che non ero più così abile nell’ingannarmi. Erano felici ed invece di sforzarmi di essere felice per loro li prendevo in giro pavoneggiandomi della mia vita da single. Ed erano tutte bugie.
Dopo la scenata del terzo matrimonio, alla fine del quale io, completamente ubriaco, brindavo ironicamente alle semplici vite dei tre compagni di vita, incominciai a non rispondere più alle chiamate. Il sentirmi vittima di uno strano gioco del destino mi faceva stare così male che, per convincermi della mia invincibilità, iniziai a respingere ogni affetto. Allontanare i miei amici, che avevano altro a cui pensare, lavoro, mutuo e bimbi in arrivo, fu più facile del previsto. Le serate iniziai a passarle insieme a gente alla quale non mi sarei mai avvicinato in passato, ed in breve lo spinello del sabato sera divenne due righe di coca, oppure un paio di pasticche. Seguivo un tracciato illuminato a giorno da fiaccole accecanti, una strada dritta e buia priva di meta, e le luci delle città riuscivo appena a scorgerle al di là del guardrail, mentre spingevo incurante sull’acceleratore. Nella città vivevano i miei amici che non si meritavano altro di essere derisi, e viveva anche Marina col suo nuovo uomo, e forse era felice, più felice di quanto non lo sarebbe mai stata con me.
Mi ci sono voluti due anni per capire e smettere finalmente di punirmi per quelle parole che le dissi quel giorno. La paura non c’entra e il destino è un placebo per menti facili. Ho riaperto finalmente la porta del cuore, la stessa che avevo richiuso quel giorno di marzo e che ho tenuto sbarrata per tutto questo tempo, negando l’accesso persino ai miei amici più cari.
Non esistono uomini o donne della vita. Esiste il tempo per amare, e quando c’è quello ci sono tutti gli ingredienti giusti per creare qualcosa di meraviglioso.
Adesso lo so; è finalmente tornato anche per me il tempo per amare.

GM Willo – Altri Lavori

Entra in Rivoluzione Creativa

Foto di Willoclick “Uomo con cane”

Annunci

Una risposta a “IL TEMPO PER AMARE

  1. Pingback: IL TEMPO PER AMARE « WILLOWORLD·

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...