L’ALLUCE

Potrei rimanere delle ore ad osservarmi l’alluce. In quel dito vi è nascosto un mistero, ne sono certo.
La botta non è quella di sempre. Non mi ricordo neanche com’era di solito, perché sono tre mesi che non mi faccio un giro coi santi, il creatore e le sue puttane, ma qualcosa mi dice che questa volta è diverso. Con la coda dell’occhio rilevo Friz in collasso pieno nell’angolo, ma non mi distraggo dall’alluce, per paura di perderlo.
La roba ce l’ha data uno nuovo, un certo Phon, proprio come l’aggeggio per asciugarsi i capelli. Friz diceva di conoscerlo, ma secondo me mentiva in stile piena astinenza, che per convincermi ad andare a braccetto insieme si sarebbe tranquillamente venduto anche l’anima. Io questo lo sapevo bene perché mi ci ero trovato più volte nei suoi panni, ma anche se ero pulito non me ne fregava un cazzo, perché tanta era la voglia di farmi un giro sull’ottovolante.
Eppure ve lo ripeto, questa storia è diversa. C’è qualcosa che non riesco a capire. Friz è sempre lì… e chi lo muove! Ha ancora l’ago nel braccio che gli penzola come lampione rotto. Cavolo, che paragone di merda!
Dicevamo dell’alluce. Ne vado fiero e non lo nascondo. Ho dei bei piedi, io. Anche se ho fatto la vita del tossico per dodici anni i piedi me li sono sempre curati. L’essenziale è avere le scarpe buone, la soletta che respira e il calzino giusto. Cavolo che alluce bello che c’ho, anche se non riesco a capire come mai non riesco a muoverlo. Forse è proprio per questo che mi sembra che la botta sia diversa.
La stanza di Friz è un letamaio, ma almeno non ci disturba nessuno. I suoi sono fuori e comunque non entrano mai qui dentro. Friz è un stronzo patentato che arriva anche a ricattare la madre con la siringa sporca per una ventina di euro. Io queste cose non le ho mai fatte. A diciotto anni mi sono infilato il primo ago e due mesi dopo ho lasciato casa. Poveri vecchi, perché mai avrei dovuto dar loro la pena di convivere insieme a un tossico. Loro non mi hanno mai fatto niente di male, anzi, sono stati due genitori esemplari. Chissà cosa penserete adesso, ma è vero. Mi hanno insegnato tutto quello che c’era da insegnare per vivere una vita degna, per trovarmi una ragazza, un lavoro, una casa e così via, e forse avrei potuto farle tutte queste cose, se una sera di dicembre non fossi andato insieme a Elvis a farmi un bagno nella vasca di Bacco, riempita fino all’orlo degli umori sessuali di Afrodite. Elvis mi sussurrava Tread Me Nice con le sue labbra sensuali. Gli chiesi un pompino e lui si avventò sull’uccello e per poco non mi succhiò anche l’anima.
L’alluce rimane immobile. C’è qualcosa che non va, adesso ne sono tremendamente sicuro. Vorrei chiamare Friz, anche se probabilmente sarebbe inutile perché da quanto riesco a vedere mi sembra più andato di me. Comunque le mie corde vocali sono morte. Amplificatore spento, ragazzi…
Forse dovrei metterci dello smalto, mi vien da pensare. Forse sono finocchio. Smalto alle unghie dei piedi e pompini di Elvis. I segnali ci sono tutti. Non che me ne freghi poi molto. Nella mia vita avrò scopato per piacere non più di una decina di volte, più qualche centinaio di sveltine per portarmi a casa la pagnotta.
Cazzo, non ci avevo pensato. E se fossi… ma no, dai! Eppure fuori è già buio. Saranno le otto ormai e questo vuol dire che sono tre ore che ci siamo fatti e Friz non accenna a muoversi mentre io sono ancora rapito dal grande mistero dell’alluce. Che cazzo ci sarà mai di così interessante in un dito di un piede?
Ma no dai, non può essere…
…siamo morti!
Cazzo che figata!

GM Willo – Altri Lavori

Foto di Qaanaaq: http://www.flickr.com/photos/adambrock/

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2 risposte a “L’ALLUCE

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