IL PENSIONATO

di Massimo Mangani

Seduto su una vecchia poltrona, sto leggendo un Elizabeth George d’annata circondato dal silenzio della mia casa solitaria. Sono ormai arrivato alla rispettabile età di 75 anni, da circa 10 sono stato collocato a riposo dopo 35 anni di insegnamento, mai un giorno di assenza, sempre ligio al mio dovere di servitore dello Stato.
Purtroppo mia moglie mi ha lasciato 5 anni fa, dopo una brutta malattia ed io sono rimasto solo, o meglio con due figli, un maschio ed una femmina che ormai non abitano più con me da tempo, viste le brillanti carriere che hanno fatto: Lorenzo è diventato uno stimato cardiochirurgo ed opera a Firenze, Londra e New York mentre Gemma ha da poco vinto il concorso come prima ballerina all’Operà di Parigi.
Come padre dunque, non posso che essere orgoglioso, anche perché almeno una volta la settimana ricevo una telefonata da ciascuno e, pensate, la visita di entrambi ogni Natale.
Con la mia povera pensione tiro avanti dignitosamente, pago regolarmente le bollette e riesco a cucinare tutti i giorni qualche prelibatezza. Per fortuna l’appartamento in cui abito è di proprietà e in più, tutti i mesi, ricevo metà dell’affitto dagli inquilini della casa che i miei poveri genitori hanno lasciato a me ed a mio fratello. Non avendo dunque da rendere conto a nessuno, passo le giornate immerso nella lettura.
Mi è sempre piaciuto leggere di tutto anche se la mia vera passione sono i gialli: ho iniziato a 12 anni con le “Inchieste del commissario Maigret” di Simenon, e da allora ho cercato ossessivamente libri che riproducessero quelle ambientazioni, dove la ricerca di un colpevole fosse il fulcro della storia. In pochi anni ho divorato tutti i libri di Agatha Christie, di Conan Doyle e sono perfino riuscito a procurarmi alcuni introvabili romanzi di S.S. Van Dyne.
“Dieci Piccoli Indiani” è stato per molto tempo il mio libro della buonanotte sostituito qualche volta dal “Mastino dei Baskerville”. Città fredde e nebbiose, villaggi sperduti, località balneari calde e spensierate sono stati i miei paesaggi interiori, accomunati da quella cosa molto inquietante ma anche molto umana che si chiama “delitto”. Questa mia passione mi ha portato a seguire sempre anche i delitti reali, quelli di cui si sente parlare al Telegiornale e che tengono con il fiato sospeso milioni di persone.
Così fin dalla gioventù non mi sono perso un approfondimento su Cogne, uno speciale Garlasco, un Talk Show su Perugia. Sarà perché sono nato e cresciuto in una città che ha vissuto uno dei più inquietanti romanzi gialli della storia italiana e dove tutt’oggi la vera identità del “mostro”, l’assassino, è avvolta in una coltre di mistero.

Il Ticchettio dell’orologio continua imperterrito a pulsare nel mio cervello in questa fredda serata autunnale, la trama di “Scuola Omicidi” della cara Elizabeth si fa più intricata e credo a questo punto di aver bisogno di una pausa caffè, ben zuccherato e con panna. Mi avvio verso la cucina, apro la caffettiera (una vecchia moka Bialetti) metto l’acqua fino alla valvola e riempio il filtro di fragrante polvere marrone. Mentre aspetto di sentire l’inconfondibile gorgoglio, constato che la panna sta per finire. Domani dovrò uscire ed andare a fare un po’ di spesa.
Dovrò stare molto attento a non far tardi perché altrimenti rischio di perdermi la nuova puntata dell’ “Ispettore Barnaby”. Dopo aver bevuto il caffè torno a sprofondarmi in poltrona, apro il libro al segno e ricomincio a leggere. Improvvisamente un pensiero mi balena nella testa… cerco di scacciarlo ma si fa sempre più insistente… oggi quando la polizia è venuta a farmi visita…
La signora del piano di sotto ha purtroppo avuto un brutto infarto, è stata trovata morta dalla donna delle pulizie e tutto sarebbe sembrato regolare, se non fosse stato per il fatto che anche i suoi cinque gatti sono stati trovati cadaveri, forse morti di fame. Effettivamente potrebbe essere una trama perfetta per un giallo, un cadavere in un appartamento, cinque gatti morti stecchiti ed un assassino che si cela nel condominio… mi sarebbe sempre piaciuto scriverne uno.
Poso nuovamente il libro e mi metto a pensare… continue liti condominiali, i gatti danno fastidio, puzzano, miagolano di notte, i vicini sono esasperati finché qualcuno decide di farla finita, con il metodo più elegante che esista… una buona dose di veleno!
La vecchia Agatha ci insegna che il Curaro provoca l’arresto cardiaco ed è pressoché impossibile da individuare… anche oggi, con i moderni sistemi autoptici è molto difficile rilevarne le tracce in un organismo. Sarebbe bastato poco, un tè come segno di pace e poi, nella più classica delle maniere un pizzico di polvere nella tazza della vittima che, ignara di tutto muore rapidamente. Poi viene il turno dei gatti e per quello è molto facile, basta mettere il veleno nella ciotola del latte.
Fatto tutto questo, l’assassino se ne torna nel suo appartamento con la boccetta di Curaro in mano, meglio non lasciarla in giro, se ne libererà in un secondo momento.

Proprio sul più bello il campanello suona, mi alzo dalla poltrona e vado a chiedere chi è: «Commissario Bianchi» apro e mi trovo davanti il poliziotto che con un sorriso mi dice che il corpo della vicina è stato rimosso e di non preoccuparmi, di dormire tranquillo, si è trattato di una morte naturale. Gli sorrido, tendo la mano e lui me la stringe, mi chiede se prima di andarsene può fare qualcosa per me.
«Potrebbe buttare la nettezza nel cassonetto, così mi evita di uscire a quest’ora, con questa umidità».
Gli porgo il sacchetto che contiene quasi interamente vetro, bottiglie, boccette… Il Commissario riprende la sua aria da duro, mi saluta quasi militarmente e se ne va.
Dalla finestra sento il cassonetto aprirsi, rumore di vetri, come se qualcuno stesse frugando fra le bottiglie poi, dopo un interminabile istante in cui il tempo pare essersi fermato sento il tonfo ed il rumore del cassonetto che si richiude.
Tiro un sospiro di sollievo?
No, caro lettore perché quel sacchetto non contiene la bottiglietta di veleno. È troppo difficile procurarsi del Curaro, quello che mi è avanzato lo conservo… non si sa mai!
Serenamente mi rimetto in poltrona, posso tirar nottata, tanto i gatti non miagolano più.

Massimo Mangani – Altri Lavori

Foto di Dhammza: http://www.flickr.com/photos/dhammza/

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2 risposte a “IL PENSIONATO

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