NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Ho solo dei fogli per raccontare.
“Quando arriva il sole, guardando il mare, si ricordano grandi storie e la mente smette di essere prigioniera di uomini e di donne, di case o città, ed ecco che il tempo altro non sembra che… un miracolo di carta.”
E la carta brucia, che contenga delle verità indissolubili o la storia di un orrore piagnucolante, la carta brucia.
Difficile allora diviene raccontare una storia, annoiati la si sbuffa, spaventati la si dimentica, ma questo cambia, se la storia altro non è che una sensazione, la vera versione di quello che sulla mia faccia è stampato: file di denti freddi che battono abbondanti fino a trovare uno strano ordine di cose… la realtà.
Fosse solo la tua più personale fantasia, l’immagine al rovescio di importanti figure, i simboli intoccabili ormai sbranati che ora sono famiglie massacrate di termini e parole, le visioni ammesse, solo follie originali di teste solo timidamente curiose.
Gentilmente, la paura diviene tentativo banale di difenderla questa realtà, e tutti nudi i sentimenti paiono vergognarsi e così si coprono, si raggomitolano e poco dopo divengono carta. Carta su cui scrivere la propria presenza, impreziosendola di nastri e musica, alleggerendola dei mal di stomaco e della febbre che non passa.
Splendido inchiostro nero, duro da cancellare, meravigliose parole che rendono sacro il foglio per intuizione o come semplice gesto regalato ai muri, che d’impatto sembrano farsi più morbidi e scricchiolano per ogni idea compresa. Scrivere di un tempo che si blocca e della sua voce che bisbiglia, bisbiglia la sua storia, quella di una grossa menzogna che si è venduta la nostra vita per l’ennesima maschera da passante.
Intere città prendono forma, le loro finestre sono case deserte e le facce sono maschere dalle labbra tirate, fotografie inedite di lunghi anni trascorsi senza aria. Hanno costruito e poi abbandonato, non si riesce più a pensare a dolci frasi o ad occhi languidi, ci si diverte abbandonandosi a forti forme di fame, bugie, raggiri.
Come ciechi si cammina sull’asfalto che pur serpeggiando non porta a nessuna verità. Si cammina di lato senza toccare chi solo con gli occhi ti tramuta in profonda ferita, chi pensa di rubare ciò che viene donato, senza timore.
Con delle facce senza più rispetto si diventa seri, non si ride più, vediamo avanzare chi ha fretta di esibirsi e lo sguardo sfugge, trova riparo altrove, tra i linguaggi più arditi, quello della bocca, meravigliosamente radicato tra le luci di questa stessa mortale città. Sono notti uniche queste, il vento gonfia le tende, cigola il ferro, la corrente elettrica parla tra i muri… ed è così che la magia si racconta, nella mano che di giorno si passa nei capelli e di notte sorregge la testa con tutti quegli occhi e quella bocca. Poi attesa calda di fronte al volo, successioni di idee imparentate ai ricordi,veloce aprire e chiudersi, batticuore gonfio fino al mattino.
Ma non si dorme mai ed il resto vive alle spalle degli uomini e se la spassa. Se la spassa il mare in burrasca dentro al quadro, e se la spassano le lenzuola sfacciatamente pulite, e i vetri, sempre quelli, appannati ora dal caldo, se la spassano le arti classiche radicate nel prestigio irremovibile, e la luce delle ombre fuori e passante per un filo dentro… dentro le case, curioso accumulo di respiri, come traduzioni di stelle in terra, le case si accendono e viceversa si spengono. Tutto della notte fa svegliare e le puttane non se la spassano.
I visi amati si moltiplicano, come stelle se ne accarezza la distanza ma dei lineamenti neanche una traccia. Nel vuoto di un divano illuminato le persone pensano all’amore con altre persone. Ci sono da fare lunghi discorsi sull’attesa, su gambe e piedi che più non avvolgono, su facce stanche che prima o poi si stendono nel sorriso. Le ali nello stomaco altro non sono che un bel pensiero d’amore. Andare e tornare, anche questo è amore, l’amore di chi si combina con la memoria, scatola piena a pressione, risucchio da un lato, tampona dall’altro.
L’amore che nidifica nello sguardo strane convinzioni e la memoria che ne mostra la nudità: paesaggi, espressioni diverse che velocizzano l’azione fino a renderla abitudine.
Il miracolo allora affiora, la follia…
…semplicemente, come la migliore delle idee, lo sfogo di un genio isolato, nascosto nella bocca chiusa e negli occhi brillanti.
CLICK.

Miriam Carnimeo – Altri Lavori

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2 risposte a “NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

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